Cotto e mangiato

COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

PENSIERI SPARSI DI FINE ANNO

Panettone o pandoro? Questo è il problema. Se sia più nobile nella mente soffrire nausee e coliche d’oltraggiose abbuffate o prender armi e bagagli e, opponendosi ai parenti, porre fine alle feste? Morire, dormire…e in quell’oblio, digerire. Amle’, ma che ne sai te de che significa fa’ colaziò coi canditi e l’uvetta fino a marzo, perché tu’ moje continua a compra’ i Melegatti a 3 euro e 99?

Sono ufficialmente partiti i teatrini zodiacali 2018. Con solennità da astrofisici impiegati alla Nasa, gli astrologi asseriscono che se sei nato con Saturno contro e hai Marte trigono in Sagittario, grazie al transito di Mercurio in Venere e la quinta casa in Plutone, nella seconda metà dell’anno potrai avere maggiore consapevolezza della tua interiorità. Ma che vor di’?? Roba che se ce stanno a sentì l’alieni, s’ammazzano dalle risate. Oltre tutto per me ‘ste previsioni portano pure sfiga. Paolo Fox, per una volta nella vita: fatte i cazzi tua.

Non è Natale se Italia Uno non proietta “Una poltrona per due”. Una pellicola del 1983 che avremo visto 87 milioni di volte. E n’è manco ‘sto gran film. Ma possibile che ‘n c’avete niente de mejo? Mandate in onda qualcos’altro, Dio Santo, qualunque cosa…le repliche de Candy Candy, Un giorno in pretura col poro Pacciani, le diapositive de Berlusca diciottenne che faceva pianobar sulle navi da crociera. Ma Eddy Murphy e Dan Aykroyd baaasta!

Passi Jingle Bells, passi Tu scendi dalle stelle, passino Michael Bublè, Mariah Carey e il concertone al Vaticano, ma Last Christmas non je se fa più. È ovunque, a ripetizione, da anni e anni nei secoli dei secoli (amen) fino alla settima generazione, per strada, nei supermercati, a lavoro, in radio, nei parcheggi, al cesso negli autogrill. Pure George Michael nella tomba s’è frantumato le palle. Questa è tortura psicologica. Dovreste essere perseguiti penalmente.

Capodanno: che famo? Ndo ‘ndamo? Quanto spendemo? Che bevemo? Che magnamo? Quanno prenotamo? In quanti semo? Come ce chiamamo? Da ndo venimo? Ndo parcheggiamo? C’è vita oltre la morte? Siamo soli nell’Universo? Dio esiste? Ma soprattutto: donna che ride, figa je canta? Mah.

Buoni propositi per l’anno nuovo: non pervenuti.

I mejo musicisti, anche nel 2017, ce l’emo giocati praticamente tutti. Eppure Mick Jagger e i Rolling Stones resistono, meravigliosamente uguali a se stessi dal 1962. Liberi. Depravati. Alcolizzati. La prova vivente che sesso, droga e rock and roll fanno veramente bene. Raga’, noi non c’emo capito un cazzo nella vita.

Carosello: “Sono una modella e mi piace indossare abiti da sogno, sfilo con i grandi stilisti, lavoro con i migliori fotografi”. Grazie, Irina Shayk, di averci ricordato che sei una figa spaziale e guadagni un pacco de soldi e lavori (se fa per di’) al top del top alla faccia de noi comuni mortali. Come non bastasse, la sera, quando torni a casa, te bombi Bradley Cooper. Ma vaffanculo te e Intimissimi.

Un uomo buca la gomma della macchina nei pressi di un manicomio. Mentre sta mettendo la ruota di scorta, i quattro bulloni che gli servono a tenerla su gli vanno a finire in un tombino. È lì che impreca cercando di capire che fare, quando un tizio con la camicia di forza dalla finestra dell’ospedale psichiatrico gli dice serafico: “Guardi c’è poco da sbraitare, la soluzione è molto semplice. Io fossi in lei sfilerei un bullone alle tre gomme rimaste e con tre bulloni per ruota mi recherei dal primo meccanico che trovo sulla strada”. “Ma grazieee – ribatte l’uomo con riconoscenza, stupito da tanto acume –. Ma come diavolo ha fatto??”. “Oh ma io so’ matto, mica so’ stronzo”.

E con questa, vi saluto. Cotti e mangiati che non siete altro, la rubrica torna dopo la befana. Lo so, ve l’ho sparata a secco e fa male. Ma, aho, la guèra è guèra. Pace e bene agli uomini (alti) di buona volontà. Felice sarnamilagiotto a tutti, comefosseantani a voi e famiglia e a chi non clicca ‘mi piace’ je cascasse la passera (sua o acquisita per usufrutto). Sfumare in sottofondo “Er barcarolo va controcorente, e quanno canta l’eco s’arisente…”. To be continued. NERO.

(Gioia Morici)

gioia.morici@qdmnotizie.it

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

NOVE ROSARI E MEZZO

Nel 1986 Mickey Rourke te suonava a sorpresa el campanello de casa co’ la margheritina nte le ma’, po’, come aprivi la porta, te facea visita’ tutto il giardino pensile con il quale te intrecciava le Tube de Falloppio a doppio nodo scorsoio. Già, erano tempi ruggenti quelli di Nove settimane e mezzo…io ero entrata da poco nell’adolescenza, non sapevo manco se ero un maschio o una femmina, perché non avevo la minima idea di che diavolo significasse essere maschi o femmine, e loro, Kim Basinger e Mickey Rourke, me lo hanno spiegato a chiare lettere. Ricordo che, come un’apparizione mariana “al contrario”, con quella pellicola mi si schiuse un mondo attraversato da sguardi voluttuosi, tacchi a spillo e spogliarelli dietro le tendine. Un mondo in cui loro due, di una figaggine suprema, passavano le giornate a sciogliersi i ghiaccioli nella conchetta dell’ombelico e a infrattarsi in tutti i luoghi e in tutti i laghi…ma capite?? Era una roba che scardinava completamente i paesaggi cinematografici abitati fino a quel momento, dove al massimo avevo avuto a che fare con Giac e Gas Gas, i topini di Cenerentola. Cioè: io – grazie a Kim e Mickey – passavo dalle caprette di Heidi che mi facevano “ciao” alle giarrettiere lanciate a fionda sulla faccia, vi rendete conto della “sterzata” o no?? Nove settimane e mezzo non è stato solo un film, è stato una “porta” verso il mirabolante luna park del desiderio…e a “strappare il biglietto” erano ‘sti due esseri di una bellezza incommensurabile, irraggiungibile, talmente seducenti da sembrare quasi divinità mitologiche. E Rourke….oh Santa Maria di Leuca…cos’è stato Rourke?? È stato il protagonista segreto delle fantasie più indicibili, l’uomo che tutte noi (senza ammetterlo ad alta voce) avremmo voluto incontrare, è stato il bandito che ha spodestato definitivamente quella rottura di palle del principe azzurro…perché, altro che tutine celesti e bacetti a stampo, questo te cavava il reggipetto co’ n’alzata de sopracciglio!…mi sono spiegata?? Quindi, arrivando a bomba, perché scrivo tutto ciò? Perché l’altro giorno sfoglio il giornale e cosa vedono i miei occhi? La foto di Mickey Rourke inginocchiato di spalle in una chiesa a Roma intento a pregare. Che, per carità, se prega, me fa anche piacere…però, voi capite, l’immaginario erotico me se incrina anzichenò…poi, come non bastasse, arriva una seconda foto in cui lui è in piedi e je se vede la faccia e…porca zozza…pare un incrocio tra ‘na stufa elettrica e ‘na pantegana de mare! Gente mia, lo sapevo che aveva dato giù…però, cazzarola, ade’ sta a esagera’…roba che a guardallo te se blocca il ciclo mestruale! Ma se può? No, dico, può uno che te faceva zilla’ le ovaie come le ruote dei criceti trasformasse in uno che le ovaie te le fa entra’ in menopausa? C’è caso che, tipo Medusa, se lo guardi troppo a lungo, te se pietrifica la passera e amen, non la usi più manco per portalla a spasso! Daaai, ma è una cosa tristissima…questa è la rovinosa resa di un sogno erotico che non si è semplicemente dissolto, s’è proprio sfranto, sfracellato, spampanato. Qui siamo di fronte a una sconfitta, una disfatta, un lutto planetario. Per questo, donne all’ascolto che volete unirvi al cordoglio, io vi comunico che stasera alle 18 sarà solennemente celebrata a casa mia una Messa di suffragio per dare l’ultimo saluto a Nove Settimane e mezzo, il film che “è stato” e che “non sarà” MAI PIÙ. Mentre in  filodiffusione suoneranno le note di You can leave your hat on, assieme all’incenso bruceremo 10 chili de miele d’acacia, 14 frustini, 22 manette e ‘na cinquantina de perizomi de pizzo. Ciao Michele, ti ricorderemo sempre mentre, con le pupille dilatate dal selvatico, punti inesorabile la tua preda baffina…sono sempre i migliori che se ne vanno…la stoffa del matarazzo ti sia lieve…insegna agli angeli come ce se cava le mutande. Signore pietà. Cristo pietà. Una prece.

(Gioia Morici)

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INDOVE GIMO A FINIRE?

 

Lustrissimo Direttore di Tiggì Comme,

ci ascrivo questa letterina riserbata perzonale colla preghiera di non pubbligalla perché ci sono delle confidenze alquanto scabbrose. Da un po’ di tempo sono stato ammalado, ovverosia sono andato dal dottore specialista per mezzo della Cassa Muta Maladie, che mi hanno riscontrato una specie di crostada nella bisciga dello rina col passaggio istruido ovverosia otturado, mi ascusi il vogabolo porcografigo, pela quale il medigo mi ha consigliado di andare a Fiuggi a bere l’acqua minerale sorciva in quel posto, che fanno bene pei disturbi analoghi maschili e femminili. Io ci sono andato co qualche sparagno mesto da parte e ci ho trovado giovamento nte la bisciga ma niente affatto inte la fregada che vado a spiegacci. Mentre che stavo affare la cura, mi è insorto il dubbio che mia moglie, la quale non ci era volzuta venire pervia (ha ditto lia) delle sue cose ginocchiologiche, mentre che stava accasa mi stava mettendo, ascusi sci me permetto, i corni co il maestro di zonca…zomba…zumma…inzomma, la ginnastiga che fa lì la palestra, che mi pare che ultimamente ci va un po’ troppe olte a zompare…ma che madonna ti zompi, eh? Ma non poi stare bona un attimo? In più ho sapudo che il medesimo maestro di zompi saria un gioinotto de Rio de Giannero di trentanni a mala pena. Ma io digo, signor Direttore, ci devi venire dall’altra parte del monno a fare i zompi nte le palestre co le mogli dell’altri? Non poi stare lì casa tua? Ecco, lei mi dirà di sci, che non ci si devono mannare nte le palestre dell’altri e, mi ascusi se ci ascrivo altercato, ma a forza di pensacci mi fanno venire le frescole. Allora lei mi dirà di rivare al dunque del discorzo e cià perfettamente ragiò per la quale ci rivo subbido. L’altra madina, propio quanno che ci avevo quessi dubbi di amore e gelosia, lei ci ha pubbligato un artigolo indocche aspiega come non farzi scoprire quanno che si piantano i corni, co tutte le regoline da seguire passo passo pe continuare a fasse i caolacci sua, tipo sgambiare i nomi nte la rubriga del telefono, ricordassi bene le fregnacce che si raccontano e, sci si viene scoperti, dirci sempre “non so stado io, lassami perde” eccedera eccedera.

Ecco, lustrissimo, io farò pure gli orori di grammadiga pevvia de la mia gnoranza grafiga culturale, dado che ho fatto le scole serali e, pure sci me sarebbe piaciudo de prende una laura, mi so dovudo contentare della struzione che ciò. Ma lei, anche si ha fatto le scole alte e magari si è preso tre laure e pure un maste, ascusi si ie lo digo, è un grandissimo gnorante di morale. Ma come si permette di scrive che a falle di tutti i colori va bene, l’importante è di non farsi scoprire imbecillamente? E si le mogli che vanno a zumma leggono? Penzano che si pole fare le porcarie mentre i maridi stanno a Fiuggi a giustassi la robba otturada? Ma avanti di questo passo indove gimo a finire, eh? Si rende conto che invece di dire che abbisogna volessi be’ drento le case e rispettà le perzone che si hanno detto scine sull’altare, che si sono fatti i figli inzieme, che tribbolano e fanno i sacrifigi pe la famiglia, lei ci dà pure il conzenzo a troarsi l’amante aumma aumma?? E, come sci non bastasse, ci suggerisce pure income fare pe non farzi beccare e gire avanti alluscì in questa maniera a dir pogo puzzonesca?

Ma io mi domando e digo: ma lei ci sta co la zocca o il cervello gli si è spostado fori il terazzo coi geragni e ci è passado il gatto co il quale se lo è magnado? Ho capido che le sporcizie sessuali adesso vanno di moda e se non ci è quelle la gioentù no li leggie i giornali, però, inzomma, mi pare il causo di falla finida co sto schifo, che io, al posto sua, mi vergogneria come un ladro, altro che fa i capiscioni mancipadi.

In attesa di una schiarida in merito a quanto sopra, siccome che ciavrò pure la bisciga struida ma sono una perzona dugada, ci faccio sapere che quessa è l’ultima olta che leggio il suo giornaletto on lain, che pare fatto co dottoranza e nteligenza, ma invece sotta sotta ascappa fori un brango de puzzonade cole quali la saludo senza ritorno.

Ècchese suo fezzionado,

Matteucci Settimio da Staffolo.

(Gioia Morici)

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AI CONFINI DELLA FLANELLA

 

Lo confesso: il momento più bello della giornata per me arriva la sera ed è racchiuso in un gesto ben preciso. Dura lo spazio di un sospiro, eppure è una vera epifania, una catarsi, una purificazione, una metamorfosi nella luce del Bene. È quando, prima di dormire, mi infilo il pigiama e, con moto liberatorio, rivoluzionario e definitivo, piglio il lembo del pantalone e lo tiro verso le ascelle. Quanti secondi saranno? Due? Tre? Afferro la stoffa, stringo, stendo e… (….) ….scialo. Non credo di dover specificare che la maglia del pigiama la incastro rigorosamente sotto al pantalone. Stile Fantozzi, insomma. Beh, si sa, la vita è tutta una questione di incastri: luce e ombra, amore e odio, coca e rhum. Quindi, pure in questo caso, c’è lo yin e lo yang: la maglia e il pantalone. E naturalmente il sopra va sotto al sotto. Solo così le due metà complementari si ricongiungono in un’unità perfetta. Certo, è un’unità dove l’erotismo diventa un concetto molto ma molto sfumato. Del resto ci sono delle priorità nell’ordine delle cose e il pigiama viene assolutamente, indiscutibilmente, categoricamente prima della patata. Perché stirarsi la flanella sopra l’ombelico non è solo scaldarsi la panza. È calare un sipario che, pur andando all’insù, cancella le magagne della giornata, è ritornare col pannolone nel fasciatoio e dimenticare tutto quello che è venuto dopo, è prendere possesso del territorio opaco della notte dove non esiste più “porca” né “madosca”. Mentre slungo il pantalone sull’addome, scavalco la riga immaginaria del cosmo che combacia con l’orizzonte dell’elastico, un’energia nuova s’impossessa di me e mi sento magicamente (nonché incredibilmente) in-vin-ci-bi-le. Provate e capirete: il pantalone del pigiama fino allo sterno è segno di dominio dell’universo. Girare per casa con il potere del pile sui lardelli ti fa acquistare proprio un’altra postura, tutt’altro atteggiamento di superiorità, supponenza, padronanza. Col pantalone del pigiama sopra la maglia sono una Highlander carica di reminiscenza suprema, sono la principessa dell’oscurità, nostra signora della ninna e della nanna (e ve pare poco??). Per non parlare di quando mi infilo sotto alle coperte…aaah, lì raggiungo proprio il nirvana, l’apoteosi del benessere, la felicità allo stato puro: con quel popò di piumone che ci avviluppa entrambi – me e il pigiama – in un unico bozzolone piumato, dimentico tutte le brutture della vita: la paura, la fame, l’egoismo, la cattiveria, le canzoni di Claudio Baglioni. Credetemi, la pace nel mondo è sotto al piumone. Se poi fuori piove, la pace si fa poesia. Tintiritittitì. L’acqua scende, acciuffo la trapunta e mi copro fino al naso. Tic tic toc tic toc taac. Distendo le gambe sotto quel mare morbido di coperte. Tic tac tic tac tin tin. Il pigiama, il pantalone del pigiama, la ciccia calda sparsa. Tic tac tin tintin. La palpebra cala, i suoni leggeri, inizio a volare. Tic tic tiritic…tiiiiiin…PLUF. “Oh, va’… Brad! È ‘n pezzo che non te se vede da ‘ste parti…”. “Eh, que vòi fa’, c’ho da fare e non pare”. “Cioè?”. “Mbe’, sai, ammò con tutto ‘sto casì de le molestie, tocca a stacci veramente attenti ancora a fiadàre…”. “Ce credo…”. “Beh, sai, da un verso ci sta come il cacio sui maccarù, basta che il cacio non sia fatto co le porcarie, perché le porcarie adesso vanno molto di moda, ma quando gli hai levàdo el grosso che cosa ci arimane?”. “Ma come cazzìga parli??”. “Beh, cocca mia, mi sono arpulìto dal dialetto in questo tempo che non ci siamo visti, mi tocca di parlare fino adesso, che ti credi? Che stero ancora alla Grancetta a sgrasciare, con rispetto parlanno, el berone al porco?”. “Sci ma bisogna che te spieghi mejo che non se capisce nie’…”. “Voléo dire che non mi sembra proprio il causo di darci seguito alle malelingue che parleno sui giornali dei quali ci interessano solo la pubblicità e anche si se mòstreno tutti dottori in realtà al massimo hanno fatto la scòla serale fino alla terza lementare”. “Lassa sta’ la scòla, che pure te non me pari messo tanto be’…Insomma, que me dici de ‘sto cinema?”. “Pe’ non falla tanto lunga ci digo che, ai tempi de mi nonno, il cinema era mudo col vantaggio che li artisti, si non sapéa recidàre, il pubbligo non se ne accorgevano e riguardo a la morale ci si abbadàva di più e non c’era bisogno di mette su i manifesti vietato ai minori di seddici anni, che, sci je diamo retta, ai nostro figli maschi e femmine di seddici anni al cinema non ce li dovemo mannare mai…E se non ci si devono mannare, indove li mannamo? La morale indove la mettemo? E la dugazione quanno gliela damo? Quando sono maggiori di età che dopo no li tienghi più??”. In quanto regina del buio, gli presi il viso tra le mani e gli tappai la bocca con un bacio a pomicioni. La pioggia ebbe un fremito, il piumone tremò e nessuno seppe più del pigiama quale fosse il sotto, il sopra, il dietro e lo sguincio.

(Gioia Morici)

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MEZZOGIORNO DI CUOCO

Martedì per pranzo, dopo un secolo di astinenza, mi sono fatta i tortellini con la panna. Si sono concessi a me con incredibile languore fumante sotto una scatafalcata di parmigiano…ed è stata libidine totale. Se me facevano ‘na foto mentre magnavo, parevo Santa Teresa in estasi…ma la mia era più che estasi: era ascesi mistica, era esperienza extracorporea, era viaggio astrale nella quarta dimensione. Quando sul finale ho infilzato la forchetta direttamente nella pentola, credo di aver visto pure la Madonna. Ero così felice che, ve lo giuro, mentre masticavo goderecciamente, ho pensato: “Beh, ecco una cosa che, quando sarò nell’aldilà, mi mancherà a bestia”. Perché, diciamocelo, le cose per cui vale davvero la pena vivere si contano su una mano. E per quel che mi riguarda, insieme alla musica, al mare, a certi tramonti d’estate e a un bel Negroni fatto come si deve, nella top-five ci stanno i tortellini con la panna. Sì, insomma, magna’ è ‘na gran cosa. Ne siamo tutti dipendenti e la tv lo sa benissimo, perché sul cibo ci costruisce interi palinsesti. Se non l’avete ancora fatto, vi consiglio vivamente di vedere il programma di Alessandro Borghese in cui “Quattro Ristoranti” si battono per il titolo di miglior locanda della città. Lo dovete guardare non tanto per le ricette, ma perché si raggiungono vette di altissima comicità. La puntata più esilarante? Senza dubbio quella girata a Roma con gli avventori di trattorie storiche che si sono giudicati l’un l’altro a suon di piatti tipici della tradizione. Vado a rendervi edotti. È la prima inquadratura e già si disquisisce di cacio e pepe con una solennità che manco Rita Levi Montalcini a una lezione di medicina molecolare. Il meglio arriva quando i concorrenti si siedono a tavola. Tra foto autografate da Mario Brega, Franco Califano e Francesco Totti, dopo una capillare lettura del menù, partono subito le provocazioni in marcato accento romanesco: “Ahoo, a me me fai ’na carbonara, però me raccomanno: guanciale e pecorino, nun me ce mette ‘a pancetta che quella se ‘a magnano l’americani…aho, e nemmanco er  parmiggiano che da noi nun ce stanno ‘e vacche ma ‘e pecore, nun te ‘o scorda’…intesi??”…“Io so’ indeciso tra i rigatoni co’ a pajata, ‘a coda aa vaccinara e ‘a coratella co’ i carciofi…ma pio l’abbacchio brodettato perché vojo proprio vede’ come ‘o fai!”…“Ah, io nun c’ho dubbi, perché è qui che se vede si sai cucina’ romano: a me me fai…(pausa di sospensione, occhio a fessuretta e voce con l’eco tipo far west)…N’AMATRICIANA”. È guerra aperta. Dopo alcuni minuti di trepida attesa escono i piatti. Il Clint Eastwood pro- Amatrice inforca i bucatini, ne pappa un bel boccone, poi, come avesse visto Satana, sgrana gli occhi, lascia cadere la forchetta e – oltraggiato, schifato, scandalizzato – esclama: “Aho, nun famo scherzi eeeh…qua c’è ‘a cipolla…ve dico che c’è ‘n pezzo de cipolla!!”. Gli altri sbiancano, inorriditi. Il gestore, mortificato: “No, guarda, nun è possibile, te stai a sbaja’…nun c’è ‘a cipolla…nun po’ esse…”. Quello insiste: “Ah cosetto…te dico che questa È CIPOLLA!”. Quindi infilza un pezzettino minuscolo di qualcosa dal sugo e lo sventola sotto le lenti di Borghese, come a dire: “Guarda te, che sei chef, se sto addì ‘na fregnaccia…”. Borghese assaggia e perentoriamente, salomonicamente, imperturbabilmente sancisce: “In effetti è…cipuolla” (Borghese quando parla c’ha sempre ‘ste vocali un po’ ad minchiam). Il proprietario del ristorante, raggelato dalla sentenza, sibila un “Scusate n’attimo eh”, quindi si volta e, seguito dalla telecamera, a passo spedito entra dritto in cucina per chiedere ragioni alla cuoca, che poi sarebbe la madre. “AAAH MAAAA’! – l’urlo raggiunge i 7 milioni di decibel mentre le porticelle da saloon gli si chiudono dietro le spalle – MA CHE PER CASO HAI MESSO ‘A CIPOLLA NELL’AMATRICIANA??”. La madre, co’ la scoppoletta in testa e lo sguardo trucido, una a cui, se vede, nun je devi caca’ er cazzo, mentre rigira il pollo coi peperoni nel tegame, co’ n’occhiataccia degna der Monnezza, ribatte impunita: “Sì, ce ‘o messa, perché a me me piace…VA BBENE??”. La scena si blocca tipo Matrix, lui la fissa come a dire: “Tu m’hai adottato, nun so’ fio tuo…”. Poi la genitrice sorride, st’omone se slanguidisce e in punta di piedi, sobriamente, quasi sottovoce quando un giorno – vista l’ora – è appena finito e un nuovo giorno è appena cominciato (cit. Marzullo) così sigla la puntata: “Eh, ma me ‘o dovevi di’ prima…m’hai fatto fa’ ‘NA FIGURA DEMMERDA!”. Ecco, sulla scia di questa compostezza romana, in onore alla gricia, che Dio la benedicia, vorrei dire a tutti quelli che consigliano frutta secca per spezzare la fame: MA ANNATEVENE AFFANCULO. E con questo ho concluso. Cordiali saluti. Buonasera.

(Gioia Morici)

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FRONTE DEL PORCO

A me ultimamente me fa sangue certa gente che veramente c’è da stacce molto all’erta. Il pensiero suino me coglie d’improvviso la sera, quando so’ stanca e le difese passano da immunodeficienti a deficienti e basta: sono lì, a quattro de spade sul divano che scrivo distrattamente al cellulare, quando qualcosa dallo schermo attira la mia attenzione. Alzo la testa e c’è ‘sto ciambellone che parla. Ma invece di seguire cosa dice, vengo rapita da una vibrazione della voce, un’intenzione nello sguardo, un sopracciglio che si inarca. Insomma, me basta l’aria del dipanatore e l’ormone dai piani bassi prontamente domanda: Serve niente? E più il ciambellone ha un aspetto dimesso, ordinario, “familiare”, più la tuba de Falloppio me suona la fanfara. Che poi c’ho ragionato su: per me, là sotto, l’inconscio baffino lo sa benissimo che chi troppo vuole, nulla spinge. Voglio dire: se punto a Brad Pitt, a meno che non lo incontro ‘mbriàgo duro, è praticamente impossibile che me la chiede. Quindi le fantasie erotiche me se struttura già in partenza con proporzioni modeste, “realizzabili”, perché almeno nell’immaginazione, almeno lì, cazzarola, voglio intona’ la Madama Sbatterfly. Ecco allora che, di fronte al maschio televisivo co’ la panza, la pelle marinata e l’occhio maturo di chi la gigiona non la vede più come ragione esistenziale, il mio sistema ormonale se butta a precipizio sulla carbonella per ardere de lasciva passione. Certo fa strano rendersi conto che prima non volevo manco il principe de Galles e ora del Galles “nze butta via niè”, ma, aho, questo è quanto e piàmo su. Sulla scia della moda del momento, quindi, ora farò coming out e confesserò i nomi e i cognomi dei vip che me spettinano l’estrogeno, mostrando chiaramente il marcio che c’è in me. Occhio: è roba molto forte. Oddio, se pensiamo che la maggior parte degli uomini si farebbe pure un comodino dell’Ikea, una speranza ancora ce l’ho. Certo, se ‘sto popò de carestia persiste, tra un paio d’anni con me ha da sta’ attenta pure Iva Zanicchi.

Siòre e siòri, ecco i bedolli sfranti con cui vorrei fare l’albero de Natale:

Alberto Angela. A me ‘sto maritozzo tutto casa e chiesa, per effetto uguale e contrario, me scatena le peggio perversioni sadiche. A questo lo legherei come ‘na lonza al soffitto e lo interrogherei come a scuola: “Dimme i sette re di Roma, tutti i faraoni egizi, le capitali europee, con chi confina il Molise e quanti giri fa ‘na boccia”…e a ogni tentennamento…ZAAAC…‘na frustata sulle chiappe.

Bruno Barbieri. Questo fa tutto il precisino, ma sotto-sotto è ‘n gran puzzò. Je snocciolerei doppi sensi culinari in dialetto come non ce fosse un domani: “È ‘na fava che non se còce…leva el fume a le cresce…chi maneggia ‘l mèle se licca i didi…leva gradìgola mette padella…weh, el brodo è pègora” e via andare tra acrobazie erotiche sul tavolì de la cucina mentre lu’ fa la sperna pe’ le tajatelle.

Luca Sardella. So’ indecisa se lasciallo vestito e cavaje solo el beriòlo pe’ vede’ que diàolo c’è sotto oppure se spojallo tutto nudo e lassaje solo la scoppoletta sulla zocca. Una cosa è certa: dopo la soddisfazione dei sensi, approfitterei di lui come domestico tutto-fare: je farei sistema’ le cocce del terrazzo, je farei sbianca’ i lenzòli e, se avanza tempo, je farei da’ pure ‘na lucidatina al forno con gli infallibili metodi della nonna. Aho, ma cel sai quanto te chiede ‘na donna all’ora solo pe’ stiratte du’ camicie??

Enzo Paolo Turchi. Indelebile nelle nostre retine la scena di lui che piagne come un vitello all’Isola dei Famosi perché gli fanno male le emorroidi e vuole tornare a casa. Ecco, a Caschetto d’Oro lo coccolerei teneramente riempendolo di carezze e dolci rassicurazioni come fosse un bambino: “No, Pallì, la bua non c’è più, sta’ tranquillo…”…e poi giù tuca-tuca, mazurca, polca, saltarello e fox-trot.

Eric Forrester. Beh, “Penna Bianca” con l’età ha dato parecchio giù. Del resto so’ 30 anni che Beautiful va in onda, che vòi pretende? Ebbene, a lui lo sedurrei, oltre che per provare il brivido del vècio, per far luce sulla trama de ‘sta soap ndo non se capisce più chi s’è ingroppato a chi. La prima domanda che gli farei è questa: “Ma il fiòlo de Brooke, già moglie di tuo figlio Ridge, nonché tua consorte a più riprese, sarebbe tuo figlio o tuo nipote??”. Per me non cel sa manco lu’.

Renato Brunetta. A lui lo odio. Oltre che starmi sui coglioni, mi fa proprio schifo, quindi non lo toccherei manco co’ ‘na canna ‘guzza. Però lo terrei sullo sfondo come nota horror, come tremito malefico, per fargli fare il danzatore macabro che, ondeggiando paurosamente, si avvicina e guarda. Vi ricordate il nano di Twin Peaks?? Ecco, così. Perché se supero Brunetta de notte tra le tende, non m’ammazza più nie’ e posso cammina’ a piedi nudi sul porco per il resto della vita, certa che…CHI LA DÀ, LO ASPETTI.

Note di Laura Palmer a sfumare. Sipario. Sirene dell’ambulanza.

(Gioia Morici)

gioia.morici@qdmnotizie.it

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

QUELLA SPORCA SELVAGGINA

L’Ansa ha battuto la notizia questa mattina: Antonio Banderas è stato molestato sessualmente dalla gallina Rosita. È proprio vero: nel rutilante mondo dello spettacolo, il più pulito c’ha la rogna, o meglio, ndo te giri c’è un porco, ma da quelli grossi eh, de ‘na quintalata almeno. Spesso e volentieri il marcio è nascosto dietro spoglie inaspettate. Come in questo caso: l’avresti mai detto, te, che la chioccia che fa colazio’ col pan bauletto sotto-sotto era ‘na gran maiala? Certo ai tempi del loro primo incontro non lo sospettava neanche il bell’Antonio, che, proprio per questo, è caduto come un tordo nella rete della sua adescatrice. Ma oggi, grazie all’aria di denunce che tira, sebbene a distanza di 5 anni dal famoso spot dove si consumò il fattaccio, il divo ha preso il coraggio a quattro mani e ha deciso di vuotare il sacco. Parole che fanno letteralmente accapponare la pelle: “Quella fija de un dindo – ha rivelato –  allungava il becco ogni volta che mi avvicinavo. Una sera, dopo che avevo impastato il biscotto, è venuta da me e mi ha detto chiaramente: “Se te pio, te apro in due come ‘na quaja!”. Provavo a starle alla larga, ma puntualmente inventava una scusa per mettermi le zampe addosso: “Ma no’ lo sai che è mejo ‘na gallina domani che ‘n taralluccio tra le mani??” … “Vie’ con me, che te faccio misura’ el buco della macina” … “Ah moracciò, sbatteme sti du’ rosci d’ovo, che famo la frittata” … e via andare con stornelli zozzi della peggio lega. Avrei voluto ribellarmi, ma la sua personalità magnetica e la carrettata de soldi del Mulino Bianco mi hanno fatto tacere”. Mister Zorro ha poi descritto la circostanza in cui la situazione precipitò, ovvero quella volta in cui, col pretesto di ripassare le battute, Rosita lo attirò nel pollaio: “Quando varcai la soglia, la trovai in accappatoio con un barattolo di maionese tra gli artigli. “Ogneme tutta – mi ordinò lasciva –. Sentirai che robbetta che te magni!”. Quindi si spennò nuda, si lanciò in una teglia de patate e si gettò nel forno a legna del contadino. Aho, non c’ho visto più dalla voglia, il desiderio m’ha ottenebrato i sensi e l’ho fatta mia. Vivrò con questa vergogna per finché campo”. Ma questo è niente di fronte a quanto si vocifera sulla vacca della Milka: la Procura di Sondrio sta raccogliendo le testimonianze di un gruppo di alpini della Valtellina che sarebbe stato importunato più volte dal bovino viola durante la gita domenicale. Pare infatti che di fronte all’odore di pelle frollata del maschio alpestre, leggermente affumicata dal legno de abete, la giovenca sia andata via di melone. Egberto Tellaroli, 77 anni, presidente del vicino CAI di Cedrasco, ancor prima che si faccia chiarezza sui fatti, è corso ai ripari: “Aah, co’ le chiappe non se scherza: d’ora in poi noi la domenica gimo dritti come i fusi a Lignano Sabbiadoro e la cioccolata manco pe’ Natale je la compramo più!”. Ma come faceva la vitellona a mietere le sue vittime? Pare che profittasse degli scalatori più anziani dopo i lauti pasti a base di polenta e osei, quando si stendevano ai pascoli per la pennica pomeridiana. Tellaroli, col terrore negli occhi, ha raccontato al riguardo: “Dicono che se li ciucciava come caramelle…Co’ quel pezzo de filetto de lingua che se ritrova, non c’era scampo: a mo’ de pitone li avvoltolava, quindi li immobilizzava come mummie e poi abusava di loro. Vista l’età, qualcuno manco se ne accorgeva, rimanendo addormentato…’na specie de necrofilia!”. E se con questo vi pare che stiamo già grattando energicamente il fondo del barile, vi sbagliate: a Ponte Adige, provincia di Bolzano, in uno chalet isolato nel bosco, vive il koala della Vigorsol, verso cui recentemente sarebbero scattate numerose querele per comportamenti osceni. “Vòi un ciccingomma??”, la frase di rito per attaccare bottone, dopo la quale, senza alcuno scrupolo, avrebbe avanzato sordide avances nei confronti di alcune giovani sudtirolesi, tra cui una decina di operaie della yogurteria Vipiteno. Nel suo mirino anche un formaggiaio della ditta Osella e, durante un provino per la pubblicità dei wurstel, persino il nipote 17enne di Francesco Amadori. Voci insistenti asseriscono che negli ultimi tempi si sarebbe dato alle ammucchiate selvagge col suo più celebre collega Vigorsol, lo scoiattolo scoreggione: sarebbero stati avvistati in più occasioni in un noto club per scambisti di Bassano del Grappa, dove avrebbero costretto almeno una ventina di coppie a rapporti sadomaso. La ballerina di lap-dance del locale avrebbe dichiarato: “Una volta che ero in cima al palo a testa in giù hanno approfittato anche di me”. In attesa che la Giustizia faccia il suo dovere, un solo grande quesito ci attanaglia: ma se tanto ci dà tanto…CHE MADONNA COMBINERÀ IL PASSERO DI DEL PIERO??

(Gioia Morici)

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S.O.S. INVERNO: ISTRUZIONI PER L’USO

Stanno scongelando Michael Bublè, io vi avviso. Sapete che significa? Che il Natale è alle porte, la neve è dietro l’angolo e presto saremo inseriti nella chat “Capodanno 2018”. Ah, già, dimenticavo: quest’anno Sanremo lo presenta Claudio Baglioni. Allora, ce ammazzamo  subito o aspettamo il panettone?? Visto che propendo per la prima ipotesi, mi sono sforzata di trovare alcuni elementi positivi di questa stagione assassina del corpo, della mente e dello spirito. Ecco a voi le cose che, tenute ben strette,  potrebbero salvarci dai feroci artigli dell’inverno:

  • Il piumone. Non c’è cosa più divina, col freddo, che stare sotto al piumone la sera e la mattina. Sì, lo so, in certe circostanze la cosa più divina sarebbe la cugina, ma in assenza di adeguata parentela, una bella trapunta in piuma d’oca – di quelle che sotto fanno 42 gradi all’ombra – è una roba che va molto ma molto vicina al Paradiso. Propongo una petizione all’Unesco per proclamare il piumone d’inverno “patrimonio dell’umanità”. Applausi. Standing-ovation. Bis.
  • Lilli Gruber. La sera d’inverno mi sintonizzo su La7 e la osservo molto bene: naturalmente non la ascolto, a volte tolgo proprio l’audio, mi basta soffermarmi su quei particolari che mi infondono grande sicurezza poiché sono uguali a loro stessi da 10 anni a questa parte: la giacchetta nera con le spalline all’insù stile Signor Spok, la bocca siliconica, ma soprattutto…la cofana marmorea. Di cosa è fatta? Perché non si sposta di un millimetro sebbene lei muova la testa? In quale pianeta del sistema solare è stato concepito quel color fenicottero arso indiscutibilmente estraneo alla gamma terrestre? Quesiti di natura mistico-filosofica in cui mi perdo e, ovviamente, non mi ritrovo. Alla faccia del vento che fischia fuori dalla finestra.
  • Beauty weekend. Quand’è freddo le coccole sono ancora più gratificanti e necessarie. Almeno una volta a settimana concediamoci in regalo un massaggio dall’estetista, una nuotata in piscina oppure una sistemata alla capoccia dal parrucchiere. Mi raccomando, se optate per il coiffeur, non eccedete con le stravaganze che dall’essere alternativi all’essere grezzi il passo è molto breve. Che poi, anche se si rimane sul classico, capita sempre quella volta in cui la situazione sfugge di mano ed esce una cagata…che so, una mèche pacchiana o una messa in piega da babbiona. Eppure, per qualche misterioso motivo, quando il parrucchiere, spento il phon, ci chiede: “Ti piace?”, rispondiamo falsamente “Tantissimo”, rimanendo composte fino a casa, dove, appena varcata la soglia, ci rilaviamo i capelli a suon di bestemmie da scaricatore di porto. Misteri della femmina (amen).
  • Il plaid. A differenza del piumone, la coperta invernale ci apre enormi possibilità immaginifiche. Nel senso che, oltre a scaldare, quando ce la mettiamo sulle spalle e ci giriamo per casa, possiamo fingere di essere un super eroe oppure il componente di una famiglia reale nel suo castello. Va da sé che aggirarsi per i propri possedimenti con tale tono di importanza rimpolpa a bestia l’autostima. Abusare per credere.
  • Un bel film. Il cinema è sempre cosa buona e giusta ma d’inverno ha un sapore speciale. Certo, per vedere un film come si deve oggi tocca sudare sette camicie, specie a Natale, in cui impazzano cartoni per bambini e cine-panettoni. Rimpiango i tempi di Fight Club, Il grande Lebowski e Matrix. Ecco, a proposito di Matrix, vorrei dire a tutti quelli che continuano a postare su facebook la compassionevole storia di Keanu Reeves, che, anche se era un grandissimo testa de cazzo, una botta a Keanu je se dava molto volentieri. Eh sì, ammò ce mettemo a scarta’ grasso di fronte a sta fagottata de robba…ma fatevela finita va’…che, col freddo che fa, non è proprio aria de facce gira’ i cojotes.
  • Il maiale. D’estate, in primavera, in autunno ma soprattutto d’inverno l’insaccato è ‘na mano santa per l’umore. Per cui sintonizziamoci in modalità suina e damoje giù a lonze, culatelli, spuntature e sughi co’ le salsicce. Perché non c’è problema che non possa essere risolto grazie al porco, di cui, per altro, non se butta via niente. Ricordiamocelo sempre: la felicità è un’idea semplice di fronte a due etti de carbonara.

Grugniti in sottofondo sul finale. Occhio di bue sulla scritta al neon “Hasta el cotechigno siempre”. Sipario.

(Gioia Morici)

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FATTORE “C”

Qualcuno lo chiama destino, qualcun altro predestinazione, c’è chi parla di caso e chi invece di divina provvidenza. Io lo chiamo CULO. E ci sono persone (urca che invidia) che c’hanno delle botte di culo di proporzioni intergalattiche.

Prendi quei ventenni che si sono conosciuti alle Fiji: tale Jack Morris e Lauren Bullen, addetto alle pulizie lui e assistente di studio dentistico lei. Beh, ‘sti due sono andati in vacanza, si sono incontrati, si sono innamorati e, come qualunque altra coppia “normale”, hanno cominciato a postare le foto dei loro viaggi su Instagram. Beh, una foto tira l’altra e, sarà che giravano spesso (45 paesi diversi in meno di 12 mesi), sarà che gli scatti erano di luoghi particolarmente suggestivi, sarà che loro sono due bei fagioloni, fatto sta che nel giro di appena un anno sono arrivati a 3 milioni di followers. Da lì al blog che fa il botto il passo è stato breve e, morale della favola, adesso sono letteralmente ricoperti d’oro: solo con un post guadagnano circa 2.500 euro, mentre catene alberghiere e multinazionali turistiche se li contendono a suon di 30.000 euro a commissione. Ecco, io l’apice del lusso quest’estate me l’ho concesso andando alla Spiaggiola di Sirolo (dove naturalmente non mi ha cagata nessuno), il posto più lontano raggiunto è stato il mercato delle scarpe a Citanò, mentre la meta particolarmente suggestiva che potrei postare sul mio account (facendo suppergiù una trentina di like) è la Sagra del tartufo a Pergola: adesso ditemi voi se il culo mio e quello de ‘sta stronza che va in vacanza alle Fiji, conosce l’amore della vita sua e diventa pure miliardaria viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda.

Per non parlare de quell’altro culo sfondato che sta in fondo alla schiena di Ariana Austin. Dice: chi è? Trattasi di ragazza americana che una sera di 12 anni fa in discoteca ha conosciuto un certo Joel Makonnen: un tipetto senza infamia e senza lode che le ha fatto la corte e alla fine l’ha spuntata. I due si sono messi insieme e, nonostante gli alti e bassi, la loro relazione qualche mese fa è sfociata in proposta di matrimonio. Cosa ti va a scoprire Ariana a questo punto? Che il fidanzato nascondeva un’altra identità: da ergastolano? (direte voi). No, quello capitava a me, vista la mira che c’ho de notte (rispondo io). Joel invece era nientepopodimenochè…il Principe Yoel, pronipote di Haile Selassiè, ovvero l’ultimo imperatore di Etiopia. Ahoo…avete capito?? IM-PE-RA-TO-RE! Che dite, ce l’avrà du’ bocchi?? Calcolate che il matrimonio è durato due giorni, lo hanno celebrato in tredici preti (no, dico, tredici) e sono andati all’altare con la corona in testa. Dunque: l’ultima volta che ho rimorchiato io in discoteca risale al 1994 e ho ricordi molto vaghi e confusi a causa del quantitativo alcolico in circolo nel sangue. L’unica cosa che ricordo è che dopo le danze siamo andati a sbafarci un laido panino con la porchetta da Luciano, l’omino col furgoncino lungo la strada. Siccome ero molto giovane, anche se erano le 6 di mattina, ho digerito tutto, pure la maionese fatta con uova di struzzo coreane fritte nella sugna marcia. Ecco, io non pretendo le nozze imperiali con la corona in testa: mi basterebbe un fegato nuovo e già sarei un donnino felice. Sì perché la felicità è fatta fa piccole cose: un piccolo fegato, un piccolo maggiordomo, una piccola villa con piscina, un piccolo conto in banca milionario. Certo, se le piccole cose, sommandosi, diventano una fortuna troppo grande e poi vengo punita con una sfiga tremenda, allora il culo non lo voglio più. Già perché “lassù”, se ti pigliano di mira, so’ bocconi amari.

Prendi il pòro Daniel. Cinquantenne spagnolo, Daniel Testor Schnel se ne stava bel bello in vacanza con la moglie a Firenze. Disinvolto e gagliardo, è entrato nella Basilica di Santa Croce a dare una sbirciatina a stucchi e decori. Beh, mentre girava per le sacre stanze, non ti si va a staccare da 20 metri un pezzo di capitello che gli casca sulla testa e lo lascia stecchito?? No, dico, stecchito, caput, fine, morto sul colpo, non c’è stato niente da fare. Cioè: questo non ha fatto in tempo a dire “minchia”, che già era nel coro con gli angeli. Adesso ditemi voi se questa non è sfiga. Ma sfiga massima eh. Una sfiga che ce l’aveva con lui e proprio con lui. Ma quante volte avete sentito dire di un capitello che si è staccato in chiesa e ha accoppato qualcuno? Io MAI. E poi ‘sto capitello è precipitato alle 14.30 in punto. Voglio dire: bastava che ‘sto poraccio entrasse un minuto prima o un minuto dopo o si fermasse ad accendere un cero o che gli squillasse il telefono a distrarlo una frazione di secondo e magari oggi stava ancora a magna’ la paella all’Osteria del Parapera de Madrid. Nonna direbbe “se vede che era destinato cuscì”…e siccome nonna era birba e pregava sulle panche guardando spesso per aria, i capitelli l’ha visti sempre da lontano.

Insomma, alla resa dei conti, come dobbiamo relazionarci al cospetto del Fattore “C”? Secondo Richard Wiseman, noto psicologo inglese, la “fortuna” non esiste: quello che fa la differenza nella vita è la capacità di cogliere l’attimo, seguire l’istinto, essere ottimisti e trasformare le avversità in opportunità. Se poi te fai i cazzi tuoi, campi cent’anni. Ma questo lo dimo noi in Italia dove, modestamente, tra ‘na grattata e n’altra, pe’ ste cose semo un passo avanti a tutti.

(Gioia Morici)

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IL LUPO, IL PELO E IL VIZIO

Oggi parleremo di una cosa fondamentale per il bene dell’umanità…ma che dico fondamentale, indispensabile…ma che dico indispensabile, vi-ta-le: LE CIABATTE. Siòre e siòri, le ciabatte non sono scarpette di serie B….noooo siòre e siòri.…non sono neanche banali accessori di servizio con cui si fa avantendrè per casa e nemmeno appendici scadenti indegne di attenzione…no-no-no. Chiamatele  babbucce, chiamatele pantofole, chiamatele pianelle oppure ciòce, ma loro, siòre e siòri, loro sono il ricovero per eccellenza dei nostri piedi, sono l’ostello sicuro cui affidiamo le fette dopo una lunga giornata di porche nonché madosche, sono la dimora cinigliosa dei nostri ditini (plurale maschile) sfiniti dalla quantità di chilometri fatti coi coglioni a strascigòne. Le ciabatte, siòre e siòri, ci accolgono, esse ci accarezzano, ci abbracciano, ci coccolano dopo ore di fregnacce del capufficio, dopo il muso indisponente della moglie cui niente batte paro, dopo le insofferenze dell’amante che, perdinda madòra, non se sa che madonna vòle. Ma vuoi mettere la soddisfazione, quando torni la sera stracco morto, de cavatte le calzature costrittive dove hai incamerato tutte le bastigne diurne e infilatte finalmente nella morbidezza suprema?? Vuoi mettere il gusto che ti straborda dalle viscere a strascinare stancamente le estremità per i corridoi della dimora?? Vuoi mettere la goduria orgiastica non appena che (“che” rafforzativo del concetto) il ditone nudo ti sfiora quel tripudio de bambagia? Che il còre te sospira “aaaah” e d’incanto il mondo attorno se cancella? Per non parlare, siòre e siòri, dei molteplici usi “esterni” al piede che ti può offrire una pantofola: 1) ci puoi acciaccare qualsivoglia insetto che ti importuna tra le mura domestiche 2) le puoi far rosicchiare al cane così che lui si trastulla e tu puoi guardare indisturbato la partita 3) ci puoi sculacciare a tempo il figlio piccolo per insegnargli la divisione in sillabe:  DE-VI-FA-BA-STA-SEN-NO-TE-MAZ-ZO. No, dico, adesso vi rendete conto della capitale importanza di questa calzatura chiamata volgarmente “ciabatta”?? Ecco quindi spiegato il motivo per cui, siòre e siòri, la babbuccia casalinga, nel 2017 dopo Cristo, costa un patrimonio. Una volta con 5 euro te ne accattavi due paia e ricevevi pure il commesso in omaggio. Adesso al supermercato (no, dico, al supermercato) 15 euro ti bastano a malapena per quella più economica. Se poi la vuoi chiccosetta, che so, con un boccò de tacco, un nastrino, ‘na perlina de lato, allora de euri gliene devi lascia’ almeno ‘na venticinquina. La salute ti fa difetto e ti serve la ciabatta sanitaria? Prepara il libretto degli assegni perché quella la mettono 100 euro all’etto come il tartufo. Brutta come la fame, tu la guardi e ti chiedi: ma potrà un sandalo ortopedico da donna con gli strappi modello San Francesco costare 90 euro? Ce sarà compresa la fisioterapia pe’ raddrizzatte i piedi, sennò non se spiega.  Beh, insomma, a capì che con la ciabatta ce se poteva fa ‘na barca de soldi non so’ stata solo io: dopo Fly Flot, Birkenstock, il dottor Scholl e mister Crocs, il signor Gucci una mattina s’è svegliato e ha esclamato: “Aho, ma io che so’ il più fregnone??”. E s’è inventato la zandulona fashion a 1.000 e rotti euro per tutte le occasioni: lavoro, seratina romantica, appuntamento mondano. Tratto distintivo della ciocia che non deve chiedere mai: IL PELO. Sì-sì, avete capito benissimo: Guccio Gucci ha messo pelo ovunque, a sbluso, a go-go, a catinelle, perché lui sa molto bene che tira più un pelo de marmotta che cento da pecora. Quindi ecco qua – per la donna “à la page”, la donna in carriera, la donna che fa tendenza – la pantofolona de zibellina! Ma ci pensi a quanto puoi sentirti figa ad andare a teatro con l’abito di gala e la babbuccetta de cricetona?? Se invece sei nana, hai bisogno di centimetri e non disdegni il look filo-olandese, allora puoi buttarti dritta-dritta sullo zoccolo. Sempre col pelo. Eh beh, una finezza. E che dire al donnino easy, il tipetto sciuè sciuè che si sente a suo agio solo co’ “nu ginz e ‘na magliett”? Beh, per lei c’è la ciabattona classica, bassa, tutto pelo e niente vizio. Per carità, a me sta bene tutto, se siete felici così, fate pure. Ma toglietemi una curiosità: che pelo ve mettete sui piedi? De lontra, de faina, de castoro? Perché il proverbio parla chiaro: fìdate della volpe e del tasso, ma non te fida’ della donna col procione basso.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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