FABRIANO / IN 300 AL PRANZO DI SOLIDARIETÀ DELLA CARITAS

FABRIANO, 7 gennaio 2018 – 300 invitati per il pranzo della carità e delle solidarietà della Caritas Diocesana, per una città che cerca di compattarsi attorno ai valori profondi del vivere l’uno accanto all’altro.

In tanti nella palestra delle scuole Mazzini, in tanti per ascoltarsi ed ascoltare le storie di un vicino fino a qual momento “sconosciuto”. Un modo per cercare di mostrare che il contrasto alla solitudine ed alla povertà passa anche per momenti conviviali pensati per far brillare di luce un sabato apparentemente qualunque per chi è rimasto solo, per chi è senza lavoro o per chi, migrante, è di fatto senza terra.

“Momenti e giornate come quella di ieri – ha spiegato il Vescovo della Diocesi di Fabriano/Matelica Monsignor Stefano Russo – sono una dimostrazione di come si importante che in una comunità ci sia unità, sostegno e condivisione. Una giornata come un segno che va incontro a chi si trova in una condizione di difficoltà. Un segnale per chi durante questo periodo di festa si è trovato in queste condizioni. Solitudine compresa. Un momento significativo, ma la cosa che mi ha colpito nel profondo è stata la voglia di fare e collaborare di enti, sostenitori, esercenti, il Comune, le Parrocchie ed associazioni che si sono impegnate davvero a fondo. Un momento di luce e speranza”.

“Un momento dove l’unità di una comunità va oltre tutte le presunte differenze – ha spiegato così Mekri Abdelkader, coordinatore marchigiano del Movimento Internazionale Unire per Unire e presidente del Centro Culturale della Misericordia di Fabriano anche lui ieri presente al pranzo – noi per prima cosa siamo esseri umani ed è importante poterci vedere in faccia e poter vedere nel cuore dei nostri concittadini. Questa è l’unica cosa che conta”.

“Una giornata del genere si è andata ad inserire nel contesto della settimana che come Diocesi abbiamo dedicato ai temi della povertà  – ha spiegato Il direttore della Caritas Don Marco Strona – una giornata intensa ed impegnativa, un testimonianza tangibile dove la grande collaborazione tra tutte le realtà coinvolte è stata decisiva. Un segnale per tutta la comunità ed una città che ha scelto di aiutare chi è rimasto indietro”.

(s.s.)

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