FABRIANO / DISOCCUPATI DI FABRIANO, I PERCHÈ DI UN COMITATO

FABRIANO, 10 Agosto 2017 – Un comitato per difendere tutti i disoccupati di Fabriano, un comitato per cercare di fare “massa critica” ed affrontare la crisi del lavoro e provare a rappresentare i circa 6.000 senza lavoro della città della carta.

Un comitato, quello dei Disoccupati di Fabriano, che nasce sui social una manciata di settimane fa (ma nella mente di uno dei promotori molto prima) e che cerca di trovare una strada per “parlare” delle istanze dei senza lavoro, di chi trova le difficoltà ad affrontare la quotidianità e che non riesce – per molti motivi – ad arrivare a quella sicurezza per loro e per le loro famiglie. Di chi deve combattere con le bollette e con le difficoltà economiche di ogni tipo per via dell’assenza di lavoro.

“Il gruppo è nato per parlare della vita quotidiana dei disoccupati, per capire e per combattere al loro fianco. Non siamo rappresentati da nessuno – spiegano – vogliamo prendere il nostro diritto di autorappresentarci. Così come anche il diritto dei disoccupati di non avere paura delle loro condizioni”.

“Essere disoccupato”, questa è la prima grande difficoltà da affrontare per il comitato dei disoccupati fabrianesi. “Hanno paura, i disoccupati vivono nella paura. Così come hanno paura dello stop agli sfratti. Hanno paura di tutte queste cose. Ecco perché dobbiamo essere proprio noi a prendere in mano il nostro destino e parlare con la politica”. Ecco quindi i primi approcci con la nuova amministrazione, con i primi confronti, tra la presentazione delle istanze del comitato ed una possibilità di dialogo che si potrebbe concretizzare in un tavolo di dialogo dove potrebbero sedere al tavolo sigle sindacali, associazioni di categoria, politica ed ovviamente disoccupati.

“La priorità di Fabriano è la disoccupazione e questo deve essere compreso da tutti. Perché noi amiamo Fabriano, anche se magari molti di noi non sono nati in questa città e ci sono finiti per tanti motivi, anche lavorativi. E proprio ora, che il lavoro non c’è più, non vogliono abbandonarla perché sarebbe come abbandonare una parte della propria vita. Bisogna intervenire per evitare il rischio dello sgretolamento sociale. Non si deve arrivare a questo e ci devono essere risposte concrete dalle istituzioni, perché questa è una città vivibile”.

E poi l’obbiettivo: quello di provare ad “aprirsi” e cercare di arrivare ad essere rappresentativi e poter sedere ai tavoli politici dove le istanze dei senza lavoro possono essere rappresentate direttamente. “Quello che ci auguriamo è che nascano altri comitati di questo tipo, spontanei, in maniera tale da poter dialogare con altre realtà e per trovare delle soluzioni che in maniera condivisa possiamo portare alle istituzioni regionali”.

(s.s.)

Annibaldi & Pandolfi Onranze funebri - Casa del Commiato

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