Rubriche

COTTO&MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

ROYAL LOVE IS ALL WE NEED

Harry e Meghan si sono detti sì. Non ci sono andata al mare per guardarlo in diretta tv, no, tanto per dire. Non che me ne fregasse qualcosa, ma lui è il roscio più carino sulla faccia della terra, mi è sempre piaciuto, fin da ragazzino quando si ubriacava alle feste e ne combinava di tutti i colori, con quell’aria ribelle, tanto diversa da quella di quel cetriolo del fratello. E poi mi sono detta: posso perdermi qualcosa di succulento di cui sparlare nella mia rubrica? Non sia mai. Quindi, se ve li siete persi, ecco a voi i punti salienti delle nozze del secolo.

L’arcivescovo di Canterbury. Ma allora esiste veramente? E io che pensavo fosse solo un nome inventato nel bel mezzo di una filastrocca. Aspe’, quello era l’arcivescovo di Costantinopoli. Azz…cominciamo bene.

I cappelli. In queste cerimonie se ne vedono di tutti i tipi. Certo il cappello bisogna saperlo portare, altrimenti sembri una contadina e, sai com’è, fare la figura della contadina a un matrimonio reale, non è il massimo. Molto carino lo sbaruffo color cipria di Serena Williams, peccato che lei, in quanto a grazia, sembri sempre sul punto di tirarti una mina delle sue. La classe non è acqua.

Camilla. La giraffona s’è presentata con un abitino rosa pallido e un copricapo a forma di crisantemo largo un metro quadro, abbinato ai soliti denti da castoro e a una gran faccia tosta. Sì perché lei non c’azzecca una cippa con quella famiglia, dopo tutto è stata per secoli l’amante di Carlo, lo sa solo la pòra Diana i magoni che ha mandato giù. Eppure, zitta zitta, una sgomitata dopo l’altra, s’è presa il suo posto a Windsor. Quando dici la tigna.

Carlo. Non sa mai dov’è, come si chiama, cosa ci fa nei posti, che deve dire. Con quella faccia da elefantino smarrito, tipo Dumbo (ma con le orecchie più grosse). Un uomo perennemente sbagliato nel posto sbagliato. Ma siamo sicuri che sia un principe?

Regina. La numero uno col suo immancabile completino giallo. Aho, a lei il giallo piace un sacco, che le vuoi dire? Con quel muso anonimo e ignorante che tutto sembra tranne una regina. Se non lo sapessi che è Elisabetta II e le infilassi una parnanzina da casa, la scambieresti per una fruttivendola delle Moie. Non per vantarmi, ma mia nonna le dava quattro giri.

George e Amal. Ma che cazzo c’entravano? Lui con la cravattina senape, lei con quel suo culo insopportabilmente secco. E quell’aria da salvatori buoni del pianeta sempre in posa per la stampa. Ma i gemelli? Dove li hanno lasciati? Ma esistono davvero ‘ste creature? Boh.

La chiesa con le abat-jour. Gli inglesi sono avanti, non c’è un cazzo da fare. La cappella dove hanno celebrato la funzione aveva gli scranni per gli invitati con le lucine ad ogni postazione. Sembravano il pubblico di Avanti Tutta di Renzo Arbore. Ma vuoi mettere la comodità? Se ti devi rifare il trucco o trovare un kleenex in borsa, clicchi il bottoncino e il gioco è fatto. E noi che già passare dai moccoli alle candele elettroniche ci pareva una genialata.

Il vescovo. Mica pizza e fichi. Si sono scelti l’officiante di colore di Chicago che sembrava appena uscito da un film con Whoopi Goldberg. Una specie di James Brown in miniatura che ha improvvisato un sermone di mezzora sull’amore che Via col vento levati. “Dobbiamo scoprire il potere redentivo dell’amore. Quando lo avremo scoperto, saremo capaci di costruire un mondo nuovo. L’amore è l’unica via”. Love is the answer, capito? Altro che Don Nazzarè quando ce faceva ndormì a tutti. A me ‘ste americanate me fanno impazzì.

Il coro gospel. Stand by me intonato da una ventina di fuori classe di colore con atmosfera da ghetto. E  la direttrice del coro che pareva la versione moderna di Aretha Franklin. Io speravo che da un momento all’altro partisse a bomba Respect e invece niente. Peccato.

David Beckham. Bono e ricco da paura. Chissà che gli avrà regalato ad Harry. Già: cosa regala un miliardario ad un membro della famiglia reale? Una porche? Un maniero? Una fetta di culo tempestata di diamanti? Pensa se sapessero che noi, ai matrimoni, facciamo le buste coi cento euro dentro. Questi con 100 euro ci accendono il fornello della cucina. Tacci loro.

Il giuramento. Sguardi languidi, sorrisi innamorati, Harry e la sfondata (nel senso di fortuna) si sono giurati amore eterno davanti a Dio e poi via…in carrozza al castello tra voli di colombe e applausi scroscianti. Almeno credo. Perché, come lei gli ha infilato l’anello al dito, mi sono addormentata. L’ultima cosa che ricordo è che hanno inquadrato la Middleton e ho pensato: “Aho, se s’è sposata una che si chiama Pippa, c’è speranza per tutte”. God save the Queen. Hasta la vista. Olè.

 

Gioia Morici

gioia.morici@qdmnotizie.it

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BENESSERE / SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO (PCOS) E ALIMENTAZIONE

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

 

 

Chiara Picardi, Biologa Nutrizionista

 

 

SINDROME DELL’OVAIO POLICISTICO (PCOS) E ALIMENTAZIONE

 

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS oppure sindrome dell’ovaio micropolicistico) è la causa più comune di infertilità femminile relazionata all’assenza di ovulazione. Molte donne non sanno di soffrire di ovaio policistico finché non cercano una gravidanza. Il termine “policistosi ovarica” o PCOS si riferisce alle molteplici cisti (sacche riempite di fluido) che crescono in una o in entrambe le ovaie.

La sindrome dell’ovaio policistico può essere gestita con un semplice cambio dello stile di vita senza arrivare a diete terribili o esercizio fisico estenuante. Modificare la qualità del cibo e mangiare sano è una parte essenziale della gestione della PCOS.

Molti articoli scientifici asseriscono che attività fisica e alimentazione siano dei fattori essenziali nella gestione della sindrome dell’ovaio policistico. Le pazienti con PCOS hanno grosse difficoltà a perdere peso e questo le rende suscettibili a complicanze importanti come il diabete e le malattie cardiache. Una dieta povera in grassi e con cibi a basso indice glicemico come pesce, frutta, vegetali, legumi e cereali integrali, unita ad un moderato esercizio fisico migliora tutti i sintomi della sindrome dell’ovaio policistico, riducendo anche l’insulino resistenza. La dieta da sola può offrire molti benefici soprattutto nella gestione della glicemia, del peso e della cronologia mestruale.

CONSIGLI UTILI:

  • NON DIGIUNARE: Distribuire il cibo nel corso della giornata, aiuta a prevenire livelli molto altalenanti di glicemia, insulinemia e della fame. Assumere pasti regolari e snacks nel corso della giornata evita grandi assunzioni di cibo la sera: Mangiare più spesso non significa mangiare di più.
  • Assumere ogni giorno una certa varietà di cibi salutari: vegetali, frutta (evitando/limitando i frutti più zuccherini: cachi, fichi, uva e banane), cereali integrali, evitando ad ogni pasto grandi quantità di carboidrati. Consumare pasta cotta al dente.
  • Includere sempre una  moderata assunzione di proteine preferendo: carne bianca, pesce, uova, latticini magri, frutta con guscio, legumi e soia. Le proteine inoltre aggiungono quel senso di sazietà che aiuta a perdere peso.
  • grassi  in piccole quantità ma di qualità: si a grassi monoinsaturi (olio d’oliva) ed omega 3 (pesce, alghe, legumi, frutta secca, cereali integrali). Limitare cibi con alti contenuti di grassi e zuccheri che contribuiscono all’aumento di peso e all’elevazione dei livelli di insulina.

ALIMENTI A CUI PRESTARE ATTENZIONE:

  • ALIMENTI AD ALTO INDICE GLICEMICO (>60): zucchero, patatine,  riso, torte, dolci, bevande zuccherate e gasate, wafer, biscotti (cereali raffinati), ingredienti quali: destrosio, zucchero, sciroppo di glucosio

ATTIVITA’ FISICA E PCOS

Cercare di essere attivi tutti i giorni (camminare, correre ecc.. ), almeno tre volte la settimana  per circa un’ora. Il movimento Insieme ad una adeguata alimentazione è necessario per aiutare i tessuti e in particolare il muscolo ad utilizzare meglio gli zuccheri e ad avere una efficiente risposta all’insulina.

INTEGRATORI NATURALI PER LA PCOS

La gamma di integratori più consigliati da parte dei gincecologi sono a base di myo-inositolo, uno “zucchero” alcolico che oltre ad essere assunto con la dieta viene sintetizzato dal nostro organismo. La sua carenza è collegata nelle donne con ovaio policistico all’insorgenza dell’insulino-resistenza, mentre la sua assunzione aiuta il ritorno dell’ovulazione, del ciclo mestruale e della possibilità di fare figli. Non è una molecola magica ma è cruciale nel mantenere uno stato di ottima salute. Chiedere sempre il parere del medico prima dell’assunzione.
Dott.ssa Chiara Picardi

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

IN BOCCA AL LUPO MANCIO !

Da qualche giorno l’italia calcistica può annoverare circa quaranta mila Commissari Tecnici in più. La scelta della Federazione Italiana Gioco Calcio ha giustamente premiato una “Città Europea dello Sport”, e tutti gli Jesini, grandi e piccini, si stanno già immedesimando nella parte di assistenti dell’illustre e plurititolato Roberto Mancini. I calciofili nostrani sono pronti a suggerire le contromosse per fermare quella mezz’ala Olandese, hanno già perdonato Mario Balotelli, anche se generalmente esprime la stessa simpatia delle verruche, e si stanno catapultando a comprare flaconi di balsamo per ottenere un ciuffo brillante come quello del Mancio. Nel settore giovanile dell’Aurora ha avuto talmente tanti “primi allenatori” che si presentavano al campo di San Sebastiano in pulmino, mentre il giorno della Prima Comunione la fila di bambini che aspettavano l’ostia con lui arrivava fino al Passo di Cingoli. Di Roberto stiamo scoprendo ogni cosa: dove è solito fare colazione, le sue pietanze preferite e chi sono i suoi sarti di fiducia. In questo momento ammetto un senso di solitudine. Non conosco personalmente il nuovo C.T. azzurro, non ho aneddoti da raccontare, ma anzi, pur avendolo apprezzato come calciatore sopraffino, non mi è mai piaciuto il suo modo di fare leggermente altezzoso. Quindi non posso far altro che inviargli un grande in bocca al lupo, sperando che qualcuno non voglia togliermi il patentino di Jesino d.o.c. a causa di questa mia “grave” lacuna.

LA FONTANA

Qualche turista presente in Città ha scambiato la fontana in Piazza Federico II con quella di Trevi, lasciando diverse monetine su di essa.

Magari hanno pensato di attirare un fato benevolo, o forse hanno talmente apprezzato la nostra Jesi che si sono voluti assicurare un ritorno, ma in ogni caso hanno creato un precedente da non sottovalutare.

Basterebbe utilizzare i social per pubblicizzare questo rito propiziatorio, e il Comune forse con il nuovo balzello potrebbe tappare qualche piccola buchetta. In fondo, se dopo aver lanciato qualche centesimo, il Tedesco di turno verrà tamponato davanti alle poste di Stoccarda, non se la prenderà mica con i nostri leoni ?

Se invece vincerà il super enalotto Bavarese, sicuramente ci sarà riconoscente.

NINO UNO DI NOI

Ci sono notizie che dovrebbero suscitare orgoglio, e invece passano incredibilmente in secondo piano. Forse molti di non lo sanno, ma Jesi ha un nuovo Cittadino Benemerito. Il Sindaco Massimo Bacci, ha consegnato l’Onoreficenza a Nino Di Matteo, il Pubblico Ministero che sfida la mafia. Certo, si tratta di un gesto simbolico che non modifica la quotidianità delle nostre vite, non mi aspettavo caroselli di automobili festanti, ma nemmeno l’indifferenza. Pochi i commenti dai tuttologi dai tastiera e non pervenuti i pensieri di Partiti e Associazioni. Davvero sentiamo ancora le mafie come entità tanto lontane da noi ? Veramente non sappiamo riconoscere il valore di chi ha il coraggio di guardarle in faccia e combatterle ? O forse le dispute farlocche messe in scena nel teatrino della Politica ci portano alla cecità verso ciò che ci circonda ? Voglio ancora credere che la realtà in cui vivo non è questa, e spero che Nino venga presto a trovarci, insieme alla scorta che lo protegge da oltre 20 anni. Sarà per i distratti l’occasione di riscatto.

BENTORNATO ANTON

Ciao Anton, perdonami se sono entrato nella tua vita, anche se in verità non ti conosco.

Ti prometto che non lo farò mai più, ma il pensiero che fossi in pericolo è stato terribile.

Invece ti sei dimostrato forte, e oggi saperti al sicuro mi rende felice.

Mamma Silvia e Babbo Massimiliano ti hanno protetto con amore.

Goditi le loro carezze.

Adesso si riparte in questo “terribile intricato mondo”, ma il tuo sorriso renderà più soffice la salita. Buon viaggio.

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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LETTERE & OPINIONI / FORZA ITALIA: “FABRIANO A 5 STELLE CADENTI”

FABRIANO, 18 MAGGIO 2018 – Abbiamo fatto un giro per la città ed alcune frazioni, su segnalazioni che ci sono giunte da diversi cittadini. Abbiamo scattato flash e istantanee che documentano in maniera inequivocabile il livello di degrado e di incuria in cui versa la nostra povera Fabriano e li vogliamo sottoporre all’attenzione dei lettori, senza bisogno di fare lunghi commenti.

Le immagini si sa, si commentano da sole.

Una cosa però la vogliamo dire: dopo il ventennio sinistroide era difficile immaginare una città migliore, ma la propaganda pentastellata che ormai da un anno “amministra su facebook” le vicende del Comune ci aveva fatto sperare in una svolta stellare.

Noi in realtà ci saremmo accontentati di vedere un po’ di ordinaria amministrazione, una città ordinata e possibilmente pulita, senza invidia per le buche della Capitale.

Peccato che di stelle se ne vedono ben poche! Non ne pretendevamo cinque ma almeno in due o tre ci speravamo. O forse ci siamo sbagliati vocale: di questo passo Fabriano potrà diventare, a pieno diritto, la città a cinque stalle.

 

Coordinamento Forza Italia Fabriano

OSTEOPATIA / LA SPALLA

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

 

Matteo Facchin, diplomato Massaggiatore e Massofisioterapista, Osteopata e specializzato in biodinamica e nell’approccio somato-emozionale

 

 

 

 

LA SPALLA

L’articolazione della spalla è, a mio avviso, fra le più interessanti dell’organismo. Strutturalmente è una vera e propria opera d’ingegneria meccanica. Riesce infatti a coniugare un’estrema mobilità ad una estrema forza e stabilità.
Se ci fermiamo a riflettere un attimo ci possiamo rendere conto di che enorme privilegio sia per noi esseri umani avere un’articolazione simile (dovremmo essere grati per ogni singolo componente del nostro corpo).
La spalla, chiaramente insieme alle articolazioni del gomito e del polso, ci consente di portare la mano ad afferrare oggetti posti a 360° intorno noi. E chiaramente di farlo in modo tridimensionale. Cioè la spalla consente a tutto il braccio di compiere un movimento “sferico”, non solo su un angolo di 360° su un piano cartesiano, come può essere semplicemente il tavolo della cucina. E per fare questo, chiaramente occorre che l’articolazione abbia una grande mobilià.
Allo stesso tempo la spalla deve avere una grande stabilità. Infatti con le braccia arriviamo a sollevare grandi pesi e, grazie alle spalle, riusciamo a portarli anche sopra la testa. Chiaramente questo richiede forza e stabilità della spalla. Inoltre pensiamo anche a quello che il braccio compie quando quando lanciamo un oggetto a tutta forza. La spalla ci permette di farlo in tantissime direzioni, muovendo la mano ad altissima velocità senza che il braccio si stacchi dal corpo seguendo l’oggetto. Sembra una battuta ma anche questo meccanicamente rappresenta una bella sfida.
Tutto ciò è possibile perché la spalla si compone di tre ossa che si articolano fra di loro: omero, scapola e clavicola.
Un aspetto interessante della spalla è che si tratta di un’articolazione “appesa” al torace. Vedremo più avanti quanto questo particolare è importante.
Come ho già detto negli articoli precedenti il mio desiderio, attraverso questo articolo, non è quello di farvi conoscere l’articolazione della spalla nei minimi dettagli, ma di aiutarvi a comprendere meglio i differenti dolori che possono colpire la spalla. E conseguentemente aiutarvi nel dare un significato al dolore della vostra spalla.
Infatti, indipendentemente dalle strutture che creano dolore alla spalla, quello che penso sia più utile è capire le eventuali origini del dolore alla spalla, per poter essere più efficaci nella cura della stessa.
Ogni volta che facciamo un’indagine alla spalla, che si tratti di radiografia, ecografia, risonanza, TAC, eccetera, quello che vediamo è la struttura che sta generando dolore. Quindi l’esame di per sé risulta utile per capire che danno presenta la struttura interessata ma non ci aiuta a comprenderne la causa.
Vediamo insieme invece come possiamo aiutare la spalla a guarire.
Il dolore è sempre nostro amico. Innanzitutto ci permette di capire quanto possiamo utilizzare la spalla. Inoltre, ci permette di capire come possiamo usarla, mostrandoci quali movimenti le fanno bene e quali invece peggiorano il quadro d’infiammazione.
Quindi, quello che dibbiamo cercare di fare è capire in realtà che cosa ci sta dicendo il dolore alla spalla. Qual’è il vero messaggio nascosto. Scopriamolo insieme.
Il dolore alla spalla, così come pure tutti gli altri dolori, può avere tre grandi famiglie di origine:
– meccanica
– viscerale
– somato-emozionale
Ci sono diversi aspetti che ci aiutano a distinguere le diverse cause di origine del dolore.

ORIGINE MECCANICA

Come dice la parola stessa, quando si parla di causa di origine meccanica ci si riferisce a tutti quegli eventi fisici che posso creare un’ influenza di tipo meccanico sulla spalla. Ciò sono tutte quelle influenze interne ed esterne che creano, o hanno creato delle vere e proprie tensioni o trazioni fisiche.
Questa è l’origine più facilmente riconoscibile perché generalmente riusciamo a ricordare precisamente l’evento che ha scatenato il dolore alla spalla.
Per evento meccanico esterno possiamo riferci a traumi diretti come:
– cadute
– incidenti stradali
– contrasti di gioco
– movimenti sbagliati
– movimenti ripetitivi professionali
– eccetera

Per evento meccanico interno ci si riferisce a:
– esiti di intervento come le cicatrici
– perturbazioni posturali
– eccetera

COME SI RICONOSCE

Come abbiamo visto precedentemente, essendo il dolore meccanico spesso legato ad un evento ben preciso, solitamente è semplice riconoscerne la causa. Cioè generalmente ricordiamo che dopo una caduta rovinosa, un incidente, stradale, un movimento eseguito scorrettamente, eccetera, la spalla ha iniziato a dolere.
Generalmente ciò che distingue il dolore di origine meccanica dagli altri tipi di dolore è che fa male prevalentemente nell’uso quotidiano. Solitamente si presenta progressivamente nella giornata in relazione all’utilizzo della spalla. Quindi ci si alza dal letto riposati e senza dolore. Nel corso della giornata il dolore aumenta e solo il riposo crea giovamento alla spalla. Inoltre il dolore è legato a movimenti ben precisi del braccio. Ed è molto semplice trovare l’esatta posizione nella quale si scatena il dolore.
Essendo quindi direttamente collegato al movimento è semplice comprendere che l’origine del dolore è meccanica.

CHE COSA CI VUOLE DIRE

Nel caso di origine meccanica, il dolore, ci sta dicendo che dobbiamo prestare attenzione a come lo stiamo usando. Dobbiamo probabilmente avere più cura di noi stessi e nell’utilizzo del braccio. Quindi, innanzitutto, dobbiamo capire quali movimenti ci sono consentiti e quali meno. Poi dovremo magari prenderdi più cura della nostra spalla facendo qualche esercizio di rinforzo, esercizio di allungamento, esercizio di mobilizzazione.
Insomma, la spalla ci sta richiedendo qualche attenzione in più.

ORIGINE ORGANO-VISCERALE

Per origine viscerale del dolore alla spalla si intende che l’articolazione soffre non per una problematica strettamente connessa alla sua funzionalità, ma che un problema relativo al sistema organo-viscerale crea un dolore riflesso alla spalla.
Senza che vi stia a stressare con tutte le ragioni anatomiche e fisiologiche che spiegano la relazione fra gli organi e i visceri con le spalle, semplicemente occorre sapere che le spalle presentano molte connessioni con il sistema organo-viscerale.
Ad esempio la spalla destra è in stretta relazione con l’emitorace destro. Come accennato precedentemente, le spalle sono articolazioni che sospendono letteralmente l’arto superiore al torace. Ecco che, praticamente, qualsiasi tensione o dinamica del torace può andare ad influenzare l’articolazione della spalla.
Quindi gli organi e i visceri presenti nel torace possono creare problematiche alle spalle. Nello specifico, per quanto riguarda l’emitorace sinistro, le strutture organo viscerali presenti ed in relazione con la spalla sinistra sono: polmone sinistro, albero bronchiale sinistro, cuore, stomaco (precisamente cardias e fondo gastrico), esofago.
Nell’emitorace destro le strutture in relazione con la spalla sono: il polmone destro, l’albero bronchiale destro, il fegato.
Il legame degli organi e dei visceri con le spalle è sia di origine meccanica (ovvero c’è un vero e proprio legame fisico legamentoso o fasciale) che neurologica (gli stessi nervi che raggiungono gli organi e i visceri innervano anche le spalle.

COME SI RICONOSCE

Il dolore alla spalla di origine organo-viscerale è molto frequente e si può ben donfondere con quello di origine meccanica. Infatti il dolore può insorgere in relazione anche ad un movimento. Ma chiaramente, in questo caso, il movimento è stato solamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso, non la vera causa del dolore alla spalla.
Quello che realmente può aiutarci a distinguere le due origini del dolore è il suo comportamento nel corso della giornata. Mentre nel caso del dolore di origine meccanica il dolore si presenta con il movimento e diminuisce fino a scomparire con il riposo, nel caso di origine organo-viscerale il dolore non diminuisce nemmeno con il riposo. Cioè il dolore mantiene un livello pressochè costante durante le 24h.
In alcuni casi il dolore si presenta durante la notte e poi migliora durante il giorno. È il classico caso in cui si dice che l’articolazione “scaldandosi” migliora.
Oppure il dolore alla spalla si presenta solo di notte. È questo il caso in cui siamo soliti dire che abbiamo dormito in una brutta posizione.

CHE COSA CI VUOLE DIRE

Il dolore alla spalla di origine viscerale viene utilizzato dal nostro corpo per richiamare la nostra attenzione su un problema a livello di un organo o di un viscere. Questa è una strategia molto efficace da parte del nostro corpo. Infatti, se non ci fosse questa relazione, noi tenderemmo, come spesso facciamo a sottovalutare il problema viscerale. Chiaramente se il problema organo-viscerale è importante o la struttura è molto infiammata il dolore a livello dell’organo o del viscere in questione sarebbe molto preciso e forte e non potremmo ignorarlo. Ma generalmente le problematiche organo-viscerali che influenzano le spalle sono quelle più croniche. Ed è proprio su queste che l’organismo mette in atto la strategia efficace. Infatti in questi casi, quando sentiamo il dolore viscerale tendiamo a minimizzarlo, sapendo che poi, nel giro di breve tempo l’organo o il viscere tenderà a “zittirsi”.
Ma, l’organismo, creando un dolore riflesso alla spalla, costringe la persona a prendersi cura del problema, cercando di scoprire l’origine del tutto.

ORIGINE SOMATO-EMOZIONALE

In questo caso ciò che crea il dolore alla spalla non risiede del corpo del paziente, ma è legato ad una dinamica stressante, una dinamica emozionale.
La mente, quindi, cerca di suggerire alla persona, attraverso la spalla, che c’è una situazione dannosa da risolvere.

COME SI RICONOSCE

Generalmente queste sono le dinamiche più complesse, all’inizio, da riconoscere.
Innanzitutto ciò che le differenzia dalle precedenti è che il dolore di origine somato-emozionale ha un andamento “pazzerello”. Cioè si comporta un pò come gli pare e piace. La persona generalmente fa fatica a capire che cosa scatena realmente il dolore alla spalla. Infatti, a volte fa male di notte, a volte di giorno. Talvolta con il movimento ripetuto, altre con un movimento specifico.
Un altro aspetto che può aiutare a riconoscere questa dinamica è che il dolore insorge quasi improvvisamente e arriva a bloccare la spalla. Ma facendo un’indagine è difficile riscontrare una lesione o un problema fisico che permette di stabilirne l’origine. Cioè l’articolazione sembra essersi bloccata quasi magicamente, senza ragioni apparenti.

CHE COSA CI VUOLE DIRE

In questo caso la mente o il sistema emozionale ci avverte che il problema da risolvere non è nel corpo, ma il corpo ci evidenzia che qualcosa non va. E questo qualcosa è presente nella nostra vita, nella nostra quotidianità. Il dolore alla spalla non è casuale e anche la scelta da parte del corpo, di creare dolore proprio a quella spalla non è casuale.
La spalla è l’articolazione che permette al braccio di muoversi.
Allora c’è da chiedersi, cosa mi impedisce di fare la spalla?
Se la risposta è:
– mi impedisce di lavorare bene, allora il problema potrebbe essere sul luogo di lavoro
– mi impedisce di fare sport, allora probabilmente il problema è legato ad un conflitto sportivo personale o relativo ai compagni di squadra
– mi impedisce di afferrare gli oggetti, allora probabilmente c’è una situazione che sta sfuggendo e che non si riesce ad “afferrare”.
Chiaramente, nel caso di un dolore alla spalla di origine somato-emozionale, la cura non può essere legata semplicemente alla porzione anatomica muscolare o viscerale, ma preve una rimozione della dinamica emozionale.

PSICOLOGIA / RELAZIONI SANE E ADATTIVE, LA GENITORIALITÀ

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

Dr Alessandro Stronati, Psicologo-Psicoterapeuta, specializzato in terapia Cognitivo-Comportamentale, esperto nelle tematiche psicologiche dell’infanzia/adolescenza e dell’età adulta

 

 

RELAZIONI SANE E ADATTIVE, LA GENITORIALITÀ

Essere genitori è un lavoro vero e proprio che non ci remunera economicamente bensì in soddisfazioni di natura umana. La salute dei nostri figli dipende in gran parte da come noi ci relazionismo con loro, di seguito una riflessione su questo argomento.

Buone abilità comunicative e relazionali rappresentano dei fattori di protezione fondamentali rispetto a varie forme di psicopatologia. È importante pertanto che i genitori monitorino il modo in cui si relazionano tra di loro e con i figli, per permettere a questi ultimi di acquisire le abilità sociali adattive.
All’interno del contesto familiare, la qualità delle relazioni assume un ruolo fondamentale. Essa, non solo determina il benessere dei membri della famiglia stessa, ma è molto probabile che quei pattern relazionali vengano interiorizzati e, successivamente, riproposti dai propri figli nelle loro relazioni.
Dato che delle buone abilità comunicative e la presenza di supporto sociale rappresentano dei fattori di protezione fondamentali rispetto a varie forme di psicopatologia, e influenzano anche il grado di soddisfazione e benessere in vari ambiti della vita (ad esempio, quello professionale e sentimentale) è importante che i genitori monitorino il modo in cui si relazionano tra di loro e con i figli, al fine di permettere a questi ultimi di acquisire le abilità sociali di cui hanno bisogno.
In particolare, la teoria evolutiva dell’apprendimento e degli affetti di Benjamin (2003) mette in evidenza tre diversi processi attraverso cui si interiorizzano le prime esperienze interpersonali in funzione di un attaccamento sicuro o insicuro.

Questi processi sono:

Identificazione: trattare gli altri nello stesso modo in cui siamo stati trattati. Nella misura in cui un individuo si è identificato fortemente con le figure di accudimento precoci, esiste la tendenza a comportarsi verso gli altri in modi che emulano come si sono comportati i caregivers nei confronti dell’individuo in via di sviluppo.
Ricapitolazione: significa reagire come se l’altro interiorizzato fosse ancora presente e avesse il controllo. In questo caso, ad esempio, è probabile che l’input interpersonale sia elaborato in maniera distorta, così che l’altro prossimale, come un amico, è vissuto come simile all’altro interiorizzato, come una figura di accudimento.
Introiezione: definita come trattare il sé come si è stati trattati dalle figure di accudimento.

In uno studio, Mengya Xia e collaboratori, hanno osservato che gli adolescenti che hanno precedentemente riferito un clima familiare positivo, da giovani adulti tendevano ad avere migliori capacità di problem solving e relazioni romantiche più soddisfacenti, rispetto a quelli che da adolescenti avevano riferito un clima familiare negativo, caratterizzato da relazioni familiari conflittuali. In più, diverse ricerche hanno dimostrato che i giovani adulti che posseggono le abilità per formare e mantenere relazioni sane, tendono ad essere più soddisfatti della loro vita e ad essere genitori migliori.

Data l’importanza per i figli di acquisire, nel corso dello sviluppo, delle abilità interpersonali sane e adattive, i genitori dovrebbero, in prima battuta, essere in grado di comunicare in maniera assertiva, di regolare le proprie emozioni come la rabbia, di impiegare strategie di coping adattive nella risoluzione dei conflitti, ed infine, di aiutare i propri figli ad acquisire tali abilità fondamentali nel determinare la loro qualità di vita.

Dr Alessandro Stronati

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COTTO & MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

LA ISLA BOLLITA

Esistono donne provviste congenitamente di fighitudine imperitura. Che non è solo bellezza, è quello stato di purezza, grazia, sex appeal, carisma, eleganza, fascino che ti accompagna finché campi, qualunque età tu abbia. Un nome su tutte? Virna Lisi. Una donna dallo splendore abbagliante, che abbiamo ammirato estasiati fino alla fine. Questo per far capire che la fighitudine maxima è un dono divino talmente raro che non si compra né si vende: o ce l’hai oppure t’attacchi. Io, tanto per dire, non ce l’ho. Vi faccio qualche esempio. Sono dotate di fighitudine eccelsa quelle che si alzano la mattina e sembrano appena uscite dal parrucchiere. Io scendo dal letto e sembro Cugino It con le madonne di traverso. Sono dotate di fighitudine imperitura quelle che si mettono una gonnetta sbrindellata e una camicia sdrusa dai colori improbabili e sembrano saltate fuori dall’ultima pubblicità di Dolce e Gabbana. Tant’è che, come ne vedi una così, chiedi prontamente: “Ma dove le hai comprate ‘ste robe? Stai benissimo!”. E lei: “Queste?? Capirai…al mercato: cinque euro”. Minchia che nervoso che mi sale su. Io mi metto la giacca del tailleur del negozio e sembro la zia in menopausa di Mara Venier. In sostanza le fighe fotoniche sono quelle che, qualunque cosa facciano, sono sempre in ordine, sempre piene di energia, sempre super fashion. Non usano creme né vanno dall’estetista eppure hanno una pelle di porcellana. Sono nel pieno del ciclo mestruale e fanno arrampicata libera. Hanno appena partorito e pesano 45 chili col bambino in braccio incluso. Sono quelle alte un metro e ottanta con le Converse, quelle acqua e sapone ma perfette anche senza trucco, quelle che si fanno il cipollotto disordinato in testa e sono gnocche da paura. Io, se esco col cipollotto disordinato in testa, sembro un incrocio tra nonna Papera e la madre di Psycho e allora sì che faccio paura. Che poi a un certo punto la butti a ridere, perché non è che puoi passare tutta la vita a rosicare: “Suvvia, sono già bella dentro, mica posso strafare pure col fuori!”. Ma in realtà c’hai le palle che ti girano a turbina. Quindi io Madonna un po’ la capisco. Madonna, sì, la cantante. Voglio dire, se girano i coglioni a me perché devo farmi largo in un mondo di giovani bonazze patinate, pensa come deve sentirsi lei, che una volta era la Material Girl più desiderata al mondo e oggi va botulinamente per i 60. Non ce la fa proprio a rassegnarsi all’idea che il tempo passa e la carne sfrolla, allora reagisce nel modo peggiore: esagera. L’avete vista al Met-Gala di New York? Tutta bardata di nero con la corona d’oro in testa…ma per piacere. Che fossi stata amica sua e l’avessi beccata mentre usciva di casa agghindata così, io gliel’avrei detto papale: “Ah Luì (diminutivo di Luisa Veronica)…MA NDO CAZZO VAI??”. Voglio dire, ti sei bombata Jean Penn, Prince, Warren Beatty, Lenny Kravitz, Antonio Banderas, Kevin Costner e un centinaio tra cestisti, ballerini, guardie del corpo, registi e fotomodelli. Dopo tutta ‘sta fatica, chiudi la saracinesca, ritirati serenamente in pensione e chi s’è visto, s’è visto. Altrimenti, se ti conci come l’erede di Moira Orfei, una che si ricorda com’eri negli anni ’90, poi non può che esclamare: “Madonna…come s’è ridotta!”. Perché, d’accordo che quando vuoi fa’ la pista e non c’hai più il maiale è dura, però, per il bene tuo e di tutti noi fans…dattela ‘na regolata, Ciccò! Te lo chiediamo come una preghiera. Like a prayer, insomma.

Gioia Morici

gioia.morici@qdmnotizie.it

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LETTERE&OPINIONI / DISCARICA “LA CORNACCHIA”, LE PREOCCUPAZIONI DEL COMITATO

MAIOLATI, 12 maggio 2018 – Ill.mo Sindaco, il suo ultimo comunicato stampa, non risponde nel merito a nessuna delle osservazioni e obiezioni che legittimamente le sono state mosse, sia cioè sul tema dello spreco di risorse pubbliche ne su quello  della tutela della salute, ma si lascia andare ad apprezzamenti e insulti verso chi la pensa diversamente da lei e da anni si batte per mettere al primo posto la tutela della salute dei cittadini.

A tale proposito  vogliamo pacatamente ricordarle che:

  • Ancora una volta, si dimentica di un principio tanto importante quanto semplice, il “Principio di Precauzione” Art. 15 Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite (Earth Summit) di Rio de Janeiro del 1992:

“Al fine di proteggere l’ambiente, un approccio cautelativo dovrebbe essere ampiamente utilizzato dagli Stati in funzione delle proprie capacità. In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l’adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale”. Il rispetto di tale principio e soprattutto dimostrare che le emissioni della discarica, seppure nei termini di legge, non generano danni alla salute dei suoi cittadini, non è un compito di questo Comitato ma di colui che la legge investe di questa autorità, cioè Lei sig. Sindaco.

 

  • Noi non abbiamo mai parlato di terra dei fuochi, ma le abbiamo piu’ volte ricordato che numerosi studi scientici rilevano anche intorno alle discariche controllate eccessi di morbosita’ e mortalita’ per numerose gravi patologie.
  • Il documento ISDE (International Society of Doctors  For Environment) del 12 Agosto 2015 al punto 5.1 dice testualmente:

 

“Considerando soltanto le discariche per RSU ben gestite, uno studio osservazionale condotto in Italia, per un periodo di nove anni e in un’area che comprendeva otto Comuni (oltre 11.000 residenti) limitrofi a una discarica, ha mostrato eccessi di mortalità anche per malattie non neoplastiche (cardiovascolari, respiratorie, dell’apparato digerente e del sistema nervoso).

Un altro studio condotto tra il 1995 e il 2000 su una vasta area della Toscana (sei discariche localizzate in cinque diverse province) ha rilevato eccessi di mortalità per malattie cardiocircolatorie e cerebrovascolari, per tumori maligni del sistema ematolinfopoietico, del fegato e della vescica.

E’ stato inoltre riportato un aumentato rischio di malformazioni congenite in popolazioni residenti in prossimità di discariche. Una revisione della letteratura ha segnalato un incremento di rischio pari al 2% per l’insorgenza di anomalie congenite e del 6% per basso peso alla nascita nella popolazione residente entro due chilometri di distanza da discariche di rifiuti. L’incremento del rischio è risultato essere maggiore nel caso di discariche di rifiuti tossici …”.

 

Questo solo per ricordarne alcuni, del resto non passa giorno che non vengano pubblicati nuovi studi sulla correlazione strettissima tra agenti inquinanti e impatto negativo sulla salute umana.

  • Le ricordiamo inoltre che alcune sentenze della Corte Costituzionale hanno sancito il cosiddetto “Effetto Cumulo” con il quale si riconosce che si deve considerare l’effetto cumulativo delle emissioni provenienti da diversi impianti insistenti nello stesso territorio. La presenza di numerosi impianti di varia natura determinano l’infrazione delle norme antinquinamento,  questo riteniamo il nostro caso.
  • Lei non ha mai prodotto nessun documento degli organi preposti ARPAM e ASUR che attesti quanto da Lei asserito cioè che le emissioni della discarica non impattino negativamente sulla popolazione del territorio.
  • A tale proposito anzi le ricordiamo che nel documento congiunto ARPAM e ASUR (prot. 37630 del 22/02/2016) prodotto  in occasione della bocciatura da parte della Provincia del famoso “Progetto di ampliamento in orizzontale”  viene detto:

“……..Per quanto di competenza epidemiologica dall’analisi dei dati disponibili (cfr report epidemiologico ARPAM SEA del 16.02.2016) con specifico riferimento alle patologie che sono state riportate in letteratura come potenzialmente associabili all’esposizione alle discariche e all’amianto e al livello di evidenza epidemiologica che risulta sufficiente solo per i tumori della pleura, si rileva a Castelbellino un eccesso di mortalità, nel periodo analizzato per tumore maligno dell’ovaio, con numeri estremamente ridotti, e per tumore maligno alla prostata.

Sempre per i decessi a Maiolati Spontini si riscontrano eccessi di mortalità per tumore della trachea, bronchi e polmoni nelle femmine, per melanoma nei maschi e per tumori emolinfopoietici in entrambi i sessi.

La situazione dei ricoveri ospedalieri è più articolata e si rilevano eccessi di ricoveri dei residenti a Castelbellino per tumori maligni del colon-retto-ano e del pancreas nelle femmine e dell’apparato respiratorio e digerente anche nei maschi.

Si riscontrano eccessi di ricoveri ospedalieri dei residenti a Maiolati Spontini in particolare nel genere femminile per tumori maligni del colon retto, per tumori maligni del tessuto connettivo e di altri tessuti molli, per tumore maligno della pleura e per le malattie dell’apparato respiratorio specie nei maschi.

Le presenti osservazioni non possono ne vogliono ipotizzare un nesso di causalità tra la residenza nei due comuni e l’eventuale vicinanza/ricaduta dell’impianto in oggetto.

Limitatamente agli eventi indagati lo stato di salute che scaturisce da questi risultati porta a ritenere necessaria una particolare attenzione e il controllo di eventuali nuovi e aggiuntivi contributi alle pressioni ambientali nell’area.

Si evidenzia pertanto l’opportunità di programmare approfondimenti su alcune problematiche sanitarie quali i tumori maligni della pleura per escluderne le cause ambientali, di verificare la fattibilità di una indagine su piccola area e della necessità di mantenere attive adeguate azioni di monitoraggio definite dagli Enti titolari dell’ attività indagine in materia……”

Lei, quindi anziché programmare con gli altri Sindaci del territorio gli approfondimenti suggeriti sopra, relativamente alle problematiche sanitarie degli abitanti del territorio, cosa fa?

Lavora ad uno studio di fattibilità per rimuovere la copertura della vecchia discarica oramai “tombata” per inserirci altri metri cubi di rifiuti speciali.

Sig. Sindaco ci permettiamo ancora una volta di dirle che farebbe meglio, a cimentarsi, in qualità di autorità sanitaria in continui solleciti presso le  autorità competenti unitamente agli altri sindaci della zona, affinché  questi   effettuino  uno studio epidemiologico e una valutazione di impatto sanitario della discarica “La Cornacchia”, nonché una ripresa dei lavori del registro tumori che stranamente si sono bloccati, piuttosto che in reiterati comunicati che non dimostrano assolutamente nulla se non la sua incapacità di far fronte alle richieste della popolazione del territorio su cui insiste la discarica.

L’attività della discarica ha esaurito la sua originaria funzione di raccolta dei rifiuti del nostro territorio e ha oramai esclusivamente uno scopo speculativo, anche per questo il comitato chiede che venga rispettata la chiusura prevista entro il prossimo anno  e coglie questa occasione per  esprimere la totale solidarietà a Claudio Conti per gli attacchi immotivati da lei fatti.

Comitato Difesa Diritti Civici e Beni Comuni

 

BENESSERE / ALIMENTAZIONE E IPERTENSIONE ARTERIOSA

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

Chiara Picardi, Biologa Nutrizionista

 

 

ALIMENTAZIONE E IPERTENSIONE ARTERIOSA

 

Molte persone soffrono di sbalzi della pressione del sangue (ipertensione arteriosa) per lo più dei valori della pressione arteriosa sistolica o massima (rilevabile durante la sistole che è la fase di contrazione del cuore) e della pressione diastolica o minima (rilevabile nella fase di riposo). Se l’ipertensione non viene curata, il sangue continua a scorrere nei vasi con una pressione elevata e, nel tempo, compaiono i danni, coinvolgendo anche gli organi nei quali scorrono.
La cura dell’ipertensione è molto più semplice di quanto si possa pensare: nella maggior parte dei casi (circa l’80-90%) è sufficiente riequilibrare le proprie abitudini alimentari ed il proprio stile di vita per far rientrare i valori pressori in un range di normalità. Infatti, la cosiddetta ipertensione primaria si inserisce in un contesto di eccesso di peso e di sindrome metabolica. Correggendo la propria alimentazione e facendo attività fisica mirata è possibile ottenere una riduzione della pressione sia minima che massima senza la necessità di alcun intervento farmacologico.

L’ipertensione secondaria, dovuta a patologie gravi già in atto o ad effetti collaterali di farmaci, rappresenta solo il 10% dei casi totali, e non è risolvibile esclusivamente attraverso l’ottimizzazione della dieta.
L’uomo, che per costituzione tende ad accumulare grasso a livello addominale, è più a rischio di ipertensione della donna; tuttavia questo vale solo fino alla menopausa, ossia fino a quando la donna risulta maggiormente protetta dall’azione esercitata dagli estrogeni. Passata la menopausa anche la donna avrà un rischio di ipertensione aumentato.
IPERTENSIONE ED ALIMENTAZIONE
Esiste un vero e proprio protocollo dietetico studiato appositamente per diminuire la pressione senza necessità di un intervento farmacologico: si chiama DASH diet (Dietary Approaches to Stop Hyertension). Il piano DASH è essenzialmente una dieta mediterranea, ricca di frutta, vegetali, cereali integrali, carne bianca, pesce, legumi e frutta secca. La dieta si basa su 3 regole fondamentali:
– Mantenere il peso corporeo entro valori ragionevoli e secondo età, sesso, attività fisica e lavorativa;
– Ridurre l’utilizzo di sodio cloruro (NaCl sale da cucina) che collabora al rialzo della pressione;
– Aumentare l’assunzione di ortaggi e frutta, (meglio se ricchi di potassio – K).
È importante bere acqua in abbondanza per favorire le funzioni renali e la circolazione del sangue, facendo però attenzione a non eccedere

IL SODIO
La dose quotidiana di sodio dovrebbe oscillare tra i 1,500 mg fino ad un massimo di 2,300 mg ovvero circa
un cucchiaino da caffè di sale da cucina. Per abituarsi gradualmente a eliminare il sale da cucina si può utilizzare:
– Aromi naturali (aglio, cipolla, prezzemolo, timo, erba cipollina, scalogno, maggiorana, alloro, rosmarino, salvia) e spezie (pepe bianco in polvere, paprica, peperoncino rosso) succo di limone e aceto, sempre con moderazione.
– Utilizzare il sale a elevato contenuto di potassio che si acquista in farmacia (solo se il medico lo consiglia).
– Evitare di salare l’acqua di cottura della pasta e delle verdure.
– Evitare l’assunzione di alimenti particolarmente ricchi in sodio.
– Leggere attentamente le etichette poiché la maggior parte di sodio si trova in tantissimi alimenti conservati e/o trattati, ma anche in prodotti come il lievito, i dadi da cucina, i cereali lavorati e nel glutammato.

L’IMPORTANZA DEL POTASSIO:
E’ opportuno aumentare l’apporto di POTASSIO solo da fonti alimentari e non attraverso l’integrazione. Il potassio favorisce l’eliminazione del sodio con le urine. Il potassio si trova principalmente nei liquidi intracellulari, dove esercita le stesse funzioni svolte dal sodio all’esterno della cellula: regola l’eccitabilità neuromuscolare, la ritmicità del cuore, la pressione osmotica, l’equilibrio acido-base e la ritenzione idrica. Variazioni anche minime possono portare a difetti della trasmissione nervosa e della contrazione muscolare. Il potassio contribuisce anche al mantenimento della densità minerale ossea. E’ quindi importante aumentarne gli introiti consumando alimenti che ne contengono discrete quantità quali:

  • LEGUMI E ORTAGGI RICCHI IN POTASSIO: fave, piselli, fagioli freschi, ceci, lenticchie, soia, barbabietola rossa, carciofi, funghi, cavolfiori, cicoria, finocchi, indivia, pomodori, prezzemolo, spinaci, patate, alghe.
  • CEREALI INTEGRALI e FRUTTA ricchi in POTASSIO: albicocche (fresche e secche), fichi secchi ed uvetta (da consumare con moderazione per l’elevato contenuto calorico), prugne secche, datteri, avocado, banane, castagne, kiwi, melone, olive nere, frutta secca oleosa: pistacchi, mandorle, pinoli, semi di girasole.
    Il CALCIO ed il MAGNESIO devono essere presenti nella dieta per la loro azione preventiva sulle contrazioni della muscolatura liscia delle arteriole. La vitamina C aiuta a mantenere sani i vasi sanguigni messi sotto sforzo dalla maggiore pressione esercitata su di essi a causa dell’ipertensione.

Attenzione a diarrea, vomito o sudorazioni intense e prolungate che possono comportare ipokalemia ovvero
una diminuzione della concentrazione sanguigna di potassio; può essere indotta anche da un consumo eccessivo di liquirizia

CIBI DI CUI MODERARE L’UTILIZZO:
– Alimenti ricchi di grassi saturi: carni rosse, frattaglie, grasse e i derivati (salumi e insaccati).
– Bevande zuccherate e dolci
– Sodio
– Condimenti di origine animale (burro, strutto, panna, mascarpone).
– Le cotture troppo elaborate (fritti, soffritti, stufati) o che richiedono l’aggiunta di creme o salse a base di uova, untuose e troppo salate.
– Alcolici e superalcolici (non più di mezzo bicchiere di vino rosso ai pasti).
– I dadi da brodo e le salse a base di soia (sono ricchi di sale).
– Gli alimenti conservati in salamoia e inscatolati o precucinati.

Dott.ssa Chiara Picardi

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

ANTON

Anton è nostro figlio, fratello, amico, e lo rivogliamo al più presto tra noi. Chissà se il desiderio di indipendenza, insito nei suoi diciassette anni, sarà mescolato alla paura, al senso di smarrimento ? Quell’idea di essere padroni assoluti della propria vita, che troppe volte si imbatte in un mondo ricolmo di insidie. Domande e pensieri che invadono la nostra mente e non lasciano indifferenti, in un clima di ansia e preoccupazione. Come colpisce la compostezza e la dignità con cui la sua famiglia, da nove giorni, sta affrontando questo dolore lancinante. Jesi si sta mobilitando per ritrovare una “sua” creatura, e sui social si moltiplicano gli appelli, a dimostrazione di come un insieme di singole persone, in certi momenti possa riscoprirsi comunità. Ricordiamoci che non serve travestirsi da investigatori, ma ogni possibile avvistamento va segnalato con tempestività alle forze dell’ordine. Non ci fermiamo ora, perché il giorno in cui Anton ritroverà di nuovo il sorriso, tra le braccia dei suoi genitori, il sole splenderà sopra tutti noi e sarà finalmente Primavera.

 

IL PONTE

ponte fiume Esino

Certo, non ha il fascino del Ponte Vecchio di Firenze, o di quello di Rialto a Venezia, ma il nostro Ponte San Carlo ha la sua imprescindibile utilità. Ma gli anni passano, il Fiume Esino si esibisce in bizzarrie come natura vuole, ed ecco che improvvisamente vengono svelate tutte le criticità del caso, e la decisione di obbligare Autobus e mezzi pesanti a transitare altrove, non aiuta di certo a far dormire sonni tranquilli. Peccato davvero, che meno di un anno fa, tutti i Politici locali, impegnati nel tour elettorale a Minonna, promettevano piste ciclabili, Piazze, e aree con tutte le tonalità del verde, da quello asparago financo al marino, passando per il pastello e il mimetico, dimenticandosi del vecchio caro ponte, unico collegamento tra la Città e il Borgo. In ogni caso non basteranno operazioni di “rattoppo”, ma si dovrà provvedere ad abbattere e ricostruire, al modico costo di 4 milioni. Considerato che rompendo tutti i salvadanai, in Piazza Indipendenza si arriva ad una disponibilità di circa 280 Euro, un problemino si pone, e il Ministero ha già detto no alla domanda di finanziamento. Con il nuovo governo sul punto di nascere, i parlamentari Jesini, vecchi e nuovi, sono chiamati ad una prova di forza, incisiva e continua,  con Ministro, sottosegretari e funzionari vari per far aprire il cordone della borsa. Grazie.

 

IL PALIO

Che Palio di San Floriano sia ! Gli stemmi sono appesi e l’araldo ha dato ufficialmente il via alla manifestazione, e gli Jesini si dividono tra chi mostra i trentadue denti e i portatori sani di musi lunghi. Molti pensano sia una delle kermesse più riuscite nelle Marche e non solo, grazie ad una organizzazione complessa ma impeccabile, e a guardare i numeri resta difficile sostenere il contrario. Altri, in particolar modo gli abitanti del Centro, la ritengono una rumorosa e poco suggestiva scopiazzatura di altri eventi. In realtà basterebbe considerarla una ben curata rievocazione Medioevale per iniziare un ragionamento che abbia una logica. Sicuramente a quell’epoca non si usava rullare sui tamburi per ore ed ore, i fuochi di artificio non erano stati nemmeno inventati e per mangiare una zuppa con un crostino non era necessario pagare tante monete, ma è anche vero qualche volta si potrebbe dare un morso a pane e pazienza. Oppure, sarebbe opportuno e necessario, aprire un tavolo permanente tra Ente Palio e residenti del Centro Storico, coinvolgendo anche Associazioni e chiunque possa aiutare ad arricchire e rendere il “San Floriano” gradevole per tutti, senza dover affrontare una frettolosa discussione nei primi giorni di Maggio. Buona festa, a chi la ama, e a chi sta già imprecando.

 

CIAO “LISBONA”

Da qualche ora è giunta la notizia della scomparsa di Luciano Bocchini, meglio conosciuto da tutti come “Lisbona”.

Ci lascia un vero e proprio “monumento” della Città”.

Impossibile non avergli voluto bene. Un gigante buono, sempre pronto a raccontare aneddoti e a dispensare buon umore.

Leader della tifoseria negli anni d’oro della Jesina, ha poi legato il suo nome al Largo Europa, di cui è stato anima e cuore. Ritroverà il suo amico di mille avventure sportive Gianfranco Gagliardini, mentre insieme a Stè Forcò passeranno giornate intere a scambiarsi i ricordi dei leoncelli che furono, con il pensiero verso lo spareggio salvezza del 20 maggio. Ciao mitico Lisbona. Jesi non si dimenticherà mai di te.

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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