di venerdì

di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

ANTON

Anton è nostro figlio, fratello, amico, e lo rivogliamo al più presto tra noi. Chissà se il desiderio di indipendenza, insito nei suoi diciassette anni, sarà mescolato alla paura, al senso di smarrimento ? Quell’idea di essere padroni assoluti della propria vita, che troppe volte si imbatte in un mondo ricolmo di insidie. Domande e pensieri che invadono la nostra mente e non lasciano indifferenti, in un clima di ansia e preoccupazione. Come colpisce la compostezza e la dignità con cui la sua famiglia, da nove giorni, sta affrontando questo dolore lancinante. Jesi si sta mobilitando per ritrovare una “sua” creatura, e sui social si moltiplicano gli appelli, a dimostrazione di come un insieme di singole persone, in certi momenti possa riscoprirsi comunità. Ricordiamoci che non serve travestirsi da investigatori, ma ogni possibile avvistamento va segnalato con tempestività alle forze dell’ordine. Non ci fermiamo ora, perché il giorno in cui Anton ritroverà di nuovo il sorriso, tra le braccia dei suoi genitori, il sole splenderà sopra tutti noi e sarà finalmente Primavera.

 

IL PONTE

ponte fiume Esino

Certo, non ha il fascino del Ponte Vecchio di Firenze, o di quello di Rialto a Venezia, ma il nostro Ponte San Carlo ha la sua imprescindibile utilità. Ma gli anni passano, il Fiume Esino si esibisce in bizzarrie come natura vuole, ed ecco che improvvisamente vengono svelate tutte le criticità del caso, e la decisione di obbligare Autobus e mezzi pesanti a transitare altrove, non aiuta di certo a far dormire sonni tranquilli. Peccato davvero, che meno di un anno fa, tutti i Politici locali, impegnati nel tour elettorale a Minonna, promettevano piste ciclabili, Piazze, e aree con tutte le tonalità del verde, da quello asparago financo al marino, passando per il pastello e il mimetico, dimenticandosi del vecchio caro ponte, unico collegamento tra la Città e il Borgo. In ogni caso non basteranno operazioni di “rattoppo”, ma si dovrà provvedere ad abbattere e ricostruire, al modico costo di 4 milioni. Considerato che rompendo tutti i salvadanai, in Piazza Indipendenza si arriva ad una disponibilità di circa 280 Euro, un problemino si pone, e il Ministero ha già detto no alla domanda di finanziamento. Con il nuovo governo sul punto di nascere, i parlamentari Jesini, vecchi e nuovi, sono chiamati ad una prova di forza, incisiva e continua,  con Ministro, sottosegretari e funzionari vari per far aprire il cordone della borsa. Grazie.

 

IL PALIO

Che Palio di San Floriano sia ! Gli stemmi sono appesi e l’araldo ha dato ufficialmente il via alla manifestazione, e gli Jesini si dividono tra chi mostra i trentadue denti e i portatori sani di musi lunghi. Molti pensano sia una delle kermesse più riuscite nelle Marche e non solo, grazie ad una organizzazione complessa ma impeccabile, e a guardare i numeri resta difficile sostenere il contrario. Altri, in particolar modo gli abitanti del Centro, la ritengono una rumorosa e poco suggestiva scopiazzatura di altri eventi. In realtà basterebbe considerarla una ben curata rievocazione Medioevale per iniziare un ragionamento che abbia una logica. Sicuramente a quell’epoca non si usava rullare sui tamburi per ore ed ore, i fuochi di artificio non erano stati nemmeno inventati e per mangiare una zuppa con un crostino non era necessario pagare tante monete, ma è anche vero qualche volta si potrebbe dare un morso a pane e pazienza. Oppure, sarebbe opportuno e necessario, aprire un tavolo permanente tra Ente Palio e residenti del Centro Storico, coinvolgendo anche Associazioni e chiunque possa aiutare ad arricchire e rendere il “San Floriano” gradevole per tutti, senza dover affrontare una frettolosa discussione nei primi giorni di Maggio. Buona festa, a chi la ama, e a chi sta già imprecando.

 

CIAO “LISBONA”

Da qualche ora è giunta la notizia della scomparsa di Luciano Bocchini, meglio conosciuto da tutti come “Lisbona”.

Ci lascia un vero e proprio “monumento” della Città”.

Impossibile non avergli voluto bene. Un gigante buono, sempre pronto a raccontare aneddoti e a dispensare buon umore.

Leader della tifoseria negli anni d’oro della Jesina, ha poi legato il suo nome al Largo Europa, di cui è stato anima e cuore. Ritroverà il suo amico di mille avventure sportive Gianfranco Gagliardini, mentre insieme a Stè Forcò passeranno giornate intere a scambiarsi i ricordi dei leoncelli che furono, con il pensiero verso lo spareggio salvezza del 20 maggio. Ciao mitico Lisbona. Jesi non si dimenticherà mai di te.

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

BENVENUTI A PIACENZA

Giorgio Benvenuti

Piacenza è una Città che non è mai entrata nelle mie simpatie. Durante le interrogazioni di Geografia, il dubbio se fosse un capoluogo dell’Emilia o della Lombardia era sempre presente.

Nessuno sul globo terraqueo ha mai rivendicato di esserci andato in vacanza.

Il suo clima si contraddistingue per nebbia e umidità, con le zanzare che in estate la eleggono a luogo di villeggiatura ideale.

Non vi è nato neanche un Imperatore, e di Archi in onore di un qualche Papa nemmeno l’ombra. Nonostante questi inconfutabili dati di fatto, Giorgio Benvenuti ha scelto di andare a dirigere la Polizia Municipale proprio a Piacenza, rinunciando brutalmente all’incarico nella nostra Jesi. L’unico motivo plausibile per addolcire la pillola, sarebbe scoprire che il Comandante nel tempo libero ama trastullarsi nella nobile arte della briscola, e ha voluto rendere omaggio alla terra che detiene il brevetto delle carte per tutti i giocatori del centro-nord Italia. In ogni caso, speriamo che qualcuno gli “stacchi” una bella multa per aver strappato un contratto già firmato, e soprattutto aver mancato di rispetto ad una Comunità.

 

TRISTEZZA

Mentre il mondo degli umani piange la giovanissima Rebecca, morta a causa di un trauma cranico avvenuto mentre si divertiva nel giocare a Rugby, sui social gli imbecilli trovano il modo di farsi notare.

Per commentare questa tragica fatalità, in una pagina con quasi 2500 seguaci, che si occupa salute, benessere, bellezza naturale e compagnia cantante, compare questo post: “Le donne devono tornare a fare le donne… nella vita come nello sport come in tutto altrimenti andrà sempre peggio…”.

L’autore di questa genialata, non solo dimostra di non conoscere l’uso delle virgole, e cosa ben più grave, dileggia una vita spezzata, ma lancia un messaggio forte e chiaro: la donna ha bisogno di tenersi in forma, mangiare sano e curare il proprio corpo, ma solo per esser stimolante verso l’uomo, del quale deve essere subalterna e genuflessa. Sarò ingenuo, ma nel bel mezzo del 2018, cotanta bestialità mi colpisce e travolge. A te Rebecca, splendido pilone, invio un bacio e una preghiera laica: Ovunque tu sia, aiutaci a sconfiggere l’ignoranza.

 

BENE, MA NON BENISSIMO

Riassunto della situazione Politica Italiana dopo che sono passati due mesi esatti da quel “maledetto” 4 Marzo: La Lega aumenta i propri consensi anche quando si vota a Paperopoli, e Salvini è già sopra una ruspa in direzione Palazzo Chigi, con tanto di Elisa Isoardi e un fusto di birra. Silvio, spera ancora in una grande ammucchiata; chi lo avrebbe mai detto ? La Meloni continua a parlare, ma nessuno se ne accorge. Di Maio, prima a flirtato con la Lega, poi ha amoreggiato con il PD; ora è passato all’autoerotismo. Di Battista aveva promesso di andare in esilio, ma lo ritrovi sempre In qualche trasmissione televisiva, da medicina 33 a melaverde. Renzi continua di soppiatto a dirigere i Democratici, ma ha messo Martina a fare il reggente, che però deve vedersela con Rosato, che a sua volta deve respingere le critiche di Cuperlo, che intanto attacca Franceschini, che non sopporta Orfini…. che al mercato mio padre comprò. La Sinistra è impegnata in una non stop per risolvere i problemi del Guatemala; non disturbare, grazie. In questo contesto, l’escalation delle esclamazioni del Presidente Mattarella è stata la seguente: serve pazienza, troveremo una soluzione, porca pupazza, ma chi me lo ha fatto fare, cacchio, sto perdendo la pazienza, bastardi. In vista delle consultazioni di Lunedì, si andrà a confessare preventivamente. A.A.A. buonsenso cercasi disperatamente.

 

SOLO IL FATO LI VINSE

«Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. Il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”.» Scrisse così una delle “penne” più famose d’Italia, Indro Montanelli, sul Corriere della Sera. Il 4 maggio 1949 scomparve in toto una squadra leggendaria, capace di dominare per anni il calcio italiano.  Tutto cominciò qualche mese prima, quando la nazionale italiana, piena zeppa di giocatori granata, affrontò il Portogallo. Fu la prima partita del dopo Pozzo: il ciclo dell’indimenticato C.T, che l’11 maggio del 1947 schierò dieci granata d’azzurro contro l’Ungheria, era giunto al termine. La Nazionale era stata affidata a Ferruccio Novo, vale a dire il presidente del Torino. Proprio in quell’occasione, il capitano del Portogallo, Ferreira, in cerca di un team all’altezza per la sua partita d’addio, convinse Valentino Mazzola a portare il Torino a Lisbona, per giocare contro il suo Benfica. Novo non era affatto contento, poiché la trasferta portoghese si sarebbe accavallata con la parte finale del campionato. Si arrivò così ad un compromesso: se non si fosse perso contro l’Inter, diretta concorrente al titolo, la squadra avrebbe avuto l’ok della società. San Siro era una bolgia per la partita più importante dell’anno. Finalmente c’era la possibilità di combattere quegli undici marziani, che l’anno prima avevano vinto il campionato con sedici punti di vantaggio sulla seconda. L’Inter voleva a tutti i costi spezzare l’egemonia granata, mentre il Toro dalla sua, voleva confermarsi campione per l’ennesima volta, ma doveva fare a meno di un febbricitante Mazzola, indubbiamente il giocatore più forte. Ma alla fine fu 0 a 0, così la squadra partì quasi al completo per Lisbona. Una delle poche volte, forse l’unica, dove i tifosi, a posteriori, avrebbero preferito una sconfitta.

Restarono in Italia solo il portiere Gandolfi, il terzino Toma, il telecronista Nicolò Carosio e il presidente Ferruccio Novo, a letto malato. Neanche Mazzola era ancora del tutto guarito dall’ influenza, ma come poteva rinunciare a quella trasferta che proprio lui aveva organizzato? Invano un altro grande giornalista, Carlin Bergoglio, aveva cercato di convincerlo: «Non andare, sei ancora malato». «I campioni e lo sport vanno onorati degnamente», sosteneva capitan Valentino. Uomini d’altri tempi… La partita la vinsero i portoghesi, poi subito il ritorno in Italia. Nonostante fossero giunte dall’Italia notizie poco rassicuranti (pioveva a dirotto, il Po straripava), l’aereo del Toro era decollato lo stesso in direzione Malpensa. A Barcellona, dove aveva fatto scalo per il rifornimento, il comandante Meroni era stato avvertito delle critiche condizioni meteorologiche di Torino. Eppure, chissà perché, aveva deciso di ignorare il previsto arrivo a Milano per atterrare proprio nel capoluogo piemontese. Evidentemente Il destino aveva deciso così. L’aereo si schiantò sul monte Superga. Erano le 17:03. Quel drammatico pomeriggio ci lasciarono tutti i presenti sull’aereo. La notizia si sparse velocemente e la strada per Superga diventò subito preda di centinaia di persone. Appresa la notizia, anche Pozzo corse subito sul posto. L’ex CT conosceva alla perfezione quella squadra… «Su un lato, spazzando i rottami, qualcuno aveva già disposto quattro o cinque cadaveri. Erano i corpi di Loik, Ballarin, Castigliano… Li riconobbi, e li nominai. Li conoscevo, oltre che dal viso, dagli effetti personali, da tutto. Fu allora che mi accorsi che un carabiniere, mi seguiva e prendeva nota di quanto dicevo. “Nessuno meglio di lei…”, sussurrò. Mentre rovistavo fra i resti di ciò che giaceva al suolo, ricordo che un uomo mi mise una mano sulla spalla e mi disse in inglese: ‘Your boys”… Era John Hansen della Juventus, anche lui accorso fin lassù. Non so se piangessi, in quel momento. Dopo scoppiai in lacrime…» Ricorderà dieci anni dopo Pozzo in un’intervista. A poche ore dall’incidente, in tutta Italia è già lutto nazionale: il Grande Torino era l’orgoglio di tutti gli italiani, non solo dei tifosi granata. Ma in un attimo era finito tutto. Gli invincibili purtroppo non erano immortali. Nessuno ora si fidava più dell’aereo. Il trauma sarà così grande che un anno dopo l’Italia partirà per i Mondiali brasiliani in nave invece che in aereo. Proprio quei Mondiali che una generazione così forte avrebbe dovuto giocare dal 1942 al 1950, e chissà, magari vincerne almeno uno, vista la forza indiscussa e inarrivabile. Ma prima la guerra, poi la tragica morte, non glielo permetteranno.

Oggi, 4 maggio 2018, giorno del 69° anniversario della tragedia, i cuori di tutti gli italiani si tingono di granata. “Forse era troppo meravigliosa questa squadra perché invecchiasse; forse il destino voleva arrestarla nel culmine della sua bellezza.” Tutte le squadre hanno una storia, ma solo il grande Torino è Leggenda.

* Tratto da Romanzo Calcistico.

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

UNA PAGLIACCIATA INUTILE

A Macerata, in occasione delle celebrazioni per il 25 Aprile, qualche buontempone ha appeso in Piazza un mega fantoccio raffigurante Il Duce, e ha invitato i bambini presenti a spaccargli la testa penzolante, in cambio di appetitose caramelle.

Una prova di “forza” infantile e controproducente, una goliardata idiota, aggravata dal voler coinvolgere dei ragazzini, che avrebbero di certo preferito correre o tirare due calci ad un pallone in un bel parco.

La storia, come sempre, ha distinto con nitidezza gli oppressori da coloro che hanno lottato per la libertà.

Il Regime nazifascista e la conseguente Resistenza non possono essere catalogati a burla. La rappresentazione farsa di quanto accaduto a Piazzale Loreto, è stata una ignobile mancanza di rispetto verso i nostri connazionali che il sangue l’hanno versato davvero. Alle generazioni nuove e nuovissime, chiamate a vigilare affinché l’inferno non abbia mai più posto sulla terra, sarebbe stato utile regalare un libretto dal titolo “Lettere di condannati a morti della Resistenza Italiana” , ma evidentemente gli organizzatori di questa messa in scena pagliaccesca non sanno nemmeno leggere.

 

UN’OCCASIONE PERSA

Suggestivo il terzo murales comparso nei grandi palazzoni di Via San Giuseppe.

Una corda rossa che passa attraverso finestre e terrazzi, a celebrare e rendere attuale l’antico mestiere dei cordai.

Arte, idee e colori come punto di partenza per un quartiere che necessita di un riscatto.

Semplice e genuina la festa che accompagnato l’inaugurazione della nuova opera, con la musica fatta partire direttamente dai balconi, e le piccole attività commerciali protagoniste insieme agli abitanti del rione, a rimarcare un senso di appartenenza che viene intaccato, ma non distrutto, dagli assilli quotidiani. Spazio anche a “Jesi in Comune”, che di sorridere non aveva proprio voglia, e ha posto l’accento sulle tante criticità esistenti. Largamente condivisibile il contenuto del volantino, da rivedere la tempistica della sua distribuzione. Ma in un contesto gioioso e inclusivo, non è passata inosservata l’assenza quasi totale di famiglie straniere. Un’occasione inspiegabilmente persa per coltivare quei rapporti umani fondamentali ad annodare i fili di un discorso, già di se complesso. I rappresentanti delle varie Comunità sono chiamati a riflettere.

 

LE RECITE DI FINE ANNO

L’anno scolastico sta volgendo velocemente al termine, e nelle scuole dell’infanzia si stanno ultimando i preparativi per la recita finale.

Un appuntamento immancabile, che ha le proprie regole.

I babbi devono puntualmente saltare la finale interaziendale di calcio a 8, mentre le mamme sono costrette ad estenuanti sedute di manicure.

Generalmente i frugoletti iniziano la loro festicciola nel pomeriggio, ma già dalle prime ore del mattino iniziano le diatribe per occupare la prima fila, con Nonna Crudelia a difendere con unghie, denti e cinghia della borsa, i posti per due alberi genealogici, e la vicina di casa che non ha una mazza da fare. Tutti seduti, lo spettacolo può iniziare, ed è obbligatorio fare il video al pargoletto mentre ci canta le gesta del coccodrillo che sorseggia camomilla, per poi farlo vergognare quando avrà vent’anni e si presenterà a casa con Miss Intimissimi. Applausi a scena aperta, e via con la carrellata delle foto. Una volta le istantanee polaroid volavano in aria come coriandoli, ora si acquista appositamente il nuovo Samsung S148. Si narra che qualche genitore, per maggior sicurezza, abbia direttamente contattato Oliviero Toscani. La merenda all’aperto è la giusta conclusione di una bella giornata, e tutti a fiondarsi sulla cicerchiata preparata dalla bidella Filomena, già riconosciuta dall’ONU come arma di distruzione di massa, mentre zia Nandina, giunta appositamente da Roma, offre a chiunque un pezzetto di abbacchio per “sciacquarsi la bocca”. Chi se ne importa se abbiamo obbligato i figlioli a mangiare per tutto l’anno, pasta di semi integrale, cremina di piselli e farro in brodo vegetale.  Una mamma pulisce con le lacrime la strisciata d’erba sui pantaloni bianchi appena comprati del proprio cucciolo, intanto il marito è impegnato in una sfida all’ultimo balzo di corsa con i sacchi. Scene di ordinarie recite di fine anno.

 

PRIMO MAGGIO

“Dove andiamo il primo Maggio ?”.

Questa è la domanda più ricorrente in questi giorni, ed alla fine tra concerti, natura, arte, passeggiate al mare rigorosamente con dei passeggini, le proposte non mancano di certo. Anche se la Società è stata corrosa da precariato, jobs Act e porcherie affini, spero abbia ancora un senso ricordare che si tratta della festa del lavoro, e voglio farlo con le parole di Giorgio Gaber.

“Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un garofano è spuntato d’un sol colpo fra le dita
ma sicuro che sbadato oggi è maggio che ci invita
ad unirci fino a sera per la nostra primavera
forza amici in allegria questa nostra festa sia.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Via di corsa tutti in piazza tutti fuori ad applaudire
c’è persin la mia ragazza sotto il sol dell’avvenire
Le officine oggi son vuote dorme il tram nel capannone
rosso maggio le tue note della strada son padrone.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Questo giorno è tutti i giorni tutto l’anno vi è racchiuso
primo maggio tu ritorni a dar forza a chi è deluso.
Questa festa è una gran festa non ce l’hanno regalata
su leviamo alta la testa noi l’abbiamo conquistata.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.”

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

IL DUCA

Un Collegio Docenti con uno schioccar di dita, propone di cancellare una storia lunga settanta anni.

scuola duca amedeo di savoia

La scuola media “Duca Amedeo di Savoia” dovrebbe cambiare denominazione ed essere intitolata a Paolo Borsellino. Alzo subito le mani, sono ex “Duchino” orgoglioso, e pur consapevole che i problemi da affrontare sono ben altri, la notizia mi turba parecchio. Sarò forse l’ultimo dei romantici, e forse persino un po’ nostalgico, ma credo che le scuole, come le Piazze o le Vie, dietro ad un nome abbiano anima, frammenti di vita, e sfugge il motivo per cui debbano essere geneticamente modificate. Provate ad immaginare se il Liceo “Giulio Cesare” di Roma cantato da Venditti, o la Via Paolo Fabbri di Guccini, improvvisamente cambiassero nome.

Sapevamo di non avere laboratori all’avanguardia e le palestre erano ex magazzini, ma avevamo fierezza nel frequentare la scuola che era stata dei nostri padri, quella nel cuore della Città. Epiche le sfide a Pallavolo con i “Leopardiani”, ovvero quelli della Jesi nuova, e i “Federiciani”, generalmente stanziati a Sud-Est, con noi “Duchini” ingiustamente considerati un pochino snob. Oltre alla tempestiva necessità del cambio di denominazione, non si capisce neanche il criterio con il quale sia stato scelto il Giudice Borsellino. Lungi da me non considerare rilevante e fulcro della civiltà la lotta alle mafie, ma allora perché non considerare Giovanni Falcone o Rosario Livatino, solo per citarne due. In ogni caso dal Comune, nonostante i mal di pancia e la tardiva retromarcia dell’Assessore Butini, hanno dato il proprio assenso. Ora, la decisione definitiva spetterà a qualche funzionario di un freddo ufficio Regionale. Ma cosa vogliono saperne se non hanno frequentato “il Duca” ?

 

VERSO IL 25 APRILE

lapide via xx settembre

Forse non tutti lo sanno, ma a Jesi, in Via XX Settembre, in prossimità di una curva, si trova una targa con su scritto “Qui nei giorni 8 e 9 Febbraio 1944 furono fucilati dai fascisti della Repubblica di Salò i partigiani Magnani Armando e Panti Primo combattenti per la libertà d’Italia”.

Magnani (7.10.1891 – 8.2.1944), elettricista di Belvedere Ostrense, fu accusato di di aver sottratto grano all’ammasso di Staffolo per distribuirlo alla popolazione civile.

Venne fatto prigioniero insieme ad Augusto Bernacchia, in favore del quale intervennero i sacerdoti Don Arduino Rettaroli e Don Gino Paoletti. Grazie a loro riuscì a salvarsi , ma dovette assistere all’esecuzione di Magnani, il quale corpo restò abbandonato sul luogo, sotto la pioggia, fino a sera.

Primo Panti (28.12.2011 – 9.2.1944), muratore di Jesi, fu catturato durante un rastrellamento, e a nulla valse l’intervento del Vescovo Mons. Falcinelli. Nel muro sono ancora visibili i segni dei proiettili. Al di là delle convinzioni di ognuno, in questi giorni di avvicinamento al 25 Aprile, trovare il tempo di un passaggio davanti a questa lapide, e magari lasciare un fiore, significherebbe riconoscere le radici della nostra Città, rendendo omaggio ad una storia drammatica ma reale.

 

TUTTI AL MERCATO

Nella breve ma splendida gita a Firenze ho avuto modo di rimanere a bocca aperta entrando nel mercato coperto del centralissimo quartiere San Lorenzo, a due passi dal Duomo.

 

Il Mercato delle Erbe

Un insieme di colori armoniosi a far da culla alle tipicità locali, con bistecche, lampredotto e finocchiona sugli scudi, e la possibilità, dopo aver fatto brillare gli occhi, di dar soddisfazione anche al palato, in spazi accoglienti.

Anche Jesi, pur se in dimensioni ovviamente più ridotte, ha la struttura da sempre idonea ad ospitare il mercato in Piazza delle erbe, che con idee, volontà e qualche soldo da investire, troverebbe il suo riscatto diventando una vera e propria perla.

Ortolani, macellai e panettieri che si mescolano a produttori biologici e apicoltori.

Un esposizione di ciò che sappiamo fare con esperienza e abilità, a partire da “Sua Maestà” il Verdicchio, autentico Ambasciatore Jesino nel Mondo, fino all’olio, passando per i formaggi dei nostri splendidi caseifici.

Spazio alle botteghe artigianali, per riscoprire l’utilità di quei mestieri in via di estinzione, come il calzolaio, il piccolo falegname o l’arte della sartoria. Un luogo di incontro, di specialità enogastronomiche e cultura popolare. Per ora, al netto delle chiacchiere, tutto ciò sembra restare un sogno.

 

RUSSIA 2018

Gli azzurri passeranno l’estate a organizzare trenini nei villaggi turistici, e Gian Piero Ventura forse starà ancora con i piedi a bagno in quel di Zanzibar, ma i Campionati Mondiali di calcio 2018 si disputeranno ugualmente.

notti magiche Totò Schillaci

In Russia l’organizzazione procede spedita, e sta per essere ultimata la cerimonia di apertura, con l’obiettivo di stupire.

Le indiscrezioni raccontano di un orso, vero e vivo non un peluche, che consegnerà il pallone ufficiale all’arbitro. Speriamo che Putin abbia il senso del limite e non voglia colorare il cielo con qualche missile.

Intanto in terra Italica, gli adepti del “Dio Eupalla” si stanno scatenando nel mostrare le innate conoscenze tecnico tattiche ed indovinare la squadra che alzerà la Coppa. Sarà ancora la Germania, rinfrancata dall’assenza di spaghetti e mandolini Italiani, la Spagna, pronta a sfoderare i nuovi gioiellini delle cantere, o i galletti francesi, tanto altezzosi quanto massicci ? Ma no, trionferà il Sud America, con il Brasile che riproporrà il football toda joia toda beleza, o l’Argentina di Leo Armando Maramessi.

Ma la vera sfida è per neofiti, principianti, antipallonari e mogli con le scatole piene, nel trovare la squadra da simpatizzare, tifare, e spingerla fino a farla diventare la Nazionale rivelazione. La gamma di scelta si presenta molto vasta: Per le classi più abbienti si suggerisce di puntare su Panama, che ricambierà il sostegno ricevuto aprendovi un conto corrente fittizio. Per chi ama distinguersi è ben presente l’opzione Islanda, sapendo che l’originalità dell’azzardo sarà apprezzato dalle ragazze in cerca di originalità. Chi invece si vuole affidare al vecchio metodo “n’do coglio coglio” può indossare un chimono e sorridere senza apparenti motivi, per diventare un vero supporter del Giappone. Se si vuole sfidare la cabala, pronti con le note di Cielito lindo e forza Messico, squadra che partecipa praticamente sempre, ma l’unico segno che di solito lascia è l’odore di peperoncino in aria. Per narratori e sognatori ogni compagine Africana può essere quella giusta: Dal Senegal  al Marocco, dalla Nigeria fino all’Egitto, la simpatia è assicurata, il risultato finale un po’ meno.  Va bene, forse non saranno “notti magiche”, ma è comunque un gioco che vale la pena vivere.

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

PRONTI, VIA!
Il recupero del vecchio nosocomio Settecentesco che si affaccia su Corso Matteotti, ha fatto scattare la corsa Olimpica ad illustrare l’idea geniale da parte di Amministratori, Politici, e pseudo finanziatori di tutti i livelli. Dopo pochi metri, la gara è già entrata nel vivo e promette scintille. Sede per l’associazionismo, anzi no, meglio un grande centro per i convegni. Ma non scherziamo, è la sede ideale per il Liceo Artistico. Alla città servono parcheggi. Deve diventare un pronto soccorso per i codici di lieve entità. E il vecchio laboratorio analisi? Bisogna riconvertirlo. No, no, no, va demolito. La sfida tra i podisti di Comune e Regione sarà lunga e agguerrita, con i partiti pronti a giocare un ruolo da outsider, mentre ai cittadini, relegati al ruolo di spettatori, è stata consegnata una bandierina da sventolare al passaggio del progetto vincente. Intanto continua a restare in piedi l’edificio che tiene tristemente compagnia ai passanti di Viale della Vittoria, alla faccia delle annunciate tumulazioni. Ma forse quella corsa non interessa già più.

 

GIGETTO
L’alunno Gigetto che frequenta il primo anno di scuola superiore, ha ricevuto un voto insufficiente nel compito in classe, e questo gli pregiudicherà la gita scolastica. Incredulo, ha immediatamente esclamato verso il Prof: “Lei non sa cosa c’è dietro questo mio lavoro. Forse non era perfetto, ma non ho potuto studiare perché dovevo incontrare Ilaria, la mia nuova ragazza. Mi sono dovuto travestire da Batman per far svenire mia madre e uscire in tranquillità. Poi, arrivato a casa sua, mentre stavamo limonando, è apparso il fratello con una chiave inglese in mano, e ho dovuto passare diverse ore chiuso in bagno, finendo tutta la carta igienica a disposizione. Ma se lei non capisce queste cose, non può fare l’insegnante, ed è giusto che stia a casa a mangiare patatine e fruttini. Nel suo corpo non alberga un cuore, ma un cestino per la spazzatura”. Il padre del povero Gigetto ha subito inviato una lettera ufficiale di protesta verso quel pelato del Preside per l’assurda designazione dei Professori. Il Consiglio d’istituto ha affrontato il caso con celerità, mettendo in secondo piano tutti gli altri problemi della scuola, ma i convinti sostenitori del giovanotto, commossi dalla sua sincerità, e i moralisti di stagione, sono rimasti su posizioni opposte. Tragicomiche storie Italiche.

LE CERIMONIE
Con la Primavera arriva il tempo delle cerimonie. Battesimi, Prime Comunioni, Cresime, Matrimoni. Alzi la mano chi non dovrà partecipare ad almeno uno di questi eventi. In queste circostanze emergono le ultime tangibili differenze tra uomo e donna. Ecco a voi un elenco semi serio di comportamenti classici.
Uomo: Per vestirsi utilizza un budget di 28 Euro. Compra una giacca da utilizzare con qualunque condizione climatica. Da quella giacca si dimentica di staccare il cartellino. Pur di non esser presente alla funzione Religiosa, gira la Città per ben 12 volte, alla finta ricerca di un parcheggio. Arrivato al ristorante, ha la camicia azzurrina già ampiamente pezzata all’altezza delle ascelle. Dopo il tris di primi, le macchie di sugo marciano alla conquista di qualunque indumento. Al quarto brindisi la cravatta è legata in testa stile “ultimo dei mohicani”. Non resiste e fa partire un trenino, diventando il migliore amico di Charlie Brown. Si esibisce nella serie delle “osterie”, arrivando fino alla mille, quella con il suo pistolino che fa scintille. Nella foto di rito con il festeggiato e la torta, posa rigorosamente con la cintura allentata e l’elastico delle mutande a pois in bella vista. Il giorno dopo in ufficio, racconta di essere stato ad una festa, ma non ricorda bene di chi.
Donna: Per vestirsi chiede alla banca un finanziamento veloce veloce. Compra una canottierina, una sottogiacca, una magliettina, una maglia, una giacca, un foulard, da utilizzare a seconda delle condizioni climatiche. Stacca tutti i cartellini per dimenticare i prezzi. Partecipa alla sfilata per ricevere l’ostia in modalità “chiappa tonica 2018”. Salta il tris di primi per evitare le macchie di sugo. Al quarto brindisi millanta una simpatia nei suoi confronti da parte del Sultano del Bahrein. Le scarpe con tacco 18 fanno diventare i piedi delle mazzette da muratore, ma non si molla. Alla partenza del trenino sfodera lo sguardo incredulo e schifato. Sulle note delle “osterie” scrive un messaggio all’avvocato per chiedere informazioni sul divorzio. Prima della foto con festeggiato e torta, va in bagno e fa direttamente arrivare il parrucchiere di fiducia. Il giorno dopo in ufficio, criticherà tutte le altre signore presenti.
Tanti Auguri !

GIROTONDO
Un pensiero, una filastrocca, un’idea, un gioco, una canzone, una poesia,… per fermare i Signori della guerra.
Se verrà la guerra, Marcondiro’ndero
se verrà la guerra, Marcondiro’ndà
sul mare e sulla terra, Marcondiro’ndera
sul mare e sulla terra chi ci salverà?
Ci salverà il soldato che non la vorrà
ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà.

La guerra è già scoppiata, Marcondiro’ndero
la guerra è già scoppiata, chi ci aiuterà.

Ci aiuterà il buon Dio, Marcondiro’ndera
ci aiuterà il buon Dio, lui ci salverà.

Buon Dio è già scappato, dove non si sa
buon Dio se n’è andato, chissà quando ritornerà.

L’aeroplano vola, Marcondiro’ndera
l’aeroplano vola, Marcondiro’ndà.

Se getterà la bomba, Marcondiro’ndero
se getterà la bomba chi ci salverà?

Ci salva l’aviatore che non lo farà
ci salva l’aviatore che la bomba non getterà.

La bomba è già caduta, Marcondiro’ndero
la bomba è già caduta, chi la prenderà?

La prenderanno tutti, Marcondiro’ndera
siam belli o siam brutti, Marcondiro’ndà

Siam grandi o siam piccini li distruggerà
siam furbi o siam cretini li fulminerà.

Ci sono troppe buche, Marcondiro’ndera
ci sono troppe buche, chi le riempirà?

Non potremo più giocare al Marcondiro’ndera
non potremo più giocare al Marcondiro’ndà.

E voi a divertirvi andate un po’ più in là
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà.

La guerra è dappertutto, Marcondiro’ndera
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà?

Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori.

Di gente, bestie e fiori no, non ce n’è più
viventi siam rimasti noi e nulla più.

La terra è tutta nostra, Marcondiro’ndera
ne faremo una gran giostra, Marcondiro’ndà.

Abbiam tutta la terra Marcondiro’ndera
giocheremo a far la guerra, Marcondiro’ndà…

Fabrizio De Andrè

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

LA FORMULA 1 A JESI

Il fatto che a Jesi il manto stradale e la segnaletica siano da rifare è risaputo, ma continua a stupire l’immensa passione degli automobilisti nostrani per la Formula 1.

Pronti con lo scatto a tempo di record dai semafori, si sfreccia nei rettilinei, breve sosta al distributore per il rifornimento, e via andare. I pali abbattuti e i cofani conficcati in qualche muretto, non sono altro che la beffarda conseguenza di un “best lap” da ottenere a tutti i costi.

In ottica futura, si potrebbe pensare di organizzare un vero e proprio Gran Premio, su un circuito cittadino dal grande fascino, come Montecarlo. Griglia di partenza all’Arco Clementino. Si parte, prima curva in via Cavour, discesa fino alla curva “ del tabaccaio” che immette in Via Mura Occidentali. Svolta a destra per giungere in Viale della Vittoria, dove, nel parcheggio Mercantini verranno allestiti i box e il cavalcavia fungerà da tunnel. Via del Setificio e XXIV Maggio per trovare qualche buon sorpasso, fino ad arrivare in zona Gallodoro, con le “piscine” e il Casinò, o meglio la sala giochi.

Bel finale di giro con la salitona di Via Roma per far rombare i motori e arrivare al traguardo. Certo, non avremo yacht a bordo pista o Principi in terrazza, ma speriamo di diventare almeno un paradiso fiscale. Cosa ve ne pare ?

 

CR7

Nell’era del geneticamente modificato, bastano pochi fotogrammi per riscoprire la vera essenza del gioco del calcio.

Cristiano Ronaldo sfida le leggi della fisica e si alza in cielo per colpire la palla in rovesciata con il collo piede. Le donne ad ammirare dei bicipiti marmorei. La testa bagnata di De Sciglio sullo sfondo, come a rendere involontario omaggio a cotanta maestosità.

Buffon impietrito a guardare il cuoio che arriva a baciare dolcemente la rete. Il pubblico presente allo Stadium in piedi ad applaudire, perché l’incantevole bellezza di un gesto tecnico regale e sontuoso non appartiene ai soli tifosi di un qualunque Club, ma entra nel cuore di ogni appassionato.

Il sorriso spensierato di un trentatreenne Portoghese con la faccia da ragazzino, consapevole che per qualche istante il mondo sportivo si è accomodato sotto le sue scarpette tacchettate. Grazie, Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, per aver realizzato il sogno di tutti noi mocciosetti pallonari di ogni epoca, che abbiamo provato e riprovato quella rovesciata milioni di volte, raccogliendo solo brutte figure e tremende schienata per terra.  Martedì sera, la stella più luminosa è stata la gloriosa maglia del Real con il numero 7 e il tuo nome, ma infondo era anche quella di Marco, Riccardo, Stefano, Giorgio……

 

MI CANDIDO

Chi ha detto che nelle nostre case non si cucina più ? A dare un occhio alle foto presenti sui social network nelle feste Pasquali appena trascorse, si è scatenata una vera e propria sfida all’ultimo manicaretto.

Oltre ai sempreverdi arrosti e le classiche pizze al formaggio, abbiamo potuto godere di una carrellata visiva di dolci, dolcetti, biscottini e uova di tutte le dimensioni.

Tutto rigorosamente fatto a mano. Ho visto la disperazione negli occhi di mia madre, che proprio nell’anno in cui si è presa un più che meritato time out, dopo aver pensato di fotografare una colomba “Motta” con cellophane compreso, ha dovuto optare per uno scatto ad una Camelia.

Ma vedere tante presunte prelibatezze, preparate con genuinità e amore da donne meravigliose, chiudendo gli occhi per provare a gustare magicamente gli odori, è una crimine contro il palato. Dall’alto delle mie conoscenze culinarie, mi propongo ufficialmente come assaggiatore ufficiale alle prossime festività, in cambio di un certificato di qualità e di una menzione in rubrica.

Sono aperte le prenotazioni.

 

CONSULTAZIONI

Il primo giro di consultazioni per la formazione del nuovo Governo è scivolato via senza particolari sussulti.

Di Maio sa che il treno per essere Premier non passa tutti i giorni e chiede alla Lega di silurare l’anziano Silviuccio, e a quegli “zozzoni” dei Democratici di fare un passo in avanti.

Salvini di smontare la sua coalizione non ha alcuna intenzione, e non molla facilmente l’osso con la scritta “Presidente del Consiglio”.

Non pervenuto il Partito Democratico, che ha scelto di stare all’opposizione, anche se non si sa ancora di cosa.

In questo posticcio bailamme, tra le imprecazione gentili di Mattarella e le festicciole dei notisti politici, famosi per aver azzeccato l’ultima previsione elettorale quando il loro quotidiano costava mille lire, il paese galleggia senza scossoni. La Borsa lancia segnali di tenuta, gli indici Economici sono stabili, orde di speculatori non se ne vedono, nessuno si sogna di modificare la Costituzione, e di concedere condoni. Aspettando il secondo giro, forse bisogna già auspicare un terzo, un quarto, magari fino ad un Natale senza Governo; così, per vedere l’effetto che fa.

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

BENVENUTO A BENVENUTI

Giorgio Benvenuti sarà il nuovo Comandante della Polizia Locale di Jesi.

I buontemponi sperano che saprà usare clemenza con gli automobilisti iscritti al Club dei “parcheggiatori dipendenti della quarta fila”, e chiuderà un occhio quando gli articoli del codice stradale e civile verrano usati per coltivare l’arte dell’origami.

I ragionieri si appellano a lui per far aumentare il monte delle entrate Comunali, e hanno già riempito la sua scrivania di calcolatrici e blocchetti per le multe. I giustizieri di tutte le ore, confidano che sappia riportare in Città ordine e disciplina. Io, molto semplicemente, auguro al Comandante proveniente dal cuore dell’ Emilia, di sapersi integrare al meglio con la nostra Comunità, per conoscerla, capirla, e magari apprezzarla. Dovrà essere capace di interpretare le contingenze, ed essere ferreo con le negligenze.

Ma soprattutto, sono certo abbia ben chiaro un concetto fondamentale: Il corpo della Polizia Municipale è amico di tutti i Cittadini per bene, senza alcun bisogno di mascherarlo da minaccioso tutore dell’ordine. Buon lavoro.

 

STORIE DI PASQUA /1

Come ho già avuto modo di scrivere, il mio terrazzo è un ottimo osservatorio da dove scorgere quello che accade intorno a me. L’altro ieri vedo passare due ragazzini, al massimo dodicenni, che si dirigono verso un coetaneo dalla pelle un filo più scura, intento a scorazzare con la sua bicicletta scalcinata. “Daje, vieni a giocà a pallò con noi, ce ne manca uno”, gli dicono con tono perentorio. “No” risponde l’altro, “resto a girare con la bici”.

A quel punto i due giovanotti nostrani iniziano ad inveire: “Indiano di merda. Quando cammini lasci la scia, perche te e quella p…..a de tu madre non ve lavate”.

Non so se il bambino si chiami Kirtan, Samir o Vikes ma ho fatto il tifo per lui. Mentre consumavo nervoso un piccolo sigaro, con la mente l’ho scongiurato di non cedere, di fregarsene degli insulti ricevuti, e per fortuna, come se avesse ascoltato le mie preghiere, ha continuato per la sua strada.

Dall’alto di qualche metro, ho chiesto ai due piccoli Jesini se si sentivano fenomeni. Hanno alzato lo sguardo bofonchiando qualcosa, e se ne sono andati.

Non voglio denunciare pubblicamente un episodio di razzismo, perche a quell’età anche il becerume ha il dono di rimanere in purezza, ma penso al mondo di noi “grandi”, drammaticamente chiuso in un sottovuoto. A cosa serve il nostro fottutissimo concetto di benessere, se contaminiamo le nuove generazioni con l’odio verso tutto ciò che non ci piace ?

 

STORIE DI PASQUA/2

Ad Alessandria alcuni studenti di un Istituto Superiore hanno circondato l’insegnante con difficoltà deambulatorie, l’hanno legata alla sedia con lo scotch adesivo e presa a calci. I ragazzi sono stati sospesi, e dovranno ripulire i cestini di tutte le classi nei minuti di ricreazione. €

Il dibattito sulla scarsa consistenza della sanzione era pronto a partire, e mentre qualcuno si era già sbilanciato chiedendo di rispolverare la vecchia ghigliottina, ci ha pensato proprio la Prof a zittire tutti.

In un’intervista a “La Repubblica” ha dichiarato: “Sono ragazzi del biennio, si sa come sono fatti. Alcuni di loro sono studenti bravissimi. Si è trattato di un episodio di goliardia”.

Non esiste una punizione più potente di queste parole, che sicuramente hanno centrato mente e cuore dei bulletti.

Volevano deridere una fragilità, ma si sono trovati di fronte ad una grandissima donna, che ha invece di schiumare inutile rabbia, ha liberato amore in aria.

La loro stupida noia si è schiantata su un muro fatto di passione per il proprio lavoro. La buona scuola, quella vera, riparta da Insegnanti così.

 

POESIA DI PASQUA

Ai laici, ai Religiosi, a chi dopo la rubrica di oggi mi definirà come un buonista, a chi saprà trovare il sinonimo e il contrario del termine “buonista”, a chi mi legge sempre e a chi non mi si fila, a chi mi critica e a chi mi manda baci.

Tanti Auguri di BUONA PASQUA.

Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
Viva la pace,
abbasso la guerra.

GIANNI RODARI

 

Marco Pigliapoco

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

IL BANDITO E IL CAMPIONE

Un ragazzo Tunisino ha scippato un’anziana signora, ma è stato bloccato da alcuni coraggiosi passanti.

Un Nigeriano, richiedente asilo, ha trovato un portafogli con all’interno ben 450 euro e lo ha subito consegnato ai Carabinieri.

Due fatti di cronaca realmente accaduti a Jesi in un breve lasso di tempo, a dimostrazione che: se, come pare certo, il bandito verrà rimpatriato, avremo una conferma che le leggi per colpire chi delinque esistono, e talvolta basta non attaccarsi ai cavilli per renderle esecutive. Ma sopratutto generalizzare è sempre un giochino pericoloso, utile a scaricare la tensione di chi lo fa, ma irrilevante al fine di capire e migliorare la nostra società.

CAMPO BOARIO

Le immagini del Campo Boario adibito a bivacco, sono state un colpo al cuore di tutti noi che abbiamo vissuto quel luogo.

Le passeggiate con mio nonno, la polvere alzata sul campo da calcio, le feste di Partito, con le ruote che giravano senza sosta mentre le note di un ballo liscio si spandevano nell’aria, hanno riempito un pezzetto della mia vita.

Certo, il Comune è intervenuto per riportare il doveroso decoro, ma i problemi di fondo rimangono aperti, a partire dal fatto che i “senza tetto” costruiranno la propria casa di cartone e rifiuti da qualche altra parte.

Ma obiettivo primario, dovrebbe essere quello di rilanciare un grande spazio di socialità, renderlo di nuovo vivo, dotarlo di un anima, coinvolgendo tutti i volenterosi abitanti del quartiere.

Lunga e nuova vita al Campo Boario.

LA PASQUA

Come ogni anno la Pasqua è in arrivo, e nel bagaglio porta con sé delle regole ferree.

La puoi passare con chi vuoi, fino all’ultimo non sai se dovrai indossare il maglione di lana o la polo estiva con il coccodrillo, e gli animalisti lanciano messaggi di “terrore” sullo sterminio degli agnelli.

Anche io nel mio piccolo, ho stilato un vademecum da rispettare scrupolosamente. I trasgressori dovranno ascoltare un mio monologo sul Presidenzialismo alla Francese. Le tradizioni sono importanti, ma è bandita la coratella per colazione. Non mi interessa nulla se la cucinava anche Zia Isolina o Nonna Terzilia; solo l’odore mi provoca nausea, fine del discorso. Le pizze al formaggio devono essere preparare solo da chi ha un apposito certificato. Non sono tollerati goffi tentativi artigianali, con la scia di pecorino che inebria la Via fino a Ferragosto.

Chiunque abbia intenzione di farmi una gradita visita, deve presentarsi alla porta con un uovo al cioccolato in mano.

Amo follemente pronunciare la frase meno convincente della storia: “ne mangiamo l’ultimo pezzo, poi basta”. Buona Pasqua.

VIRGINIA

Come nei peggiori regimi, Virginia Raggi non sopporta satira e creatività.

Mentre dei maiali fanno delle scorribande tra una scuola e una farmacia, e i topi si organizzano per un golpe, la Sindaca, pronta a tutto pur di compiacere capi politici e leader virtuali, ordina l’immediata cancellazione del murales che riproduceva un bacio appassionato tra Salvini e Di Maio.

Poche ore di vita per un disegno innoquo, spiritoso e ben fatto.

Ma non tutte le fastidiose sciocchezze di Virginia vengono per nuocere.

Consiglio agli amici Romani, di prendere una bomboletta e disegnare Di Battista con le chiappe al vento, o Casaleggio con il pistolino all’aria, sulle buche presenti nelle strade.

Forse si risolverà un problema.

 

Marco Pigliapoco

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

JESI, 23 febbraio 2018 – Sono ufficialmente in vacanza. In viaggio verso il Trentino, Val di Fassa.

Qualche giorno di relax, a prendere quella che i nostri nonni chiamavano “aria buona”, mangiando qualche gustosa polentina accompagnata da un genuino calice di rosso.

Mi lascerò alle spalle i problemi che la quotidianità terribilmente impone, e anche il Burian che molto probabilmente soffierà su Jesi. Avendo nella memoria i flash del clamoroso 2012, quando il bianco coloro’ tetti, strade, e le nostre abitudini, l’idea di “cazzaggiare” laddove la neve e il freddo sono nobili padroni di casa, e non sgraditi ospiti, non mi dispiace affatto. È vero forse perderò le code dal ferramenta per contendersi l’ultima pala disponibile, la visione di donne che non sanno rinunciare al tacco 18 e camminano come papere imbolsite, e uomini che provano a montare le catene, scambiando le gomme per delle lonze da stagionare, ma ho deciso che me ne farò una ragione.

Stacherò la spina da una delle campagne elettorali più demenziale della storia Repubblicana. Niente contatto umano e poche idee, ma solo slogan vecchi e nuovi, sondaggi artificiali, e le lame dei nostalgici che rispuntano in modo vigliacco.

Qualche giorno di vacanza appunto. Avrei potuto evitare di scrivere le mie strampalate parole settimanali, ma ho scelto di non “abbandonarvi”. Tra la complessa compisizione della valigia, e gli sguardi ai bollettini meteo, i social mi hanno fatto imbattere in una lettera che mi ha colpito, e che condivido con tutti voi pazienti lettori.

Chi scrive è la figlia di un ex lavoratore della Tecnowind, azienda dichiarata fallita. Perché “mentre tutto scorre” è necessario ricordare che la dignità degli uomini non ha mercato.

La Tecnowind è fallita. Insieme a lei sono falliti i sogni di mio padre e di tutte le persone oramai grandi che lavorasno lì. Con lei è fallita anche una parte del mio cuore, che vede i miei genitori spaventati, tristi, amareggiati. La Tecnowind è fallita. Io sarò una sognatrice, ma ancora non ci credo. Non posso credere che 240 famiglie da oggi non hanno più un lavoro, un obiettivo, un motivo per mettere la sveglia alle 6,40 per poi andare frettolosamente a lavoro. No, non ci credo, ma oggi sono costretta a crederci. La sirena non suonerà più, mio padre da oggi è disoccupato, forse sente di aver fallito tutto nella sua vita, ma non è così. Papà è il mio eroe, papà mi ha regalato i momenti migliori con le sue lacrime, il suo sudore, la sua fatica, i suoi dolori per crescere nel migliore dei modi. Vorrei far sapere a mio padre, e alle 240 famiglie, che non hanno fallito niente. Da oggi, questi operai vedranno la notte fonda, e non per colpa loro. Alzate la testa e cercate le stelle più luminose, perché domani sarà un giorno migliore”.

 

Marco Pigliapoco

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

BELL’ITALIA

La prestigiosa rivista “Bell’Italia” dedica un servizio, dettagliato con foto a approfondimenti, alla nostra Jesi, definita Città Regia senza bisogno di documenti ufficiali ad attestarlo.

Un motivo di orgoglio per tutti noi che la amiamo e proviamo a viverla quotidianamente.

Mettere in mostra le nostre radici, unite al clamoroso patrimonio storico e paesaggistico di cui disponiamo.

Sfogliando il giornale, ci si dimentica per qualche minuto delle brutture in procinto di esser costruite, vedi torri da 78 piani, e delle lamentele in modalità disco rotto, come quelle degli abitanti senza nome del centro, e dei gruppi costituiti per fermare il “degrado dilagante”.

La fierezza che sovrasta il brontolio. Un momento in cui l’ unico comitato davvero originale e produttivo, è quello per la tutela e la valorizzazione delle bellezze nostrane, reali e potenziali.  Ma una voce sguaiata arriva dalla televisione, a ricordarci che siamo nel bel mezzo di una campagna elettorale. Il sogno ad occhi aperti è già finito, e così sia.

 

FONDAZIONE

I dodici lavoratori della fondazione Pergolesi – Spontini, hanno deciso spontaneamente di ridursi i compensi del 30%.

Evidentemente non è bastato l’annullamento pressoché totale della stagione lirica per riportare ordine tra i conti.

Il Sindaco Massimo Bacci, contagiato dal clima di tenerezza che San Valentino sparge in aria, ha parlato di un “gesto d’amore”.

Al contrario, invece lo considero un gesto di accusa forte e chiaro, verso chi ha gestito un patrimonio in maniera scellerata, e chi ha esercitato il ruolo di controllo in modo ancor peggiore.

Una strenua difesa di una grande professionalità , presa a ceffoni per troppo tempo. I lavoratori si sa, spesso sono vittime di responsabilità non proprie, e questa volta hanno addirittura pagato di tasca loro. Speriamo almeno serva per ripartire davvero.

 

SANREMO

Non sono un amante del Festival, e infatti ammetto che fino ad ora l’ho seguito davvero poco, e ho visto le esibizioni dei cantanti su you tube, nei ritagli di tempo.

L’unica cosa che so suonare è il campanello di casa. Alle scuole medie, quando c’era da suonare quell’odioso flauto, mi davo sempre “malato”. Lungi da me, voler scimmiottare Mario Luzzato Fegiz. Sono un semplice fruitore di musica e un giocherellone, quindi ecco a voi i miei voti agli artisti in gara, ovviamente in pillole.

Annalisa – voto 6,5. Il talento c’è, la canzone meno.

Decibel – voto 6,5. Si poteva stare anche senza, ma si ripresentano con ottimo stile.

Diodato e Roy Paci – s.v. Porca miseria, questi li ho proprio dimenticati.

Elio e le storie tese – voto 6. Aspettative altissime, ma risultato striminzito. Sufficienza ad una carriera strepitosa.

Enzo Avitabile con Peppe Servillo – 4. Non mi sento all’altezza per capire il loro filo logico.

Ermal Meta e Fabrizio Moro – voto 7. La canzone è scopiazzata, ma il testo è di spessore.

Giovanni Caccamo – voto 3. Un giovane di ottantacinque anni.

Le vibrazioni – voto 2. Ma si erano sciolti così bene.

Lo Stato Sociale – voto 7,5. Stile Righeira anni 80. Ironici, divertenti, e con idee.

Luca Barbarossa – voto 6,5. Cantata Romanesca fedele al suo stile. Coerente.

Mario Biondi – voto 6. Una “biondata” integrale

Max Gazzè – voto 8. L’artista è nel pieno della maturità, e la storia di “Cristalda e Pizzomunno” è coinvolgente.

Nina Zilli – voto 5. Si può fare di più.

Noemi – voto 6. La sua voce gli consente di interpretare anche una canzone mediocre.

Red Canzian – voto 3. Una sola domanda. Perche ?

Renzo Rubino – voto 4. Anonimo come le telefonate alle 4 del mattino.

Roby Facchinetti e Riccardo fogli – voto 3. Ho schiacciato stop al secondo numero 34. Oltre non riesco proprio ad andare.

Ron – voto 4. Appare evidente il motivo per cui Lucio Dalla aveva lasciato lavoro nel cassetto.

The Colors – voto 4. Quando cantano in Inglese almeno non capisco tutte le parole

Vanoni con Bungaro e Pacifico – 6. Ornella in realtà non c’entra nulla, ma regala un “tono” alla canzone.

 

LA SAI L’ULTIMA ?

“Su moschee e lava, Salvini sbaglia” (Silvio Berlusconi). Giusto, mica vi presentate nella stessa coalizione.

“Gli Italiani sono rincoglioniti” (Alessandro Di Battista). Caro Dibba, considerato il fatto che la volta scorsa sei stato eletto in parlamento, qualche dubbio viene anche a me.

“Vogliamo arrivare primi” (Matteo Renzi). E dai Matteo smettila, che poi ti svegli tutto sudato.

D’Alema commissaria Grasso. “Così non va proprio”. (Massimo D’Alema). Pietro, se non l’hai ancora capito, telefona a Romano Prodi e fatti spiegare come funziona.

“Nei circoli PD tutti vogliono farsi i selfie con me” (Pier Ferdinando Casini). Si Ferdy, sei sempre belloccio. Adesso però provare a smontare le tende dal Parlamento, no?

“L’Unione Europea è la nostra casa” (Luigi di Maio). Oggi è così, domani forse, dopodomani il referendum per uscire. Tranquilli, il ragazzo è solo confuso.

 

Marco Pigliapoco

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