il parere dell’esperto

OSTEOPATIA / LA BOCCA, ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

Matteo Facchin, diplomato Massaggiatore e Massofisioterapista, Osteopata e specializzato in biodinamica e nell’approccio somato-emozionale

 

 

LA BOCCA,  ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE 

Oggi parliamo dell’articolazione temporo-mandibolare, in gergo abbreviata con la sigla A.T.M. Tutte le articolazioni sono importanti, ma questa riveste un ruolo estremamente chiave: ci permette di mangiare.

L’ATM di destra e quella di sinistra si muovono contemporaneamente, in quanto unite dalla mandibola.

L’articolazione temporo-mandibolare è un’articolazione molto semplice.

È costituita da due ossa: la mandibola e l’osso temporale. Più precisamente la mandibola è un osso a forma di ferro di cavallo e presenta due estremità che terminano con due piccole protuberanze sferiche chiamate condili mandibolari. I condili mandibolari trovano alloggiamento a livello delle cavità glenoidee dell’osso temporale o fosse temporali. Queste sono due concavità situate sotto l’osso temporale.

All’interno dell’articolazione è presente un disco fibrocartilagineo che permette uno scorrimento migliore dei capi articolari perché ne aumenta la congruenza accrescendo la superficie articolare.

L’articolazione temporo-mandibolare si può palpare molto bene mettendo due dita anteriormente all’orecchio e percependo il movimento di apertura e chiusura della bocca.

L’ATM è quindi l’articolazione che permette alla mandibola di articolarsi con la mascella.

Questa articolazione compie diversi movimenti:

– apertura e chiusura della bocca

– movimento di scivolamento laterale della mandibola (ottenuto portando il mento a destra e a sinistra)

– movimento di scivolamento antero-posteriore della mandibola (ottenuto portando il mento in avanti o indietro)

Il dolore all’articolazione temporo-mandibolare è un problema molto frequente e colpisce le donne in misura di 8 volte maggiore rispetto agli uomini e di questo ne parlemo in modo più dettagliato più avanti.

Le strutture che possono creare dolore dell’ATM sono:

– il disco intervertebrale

– i legamenti

– i muscoli

Ognuna di queste strutture può generare molti tipi di dolore ma come nei precedenti articoli non analizzeremo tutti i diversi tipi di dolore dell’articolazione temporo-mandibolare, andremo oltre, andremo a capire le cause che portano ai dolori dell’ATM.

I dolori dell’ATM posso avere fondamentalmente due origini differenti:

– origine meccanica

– origine emozionale

DOLORE DI ORIGINE MECCANICA

Dal punto di vista meccanico abbiamo diversi aspetti da considerare.

Innanzitutto occorre sapere che l’osso temporale, la componente superiore dell’articolazione,

è collegato, attraverso l’osso occipitale, alle ossa cervicali.

Questo significa che una tensione a livello delle vertebre cervicali può influire sul corretto funzionamento dell’ATM. Ciò spiega la stretta relazione che intercorre fra lo scheletro e l’ATM.

Inoltre l’articolazione temporo-mandibolare è molto ricca di recettori posizionali che sono in strettissima relazione con il sistema posturale. Questo significa che la postura gioca un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento dell’ATM.

COME SI PRESENTA

Il dolore di tipo meccanico dell’ATM, indipendentemente dalla struttura che dà origine al dolore ha un andamento caratteristico.

Generalmente si presenta durante l’utilizzo dell’articolazione e aumenta con l’aumentare dei movimenti.  Quindi questo tipo di dolore generalmente è silente a riposo. Quando si inizia a masticare il dolore si fa sempre più intenso, richiedendo talvolta delle pause.

Durante la notte il dolore recrude facendo riposare il soggetto.

CHE MESSAGGIO CONTIENE

Il dolore di tipo meccanico dell’ATM nasce come messaggio del corpo per suggerire alla persona che occorre rispettare il corpo. Occorre verificare la postura, eseguire esercizi idonei per l’allungamento muscolare.

DOLORE DI ORIGINE EMOZIONALE

Questo è sicuramente il tipo di dolore più interessante ma anche il più subdolo.

Il dolore di tipo emozionale si presenta improvvisamente. Ha generalmente un andamento mal definibile sia nella frequenza che nella durata.

Spesso l’origine emozionale del dolore all’ATM porta a dei veri e propri blocchi della bocca. Generalmente sono blocchi in apertura e il soggetto si ritrova nella situazione di non poter più chiudere la bocca.

Inoltre il dolore di origine emozionale tende a creare e associarsi a fenomeni di bruxismo notturno. Ovvero il soggetto si trova a serrare con molta forza la bocca. Questo generalmente porta il soggetto a non riposare correttamente, diversamente al caso del dolore di origine meccanica.

CHE MESSAGGIO CONTIENE

Il dolore di tipo emozionale ha un significato ben preciso. La bocca rappresenta una componente di quello che viene definito il “viale dell’espressione”. Ovvero, come dice la parola, la bocca è una delle componenti attraverso cui ci esprimiamo. Quindi quando nella vita della persona ci sono delle dinamiche emozionali  che riguardano delle difficoltà nell’espressione o dei blocchi dell’espressione verbale può accadere che wuesti si ripercuotano a livello dell’ATM.

Inoltre possiamo essere in presenza di dinamiche emozionali che riguardano dei conflitti. In questo caso la persona vorrebbe letteralmente “mangiarsi” la situazione o la persona con la quale ha il conflitto, ma non potendolo fare, sviluppa un dolore a livello dell’articolazione ATM.

Considerato che le dinamiche emozionali che colpiscono l’ATM riguardano l’espressione, questo è il motivo principale per cui a soffrirne sono maggiormente le donne. Infatti il sesso femminile soffre molto più frequentemente di dinamiche conflittuali legate all’aspetto verbale.

In entrambi i casi il dolore a livello dell’articolazione temporo-mandibolare indica che la persona dovrebbe risolvere i problemi l’assillano per tornare ad avere una vita senza “fastidi”.

Matteo Facchin

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PSICOLOGIA / LA PAURA

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

 

Dr Alessandro Stronati, Psicologo-Psicoterapeuta, specializzato in terapia Cognitivo-Comportamentale, esperto nelle tematiche psicologiche dell’infanzia/adolescenza e dell’età adulta

 

LA PAURA

La paura ha, come tutte le emozioni, un’utilità per l’uomo, essa infatti lo mette in guardia dai pericoli che incontra. La paura però diventa un problema quando viene vissuta in maniera esagerata o fuori contesto, come nel caso delle fobie. La paura, insieme a tristezza, gioia, disgusto e rabbia, è una delle emozioni fondamentali degli esseri viventi, ci mette in guardia dai pericoli e ci spinge alla sopravvivenza.

Di fronte a un pericolo, infatti, il nostro corpo produce un ormone – la ben nota adrenalina – che induce cambiamenti fisici e mentali e che ci prepara all’azione: fuggo o rimango immobile.

Oggigiorno gli stimoli che ci fanno paura non sono più grandi leoni o invasioni vicine, quanto piuttosto la perdita di un lavoro, un cambiamento di vita o il sommarsi di problemi quotidiani. Tuttavia i cambiamenti corporei, il pensiero e le reazioni comportamentali rimangono le stesse dei nostri antenati. La paura ha dunque, come tutte le emozioni, un’utilità per l’uomo. Essa però diventa un problema quando viene vissuta in maniera esagerata o fuori contesto.

Le reazioni alla paura

Le due principali reazioni dinnanzi a uno stimolo pauroso sono attacco o fuga: la prima ci consente di affrontare l’ostacolo, combatterlo; la seconda ci porta ad abbandonare la situazione prima che divenga eccessivamente minacciosa per la nostra sopravvivenza. Tuttavia, in letteratura, troviamo altre due reazioni degli esseri viventi dinnanzi a una situazione di pericolo: il freezing e il faint.

Il freezing è un’immobilità tonica, l’essere vivente sembra appunto congelato, immobilità che permette di non farsi vedere dal “predatore” mentre si valuta quale strategia (attacco o fuga) sia la più adatta per la situazione specifica. Quando nessuna di queste strategie sembra avere qualche possibilità di riuscita l’unica ed estrema risposta possibile è il faint (la finta morte), la brusca riduzione del tono muscolare. Quest’ultima è una reazione molto estrema, si manifesta come una simulazione di morte, ovviamente automatica e non consapevole.

I cambiamenti corporei, cognitivi e comportamentali fanno parte della natura delle emozioni, in particolare della paura, non solo per fare fronte agli stress ma, in ultimo, per garantirci la sopravvivenza. Si tratta, perciò, di esperienze vitali e necessarie. I problemi nascono nel momento in cui non riusciamo a spegnere le nostre reazioni corporee e mentali di fronte a una minaccia che non è più presente né imminente, così che la risposta allo stress, da adattiva, si trasforma in cronica o eccessiva.

I cambiamenti corporei

Reazioni corporee della paura includono: bocca secca, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, motilità intestinale, tensione muscolare, aumento della sudorazione. Il nostro corpo si sta preparando a una reazione immediata. Senza tali cambiamenti, infatti, saremmo del tutto inadeguati di fronte al pericolo.

In caso di paura eccessiva le sensazioni corporee iniziano a diventare più fastidiose. La tensione muscolare, fondamentale per la risposta di attacco o fuga, si trasforma in malessere che pervade tutto il corpo: mal di testa, dolori alle spalle e al petto, sintomi gastrointestinali, debolezza delle gambe. Ecco così che il respiro affannoso ci può portare a sensazioni di nausea o di mancanza del respiro; l’attenzione focalizzata al battito cardiaco non fa altro che aumentare la pressione sanguigna e farci avvertire un senso di svenimento, una visione offuscata e fischi alle orecchie.

I cambiamenti psicologici

La reazione psicologa a stimoli pericolosi porta a un cambiamento nel modo in cui noi pensiamo: il nuovo pensiero diventa adattivo in quel contesto, in quanto ci prepara a far fronte alla minaccia. Per esempio, quando siamo sotto particolari stress diventiamo più focalizzati sul problema, ci concentriamo più a lungo e incrementiamo le nostre capacità di problem-solving. Similmente, avvertiremo anche un cambiamento in ciò che proviamo, come l’essere più irritabili o tesi.

La persona con una eccessiva risposta di paura a numerose situazioni, inizia a focalizzarsi esclusivamente su ciò che teme, generalmente preoccupandosi che un problema non abbia soluzione o catastrofizzandolo. Si sviluppa, col tempo, un tipo di pensiero negativistico verso sé stessi e il mondo circostante, percepito come fonte di minacce sempre possibili. Tale forme di ragionamento negativo formano un circolo vizioso con i cambiamenti corporei, come ad esempio: “Ho un dolore al petto, devo avere qualcosa che non va con il cuore”, oppure: “questa sensazione/emozione è insopportabile, non c’è niente che possa fare”. In questo modo lo stress rimane costantemente elevato, portando a un aumento del disagio e delle preoccupazioni, fattore che induce le persone a focalizzarsi sugli eventi negativi e insolubili piuttosto che su quelli positivi.

I cambiamenti comportamentali

Le reazioni comportamentali alla paura consistono sostanzialmente, come precedentemente illustrato, nello scappare o nell’evitare. Se al parco mi accorgo che un ramo di un albero mi sta cadendo addosso, troverò la forza di fare un salto indietro all’improvviso e allontanarmi. Senza questo tipo di risposta, mi troverei schiacciato dal ramo. Sotto la spinta della paura, siamo in grado di fare cose che non avremmo mai pensato di riuscire a compiere.

I cambiamenti comportamentali, se persistenti, non fanno altro che aumentare le difficoltà. In preda all’ ansia e alle preoccupazioni, ad esempio, la maggior parte delle persone aumenta la quantità di sigarette fumate, mangia in maniera non equilibrata e smette di fare esercizio fisico. Tutto ciò incrementa il senso di non sentirsi bene e di essere cronicamente stanchi e meno capaci di fare fronte allo stress. Ricordiamoci che la risposta più comune allo stress è l’evitamento delle situazioni che ci fanno paura o dagli oggetti minacciosi. Tuttavia, il sollievo che si ricava dall’evitare gli stimoli stressanti è solo temporaneo e incrementa il senso di sfiducia personale, così che l’evento tanto temuto appare sempre più impossibile da fronteggiare.

Qualunque sia l’evento ansiogeno (sia esso reale o immaginario), ciò che mantiene la risposta allo stress anche dopo che lo stimolo è esaurito, è l’attivazione del circolo vizioso appena menzionato e che accomuna tutti i problemi di rimuginio, paura e ansia.

Come già scritto altrove, per ottenere una gestione adeguata della paura, il terapeuta sviluppa il suo lavoro intorno ad una sola domanda: “cosa non le va in questo?”.

Ma questa domanda va adattata a diversi contesti. Nella sua formulazione originale, la domanda è particolarmente adatta a mettere in discussione l’ansia, la paura e i suoi aspetti cognitivi. In fondo si tratta di chiedere al paziente: “Cosa teme?” “Cosa c’è in questo che ci genera paura o ansia?” “Quale pericolo corriamo?”.

Insomma dobbiamo prendere confidenza delle nostre paure poi rispondere alle domande di cui sopra.

Dr Alessandro Stronati

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FISCALITÀ / SPESE PER ABBONAMENTI AL TRASPORTO PUBBLICO E “SCHOOL BONUS”

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Michele Paolucci, Dottore Commercialista e Revisore Legale

 

 

 

SPESE PER ABBONAMENTI AL TRASPORTO PUBBLICO E “SCHOOL BONUS”

 

La legge di Bilancio 2018 ha introdotto una detrazione Irpef del 19% per le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, su un costo annuo massimo di 250 euro. L’agevolazione riguarda sia le spese sostenute direttamente dal contribuente per l’acquisto di un abbonamento del trasporto pubblico, sia quelle affrontate per conto dei familiari fiscalmente a carico.

Per le detrazioni relative all’acquisto dell’abbonamento da parte dei cittadini e dei familiari a carico dovranno essere conservati il titolo di viaggio e la documentazione relativa al pagamento. Va altresì sottolineato che non concorrono a formare reddito di lavoro le somme erogate o rimborsate ai dipendenti dal datore di lavoro o le spese sostenute direttamente da quest’ultimo per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico del dipendente e dei suoi familiari.

E’ possibile usufruire, inoltre, di un credito d’impostaSchool bonus” da parte di chi effettua erogazioni in denaro in favore degli istituti del sistema nazionale di istruzione, cioè istituzioni scolastiche statali, istituzioni scolastiche paritarie private e degli enti locali.

In particolare, viene riconosciuto per queste tipologie di investimenti:

  • Realizzazione di nuove strutture scolastiche;
  • Manutenzione e potenziamento di quelle esistenti;
  • Interventi per il miglioramento dell’occupabilità degli studenti;

Possono beneficiare del credito di imposta le persone fisiche, gli enti non commerciali ed i soggetti titolari di reddito d’impresa.

Il credito d’imposta, che era pari al 65% delle erogazioni liberali effettuate nei periodi d’imposta 2016 e 2017, risulta pari al 50% di quelle effettuate nel periodo d’imposta 2018. È ripartito in 3 quote annuali di pari importo e non è cumulabile con altre agevolazioni previste per le medesime spese. Il tetto massimo di spese agevolabili è fissato a 100 mila euro per ciascun periodo d’imposta e l’ammontare delle erogazioni liberali va indicato nella dichiarazione dei redditi.

Per i titolari di reddito d’impresa, il credito d’imposta è utilizzabile tramite compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive.

Michele Paolucci dottore commercialista

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GIURISPRUDENZA / L’IPOTECA

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L’avvocato Silvia Bugatti tratta in ambito penale e civile. Custode Giudiziario nelle esecuzioni immobiliari presso il Tribunale di Ancona

 

 

 

L’IPOTECA

L’ipoteca ai sensi dell’articolo 2808 del Codice civile è un diritto reale di garanzia che attribuisce al creditore il potere di espropriare il bene sul quale l’ipoteca è costituita e di essere soddisfatto quindi con preferenza sul prezzo poi ricavato dall’espropriazione.

L’ipoteca presenta specifiche caratteristiche, in primis la specialità ossia riguarda sempre beni determinati e specialmente indicati nonché dev’essere sempre specificata   altresì la somma per cui viene concessa.

Altra peculiarità dell’ipoteca è il suo carattere di indivisibilità ossia va a sussistere per intero sopra a tutti i beni vincolati.

Se a garanzia di un unico credito vengono ipotecati più beni, il creditore a sua scelta può far espropriare uno qualsiasi di essi e soddisfarsi per l’intero credito.

Da evidenziare anche che l’ipoteca resta a garanzia del credito sul bene fino a totale estinzione del debito pertanto rimane anche nell’ipotesi in cui il debitore abbia pagato una parte dello stesso.

Oggetto di ipoteca possono essere tutti gli immobili e le loro pertinenze, i beni mobili registrati (navi, automobili) e le rendite dello stato, nonché i diritti reali di godimento sugli immobili (tranne la servitù).

Vediamo i vari tipi di ipoteca.

L’ipoteca può essere legale espressamente prevista dal Codice Civile all’art. 2817 e quindi iscritta in forza di una norma di legge; giudiziale quando il creditore ottiene una sentenza esecutiva o un decreto ingiuntivo esecutivo o un lodo arbitrale che condanni il debitore a pagargli una somma di denaro.

In questi casi il creditore con il suo titolo in mano si presenta alla Conservatoria dei Registri Immobiliari con copia autentica del titolo e chiede l’iscrizione dell’ipoteca su un qualsiasi bene del debitore senza il consenso di questi.

Infine l’ipoteca può essere volontaria quando deriva da un contratto o da una dichiarazione unilaterale di volontà del concedente che deve rivestire necessariamente la forma scritta.

Il diritto di ipoteca si costituisce solo mediante l’iscrizione nei pubblici registri pertanto si parla di pubblicità con carattere costitutivo perché, solo con l’iscrizione viene a sorgere il diritto non trattandosi quindi di una mera pubblicità dichiarativa ai fini della conoscibilità a terzi.

Quando più ipoteche gravano sullo stesso bene, l’ordine di preferenza è dettato dalla priorità temporale dell’iscrizione per questo è molto importante essere tempestivi nell’iscrizione della stessa.

Al momento dell’iscrizione l’ipoteca prende un numero d’ordine che è il cosiddetto grado ipotecario. Facciamo un esempio: se tanto Tizio che Caio iscrivono ipoteca per la stessa somma su un bene di proprietà di Mevio ed il bene è parzialmente capiente, verrà soddisfatto solo il creditore che avrà effettuato l’iscrizione per primo.

Le principali cause di estinzione dell’ipoteca sono: la cancellazione, che ha luogo quando il credito è estinto o il creditore vi rinuncia, la mancata rinnovazione, l’estinzione dell’obbligazione, il perimento del bene e come detto la rinunzia del creditore.

L’ipoteca di estingue altresì per ordine di cancellazione giudiziale come avviene con l’emissione del decreto di trasferimento conseguente all’aggiudicazione del bene nelle esecuzioni immobiliari .

Avvocato Silvia Bugattistudio legale

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BENESSERE / SCOPRIAMO I CEREALI IN CHICCO: L’ORZO

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Chiara Picardi, Biologa Nutrizionista

 

SCOPRIAMO I CEREALI IN CHICCO: L’ORZO

 

L’orzo (Hordeum vulgare L.) è un importante e antico cereale, utilizzato per la fabbricazione della birra e del whisky, per la preparazione di farine ed estratti di malto, come surrogato del caffè e per la preparazione di gustose ricette che variano dagli antipasti ai secondi piatti.

L’orzo su 100 grammi apporta 319 kcal, se paragonato al riso e alla pasta di semola di grano duro, è leggermente ipocalorico.

Ha una componente proteica di circa il 10,3%, pochissimi lipidi 1,4% e 79,4% di carboidrati di cui il 9% fibre. La restante parte è costituita da acqua.

L’orzo perlato, rispetto al fratello decorticato, è meno ricco di fibre essendo più raffinato.

Per il suo contenuto in fosforo, potassio, magnesio, ferro, calcio, zinco viene definito rimineralizzante, consigliato per gli stati di astenia o in convalescenza.

Oltre ai sali minerali questo antico cereale contiene anche vitamina E (persa però nel processo di lavorazione per destinare l’orzo all’alimentazione umana), vitamine del gruppo B (B1,B2,B3) A e C.

Presenta proprietà disintossicanti e rinfrescanti: è ricco di beta glucani e di un alcaloide, l’ordeina, dotata di azione antisettica sull’intestino.

I beta glucani rallentano l’assorbimento di zuccheri degli altri alimenti assunti, pertanto utili per abbassare la glicemia e nell’attenuare il senso di fame. Per la presenza di fibre, si rivela un ottimo regolatore della funzionalità intestinale, quindi consigliato per chi soffre di stitichezza.

Ha proprietà antinfiammatorie ed emollienti, in grado di alleviare il fastidio gastrico e rilassare le pareti intestinali, le turbe pancreatiche e biliari, oltre ad esercitare un’azione benefica contro le infezioni intestinali per la presenza di ordeina.

Le caramelle preparate con l’estratto di orzo vengono consigliate contro il mal di gola.

Ricordatevi che stiamo parlando di un alimento e non di un farmaco, nonostante le molteplici proprietà non può e non sostituisce una terapia farmacologica consigliata del medico.

Anticamente, gli impacchi a base di decotto d’orzo, venivano applicati contro le irritazioni della pelle e degli occhi. Lo stesso decotto viene consigliato per favorire la digestione nei bambini, nei soggetti anziani o per chi soffre di epigastralgie.

Il caffè d’orzo è un valido sostituto per chi, ha causa dell’effetto eccitante del caffè non può utilizzarlo.

L’orzo contiene glutine per questo non è adatto a chi soffre di celiachia o di intolleranza.

Dott.ssa Chiara Picardi Biologa nutrizionista

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PSICOLOGIA / COMPORTAMENTI AGGRESSIVI NEI BAMBINI

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

Dr Alessandro Stronati, Psicologo-Psicoterapeuta, specializzato in terapia Cognitivo-Comportamentale, esperto nelle tematiche psicologiche dell’infanzia/adolescenza e dell’età adulta

 

 

 

 

 

COMPORTAMENTI AGGRESSIVI NEI BAMBINI

Fattori di rischio nello sviluppo di comportamenti aggressivi nei bambini.

Violenza e comportamenti aggressivi nei bambini e negli adolescenti sono un fenomeno in crescente diffusione ai giorni nostri. Ma quali sono i fattori di rischio nello sviluppo di tali condotte aggressive?

Quando si parla di fattori di rischio si fa riferimento a particolari caratteristiche o processi ritenuti all’origine del problema.

 

Un fattore di particolare importanza è la qualità dello sviluppo della relazione genitore-bambino. In particolare, gravi disordini nell’attaccamento (lo stile di relazione con le figure di riferimento) portano allo sviluppo di comportamenti aggressivi nei bambini, comportamenti controllanti e disturbi nella condotta. Già a partire dai 5-6 anni, questi bambini mostrano mancanza di responsabilità, autogratificazione a spese altrui, disonestà e disprezzo per gli standard sociali Secondo Bowlby un attaccamento problematico nei primi 3 anni di vita può portare ad una psicopatia affettiva, ossia all’incapacità di formare relazioni affettive significative, unita allo sviluppo di una forte rabbia, scarso controllo degli impulsi e assenza di rimorso.

Una combinazione di fattori emotivi, sociali e biologici può interagire tra loro e promuovere comportamenti violenti e acting-out antisociali, in particolare l’interazione tra vulnerabilità interna (es. deficit emotivi e/o cognitivi) e fattori ambientali negativi (es. abusi o trascuratezza), possono dar vita a veri e propri disturbi della condotta.

Ambiente familiare e fattori ambientali

Un significativo fattore di rischio è dato dall’ambiente familiare. Numerose ricerche hanno messo in luce una forte correlazione tra particolari aspetti dell’ambiente familiare e comportamenti aggressivi nei bambini e negli adolescenti, in particolare un basso livello socio economico, l’essere genitori single, alti livelli di stress e depressione materna e l’esposizione a violenza fisica e psicologica, contribuirebbero alla formazione di condotte distruttive.

Oltre alla famiglia, il bambino viene anche a contatto con l’ambiente esterno che può fornirgli modelli ed esempi che esaltano la violenza e in molti casi la giustificano. Quando si parla di fattori ambientali si fa riferimento ad un’atmosfera altamente impoverita, caratterizzata da modelli di violenza all’interno di comunità e dall’immediato accesso alla violenza fornito dai media. I comportamenti violenti possono infatti essere in larga parte appresi.

Un’ulteriore fonte di apprendimento è la TV, infatti si è visto che bambini che guardano cartoni animati violenti sono più predisposti a picchiare i compagni di scuola, non rispettare le regole all’interno della classe e a discutere con le insegnanti.

Fattori biologici

Ad arricchire il quadro dei fattori di rischio nello sviluppo di disturbi della condotta e comportamenti aggressivi nei bambini, contribuiscono anche i fattori biologici, quali l’esposizione prenatale a droghe e alcool, problemi nello sviluppo del feto, stress materno, complicazioni nel parto e nascite premature, deficit nutrizionali e background genetico.

Oltre ai fattori familiari, ambientali e biologici, particolarmente rilevante nello sviluppo di comportamenti

aggressivi nei bambini risulta essere lo stile di attaccamento.

La teoria dell’attaccamento (Bowlby) postula l’esistenza nell’uomo di una tendenza innata a ricercare per tutto l’arco di vita la vicinanza protettiva di una figura ben conosciuta (di riferimento) che accudisce e protegge, ogni volta che si costituiscono situazioni di pericolo, dolore, fatica, solitudine. Quando si raggiunge il riavvicinamento con essa, dopo una fase di lontananza, l’attivazione fisiologica e le emozioni si attenuano e l’individuo si tranquillizza.

All’interno del sistema di attaccamento vengono evocate emozioni di paura, collera, tristezza, gioia e sicurezza, attraverso cui si modula la richiesta di cura e di vicinanza e si sollecita nel genitore il sistema motivazionale innato di accudimento.

Con il passare del tempo le modalità attraverso le quali si entra in relazione con le figure di riferimento si generalizzano, arrivando a formare gli Internal working model, ossia rappresentazioni di sé, dell’altro e di sé con l’altro, schemi cognitivi interpersonali che regolano in direzioni individualmente diverse il comportamento di attaccamento su base innata (Ainsworth et al., 1978). Queste rappresentazioni apprese costituiscono una caratteristica personale che modella le relazioni interpersonali, portando alla formazione di uno specifico stile di attaccamento.

Attaccamento sicuro

Un tipo di attaccamento definito sicuro prevede che il bambino abbia sicurezza e protezione dalle vulnerabilità attraverso la vicinanza con il caregiver. In questo contesto risultano fondamentali la sensibilità e la responsività materna che si esplicano in: percezione accurata dei segnali espliciti e delle comunicazioni implicite del bambino, interpretazione accurata dei segnali percepiti, sintonizzazione affettiva (condivisione empatica), risposta comportamentale, ossia prontezza e appropriatezza della risposta, completezza della risposta e costanza (prevedibilità).

Attraverso uno stile di attaccamento sicuro, il bambino apprende funzioni fondamentali per il suo sviluppo.

La creazione di una relazione di attaccamento sicuro tra madre e bambino è il principale fattore protettivo contro la formazione di comportamenti violenti e pattern cognitivi e comportamentali antisociali.

Attaccamento insicuro

Purtroppo, però, non tutti i bambini sperimentano un attaccamento sicuro, caratterizzato da amore, sicurezza e genitori che offrono protezione. I bambini con una marcata compromissione nell’attaccamento spesso diventano impulsivi, oppositivi, mancano di coscienza ed empatia, sono incapaci di dare e ricevere affetto e amore, esprimendo, quindi, rabbia, aggressività e violenza.

Le cause di disordini nell’attaccamento (attaccamento insicuro) possono essere svariate: abuso, depressione, difficoltà temperamentali, nascita prematura o problemi prenatali del feto nel bambino e povertà, casa o comunità in cui si esperisce violenza e aggressività.

Un attaccamento insicuro può influenzare molti aspetti del funzionamento del bambino ed in particolare

Il comportamento: il bambino tenderà maggiormente ad essere oppositivo, provocatorio, impulsivo, bugiardo, fino a commettere piccoli furti, aggressivo, iperattivo e autodistruttivo;

Le emozioni: il bambino proverà una rabbia intensa, si sentirà spesso depresso e senza speranze, sarà lunatico, avrà paura e sperimenterà l’ansia, sarà irritabile e avrà delle reazioni emotive inappropriate di fronte agli eventi esterni;

I pensieri: avrà credenze negative su sé stesso, sulle relazioni e sulla vita in generale, problemi attentivi e di apprendimento e mancherà del ragionamento causa-effetto;

Le relazioni: mancherà di fiducia verso gli altri, sarà controllante, manipolativo, avrà relazioni instabili con i pari e tenderà ad incolpare gli altri per i propri errori;

Attaccamento disorganizzato

Questo stile si sviluppa quando i bambini percepiscono la figura d’attaccamento come fortemente scostante o addirittura minacciosa.

Le madri di bambini con attaccamento disorganizzato hanno, spesso, storie di violenze familiari e abusi, piuttosto che trascuratezza emotiva prolungata, sono spaventate dalle memorie del trauma passato, possono presentare problemi di dissociazione e far vivere i loro figli all’interno di un dramma familiare irrisolto.

Queste mamme non sono assolutamente sincronizzate con le richieste dei loro bambini, rimandando ad essi messaggi confusi, come ad esempio stendere le braccia verso il bambino, mentre stanno indietreggiando, e risposte inappropriate ai segnali dei bambini, come ridere mentre il bambino piange. Questo dimostra come uno stile di attaccamento disorganizzato, così come ogni altro stile di attaccamento, possa avere una trasmissione intergenerazionale. Genitori cresciuti in famiglie violente e maltrattanti trasmettono le loro paure e i loro conflitti irrisolti ai figli attraverso abusi o deprivazione emotiva.

Le credenze che questi bambini sviluppano sono caratterizzate da autovalutazioni negative e disprezzo verso sé stessi. In particolare penseranno di essere cattivi, incompetenti e non amabili, che i genitori non rispondono ai loro bisogni, sono insensibili e inaffidabili e che il mondo è pericoloso e la vita non merita di essere vissuta. Questo pattern di credenze porta il bambino ad un senso di alienazione dalla famiglia e dalla società in generale; egli sentirà sempre il bisogno di controllare gli altri e di proteggere sé stesso in ogni momento attraverso l’aggressività, la violenza, la rabbia e la vendetta.

Sono proprio i casi di attaccamento disorganizzato a portare allo sviluppo di comportamenti aggressivi nei bambini e disturbi della condotta, fattori che potrebbero poi contribuire allo sviluppo di una personalità antisociale.

Conclusioni

In conclusione, l’attaccamento insicuro ed in particolare uno stile di attaccamento disorganizzato, favorisce comportamenti aggressivi nei bambini e devianza sociale a causa dell’utilizzo dell’aggressività come reazione difensiva e per l’assenza di considerazione dei bisogni e dei sentimenti degli altri. Ma questo non è sufficiente per considerare l’attaccamento insicuro/disorganizzato come sinonimo di comportamento aggressivo. La maggior parte dei bambini cresciuti in ambienti poveri e degradati manifesta un attaccamento insicuro, ma non per questo in età adulta si comporta in modo criminale o violento.

Un intervento d’elezione per prevenire lo sviluppo di comportamenti aggressivi nei bambini, sarebbe quello di favorire in età precoce l’incremento di abilità che possano ridurre la necessità di questi bambini di agire in maniera violenta nel loro ambiente. Una modalità interessante a tale riguardo potrebbe essere quella di affiancare al tempo dedicato al gioco libero, lo sviluppo di attività di gioco strutturate che promuovano in tutti i bambini empatia, abilità sociali e rafforzino l’autostima.

Voi che stile di Attaccamento avete o state trasmettendo ai vostri piccoli?

Dr Alessandro Stronati

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OSTEOPATIA / ANCA O ARTICOLAZIONE COXO-FEMORALE

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

 

Matteo Facchin, diplomato Massaggiatore e Massofisioterapista, Osteopata e specializzato in biodinamica e nell’approccio somato-emozionale

 

 

 

ANCA O ARTICOLAZIONE COXO-FEMORALE

Oggi parleremo dell’anca.

L’anca o articolazione coxo-femorale è, come dice la parola, l’articolazione fra il femore e il bacino. È l’articolazione più grande del corpo e come tale è quella che sopporta i carichi maggiori.

L’anca è il crocevia tra le forze ascendenti e discendenti. Ovvero gestisce il rapporto tra le forze di compressione dovute alla forza gravitazionale e le forze che vanno verso l’alto dovute alla spinta degli arti inferiori sul terreno.

Inoltre l’anca deve fare tutto questo flettendosi, consentendo così ad ognuno di noi, ad esempio, di portare anche grossi pesi facendo le scale. Se ci pensiamo bene è un’articolazione incredibile. Come d’altronde lo è tutto il nostro organismo.

Come per gli altri articoli è mia intenzione gettare una sguardo che vada oltre il classico approccio. Elencherò quindi ora tutti i dolori e i problemi ai quali può andare in contro l’articolazione dell’anca. Non mi soffermerò ad analizzarli uno ad uno, ma andremo un pochino oltre, ovvero cercheremo di andare alle possibili cause che hanno creato il dolore all’anca in modo tale che ognuno di voi possa prendere le dovute precauzioni e accorgimenti per prevenire il dolore.

Tecnicamente il dolore all’anca si definisce coxalgia.

Vediamo insieme quali posso essere i problemi e i dolori a cui l’anca può andare incontro:

– artrite

– artrosi

– tendinite, borsiti, infiammazioni dei tessuti molli

– dolore gluteo, all’inguine, al ginocchio, lombare.

Occorre sottolineare che il dolore all’anca colpisce maggiormente il sesso femminile e vedremo insieme, più avanti le ragioni precise di questa incidenza.

Vediamo insieme quali possono essere le cause di questi tipi di dolore.

Come abbiamo già visto negli articoli precedenti qualsiasi tipo di dolore può avere tre grosse famiglie di origine: meccanica, metabolica ed emozionale.

È importante sapere la precisa origine, per poter agire sul dolore con la massima efficacia possibile.

In osteopatia si dice che il dolore non fa far diagnosi, intendendo che non ci si può focalizzare sulla zona sede del dolore, altrimenti si rischia di non essere terapeutici. È come se avessimo l’automobile che consuma continuamente il pneumatico anteriore destro e gli altri no. Se ci focalizzassimo solo su quello, ci limiteremmo a cambiare gomma ogni 1000 chilometri. Penso che l’approccio più efficace sia quello di capire perché la macchina si comporta così.

Lo stesso vale per la nostra anca, occorre capire perché si infiamma.

 

ORIGINE MECCANICA

In questo caso il dolore ha origine da tutte quelle situazioni o condizioni che generano una tensione letteralmente fisica sull’anca:

– sovraccarichi lavorativi o sportivi

– atteggiamenti scorretti

– postura

– esiti cicatriziali post intervento

– esiti del parto

– incidenti

– traumi di diverso tipo

– eccetera

 

COME RICONOSCERLO

Il dolore all’anca di tipo meccanico si riconosce per il suo andamento nel corso della giornata.

Generalmente il paziente si sveglia riposato e senza dolore. Poi, nel corso della giornata, il dolore aumenta. Più si utilizza l’articolazione e più il dolore cresce. Questo è il classico segnale che il problema dell’anca sta proprio in un aspetto legato strettamente al movimento.

In questi casi è sufficiente sedersi un attimo, riposare, per far diminuire il dolore.

È il classico dolore da shopping. Camminando a passo lento tra una vetrina e l’altra il dolore si fa sempre più intenso fino a costringere la persona a doversi sedere.

 

CHE COSA CI VUOLE COMUNICARE

Il dolore di tipo meccanico ha il compito di comunicarci che dobbiamo rispettare maggiormente il nostro corpo.

Occorre che ci prendiamo cura di lui. Magari facendo qualche esercizio di allungamento, magari facendo qualche esercizio di rinforzo, oppure occorre rivedere i nostri atteggiamenti sul lavoro, eccetera.

 

DOLORE DI ORIGINE ORGANO-VISCERALE

Questa è una delle cause più frequenti e meno conosciute.

In questo caso il dolore all’anca è legato ad un problema relativo ad un organo o ad un viscere.

Occorre sapere che il sistema organo-viscerale ha dei legami molto stretti con i muscoli e le articolazioni. Ciò che crea la relazione fra la struttura muscolo-scheletrica e gli organi e i visceri sono i legamenti e il sistema nervoso. Infatti nel nostro organismo ogni organo e ogni viscere presenta dei veri a propri legamenti che lo ancorano alla struttura. In caso di tensione ad un organo o ad un viscere questa sofferenza si trasmette immediatamente alle strutture alle quali è collegato. Questo ha un ruolo protettivo nei confronti dell’organo e del viscere.

L’organo che è più strettamente collegato all’anca è l’utero.

Questa è la ragione per cui la coxalgia è più frequente nelle donne che negli uomini.

L’utero ha una struttura legamentosa che lo collega in modo molto serrato con bacino e con le anche. Infatti quando quest’organo è sofferente, generalmente si assiste ad una limitazione del movimento delle anche.

Un altro organo che crea tensione alle anche é il colon cieco per l’anca destra e il colon sogmoide per l’anca sinistra.

 

COME RICONOSCERLO

Il dolore di origine viscerale si differenzia da quello di origine meccanica per il comportamento praticamente opposto. Infatti la persona lamenta dolore a riposo. Quando è seduta, generalmente sente il bisogno di alzarsi e fare qualche passo per “sgranchire” un pó le anche. Al mattino la persona si alza con un gran dolore e la sensazione di sentirsi bloccata. Poi, nel corso della mattinata, il dolore diminuisce proporzionalmente al movimento. E questo tipo di dolore rimane sotto controllo con il movimento. Infatti, contrariamente al problema di origine meccanica, fare la classica camminata da shopping è quasi un sollievo per la persona.

 

COSA CI VUOLE COMUNICARE

Il dolore di origine organo-viscerale utilizza il sistema muscolo-scheletrico per avvisarci che qualcosa non va a livello viscerale. Chiaramente questo dolore può presentarsi anche solo per una tensione di un organo o di un viscere, senza pensare a veri e propri stati flogistici. Ad esempio nella donna un problema di ovulazione da un lato, a causa di una tensione della tuba di Fallopio, è sufficiente per generare un problema all’anca.

Per avere la prova di questa sorprendente relazione basta sdraiarsi sul letto e compiere qualche movimento con l’anca dolente. Poi massaggiare un po’ l’addome dalla stessa parte dell’anca e riprovare a muovere l’anca. Se il dolore è di origine viscerale vedrete che sorprendentemente diminuirà all’istante.

 

ORIGINE SOMATO-EMOZIONALE

In questo caso il dolore ha chiaramente un’origine che non è da ricercarsi nel corpo.

Generalmente questi dolori appaiono quando siamo immersi in situazioni stressanti.

 

COME RICONOSCERLO

Il dolore di origine emozionale si riconosce dagli altri dolori perché ha un andamento indefinito. Innanzitutto la comparsa del dolore è generalmente violenta. Durante il giorno il dolore può alternare fasi di acuzia a fasi di remissione quasi totale senza essere legato a movimenti precisi. Talvolta, infatti, può insorgere durante un movimento banale. Altre volte può comparire a riposo. Talune altre fa male durante la notte. Insomma si fa fatica a capire quale sia la ragione della comparsa del dolore.

 

COSA CI VUOLE COMUNICARE

Il dolore all’anca di origine somato-emozionale vuole comunicarci, attraverso l’anca, che c’è qualche elemento della nostra quotidianità che dobbiamo cambiare.

Per scoprire il messaggio dietro il dolore occorre chiedersi: “se non avessi questo dolore come mi sentirei?”

Potremmo rispondere: “mi sentirei libero.”

Allora occorre approfondire la ricerca chiedendosi: “cosa della mia vita non mi fa sentire libero?”

Da qui possiamo quindi decifrare il messaggio contento dietro il dolore.

Matteo Facchin

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FISCALITÀ / ASSEGNO DI NATALITÀ 2018

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

Laura Crescimbeni è Ragioniere Commercialista, Revisore Ufficiale dei Conti e Consulente Aziendale

 

ASSEGNO DI NATALITÀ 2018

L’assegno natalità INPS è il contributo che spetta per ogni figlio nato, adottato o in affidamento dal 1 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018.

L’agevolazione che spetta fino al 2017 per 3 anni a partire dall’anno di nascita se si tratta di un nuovo nato o, dall’entrata in famiglia, se il minore è adottato o in affido, è stata fortemente ridimensionata limitandone la durata al compimento del primo anno di età, ovvero del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito di adozione.

L’assegno natalità INPS come contributo economico a sostegno del reddito va richiesto all’INPS con l’apposito modulo da inviare per via telematica, entro 90 giorni dalla nascita o dall’ingresso del bambino in famiglia e può essere richiesto nei seguenti casi:

  • Figli di cittadini italiani;
  • Figli di cittadini comunitari;
  • Figli di cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo residenti in Italia.

Gli altri requisiti per richiedere l’assegno INPS per la natalità 2018 sono:

  • Avere la residenza italiana;
  • Convivere con il figlio a cui spetta il beneficio: vi è quindi l’obbligo di convivenza di figlio e genitore che richiede l’assegno natalità per cui avere la stessa dimora abituale nello stesso comune.
  • Avere un reddito ISEE sotto i 25.000 euro annui o inferiore ai 7mila euro.

Tutti i requisiti devono essere posseduti al momento di presentazione della domanda assegno natalità.

Ai fini di riconoscimento del beneficio, la nuova nascita o la data di ingresso nella famiglia in caso di adozione deve essere compresa tra il 1° gennaio 2018 ed il 31 dicembre 2018 e spetta solo per il 1° anno.

L’assegno spetta, inoltre, anche in caso di affidamento preadottivo del minore disposto nel periodo dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018, fino al compimento del primo anno dall’ingresso in famiglia a seguito dell’affidamento preadottivo.

L’importo dell’assegno natalità che l’INPS paga mensilmente ai genitori per la nuova nascita o adozione, sempre se sono in possesso dei requisiti sopra elencati, dipende dal reddito ISEE, pertanto, la misura dell’assegno mensile che spetta è pari a:

  • 960 euro all’anno ossia 80 euro al mese per 12 mesi se il reddito ISEE non supera i 25.000 euro.
  • 1.920 euro all’anno, ossia, 160 euro al mese per 12 mesi se valore dell’ISEE non supera i 7.000 euro annui.

Successivamente all’accoglimento dell’istanza, l’Inps provvederà a corrispondere il beneficio in singole rate mensili, secondo le modalità (conto corrente, bonifico domiciliato, ecc.) indicate dal richiedente nella domanda.

Laura Crescimbeni Commercialista

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GIURISPRUDENZA / MANTENIMENTO DEI FIGLI: IL NUOVO ART. 570 BIS C.P.

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L’avvocato Nicoletta Cardinali tratta in ambito penale e civile. Custode Giudiziario nelle esecuzioni immobiliari presso il Tribunale di Ancona

 

 

 

MANTENIMENTO DEI FIGLI: IL NUOVO ART. 570 BIS C.P.

 

Il 06 aprile 2018 è entrato in vigore l’applicazione del nuovo articolo relativo all’obbligo di assistenza familiare, il 570 bis c.p.: “Le pene previste dall’art 570 c.p. si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli

È previsto, dunque, il carcere sino ad un anno o la multa sino ad € 1.032,00 per l’ex coniuge che omette il pagamento di quanto stabilito in sede di separazione o di divorzio in favore del’altro coniuge o dei figli.

L’intento del legislatore era quello di riordinare la materia in un’unica norma (l’introduzione della nuova fattispecie di reato ha comportato l’abrogazione di due norme speciali, l’art. 12 sexies Legge sul Divorzio e l’art. 3 L. 54/20069) nonché ampliare le tutele previste dall’art. 570 c.p., il quale prevede, genericamente, una responsabilità penale per chi faccia mancare i mezzi di assistenza ai discendenti di età minore ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia separato per sua colpa

Il nuovo articolo fa riferimento esplicitamente al coniuge, inserendo all’interno dell’omissione, rilevante penalmente, tutti gli obblighi di corresponsione di qualsivoglia tipologia e natura dovuti in caso di scioglimento, cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ovvero nell’ipotesi di violazioni di natura economica in materia di separazione dei coniugi o di affidamento condiviso dei figli.

La problematica maggiore è che la nuova norma nulla prevede in caso di unioni civili o di patti di convivenza né ha chiarito se integri il reato ex art. 570 bis c.p. il genitore che non versi la propria quota di spese straordinarie.

Ci si augura, pertanto, che la Suprema Corte di Cassazione possa far chiarezza su questi aspetti alquanto controversi della nuova norma, stante anche la delicatezza della materia in oggetto.

Già con la sent. n. 11635 del 14 marzo 2018, gli Ermellini sono intervenuti sul mancato mantenimento ai figli, escludendo il reato laddove l’inadempimento risulti sporadico

“Quanto alla configurabilità del reato previsto dall’art. 570, secondo comma, n. 2, cod. pen., nell’ipotesi di corresponsione parziale dell’assegno stabilito in sede civile per il mantenimento, questa Suprema Corte ha invece affermato che il giudice penale deve accertare se tale condotta abbia inciso apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire ai beneficiari, tenendo inoltre conto di tutte le altre circostanze del caso concreto, dovendosi escludersi ogni automatica equiparazione dell’inadempimento dell’obbligo stabilito dal giudice civile alla violazione della legge penale (tra le tante, Sez. 2, n. 24050 del 10/02/2017, P. A, Rv. 270326)”.

Pronuncia fondamentale per tutelare tutti quei genitori che sono tenuti a versare il mantenimento e che non vi riescono non per colpa loro ma a causa di situazioni negative in ambito lavorativo o che comunque pregiudicano il loro stesso sostentamento.

Avvocato Nicoletta Cardinalistudio legale

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BENESSERE / SCOPRIAMO I CEREALI IN CHICCO: IL BULGUR

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

Chiara Picardi, Biologa Nutrizionista

 

 

SCOPRIAMO I CEREALI IN CHICCO: IL BULGUR

 

Il bulgur è un alimento costituito da frumento integrale sminuzzato. Si ottiene dai chicchi di frumento cotti al vapore, fatti essiccare, successivamente macinati e ridotti in piccoli pezzetti.

Il bulgur può ricordare esteticamente il cous cous, ma i chicchi del bulgur sono più grandi. Un ulteriore differenza è che il cous cous viene preparato con la semola di grano duro mentre per il bulgur si utilizza il chicco di grano, solitamente di grano duro – che poi viene spezzato.

Diffuso in Medio Oriente, il suo nome deriva dal turco bulgur che significa “orzo bollito”.

Il Bulgur presenta le stesse caratteristiche nutrizionali del frumento integrale: 100 gr di bulgur apportano circa 350 kcal. E’ricco di carboidrati complessi, per lo più amido, proteine ed è povero di grassi. Essendo un alimento di origine vegetale non contiene colesterolo.

In esso troviamo una buona fonte di fibre essendo un alimento integrale, benefiche per la regolarità e funzionamento intestinale.

Il bulgur è una fonte di vitamine del gruppo soprattutto A ma anche B; di sali minerali quali calcio, fosforo, magnesio, potassio e ferro. Ha un indice di sazietà piuttosto elevato, caratteristica comune a tutti i cereali integrali in chicco.

Poiché la bollitura ne riduce drasticamente la concentrazione nel piatto finito, soprattutto se si sceglie il bulgur integrale, è meglio usare la tecnica di cottura pilaf: la regolare e moderata aggiunta di brodo come nella preparazione del risotto.

Le vitamine contenute nel frumento crudo sono per la maggior parte B1, B2, PP (niacina) ma essendo vitamine idrosolubili nella bollitura vi è una notevole perdita ad esclusione della niacina meno termosensibile delle altre.

Il bulgur viene utilizzato in cucina per la preparazione di primi piatti o piatti unici ma anche, dopo averlo cotto, come ripieno per le verdure, ad esempio per peperoni, melanzane o zucchine da cuocere al forno.

Potrete quindi sbizzarrirvi e arricchire tutte le vostre preparazioni con questo gustoso cereale!

Vi ricordo che essendo un alimento composto da grano, il bulgur contiene glutine e dunque non è adatto a chi soffre di celiachia e a chi in generale non può assumere glutine.

Dott.ssa Chiara Picardi Biologa nutrizionista

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