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INFORMAZIONI COMMERCIALI / FRANTOIO CHIODI, CAPACITÀ PROFESSIONALE ED ELEVATO STANDARD QUALITATIVO

Gianni Chiodi

CASTELPLANIO, 14 dicembre 2017 – Nel lontano 1950 Giovanni Chiodi  rilevò il frantoio da Antonio Cola e l’impianto, che all’epoca si trovava a Scisciano e lì lavorò ininterrottamente fino ai primi anni ’70,  quando l’imprenditore agricolo decise di spostare altrove l’attività che poi è passata al figlio Nicola. Dopo 67 anni il frantoio e la famiglia, vantano una lunga storia che oggi continua nella nuova struttura di Pozzetto di Castelplanio, in via Oberdan, dove con nuovi mezzi e macchinari affrontano le nuove esigenze della clientela e le sempre maggiori richieste di molitura delle olive.  Un frantoio ancora più impegnativo quindi, che guarda alla globalizzazione senza dimenticare i principi di qualità della produzione, quelli che hanno saputo traghettare l’attività fino ai nostri giorni.

Ovviamente una serie di macchinari all’avanguardia e un metodo di lavorazione particolare (le olive sane vengono raccolte a mano e lavorate entro 4 ore. Raggiunto il frantoio le olive vengono defogliate, lavate e frante tramite frangiture a martelli a doppia griglia con velocità di lavoro pari a 1400 giri al minuto. Dopo una breve gramolatura a temperatura controllata, per consentire l’estrazione a freddo, le olive vengono lavorate con centrifuga a due fasi Pieralisi DMF Leopard Prototype 4, per conservare l’elevata carica di polifenoli antiossidanti naturali. Il mosto oleoso viene poi inviato ad un separatore centrifugo per eliminare le ultime impurità e filtrato per mantenere gli aromi ed i sapori invariati nel tempo), uniti alla cortesia sono un bel biglietto di presentazione come la lunghissima esperienza che ha sancito il successo del frantoio Chiodi.

Quella del frantoio è un’impresa commerciale molto difficile da mandare avanti, non solo per i costi di gestione di un impianto quanto per la delicatezza dei procedimenti di estrazione dell’olio di oliva, le stringenti normative vigenti, i diversi intendimenti della clientela, gli orari di lavoro continui durante il periodo specifico, ecc.

Nonostante ciò le Marche vantano lunga tradizione nel settore dei frantoi, moltissimi più tecnologici ed altri ancora tradizionali (i frantoio per le olive come i mulini per il grano e altre granaglie, per secoli sono stati mossi da forza animale e poi da acqua canalizzata sulle grandi ruote che distribuivano forza di rotazione alle pesanti macine di granito); una storia affascinante che i più anziani non dimenticano e i più giovani imparano presto.

Ma un successo così duraturo ha senza dubbio qualche segreto che la famiglia Chiodi ha applicato in questa fiorente attività commerciale; crediamo di aver sentito dire che la gentilezza e il servizio veloce, la qualità del prodotto finito, siano i requisiti principali che la numerosa clientela riconosce al Frantoio Chiodi.

Certamente oggi non si vedono più le lunghe file di contadini che entrano nei frantoi con i sacchi in spalla, i clienti arrivano appena davanti il punto di scarico dove capienti ceste in plastica vengono sollevate da potenti carrelli elevatori che le svuotano nei nastri fino alla frangitura e il gioco è fatto..

Nel frantoio della famiglia Chiodi, come in tanti altri, è consuetudine che durante tutto il periodo di molitura delle olive venga offerto ai clienti pane abbrustolito condito con olio nuovo, sale, e a chi piace anche un po’ d’aglio passato sulla fetta; dietro questo gesto di cortesia c’è sempre l’im-mancabile bicchiere di vino rosso o di ottimo Verdicchio.

Abbiamo aperto una cartolina sul passato perché crediamo sia necessario ai successi del presente, e vorremmo aggiungere che a qualificare un punto commerciale come il Frantoio Chiodi è la qualità dell’olio, alimento così legato alla nostra cucina e così apprezzato dal nostro palato..

In questi giorni di superlavoro abbiamo visitato più volte il frantoio di Gianni Chiodi, nella nuova struttura a Pozzetto di Castelplanio, Via Oberdan (Cell.335.67.71.221)  parlando con i clienti ci siamo sentiti dire che si sono accostati a questa Azienda tanto per l’innata capacità professionale quanto per lo standard qualitativo davvero ottimo del prodotto finale.

(o. g.)

INFORMAZIONI COMMERCIALI / TEMPORARY SHOP DI NATALE, ECCO LE PROPOSTE DI PIKKANAPA

JESI, 7 dicembre 2017 – Anche quest’anno torna il piccante appuntamento con il temporary shop di Pikkanapa a Jesi in via Pergolesi 13, dell’associazione omonima che con l’annuale manifestazione di inizio settembre “Pikkanapa” fa registrare circa 40 mila presenze da tutta Italia.

Si è pensato di dare continuità al festival con il temporary shop di Natale che presenta al pubblico prodotti a base di peperoncino con varietà provenienti da tutto il mondo, canapa ma anche molto altro.

Entrando si rimane affascinati dai mille colori e odori che si vedono e respirano, tantissimi i prodotti in esposizione che vanno a soddisfare le esigenze di ognuno.

Si possono comporre cesti natalizi personalizzati per tutti i gusti con marmellate , salse piccanti, pasta realizzata con farina di canapa , miele, vino, cioccolata, birra artigianale, ceci,  lenticchie salumi.

Inoltre, anche quest’anno Pikkanapa ha voluto prestare i propri spazi alle aziende colpite dal sisma tra Marche ed Umbria,  quindi troveremo anche prodotti locali provenienti da Muccia, zone interne del fabrianese e delle province umbre più colpite. Una scelta fortemente voluta  da Leonardo Brunzini presidente dell’ associazione Pikkanapa che  ha voluto a suo modo dare supporto ai produttori  già fortemente colpiti dal sisma.

Presenti anche i coloratissimi abiti dipinti a mano da Fosca Tittarelli, la birra artigianale Wallop, i vini Monteschiavo, ceci e lenticchie dell’Azienda Agricola Mery, il Miele di Anna, cioccolata prodotta artigianalmente da Luigi Lo Scalzo, pasta di vari formati prodotta con farina di canapa, borse in canapa dal Nepal e portaoggetti sempre prodotti con canapa.

Piccantissima ma per  ogni palato la parete dedicata a salse e peperoncini dai più comuni ai più piccanti.

Nei cesti messi a disposizione si possono inserire svariati prodotti che andranno ad arricchire i pranzi di Natale e capodanno prossimi, le cene con gli amici.

Come ultima curiosità, nello shop si possono anche trovare alcuni tipi di pasta “biospirituale” prodotta dall’associazione “Forme dell’Anima”: il Cibo come Energia non solo fisica. Tutto gli elementi della produzione, dal terreno al lavoro fino alle sementi  vengono “offerti” come omaggio a Krishna.

JESI / ‘GIORNATA DEL CONSUMO DEL SUOLO’, LA COLDIRETTI LANCIA L’ALLARME

JESI, 6 dicembre 2017 – Se la “scomparsa” di terreni agricoli continua di questo passo i nostri figli dovranno vedersela con problemi che già comincino ad affiorare come “i cambiamenti climatici con precipitazioni sempre più intense e frequenti e vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire”, dice Coldiretti nella “Giornata del Consumo del suolo”.

Stando ad uno studio effettuato si è calcolato che dall’inizio del terzo millennio ad oggi in Italia sono scomparsi circa 45.000 ettari di terreni utilizzati dalla gente di campagna, impoverimento accentuato dal fatto che quelle aree oggi sono cementificate.

Non meno preoccupante la situazione nelle Marche dove “il fenomeno dell’erosione del suolo interessa il 7% della superficie territoriale, ma questa percentuale – precisa Coldiretti Marche – sale addirittura all’83% se si considerano gli impatti diretti e indiretti ad una distanza di 200 metri”.

Di fronte ad una situazione così drammatica Coldiretti invoca “un impegno da parte della amministrazioni a tutti i livelli per difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dell’abbandono nelle aree marginali, con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola, ma anche affrontando quei problemi annosi come i danni causati dagli animali selvatici che danneggiano le attività economiche”.

E non è tutto, la Coldiretti, infatti, continua ancora una volta a sollecitare “l’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da alcuni anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio. Una esigenza – si legge nella nota – che si estende a livello comunitario dove la task force formata da: Acli, Coldiretti, Fai, Inu, Legambiente, Lipu, Slow food e WWF e altre 500 associazioni promotrici di ‘People4Soil’ ha lanciato un appello rivolto alla Commissione Europea che fa riferimento all’obiettivo delle Nazioni Unite di fermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030”.

Sedulio Brazzini

JESI / COLDIRETTI: ANNATA AGRARIA IN NEGATIVO, CALO GENERALE DELLA PRODUZIONE

JESI, 4 dicembre 2017 – La celebrazione della tradizionale “Giornata del Ringraziamento” ha offerto alla Coldiretti Ancona di tracciare un bilancio dell’annata agraria appena conclusa; i risultati non sono stati sicuramente positivi per colpa del prolungato periodo di siccità estiva e le lunghe giornate di maltempo fatte registrare in primavera. I coltivatori marchigiani affiliati alla Coldiretti si sono ritrovati questa mattina a Corinaldo per ringraziare il Padreterno e per invocare la sua protezione sulle cose, sugli animali e sulle genti che vivono nelle campagne.

Ma torniamo all’analisi di questi lunghi mesi caratterizzati dalla siccità che ha colpito l’intero territorio provinciale, con temperature di diversi gradi sopra la norma. “Il risultato – si legge in una nota – è un calo generale delle produzioni dal -25% del vino al -30% dell’olio, ma il crollo a doppia cifra ha interessato anche la frutta, mentre nel caso dei foraggi per gli animali si è arrivati addirittura al -50%”. Ragguardevole anche il calo di produzione riferito all’ortofrutta, mentre “più contenuta la diminuzione di mais girasole”.

A questo bilancio negativo in materia di rese agricole, fanno riscontro i successi “a livello sindacale ottenuti grazia alle mobilitazioni della Coldiretti che hanno visto in campo anche gli agricoltori di questo territorio – ha ricordato il Direttore regionale Enzo Bottos – penso, ad esempio al varo del decreto per l’etichettatura dell’origine del grano contenut0 nella pasta, che darà maggiore valore alle produzioni cerealicole della nostra provincia, mentre è già entrata in vigore definitivamente quella sul latte e formaggi, anche qui frutto dell’azione della Coldiretti”.

s.b.

JESI / ‘VINO A PALAZZO’, NEL CENTRO STORICO ASSAGGIO DI VINI PREGIATI

JESI, 28 novembre 2017 – Sono 24 le aziende vitivinicole marchigiane che per il terzo anno parteciperanno alla manifestazione “Vino a Palazzo”; 20 sono operanti in provincia di Ancona, 2 in quella di Ascoli Piceno ed 1 ciascuna provenienti dalle provincie di Macerata e Fermo. L’iniziativa, come per le passate edizioni, è stata organizzata dalla Pro Loco di Jesi che ha trovato collaborazione nell’Associazione Italiana Sommelier e nel Comune di Jesi. Questa mattina la presentazione ufficiale dell’evento da parte del vice Sindaco, Luca Butini, e della presidente della Pro Loco, Annamaria Epifani. “E’ una manifestazione che comincia ad avere una sua continuità ed una ulteriore occasione per valorizzare Jesi e farla conoscere al mondo che circonda il vino”. In effetti i tre siti che ospiteranno le 24 cantine sono un valido esempio della Jesi del ‘700; le cantine, infatti, proporranno i loro prodotti a Palazzo Pianetti, a Palazzo dei Convegni e nel Museo Diocesano. “Quando ci si è trovati ad organizzare la prima edizione di Vino a Palazzo – ha raccontato Butini – gli organizzatori hanno avuto difficoltà a trovare le cantine disposte a partecipare all’evento; lo scorso anno tutto è stato più facile e quest’anno si è dovuto procedere ad una scelta, lasciando fuori alcune case vinicole; questo – ha commentato il vice Sindaco – è indicativo del prestigio raggiunto”.

L’apertura dell’evento è prevista alle ore 16 di sabato, 2 dicembre, a Palazzo dei Convegni, con una conferenza sul tema: “Il vino nelle arti – il simbolismo del vino in pittura, divine ebbrezze e umane passioni” a cura di Simona Cardinali e Chiara Silvestri. La conferenza sarà arricchita da un momento di lettura di poesie da parte di Sissi Miriam Lupini.

Alle ore 17 apriranno i banchi d’assaggio vini con i produttori sistemati a Palazzo Pianetti che presenteranno le etichette: “Accadia” di Castellaro di Serra S. Quirico, “Carletti” di Camerano, “Failoni” di Staffolo, “Pesaresi” di Varano e “Politi” di Arcevia. Al Palazzo dei Convegni, invece, troveranno spazi le cantine “Casalfarneto” di Serra d’ Conti, “Colonnara” di Cupramontana, “Mancini” di Moie di Maiolati Spontini, “Mario Lucchetti” di Morro d’Alba, “Monteschiavo” di Maiolati Spontini, “Tenuta di Tavignano” di Cingoli e “Terre Cortesi Moncaro” di Montecarotto. Nel Museo Diocesano si potranno incontrare i produttori del “Benforte” di Cupramontana, “Brunori” di San Paolo di Jesi, “Cantine d’Ercoli” di Cassignano, “Fattora Duri” di San Severino Marche, “La Calcinara” di Candia, “La Vite Maritata” di Ripatranzone, “Le Senate” di Fermo, “Marconi” di San Marcello, “Mazzola” di Senigallia, “Mercante Bio” di Camerano e “Vicari” di Morro d’Alba.

In totale saranno esposti 120 vini in degustazione al costo di 12,00 euro, per 9 degustazioni e ulteriori 10,00 euro per altrettante. Gli organizzatori, avvalendosi della collaborazione dell’Associazione dei sommelier, hanno inserito nel programma anche la possibilità di seguire delle degustazioni guidate che si svolgeranno a Palazzo Bisaccioni ad intervalli di un’ora. La prima avrà inizio alle 18, seguirà una seconda degustazione alla 19 e si concluderà con una terza “lezione” alle ore 20. Il costo di partecipazione è di 15 euro a sessione con 8 vini di eccellenza.

Ma “Vino a Palazzo” non si ferma alle degustazioni, esso è anche occasione per far conoscere meglio la città ed ecco quindi che si potranno visitare: il Museo Diocesano, il Percorso delle Arti e dei Mastieri e Percorso del Foco e della Misura situato in via Leopardi 15° (ingresso gratuito su prenotazione a partire dalla ore 17 e fino alle 21). Si tornerà a rivedere la mostra “L’Herbario ritrovato” nella galleria di Palazzo Pianetti e le meraviglie artistiche custodite  nella Pinacoteca civica.

(Sedulio Brazzini)

sedulio.brazzini@qdmnotizie.it

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CUPRA MONTANA / MIG, SERATA DEDICATA AI CLASSICI E MODERNI: AZIENDE PROPONGONO I PROPRI VINI

CUPRA MONTANA, 21 novembre 2017Venerdì 24 novembre p.v., alle ore 21.00, presso le Grotte del monastero di Santa Caterina (MIG), dove ha sede il Museo Internazionale delle Etichette del Vino e l’Enoteca Comunale, l’Associazione “Strada del gusto di Cupra Montana” ha predisposto una degustazione titolata “Classici e moderni”: le aziende storiche di Cupra Montana. L’invitante iniziativa ha un costo di €. 12,00 e per prenotare si potrà scrivere a stradadelgusto.cupramontana@gmail.com oppure telefonare al n° 349.1321442.

Il volantino di presentazione della serata informa i partecipanti che “Cupra Montana è la capitale del Verdicchio, come amiamo ripetere. Ma se questo è vero, lo si deve ad aziende storiche che hanno saputo coniugare tradizione e modernità nel segno del territorio”.

Attraverso cinque vini – uno per azienda – sarà possibile conoscere e degustare le storie di queste aziende e dei loro vini, portabandiera del terroir d’elezione del Verdicchio. Le aziende sono: Colonnara, Vallerosa Bonci, Sparapani, Cherubini, Quaresima.

Guiderà la degustazione la sommelier Loretta Liera. Dunque una serata all’insegna del buon bere all’Enoteca Comunale, cattedrale che rappresenta quasi “religiosamente” i migliori prodotti vinicoli del territorio di Cupra Montana, quelli che le nostre Aziende hanno saputo ottenere attraverso selezioni di uve, scelte intelligenti dunque, in vigneto prima e in cantina poi, tutto per deliziare il palato dei buongustai.

(o. g.)

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JESI / L’AGROALIMENTARE MARCHIGIANO DIVENTA POLO UNICO E FA SQUADRA

JESI, 9 novembre 2017 –  Sarà Fico (Fabbrica italiana contadina) a Bologna la prima vetrina della neonata Associazione produttori dell’agroalimentare marchigiano, uno dei primi consorzi regionali multifiliera in Italia, che già in partenza annovera circa il 50% del Pil wine&food delle Marche, con un fatturato aggregato di 750 milioni di euro.

Sette i soci fondatori (BovinMarche, Consorzio vini piceni, Consorzio Marche biologiche, Consorzio Casciotta d’Urbino dop, Istituto marchigiano di tutela vini, Società Agricola Biologica-Gruppo Fileni, TreValli Cooperlat), che da soli rappresentano circa 3mila imprese agricole del territorio con produzioni che vanno dal latte alla carne, dalla pasta al vino, dall’olio a cereali e leguminose bio.

Sotto l’ombrello di Food brand Marche – il logo che accompagnerà l’associazione – le compagini saranno impegnate a partire da Fico (dal 15 novembre per 12 mesi) nella promozione del brand regionale anche nelle principali rassegne internazionali del settore in Italia e all’estero, nella formazione agli addetti ai lavori e nell’informazione ai consumatori. L’associazione è aperta a chiunque produca o trasformi prodotti agricoli certificati e ha l’obiettivo di mettere in rete anche gli artigiani del cibo che faticano ad autopromuoversi, attraverso la partecipazione ai bandi di finanziamento nazionali e comunitari.

“Il progetto Fico – ha detto la vice presidente della Regione Marche e assessore all’Agricoltura, Anna Casini – nasce e si sviluppa ai confini regionali. La vicinanza con Bologna ci consente di intercettare un segmento turistico, quello enogastronomico, in continua crescita. Come Marche, dopo il sisma, abbiamo bisogno di visibilità e di opportunità per far venire sempre più turisti nella nostra regione. La loro presenza è fondamentale per consolidare la rinascita dei territori appenninici devastati, che vivevano di agricoltura e zootecnia, di eccellenze enogastronomiche da non disperdere, di cultura e sostenibilità ambientale. Fico, oltre che una vetrina, offre l’occasione di raccontarci e di proporci, di utilizzarla come volano della ricostruzione verde del nostro entroterra”.

Per il direttore dell’Associazione produttori dell’agroalimentare marchigiano, Alberto Mazzoni: “Le Marche non possono competere sul piano dei numeri con altre importanti aree italiane; il confronto che possono vincere è senz’altro quello della qualità. L’idea – già sperimentata col vino – di fare squadra per portare a fattor comune il buono della nostra regione è stata pienamente condivisa dalle grandi compagini, che faranno da traino ai piccoli. Oggi c’è la consapevolezza di poterci muovere con successo sui mercati globali grazie a un settore, quello dell’agricoltura, che da noi rappresenta la metà dell’intera superficie regionale e dove il pil agroalimentare vale il 12% sul totale (il valore nazionale è al 7%), con una crescita del biologico più repentina di quella già notevole del Paese”.

Nel nuovo hub dell’agroalimentare made in Italy di Bologna, presso lo spazio assegnato all’Associazione dalla Regione Marche, si alterneranno degustazioni, eventi speciali, corsi, presentazioni e focus sulle produzioni di qualità e sulle nicchie regionali.

Poi sarà la volta delle fiere-obiettivo: tra queste, Sol e Agrifood di Veronafiere, Tuttofood di Milano, Cibus di Parma, Sana di Bologna.

Ma anche Il Fancy Food di New York, l’Anuga di Colonia, il Sial di Parigi o il Foodex di Tokyo. Tra le attività nel breve, la presentazione di uno studio Nomisma sullo stretto rapporto tra qualità dell’agroalimentare e qualità della vita nelle regioni italiane.

JESI / INVESTIRE SUL TERRENO AGRICOLO CONVIENE, ANCHE I GIOVANI SI AVVICINANO ALL’AGRICOLTURA

JESI, 7 novembre 2017 – Il terreno agricolo si conferma come bene rifugio per eccellenza; pressoché invariati i valori dei vari appezzamenti con un leggero aumento per le aree che ospitano vigneti di qualità.

La conferma arriva dalla Coldiretti sulla base del così detto “rapporto Crea” dal quale si evince che nel 2016 il valore medio dei terreni della nostra regione si attesta sui 14mila euro all’ettaro, tanti quanti ne occorrevano l’anno precedente. Questa “media” del valore è determinata da alcuni fattori essenziali quali l’ubicazione del terreno, il suo sviluppo planimetrico ed altro. L’unica deroga a questo valore medio è rappresentata dal costo di terreni coltivati a vigneto, in particolare quelli dove si produce Verdicchio che sono cresciuti di circa il 5%. Ecco allora che la forbice del valore di un’area agricola varia dai 4mila euro per un ettaro di pascolo nell’alta montagna pesarese ai 66mila euro di un terreno situato  sul litorale  della provincia di Ascoli Piceno. Tra questi due poli della forbice troviamo un valore di circa 21.500 euro per un ettaro di terreno a seminativi nella pianura anconetana, i 25mila euro per un uliveto ascolano; passiamo dai 40mila euro per un vigneto DOC nelle colline anconetane ai 45mila per le coltivazioni orticole collinari del maceratese.

Dal rapporto Crea si apprende di una “ripresa delle attività di compravendita del 9% (più forte, comunque, al Nord Italia), consolidando una inversione di tendenza significativa dopo che nell’ultimo decennio le attività di acquisto e di cessione si sono ridotte del 40% rispetto ai livelli pre crisi – scrive Coldiretti Marche in una nota  che così prosegue – Si conferma, invece, il processo di consolidamento dell’affitto che rappresenta sempre più uno strumento strategico a disposizione degli imprenditori per l’aumento delle dimensioni aziendali”.

E sono sempre di più i giovani, quelli che si avvicinano all’agricoltura e che ricorrono all’affitto dei terreni dove poter operare e, a volte, creare innovazione per lo sviluppo dell’azienda; giovani ai quali il Programma di Sviluppo Rurale mette a disposizione incentivi interessanti.

“In tale situazione serve un impegno da parte delle Amministrazioni a tutti i livelli – commenta il Presidente della Coldiretti Marche, Tommaso Di Sante – per difendere il patrimonio agricolo e la disponibilità di terra fertile dalla cementificazione nelle città e dall’abbandono delle aree marginali, con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola”.

sedulio brazzini

JESI / VINO E SOLIDARIETÀ, “NAO” PER LA ROBOT THERAPY DEL SALESI

JESI, 6 novembre 2017 – È possibile gustare dell’ottimo vino delle nostre terre e al tempo stesso diventare artefici di un progetto finalizzato a far ritornare il sorriso sulle labbra di tantissimi bambini? Da oggi “SI”, è possibile, grazie ad un progetto elaborato da Michela Gioia, una giovane studentessa jesina. Questa intraprendente 26enne “ha manifestato l’intenzione, insieme al suo compagno, Stefano Baleani, di sviluppare un progetto che coniughi la volontà di aiutare i bisognosi  tramite azioni di beneficenza che si concretizzino attraverso l’acquisto di un prodotto di largo consumo: il vino, senza aumenti del costo d’acquisto da parte del consumatore finale”.

Ci si chiederà, perché proprio il vino? “Perché – leggiamo in una nota quanto affermato anche in conferenza stampa – il vino rappresenta una fetta di mercato interessante attualmente ancora sottostimata sotto il profilo degli acquisti in rete. Le stime relative alla crescita delle vendite on line prevedono per questo segmento di mercato una forte crescita”, questo in coincidenza con l’arrivo del periodo festivo per eccellenza come il Natale.  Il progetto elaborato dai due giovani prevede: di  acquistare il vino tramite la piattaforma partnerwine.it , di dirigere parte del ricavato automaticamente verso un fondo che sarà appositamente creato per aiutare ch ha bisogno ed intestato esclusivamente a quell’iniziativa e non altre. Le donazioni – è stato detto – saranno dirette, senza intermediari verso il beneficiario finale, tramite un contatto diretto.

Come primo traguardo fissato dai due ideatori del progetto c’è quello di aiutare l’Associazione Salesi di Ancona per l’acquisto di un Robot per la Robot Therapy;  Si tratta di un “simpatico” automa dell’altezza di circa 70/80 centimetri  di produzione italiana, già in uso in altre strutture sanitarie della Penisola, in grado di “dialogare” con i bambini del Salesi, molti dei quali in terapia oncologica. “NAO”, questo il nome del robot, costerà circa 8 mila euro, somma che Michela e Stefano pensano di ricavare dalla vendita del pregiato vino prodotto dall’azienda Piersanti di San Paolo di Jesi, con i marchi “Pastrengo” e “Il Teatro del Vino” e quelli della cantina “Boccafosca” di Pianello di Ostra.  Acquistando le confezioni di vino proposte dal progetto l’acquirente donerà automaticamente dal 10 al 15% dell’importo per aiutare l’ospedale Salesi di Ancona nell’acquisto del robottino. E questo senza nessun aumento di spesa per il cliente.

Per ora, come detto, l’attenzione è incentrata sulle aziende vinicole, ma in futuro i due giovani ideatori del progetto contano di rivolgersi anche ad altri settori. Nel frattempo, ed in previsione delle festività natalizie, Michela e Stefano hanno ideato anche una serie di pacchi dono. Il tutto con il marchio creato dall’architetto Francesco Marcelli che ha ideato logo e grafica del progetto.

Chi volesse saperne di più e seguire l’evolversi del progetto ha a disposizione un sito realizzato dagli stessi protagonisti del progetto; basta cliccare su www.partnerwine.it.

(s. b.)

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JESI / IL SORRISO DEGLI ORTAGGI A KM ZERO, NASCE UN ORTO SOCIALE MESSO A DISPOSIZIONE DALLA DIOCESI

JESI, 30 ottobre 2017 – L’Orto del sorriso ha aperto le porte ai rappresentanti della stampa locale che hanno così avuto l’opportunità di illustrare le finalità che la stessa struttura si prefigge. Per chi non conoscesse l’iniziativa diciamo che l’Orto del Sorriso si trova al numero 47 di via Calabria, proprio nella periferia; è costituito da una struttura muraria che funge da casa, scuola, ed altro ancora, e da un appezzamento di terreno di circa 2 ettari di superficie messo a disposizione dalla Diocesi di Jesi e in comodato d’uso gratuito da alcuni proprietari. L’Orto è stato ideato tre anni or sono con la finalità di “favorire l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati o in difficoltà economiche”; in questo lasso di tempo, ha detto Matteo Donati del gruppo tecnico di lavoro, “nel primo anno il progetto è stato avviato, nel secondo gli incassi sono stati il triplo del primo e nei primi se mesi del terzo anno si era già incassato l’importo dell’anno precedente”. Una crescita graduale, dunque, com’era logico che fosse, considerato che il progetto è partito da zero. Già, perché quando i responsabili della Caritas diocesana, quelli della cooperativa Odòs e del gruppo tecnico di lavoro sono arrivati in via Calabria 47 hanno trovato un terreno pieno di sterpi e siepi che sono stati sradicati per poter ottenere una superficie lavorabile. “Da ‘grasciaro’ è diventato un orto” ha detto Donati. Oggi che getta lo sguardo su quel terreno si accorge delle varie colture in atto; dai cavolfiori ai peperoni, dalle melanzane ad altri ortaggi di stagione; tali prodotti sono coltivati con cura da un gruppo di persone coinvolte a vario titolo: c’è un agricoltore con contratto annuale, 2 con contratto a chiamata, 4 tirocinanti di inclusione sociale (2 in corso e 2 che hanno trovato occupazione presso aziende del settore agricolo). Ci sono poi 6 lavori socialmente utili e 4 percorsi educativi con minori. Nell’orto didattico si sono alternati 181 ragazzi appartenenti a 7 classi scolastiche, 3 gruppi scout, 2 centri estivi ed un campo di lavoro. Oltre a questo sono stati avviati 4 percorsi educativi con minori.

Al di là di queste finalità sociali l’Orto del Sorriso produce ortaggi di stagione che molti cittadini, specialmente quelli che abitano nei paraggi, sono pronti ad acquistare perché sanno che sono coltivati senza utilizzo di prodotti invasivi per le colture.

Come si diceva all’inizio nel progetto sono coinvolti soggetti diversi come la Caritas il rappresentante della quale, Marco D’Aurizio ha tenuto a sottolineare il fatto che il progetto di coltivare un orto non è finalizzato a far denaro, ma offrire una speranza alla gente del posto e a chi, dopo un passato non proprio tranquillo, cerca di rivalutarsi. Per il futuro D’Aurizio auspica la nascita di una cooperativa sociale e auspica una crescita del progetto in modo che il tutto cominci a dare frutti anche economici.  Carlo Bellocchi, della cooperativa  Odòs, ha spiegato che l’Orto serve per far lavorare le persone, specie quelle in difficoltà, poi ha mosso alcune critiche alla normativa sulle cooperati ove sociali, necessarie per ottenere finanziamenti pubblici.

Tutti i protagonisti dell’incontro hanno tenuto a sottolineare il fatto che “l’idea (dell’Orto ndr) è nata in seno alla Parrocchia di San Giuseppe, la cui titolarità è passata a Caritas Diocesana e Fondazione Padre Oscar, anche grazie ai Fondi dell’8×1000. Nell’ultimo anno, l’ingresso della cooperativa Odòs ha permesso di chiudere il cerchio dal punto di vista amministrativo, ma con l’idea di mantenere sempre l’anima sociale del progetto”.

Per coloro che fossero interessati a fare acquisti a Km. Zero nell’Orto del Sorriso, diciamo che ciò è possibile principalmente al mattino, dalle ore 9 alle 12, e, occasionalmente,  in due pomeriggi.

(Sedulio Brazzini)

sedulio.brazzini@qdmnotizie.it

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