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JESI / AVVIATE LE VERTENZE PER DANNI MORALI E PATRIMONIALI CONTRO GLI AMMINISTRATORI DI BANCA MARCHE

JESI, 14 ottobre 2017 – Stanno oramai partendo le vertenze nei confronti degli amministratori delle 4 banche coinvolte nei ‘crac’ relativi ai provvedimenti del Novembre 2015 che hanno, di fatto, azzerato le azioni di migliaia di piccoli azionisti-risparmiatori certificando il default del nostro sistema bancario.

Mentre però per alcune situazioni ( vedi B.M.Paschi ) si è trovata una soluzione ‘nazionale ‘ per le piccole banche, Banca Marche compresa, il dramma continua.

Per i piccoli azionisti ( 44.000 solo della Banca Marche ) non ci sono stati e non ci sono provvedimenti legislativi in arrivo e oltre l’inizio dei lavori della Commissione d’Inchiesta parlamentare  centrale, nulla è emerso come nuovo.

Come è stato avviato per Banca Etruria, in questi  giorni anche per Banca Marche stanno iniziano  i ‘resoconti  giudiziari’ nei confronti degli allora Amministratori e organi di controllo  per le loro  negligenze e malefatte con richieste di danni morali e patrimoniali.

E’ iniziata infatti ( 5 ottobre 2017) la prima causa civile promossa a suo tempo avanti il Tribunale di Ancona dalla stessa Banca delle Marche in Amministrazione Straordinaria con richiesta danni nei confronti di 37 tra amministratori, sindaci revisori e società di revisione legale: in tale causa sono intervenuti (studio legale Catani-Ricci di Jesi. legali convenzionati con Cittadinanzaattiva Associazione Consumatori ) anche una parte degli azionisti che hanno visto perso l’intero valore delle loro azioni.

Il 7 novembre prossimo poi inizierà la causa penale (avanti il Tribunale penale di Ancona-Giudice Indagini Preliminari ) contro 16 amministratori per le violazioni di natura fallimentare-penale.

Tutti auspicano che si faccia luce dei gravi fatti che hanno portato ad uno dei più grandi disastri del sistema bancario italiano, come qualificato in varie  sedi.

e.s.

JESI / UBI BANCA: IL PRESIDENTE RANICA ASSICURA CHE NESSUN DIPENDENTE VERRA’ LICENZIATO IN MODO BRUTALE

JESI, 14 ottobre 2017 – Ancora pochi giorni e per la vecchia Cassa di Risparmio di Jesi, poi diventata Banca Marche in seguito a fusione con altri gruppi e successivamente denominata Banca Adriatica per le note vicende giudiziarie assumerà il definitivo nome di “UBI Banca”, unendosi a quella che un tempo era la Banca Popolare  e CariChieti.

Osvaldo Ranica presidente Ubi Banca

Per il nostro territorio e per l’intera regione Marche questa nuova realtà bancaria diventerà la numero uno nel campo del credito, una realtà che interessa circa mezzo milione di marchigiani.

Quando, alcuni mesi or sono, presero avvio le trattative per la creazione di questa banca, tra il personale della ex Banca Marche cominciò a diffondersi il timore sul futuro occupazionale; ieri mattina il Presidente di Ubi Banca, Osvaldo Ranica, ha assicurato tutti; “si andrà ad una definizione dell’uscita prevista organizzata, nessuno – ha rimarcato più volte – viene mandato a casa in modo brutale, ma ci sarà un coordinamento sulle famose 3.000 uscite di Gruppo”.

Come scrivevamo ieri, l’attuale consistenza di personale dell’intero gruppo è costituita da 22.518 soggetti che entro il 2020 si ridurranno a 19.505; “si tratta di 3.013 dipendenti – è stato detto – di cui 1.569 per efficientamenti Bridge Banks “. Nessuno però, sarà messo alla porta.

Nella sua lunga illustrazione del futuro societario il Presidente Ranica ha parlato anche di formazione e riconversione professionale, obiettivi che “UBI Banca  intende fornire ai dipendenti provenienti dalle nuove banche (Teatina, Adriatica e Tirrenica ndr)  acquisite tutte le conoscenze utili a garantire una corretta integrazione nel Gruppo. Saranno previsti programmi di formazione, qualificazione e riconversione volti a consolidare e sviluppare le qualità professionali presenti nel Gruppo”.

In attesa dell’arrivo del 23 ottobre, data d’inizio ufficiale del nuovo gruppo bancario, le sedi degli sportelli bancari che non saranno chiusi, la cartellonistica stradale e nella stessa struttura di via Fontedamo sono state sostituite le vecchie insegne con la nuova dicitura “Ubi Banca”.

s.b.

LETTERE & OPINIONI / MASSACCESI SCRIVE A CASINI: “CERCARE LA VERITA’ E FARE CHIAREZZA SUL DISSESTO DI BANCA MARCHE”

JESI, 10 ottobre 2017 – Quale Presidente del Consiglio Comunale di Jesi ho ritenuto doveroso scrivere una lettera al Sen. Pierferdinando Casini – Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario – per chiedere attenzione e considerazione sulle questioni contenute nella Relazione Finale approvata dal Consiglio Comunale di Jesi in data 21 Settembre 2016, frutto di mesi di lavoro e di incontri, di audizioni e di raccolta di documenti, che gli ho inviato.

Il tutto fiducioso che possa costituire un valido contributo ai lavori che, più autorevolmente di noi, e sicuramente con maggiori mezzi e capacità, tutti i componenti della Commissione Parlamentare si accingono a fare, e ciò anche dopo essere stato contattato a suo tempo dal Direttivo dell’Associazione Vittime del Salva-Banche, che raggruppa i risparmiatori che si sono uniti dopo l’azzeramento per D.Lgs. 180/2015 (Decreto Salva-Banche) dei propri risparmi investiti in obbligazioni subordinate ed azioni di Banca Etruria, Banca delle Marche, CariFerrara e CariChieti.

Dopo mesi di attesa, avendo appreso della recente istituzione di una Commissione Parlamentare di Inchiesta sul sistema bancario, come da legge 12/07/2017, n. 107, è peraltro sorprendente vedere come la politica, dopo aver detto e ribadito, per mesi, il suo impegno per una Commissione di Inchiesta che avrebbe dovuto fare chiarezza su quello che è successo ai 4 Istituti creditizi finiti in ginocchio, e poi risolti, dei nostri territori, sia riuscita ad istituirla solamente a pochi mesi dalla fine della legislatura, e dopo un anno di rinvii.

Nell’interesse dei nostri territori e praticamente degli unici (o quasi) risparmiatori azzerati e sacrificati di tutta la storia della Repubblica Italiana, c’è l’auspicio che la Commissione, pur nella ristrettezza dei tempi, possa farsi carico ed assumere l’onere di cercare almeno la verità, e non solo i responsabili, materia peraltro di competenza di altre Istituzioni, e di fare chiarezza soprattutto sul dissesto di Banca Etruria, Banca delle Marche, CariFerrara e Carichieti.

Il Consiglio Comunale di Jesi, probabilmente l’unico a farlo in Italia, aveva istituito una apposita Commissione di Studio su “Banca delle Marche” il 15 Dicembre 2015.

 

Daniele Massaccesi Presidente del Consiglio Comunale di Jesi

JESI / BANCA MARCHE: MOZIONE DELLA MAGGIORANZA IN AIUTO DI CHI HA SUBITO DANNI

JESI, 24 luglio 2017 – Si ritorna a parlare di Banca Marche.

Lo farà il prossimo consiglio comunale convocato per il 28 luglio quando si discuterà e si voterà una mozione presentata dai Consiglieri Comunali Daniele Massaccesi, Nicola Filonzi e Matteo Baleani – Jesiamo; M. Chiara Garofoli, Tommaso Cioncolini, Sandro Angeletti e Maurizio Barchiesi – Jesinsieme -, Giancarlo Catani – Patto per Jesi.

Un documento contenente possibili soluzioni per alleggerire i danni provocati ai cittadini dalla insolvenza di Banca delle Marche, senza peraltro voler alimentare illusioni o speranze, con cui l’Amministrazione Comunale di Jesi è stata inviata.

Di seguito i punti salienti:

A) a farsi parte diligente e fautrice di una soluzione che possa coniugare la posizione – e gli interessi – di chi ha investito (per affari, business od altro), acquistando i crediti di Banca Marche, e la possibilità, pure altrettanto legittima, per molti debitori/investitori/azionisti di Banca Marche di ricomprarsi il proprio bene immobile a trattativa privata, e quindi scongiurando le aste, pagando alla Società che ha acquistato i crediti di Banca Marche una percentuale pari al 30 – 35% del rispettivo debito, stabilendo ovviamente modalità e condizioni anche per evitare possibili sperequazioni (ad es., limitando la fattibilità delle operazioni ad un solo bene immobile pro-capite).
La percentuale indicata sarebbe praticamente il doppio di quella indicata – 17% – in sede di risoluzione, e comunque “stimata” per il valore dei crediti di Banca delle Marche e, salvo errori, od accordi non conosciuti, anche del prezzo della relativa acquisizione da parte di Società Finanziaria, o di chi li ha comunque rilevati – e tale soluzione definirebbe in modo equo una triste vicenda, vissuta sulle spalle di tanti cittadini, e sarebbe possibile anche con il contributo, magari grazie ad affidamenti concessi, di UBI Banca, che dimostrerebbe così, in un momento particolarmente difficile per il territorio, di voler aiutare concretamente coloro che sono stati travolti da questa situazione, continuando la meritoria opera di vicinanza che è stata, a suo tempo, la caratteristica della prestigiosa Banca Popolare di Ancona;

B) a farsi promotrice di una iniziativa con UBI Banca volta a far ottenere un minimo ristoro agli azionisti di Banca delle Marche, anche permettendo loro di “usufruire” dell’azzeramento del valore delle azioni ( che non sono state annullate) per avere una qualche possibilità, grazie a strumenti tecnici e finanziari, e magari alle azioni UBI Banca, anche attraverso procedimenti di conversione, di ottenere per le loro vecchie azioni “Banca Marche” un valore sicuramente maggiore rispetto a quello attuale, pari a zero, ed ad intraprendere ogni possibile iniziativa anche a tutela dei tanti obbligazionisti subordinati di Banca delle Marche, pure depauperati per gli investimenti andati in fumo, come i tanti delle cd “Banche Venete”, nonché di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Il tutto sempre cercando di coinvolgere, per una più efficace azione, i Parlamentari eletti nelle Marche ed i Consiglieri della nostra Regione.

e.s.

JESI / TAGLI IN VISTA, VERSO LA CHIUSURA LA STORICA SEDE DI BANCA MARCHE DI CORSO MATTEOTTI

JESI, 19 giugno 2017 – Dovrebbero essere due le filiali di Banca Marche in città verso la chiusura: quella di Viale della Vittoria e quella storica di Corso Matteotti. Per loro , stando ai dettagli contenuti all’interno dell’informativa, la prospettiva di circa 80 sportelli complessivi da chiudere ed una riorganizzazione obbligata sia della rete sia delle direzioni. Le molte sovrapposizioni di sportelli, anche a Jesi, emblematica quella di corso Matteotti praticamente l’una davanti l’altra, a salire da piazza della repubblica verso l’arco Clementino sulla destra ex Banca Popolare e sulla sinistra Banca Marche, una volta le sedi storiche dei due istituti di credito, e la numerosità del personale di direzione rappresentano i due nodi da sciogliere che Ubi Banca annuncia di voler gestire.

 

Da un lato con una razionalizzazione della rete sulla base del nuovo modello distributivo adottato e dall’altro procedendo ad esternalizzazioni tramite il trasferimento del personale occupato nel settore leasing ad Ubi leasing (in una fase antecedente rispetto a quella dell’incorporazione di Nuova Banca Marche prevista per fine ottobre) e di quello che segue IT, logistica, tecnico, acquisti e back office alla società UBISS (dal mese successivo a quello di incorporazione).

Banca Marche corso Matteotti

Confermata una delle 7 MAT (Macro Aree territoriali) a Jesi , con 9 Direzioni Territoriali ed altrettanti Centri Imprese, anche se ora bisognerà vedere come avverrà l’integrazione del personale proveniente da Nuova Banca Marche, una parte del quale già in servizio all’Esagono  per far spazio ai dipendenti della TeamSystem che da settembre occuperanno un’intera ala di Fontedamo.

Le MAT sarebbero: Bergamo per Bergamo e Lombardia Ovest; Brescia per Brescia e Nord Est; Milano per Milano – Emilia Romagna; Torino per il Nord Ovest; Jesi per Marche – Abruzzo; Roma per Lazio Toscana e Umbria; Bari per il Sud.

Tutte le preoccupazioni emerse in questo periodo sono state fatte proprie dalla FABI,  sindacato maggioritario in Nuova Banca Marche , che ha inviato nei giorni scorsi una lettera aperta al Governatore della Regione Marche Ceriscioli e ai Sindaci di Macerata e Pesaro , oltre ad aver chiesto un incontro anche al primo cittadino di Jesi Massimo Bacci , appena rieletto per il secondo mandato da Sindaco nella città federiciana.

(evasio.santoni@qdmnotizie.it)

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JESI / TUTTO EBBE INIZIO NEL 1844, ECCO LA STORIA DEL CREDITO IN VALLESINA

JESI, 9 giugno 2017 – Con la recente acquisizione da parte di UBI/banca della Nuova Banca Marche spa scompare un bel pezzo della storia economica di territori importanti come Macerata (cassa di risparmio di Macerata), Pesaro (cassa di risparmio di Pesaro), Jesi (cassa di risparmio di Jesi); tre istituzioni che sin dagli anni ’90 (Macerata e Pesaro) e dal 1995 (Jesi) si erano ritrovate in banca Marche spa.

La storia della cassa di risparmio di Jesi, soprattutto quella sociale e culturale, continua a vivere oggi attraverso la fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. E solo la recente ufficializzazione da parte di questa istituzione dell’archivio di quella che fu la “Cassa” nel rapporto economico con la popolazione, le aziende, gli artigiani, i commercianti colma in parte il vuoto che lascia l’ex istituto di credito.

Un istituto nato nel 1844, sia pure in mezzo a tante difficoltà, incomprensioni, antipatie, ma che subito ha dato l’esatta dimensione di quello che poteva rappresentare per il territorio. Anni difficili, ma importanti per l ‘economia della zona. Che sono diventati sempre più corposi quando la “Cassa” ha incominciato a gestire gli asili pubblici jesini, ad aiutare economicamente la casa di riposo, l’ospedale, ed altre organizzazioni. Che ha continuato questa attività anche durante il periodo fascista e durante la seconda guerra mondiale sostenendo i dopolavori, organizzando spettacoli per i militari di transito in città, facendo sempre beneficenza.

La cassa di risparmio di Jesi ha avuto un grande merito con il presidente avv. Cingolani investendo dopo la guerra milioni su milioni per aiutare le imprese a rimettersi in sesto e ripartire, gli artigiani, le famiglie; il comune a recuperare parte del territorio distrutto dalla guerra mettendo a disposizione dell’ente pubblico soldi a non finire per rifare le strade, ponti, scuole. Insomma l’istituzione creditizia ha acquisito nel tempo grandi meriti ed i suoi amministratori sono stati sempre all’altezza delle situazioni nell’affrontare le varie realtà cittadine.

Neppure i dipendenti sono stati dimenticati negli anni che vanno dal ’70 al ’90. Ed allora riconoscimenti agli impiegati con 25 anni di anzianità, e via via anche i più anziani venivano premiati. Per non parlare delle famose “befane” per i figli di dipendenti che ricevevano montagne di giocattoli, dolciumi quando era il sei di gennaio. E per non parlare delle iniziative nelle scuole al momento di celebrare la giornata del risparmio con distribuzione di centinaia di libretti al risparmio con un piccolo contributo ad ognuno.

Dagli anni ’30 la legge bancaria ha imposto che una istituzione creditizia locale non potesse sopravvivere disponendo di un solo sportello. Tutti i comuni della Vallesina e della Valmisa avevano invece una propria realtà territoriale economica per aiutare il commercio, l’imprenditoria, l’artigianato. A questo punto la Cassa incomincia l’acquisizione delle piccole banche territoriali; così Santa Maria Nuova, San Marcello, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Maiolati Spontini, Castelplanio, Mergo, Poggio San Marcello, Montecarotto nella Vallesina ed Ostra, Ostra, Vetere, Senigallia, Falconara Marittima, Corinaldo, ed altre ancora nella Valmisa confluiscono in cassa di Risparmio di Jesi creando così una istituzione creditizia di grande respiro territoriale e di grande possibilità per l’economia delle due vallate.

Poi l’arrivo della banca Marche spa e la fine dopo appena 12 anni. Noi non ci sentiamo di alzare il dito contro questo o quell’amministratore (sarà la giustizia  degli uomini a decidere) ma nei confronti di una sola istituzione pubblica come la banca d’Italia si, alziamo il dito. Cosa abbiano fatto per cinque anni consecutivi gli ispettori della banca d’Italia all’interno della direzione della banca non si capisce se poi è arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia della crisi, della crisi profonda irreversibile che ha portato alla misera fine. Cinque anni durante i quali sarebbero dovute saltare evidenti le problematiche per porvi rimedio.

(redazione)

JESI / CANCELLATO UN PEZZO DI STORIA JESINA

JESI, 8 giugno 2017 – Questa mattina la sorpresa per tutti quelli che transitavano nella rotatoria di Jesi Est, da e per Jesi, e che erano abituati a consultare giorno, ora e temperatura: da questa mattina, si volta pagina. Anche la scritta Banca Marche era un pezzo della quotidianità e della storia di tanti jesini e non solo che giornalmente transitano in quel tratto di strada. Da questa mattina al posto del logo della Banca Marche e della scritta del leggendario Istituto di Credito che aveva sostituito l’altrettanto leggendario Cassa di Risparmio di Jesi si legge un’altra cosa: Ubi Banca. Una sorpresa? Sicuramente no, ma potevano almeno pazientare! Hanno impiegato invece poco tempo per metterci una pietra sopra e ricominciare tutto da capo. Con la speranza che si ricominci bene favorendo imprese e persone del territorio.

Prima i dipendenti di Fontedamo sono stati tutti trasferiti nei locali Zipa ex Banca Popolare, oggi anche il logo non c’è più.

 

A breve nelle vie di Jesi scopriremo che diverse filiali Banca Marche saranno chiuse e le scritte smontate: nell’immaginario collettivo ci saranno solo i ricordi.

 

(evasio.santoni@qdmnotizie.it)

LETTERE&OPINIONI / LA CGIL DOPO IL CLOSING: “UBI SU NBM, QUALI RISCHI PER LAVORO E TERRITORIO?”

JESI, 4 giugno 2017 – Si è completata qualche settimana fa, con il closing, l’operazione che ha consentito al Gruppo UBI di acquisire le tre ‘bridge banks’, fra le quali la Nuova Banca delle Marche: il sindacato auspica che il valore aggiunto generato dall’operazione vada a beneficio anche dei lavoratori e dei territori in cui opera la Banca.

Lavoro. In questi anni, i lavoratori NBM hanno sostenuto molti sacrifici, in un contesto assolutamente incerto e solo grazie al loro impegno sono stati tenuti il rapporto di fiducia con la clientela, le masse e la raccolta. Questi valori sono stati riconosciuti all’interno  del gruppo dal CD di UBI e dall’AD e dal CdA NBM uscenti e anche da Enti, Associazioni Economiche e di Categoria e dai Consumatori.  Oggi, ancor di più, i lavoratori opereranno nell’interesse del cliente con la massima attenzione alle proposte che verranno fatte Loro. Le notizie di stampa riportavano, già dai primi gennaio, in molti casi una prospettiva di esuberi anche di 1.000 unità su 2.600 dipendenti NBM a fronte di una previsione di taglio dei costi a fine piano per le 3 Good Bank del 30%. Nonostante Le smentite ufficiali apparse negli scorsi mesi i numeri appaiono ben peggiori: 1.569 esuberi nelle 3 Bridge Banks con probabile partizione per la sola NBM di oltre 1.000 e tagli dei costi di almeno il 32 pct oltre alla perdita di un numero filiali intorno al centinaio. Persistono, fondati timori, in particolare, per il destino dei 3 centri direzionali (Pesaro e Macerata in primis e in seconda battuta Jesi) che invece potrebbero essere sostenuti con opportuni rientri di lavorazioni precedentemente esternalizzati con indubbi benefici pure sul Territorio. Tali timori trovano oggi una ulteriore conferma nelle parole del CD di Ubi Banca Victor Massiah che parla apertis verbis di esternalizzazioni e cessioni di rami di azienda.

Il sindacato si oppone a tali prospettive. Una perdita di posti di lavoro a questi livelli sarebbe del tutto insostenibile. Drammatiche, in queste ipotesi, sarebbero le conseguenti ricadute sul tutto l’indotto. Nel corso di questi anni si è già assistito, nel Gruppo NBM, a una riduzione di oltre 500 posti di lavoro attraverso 350 prepensionamenti e la mancata conferma di oltre 150 giovani precari; nell’accordo raggiunto il 7 aprile 2017 ulteriori 327 lavoratori hanno aderito al cd Fondo Esuberi, verranno inoltre ridotte di quasi 40.000 le giornate lavorative per coprire ulteriori 100 esuberi e fino al 2020 quasi 600 colleghi avranno contratto part time con risparmi di costi pari a ulteriori 200 unità c.a.. con una ulteriore diminuzione dei livelli occupazionali stimabile intorno alle 600 unità. Nel contempo i Lavoratori hanno anche sostenuto ulteriori sacrifici con significative riduzioni contrattuali pur di continuare a servire Clientela e Territorio. Tutto ciò ha portato interventi sul costo del lavoro con consistenti sacrifici pagati dai colleghi del Gruppo che andrebbero riconosciuti e valorizzati. Il sindacato ha come obiettivo la difesa dei livelli occupazionali nei territori e le professionalità del Gruppo Banca Marche. Dovrà avvenire un allineamento contrattuale collegato alla ristrutturazione con ricadute positive sui lavoratori e sul territorio.

Territorio. Come detto nelle premesse, Le Regioni servite da Nuova Banca delle Marche costituiscono una importante opportunità di business per qualsiasi soggetto creditizio e finanziario, a cominciare dalla raccolta perché questi territori sono capaci di una enorme capacità di risparmio. Nel piano industriale presentato ai mercati parrebbe, purtroppo, essere l’unico vero punto di interesse. L’operazione non può risolversi in una mera azione che potrebbe sembrare solo predatoria. La futura Direzione Centro Sud a Jesi dovrà avere la possibilità di erogare volumi di credito tali da sostenere le economie locali e poteri di delibera sufficienti per dare credito per rilanciare economie e produzioni; quantità e qualità nella erogazione del credito assicurano futuro a regione e territori. Le direzioni territoriali, sotto le cd MAT, dovranno avere peso e capacità decisionali per il credito, il territorio e i lavoratori. Questo è il vero significato di Impresa Sociale che sostiene i diversi Distretti Industriali e supporta l’emergere delle tante Filiere produttive presenti nei nostri Territori.

Territorio: NPL (non performing loans). Il monte degli NPL ceduti a prezzo super scontato (dalla sola NBM oltre 7 mld di euro a Rev ed Atlante) potrebbe sicuramente essere gestito internamente con le professionalità presenti in NBM con prospettive di tenuta occupazionale.

Risparmio. Ai risparmiatori non istituzionali e non professionali (obbligazionisti subordinati e azionisti) Banca Marche vanno garantiti i giusti ristori; dovranno essere ricercate ulteriori soluzioni pubbliche (anche col Fondo di Risoluzione, condivisione utili derivanti da REV) o privata da condividere con l’Acquirente. In tal senso abbiamo accolto positivamente la notizia di un prossimo incontro tra il CD di Ubi Banca Victor Massiah e i rappresentanti degli Azionisti e le aperture fatte su una eventuale condivisione futura degli utili derivanti dalla attività della REV.

Conclusioni. È entrata nel vivo una fase annunciata e complessa per il territorio, le istituzioni, la politica, le parti sociali, che dovranno essere tutte unite e consapevoli che, quanto sta accadendo, sarà fondamentale per determinare il futuro dei lavoratori, dei territori e della stessa Clientela. Il forte ancoraggio del Gruppo all’economia reale delle Marche e delle Regioni di storico insediamento è un valore aggiunto, che, consolidato e rilanciato consentirà una prospettiva positiva.

 (CGIL Marche – Fisac/Cgil Marche – Fisac/Cgil Nuova Banca delle Marche)

LETTERE&OPINIONI / DANIELE MASSACCESI: DUE PROPOSTE PER ALLEGGERIRE I DANNI PROVOCATI DA BANCA MARCHE

JESI, 29 maggio 2017 – Due proposte per alleggerire i danni provocati ai cittadini dalla insolvenza di Banca delle Marche, fatte in punta di piedi e con grande rispetto per tutti coloro che sono stati coinvolti, senza voler alimentare illusioni o speranze, ma con la convinzione che la politica qualcosa può fare e che, nel silenzio di altri, il Sindaco Bacci si potrà impegnare in tal senso:

Considerato che chi ha acquistato, al 17% ca del valore, i crediti di Banca Marche vs. i propri clienti, spesso peraltro “coperti” da garanzie anche ipotecarie, è sostanzialmente chi opera nel mondo della finanza, e cerca ovviamente di avere un vantaggio economico dalla operazione promossa;

considerato altresì che molti dei debitori di Banca delle Marche, travolti da una situazione economica sfavorevole e, nello specifico, dalla crisi di Banca Marche, di cui pure erano azionisti, e magari a volte anche “sollecitati”, hanno perso in una notte il valore delle azioni possedute e degli investimenti fatti, unendo disperazione a danno economico;

visto che gli immobili, prima ipotecati e poi pignorati, verranno messi all’asta (spesso si tratta delle abitazioni dei debitori), perché non prevedere, con la regia dell’Amministrazione Comunale, una soluzione che coniughi la posizione – e gli interessi – di chi ha investito (per affari, business od altro), acquistando i crediti di Banca Marche, con l’opportunità, pure almeno altrettanto legittima, di permettere a molti dei debitori/investitori/azionisti di Banca Marche, sostanzialmente, e previo espletamento di trattativa privata, di ricomprarsi il proprio bene immobile pagando alla Società che ha acquistato i crediti di Banca Marche, ed evitando così le aste, una percentuale pari al 30 – 35% del rispettivo debito?

Sarebbe praticamente il doppio di quanto indicato – 17% – in sede di risoluzione, e comunque “stimato”, per il valore dei crediti di Banca delle Marche e, salvo errori, od accordi non conosciuti, anche di quello del prezzo della relativa acquisizione da parte di Società Finanziaria, o di chi li ha rilevati.

Questa soluzione definirebbe in modo assolutamente equo una vicenda per molti aspetti altrimenti allucinante, vissuta sulle spalle di troppi cittadini, e sarebbe una soluzione che potrebbe essere resa possibile anche dal contributo, sotto forma di affidamenti concessi, di UBI Banca, a dimostrazione così, in un momento particolarmente difficile e critico, di una vicinanza al territorio e di un aiuto concreto a coloro che sono stati travolti da questa situazione da parte di questo importante Istituto, che è la continuazione della prestigiosa Banca Popolare di Ancona.

Analogo intervento è possibile, da parte di UBI Banca, con modalità operative che potranno essere studiate ed attuate anche nel quadro di quella auspicata, dovuta collaborazione con il Comune di Jesi, per permettere ai risparmiatori – obbligazionisti – azionisti, già defraudati dei loro investimenti, di ottenere un minimo ristoro: una soluzione potrebbe essere quella di “usufruire” dell’azzeramento del valore delle azioni ( che non sono state annullate) per avere una qualche possibilità, grazie a strumenti tecnici e finanziari, e magari alle azioni UBI Banca, anche attraverso procedimenti di conversione, di ottenere per le loro vecchie azioni “Banca Marche” un valore sicuramente maggiore rispetto a quello attuale, pari a zero.

 

Daniele Massaccesi  – Candidato Consigliere Comunale per Jesiamo-

JESI / CREDITO SU PEGNO, L’ASTA DEGLI OGGETTI PREZIOSI

JESI, 20 maggio 2017 – Un tempo le famiglie che si trovavano in momentanee difficoltà economiche facevano ricorso al Monte dei Pegni dove portavano i loro oggetti preziosi per ottenere in cambio il denaro necessario a superare quel momento difficile. Con l’evolversi dell’economia, il nascere degli istituti di credito e il diffondersi degli sportelli bancari sul territorio, mano a mano questo genere di banco di prestito è andato scomparendo. Nella nostra regione ne sono rimasti pochissimi, soltanto tre quelli che fanno capo a Nuova Banca Marche: Pesaro Macerata e Fossombrone, quest’ultima risalente al 1500 e oggi l’unica sede che mette all’asta oggetti preziosi. Questo avverrà domenica 21 maggio, nella sede del Comune forsempronese a partire dalla ore 9 del mattino fino alle 13 e poi, nel pomeriggio, dalle ore 15 alle 19.

Come si conviene ad un’asta, “gli oggetti saranno aggiudicati al migliore offerente e potranno essere pagati in contanti, con carte di credito, bancomat, assegni circolari o, per conoscenza diretta, anche con assegni bancari”.

Ma come funziona il credito su pegno, questo metodo veloce e sicuro per ottenere credito? Il cliente si presenta allo sportello dal Monte dei Pegni dando in garanzia oggetti preziosi come potrebbero esserlo orologi, monili d’oro, anelli, catenine, orecchini, ecc. Il personale del Banco valuta il valore di quanto proposto come deposito dopo aver pesato l’oro proponendo al cliente una somma pari al 75% circa del valore stimato. Se il cliente accetta l’offerta si stipula una polizza di credito su pegno, una sorta di libretto al portatore, della durata di sei mesi. Al termine di questo lasso di tempo il cliente può restituire il prestito e ritornare in possesso del gioiello dato in pegno. Non solo, può anche richiedere il prolungamento del contratto per ulteriori 6 mesi. Quando il cliente ha il denaro necessario al riscatto del suo gioiello può rientrarne in possesso  pagando sia in un’unica soluzione oppure a rate. “La stragrande maggioranza dei prestiti – fanno sapere da Nuova Banca Marche – circa il 90% viene regolarmente rimborsata, con il conseguente riscatto dei gioielli da parte dei clienti. Solo una minima parte non viene riscattata e quindi i gioielli vengono venduti all’asta, a risarcimento dei prestiti”.

(s. b.)