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CUPRA MONTANA / SERVIZIO CIVILE, CASA DI RIPOSO E CROCE VERDE ADERISCONO AL BANDO

CUPRA MONTANA, 25 giugno 2017 – La locale Croce Verde e la Fondazione Giovanni Paolo II hanno pubblicato il Bando per il “Servizio Civile Nazionale: una scelta consapevole!” esteso a cittadine e cittadini italiani che abbiano un’età compresa tra 18 e 28 anni. La durata del Servizio Civile Nazionale è di 12 mesi, con un impegno di 30 ore a settimana ed una retribuzione mensile di 433,00 euro. Ovviamente chi si trova nelle condizioni di accedere può chiamare la Croce Verde di Cupra Montana al numero 0731.78.00.78 oppure scrivere all’indirizzo mail: croce verde@croceverdecupramontana.it.

Per maggiori informazioni alla Casa di Riposo, gli interessati potranno chiamare al n° 0731 780128 / 0731789262 e/o visitare il sito www.casariposocupra.it.

La locale Croce Verde e la Casa di Riposo sono per Cupra Montana e la Vallesina due enti di primaria importanza nell’erogazione di servizi sociali e il rafforzamento del personale andrebbe a garantire una maggiore presenza e risposta alle richieste della comunità locali.

JESI / LIEVE CEDIMENTO DEL TERRENO, SI ROMPE TUBO DEL METANO IN VIA BINDA

JESI, 22 giugno 2017 – Rottura di un tubo e fuga di metano ieri sera (21 giugno) in via Binda. Una rottura riconducibile allo spostamento, seppur minimo, che nel corso degli anni il terreno ha compiuto

L’immediato intervento dei Vigili del fuoco di Jesi ha permesso di trovare la perdita ed evitare problemi più importanti chiudendo l’afflusso di metano nella tubazione.

 

JESI / TAGLI IN VISTA, VERSO LA CHIUSURA LA STORICA SEDE DI BANCA MARCHE DI CORSO MATTEOTTI

JESI, 19 giugno 2017 – Dovrebbero essere due le filiali di Banca Marche in città verso la chiusura: quella di Viale della Vittoria e quella storica di Corso Matteotti. Per loro , stando ai dettagli contenuti all’interno dell’informativa, la prospettiva di circa 80 sportelli complessivi da chiudere ed una riorganizzazione obbligata sia della rete sia delle direzioni. Le molte sovrapposizioni di sportelli, anche a Jesi, emblematica quella di corso Matteotti praticamente l’una davanti l’altra, a salire da piazza della repubblica verso l’arco Clementino sulla destra ex Banca Popolare e sulla sinistra Banca Marche, una volta le sedi storiche dei due istituti di credito, e la numerosità del personale di direzione rappresentano i due nodi da sciogliere che Ubi Banca annuncia di voler gestire.

 

Da un lato con una razionalizzazione della rete sulla base del nuovo modello distributivo adottato e dall’altro procedendo ad esternalizzazioni tramite il trasferimento del personale occupato nel settore leasing ad Ubi leasing (in una fase antecedente rispetto a quella dell’incorporazione di Nuova Banca Marche prevista per fine ottobre) e di quello che segue IT, logistica, tecnico, acquisti e back office alla società UBISS (dal mese successivo a quello di incorporazione).

Banca Marche corso Matteotti

Confermata una delle 7 MAT (Macro Aree territoriali) a Jesi , con 9 Direzioni Territoriali ed altrettanti Centri Imprese, anche se ora bisognerà vedere come avverrà l’integrazione del personale proveniente da Nuova Banca Marche, una parte del quale già in servizio all’Esagono  per far spazio ai dipendenti della TeamSystem che da settembre occuperanno un’intera ala di Fontedamo.

Le MAT sarebbero: Bergamo per Bergamo e Lombardia Ovest; Brescia per Brescia e Nord Est; Milano per Milano – Emilia Romagna; Torino per il Nord Ovest; Jesi per Marche – Abruzzo; Roma per Lazio Toscana e Umbria; Bari per il Sud.

Tutte le preoccupazioni emerse in questo periodo sono state fatte proprie dalla FABI,  sindacato maggioritario in Nuova Banca Marche , che ha inviato nei giorni scorsi una lettera aperta al Governatore della Regione Marche Ceriscioli e ai Sindaci di Macerata e Pesaro , oltre ad aver chiesto un incontro anche al primo cittadino di Jesi Massimo Bacci , appena rieletto per il secondo mandato da Sindaco nella città federiciana.

(evasio.santoni@qdmnotizie.it)

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JESI / TUTTO EBBE INIZIO NEL 1844, ECCO LA STORIA DEL CREDITO IN VALLESINA

JESI, 9 giugno 2017 – Con la recente acquisizione da parte di UBI/banca della Nuova Banca Marche spa scompare un bel pezzo della storia economica di territori importanti come Macerata (cassa di risparmio di Macerata), Pesaro (cassa di risparmio di Pesaro), Jesi (cassa di risparmio di Jesi); tre istituzioni che sin dagli anni ’90 (Macerata e Pesaro) e dal 1995 (Jesi) si erano ritrovate in banca Marche spa.

La storia della cassa di risparmio di Jesi, soprattutto quella sociale e culturale, continua a vivere oggi attraverso la fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. E solo la recente ufficializzazione da parte di questa istituzione dell’archivio di quella che fu la “Cassa” nel rapporto economico con la popolazione, le aziende, gli artigiani, i commercianti colma in parte il vuoto che lascia l’ex istituto di credito.

Un istituto nato nel 1844, sia pure in mezzo a tante difficoltà, incomprensioni, antipatie, ma che subito ha dato l’esatta dimensione di quello che poteva rappresentare per il territorio. Anni difficili, ma importanti per l ‘economia della zona. Che sono diventati sempre più corposi quando la “Cassa” ha incominciato a gestire gli asili pubblici jesini, ad aiutare economicamente la casa di riposo, l’ospedale, ed altre organizzazioni. Che ha continuato questa attività anche durante il periodo fascista e durante la seconda guerra mondiale sostenendo i dopolavori, organizzando spettacoli per i militari di transito in città, facendo sempre beneficenza.

La cassa di risparmio di Jesi ha avuto un grande merito con il presidente avv. Cingolani investendo dopo la guerra milioni su milioni per aiutare le imprese a rimettersi in sesto e ripartire, gli artigiani, le famiglie; il comune a recuperare parte del territorio distrutto dalla guerra mettendo a disposizione dell’ente pubblico soldi a non finire per rifare le strade, ponti, scuole. Insomma l’istituzione creditizia ha acquisito nel tempo grandi meriti ed i suoi amministratori sono stati sempre all’altezza delle situazioni nell’affrontare le varie realtà cittadine.

Neppure i dipendenti sono stati dimenticati negli anni che vanno dal ’70 al ’90. Ed allora riconoscimenti agli impiegati con 25 anni di anzianità, e via via anche i più anziani venivano premiati. Per non parlare delle famose “befane” per i figli di dipendenti che ricevevano montagne di giocattoli, dolciumi quando era il sei di gennaio. E per non parlare delle iniziative nelle scuole al momento di celebrare la giornata del risparmio con distribuzione di centinaia di libretti al risparmio con un piccolo contributo ad ognuno.

Dagli anni ’30 la legge bancaria ha imposto che una istituzione creditizia locale non potesse sopravvivere disponendo di un solo sportello. Tutti i comuni della Vallesina e della Valmisa avevano invece una propria realtà territoriale economica per aiutare il commercio, l’imprenditoria, l’artigianato. A questo punto la Cassa incomincia l’acquisizione delle piccole banche territoriali; così Santa Maria Nuova, San Marcello, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Maiolati Spontini, Castelplanio, Mergo, Poggio San Marcello, Montecarotto nella Vallesina ed Ostra, Ostra, Vetere, Senigallia, Falconara Marittima, Corinaldo, ed altre ancora nella Valmisa confluiscono in cassa di Risparmio di Jesi creando così una istituzione creditizia di grande respiro territoriale e di grande possibilità per l’economia delle due vallate.

Poi l’arrivo della banca Marche spa e la fine dopo appena 12 anni. Noi non ci sentiamo di alzare il dito contro questo o quell’amministratore (sarà la giustizia  degli uomini a decidere) ma nei confronti di una sola istituzione pubblica come la banca d’Italia si, alziamo il dito. Cosa abbiano fatto per cinque anni consecutivi gli ispettori della banca d’Italia all’interno della direzione della banca non si capisce se poi è arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia della crisi, della crisi profonda irreversibile che ha portato alla misera fine. Cinque anni durante i quali sarebbero dovute saltare evidenti le problematiche per porvi rimedio.

(redazione)

FABRIANO / PER LA TECNOWIND SI APRE UNO SPIRAGLIO, I SINDACATI: “DOBBIAMO CONOSCERE IL PIANO INDUSTRIALE”

FABRIANO, 8 giugno 2017 – Terminato pochissimi minuti fa Roma l’incontro al Mise per Tecnowind. Dalla nuova riunione sono emersi 2 soggetti interessati nel rilavare la società fabrianese. 2 trattive in corso quindi, ma è ancora strettissimo il riserbo che non fa trapelare nomi non lasciando spazio a possibili intuizioni. I sindacati, inoltre, hanno chiesto al Ministero stesso di fare da garante nella trattativa tra Tecnowind ed i soggetti interessati per verificarne la solidità di intenti.

Manca ancora l’offerta vincolante, ma la proprietà avrebbe confermato l’interesse nel chiudere entro la fine di luglio la cessione di Tecnowind. Proprio per questo è stato richiesto e fissato un nuovo incontro al Mise che si dovrebbe sviluppare tra la metà ed il 20 di luglio.

Questione ammortizzatori sociali: confermata dal ministero come strumento la cassa integrazione straordinaria, che terminerà però il 17 dicembre prossimo. Chiedono quindi rapidità e certezze i sindacati nello sviluppare la trattativa con i possibili soggetti interessati a Tecnowind. “Cerchiamo di capire il piano industriale e cerchiamo di capire cosa vuole costruire il nuovo possibile acquirente. Chiediamo che i tempi siano rapidi, dobbiamo conoscere il piano industriale”.

(saverio.spadavecchia@qdmnotizie.it)

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LETTERE&OPINIONI / LISTA CIVICA “PATTO PER JESI”, IL MONDO DELLE IMPRESE, LA SCUOLA

JESI, 5 giugno 2017 – Si è svolto questa mattina (5 giugno), presso i locali della ex 2ª Circoscrizione di Piazza San Francesco, un interessante incontro/dibattito proposto dalla Lista Civica Patto x Jesi e coordinato dall’avv. Giancarlo Catani, consigliere con Delega al Turismo uscente, che ha moderato gli interventi di rappresentanti di Confindustria, CNA e Confartigianato, oltre che del mondo delle imprese, di istituti scolastici ed alunni, alla presenza del sindaco uscente Bacci e dell’assessore uscente ai servizi educativi e politiche per l’istruzione Marisa Campanelli.

“Prospettive per lavoro per i giovani anche alla luce della normativa alternanza scuola-lavoro”: questo il tema che ha portato ad uno stimolante e costruttivo confronto tra i vari attori di questo nuovo progetto/percorso regolamentato dalla legge 107 del 2015 (La Buona Scuola) introdotto obbligatoriamente per tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori, come metodo didattico e di apprendimento sintonizzato con le esigenze del mondo esterno. Il progetto chiama in causa anche gli adulti nel loro ruolo di tutor interni (docenti) ed esterni (referenti delle aziende ospitanti) e che diventano in questo caso partner educativi della scuola per sviluppare in sinergia esperienze coerenti alle attitudini e alle passioni di ogni ragazzo/a.

Sono intervenuti esponenti di diverse realtà industriali del territorio, che hanno sottolineato l’importanza della sinergia scuola-azienda, anche per assestare il disallineamento spesso evidenziato tra domanda e offerta di lavoro, oltre alla necessità di far percepire al ragazzo una corretta interpretazione dell’impegno formativo/lavorativo, da percepire come naturale prosecuzione di occupazione e sacrificio al pari e superiore alla scuola e non come “diversivo” dagli impegni scolastici. Per questo è fondamentale il corretto affiancamento del tutor, da individuare non solo in un referente scolastico e aziendale, ma anche da lavoratori in pensione che possono mettersi al servizio come mediatori e formatori di giovani all’interno di aziende, come suggerito anche da analoghe esperienze estere. È stata altresì proposta la possibilità di creare un coinvolgimento di alunni ancor più giovani in questo progetto formativo, indicando e stimolando interessi creativi per facilitare e incentivare le naturali attitudini ed inclinazioni.

«L’alternanza scuola-lavoro – è stato sottolineato – viene in aiuto alla necessità di adeguare, proprio durante il percorso scolastico, le personali predisposizioni a quelle che sono le richieste del mercato, in modo da individuare proprio durante il l’itinerario formativo le opportunità, i contatti e le occasioni da cogliere, evitando di trovarsi nella paradossale situazione di studiare senza intravedere concrete possibilità di sbocchi lavorativi e senza una reale conoscenza dei processi produttivi del lavoro. È una competenza che può aiutare ad acquisire consapevolezza del contesto in cui si lavora e a poter cogliere le opportunità che si presentano mano a mano».

Dai numerosi interventi che ne sono seguiti, è stata ipotizzata dall’avv. Catani l’ipotesi di una Consulta per il Lavoro (così come già esistente per il Turismo), con lo scopo di coordinare le varie figure di aziende, docenti, presidi ed associazioni di categoria, attraverso una sinapsi di energie e competenze in grado di disegnare un importante tessuto formativo, creativo ed occupazionale, con progetti da prevedere non necessariamente durante i programmi dell’anno scolastico, ma anche in alcuni periodi delle vacanze estive.

Lista Civica “Patto per Jesi”

LETTERE&OPINIONI / LA CGIL DOPO IL CLOSING: “UBI SU NBM, QUALI RISCHI PER LAVORO E TERRITORIO?”

JESI, 4 giugno 2017 – Si è completata qualche settimana fa, con il closing, l’operazione che ha consentito al Gruppo UBI di acquisire le tre ‘bridge banks’, fra le quali la Nuova Banca delle Marche: il sindacato auspica che il valore aggiunto generato dall’operazione vada a beneficio anche dei lavoratori e dei territori in cui opera la Banca.

Lavoro. In questi anni, i lavoratori NBM hanno sostenuto molti sacrifici, in un contesto assolutamente incerto e solo grazie al loro impegno sono stati tenuti il rapporto di fiducia con la clientela, le masse e la raccolta. Questi valori sono stati riconosciuti all’interno  del gruppo dal CD di UBI e dall’AD e dal CdA NBM uscenti e anche da Enti, Associazioni Economiche e di Categoria e dai Consumatori.  Oggi, ancor di più, i lavoratori opereranno nell’interesse del cliente con la massima attenzione alle proposte che verranno fatte Loro. Le notizie di stampa riportavano, già dai primi gennaio, in molti casi una prospettiva di esuberi anche di 1.000 unità su 2.600 dipendenti NBM a fronte di una previsione di taglio dei costi a fine piano per le 3 Good Bank del 30%. Nonostante Le smentite ufficiali apparse negli scorsi mesi i numeri appaiono ben peggiori: 1.569 esuberi nelle 3 Bridge Banks con probabile partizione per la sola NBM di oltre 1.000 e tagli dei costi di almeno il 32 pct oltre alla perdita di un numero filiali intorno al centinaio. Persistono, fondati timori, in particolare, per il destino dei 3 centri direzionali (Pesaro e Macerata in primis e in seconda battuta Jesi) che invece potrebbero essere sostenuti con opportuni rientri di lavorazioni precedentemente esternalizzati con indubbi benefici pure sul Territorio. Tali timori trovano oggi una ulteriore conferma nelle parole del CD di Ubi Banca Victor Massiah che parla apertis verbis di esternalizzazioni e cessioni di rami di azienda.

Il sindacato si oppone a tali prospettive. Una perdita di posti di lavoro a questi livelli sarebbe del tutto insostenibile. Drammatiche, in queste ipotesi, sarebbero le conseguenti ricadute sul tutto l’indotto. Nel corso di questi anni si è già assistito, nel Gruppo NBM, a una riduzione di oltre 500 posti di lavoro attraverso 350 prepensionamenti e la mancata conferma di oltre 150 giovani precari; nell’accordo raggiunto il 7 aprile 2017 ulteriori 327 lavoratori hanno aderito al cd Fondo Esuberi, verranno inoltre ridotte di quasi 40.000 le giornate lavorative per coprire ulteriori 100 esuberi e fino al 2020 quasi 600 colleghi avranno contratto part time con risparmi di costi pari a ulteriori 200 unità c.a.. con una ulteriore diminuzione dei livelli occupazionali stimabile intorno alle 600 unità. Nel contempo i Lavoratori hanno anche sostenuto ulteriori sacrifici con significative riduzioni contrattuali pur di continuare a servire Clientela e Territorio. Tutto ciò ha portato interventi sul costo del lavoro con consistenti sacrifici pagati dai colleghi del Gruppo che andrebbero riconosciuti e valorizzati. Il sindacato ha come obiettivo la difesa dei livelli occupazionali nei territori e le professionalità del Gruppo Banca Marche. Dovrà avvenire un allineamento contrattuale collegato alla ristrutturazione con ricadute positive sui lavoratori e sul territorio.

Territorio. Come detto nelle premesse, Le Regioni servite da Nuova Banca delle Marche costituiscono una importante opportunità di business per qualsiasi soggetto creditizio e finanziario, a cominciare dalla raccolta perché questi territori sono capaci di una enorme capacità di risparmio. Nel piano industriale presentato ai mercati parrebbe, purtroppo, essere l’unico vero punto di interesse. L’operazione non può risolversi in una mera azione che potrebbe sembrare solo predatoria. La futura Direzione Centro Sud a Jesi dovrà avere la possibilità di erogare volumi di credito tali da sostenere le economie locali e poteri di delibera sufficienti per dare credito per rilanciare economie e produzioni; quantità e qualità nella erogazione del credito assicurano futuro a regione e territori. Le direzioni territoriali, sotto le cd MAT, dovranno avere peso e capacità decisionali per il credito, il territorio e i lavoratori. Questo è il vero significato di Impresa Sociale che sostiene i diversi Distretti Industriali e supporta l’emergere delle tante Filiere produttive presenti nei nostri Territori.

Territorio: NPL (non performing loans). Il monte degli NPL ceduti a prezzo super scontato (dalla sola NBM oltre 7 mld di euro a Rev ed Atlante) potrebbe sicuramente essere gestito internamente con le professionalità presenti in NBM con prospettive di tenuta occupazionale.

Risparmio. Ai risparmiatori non istituzionali e non professionali (obbligazionisti subordinati e azionisti) Banca Marche vanno garantiti i giusti ristori; dovranno essere ricercate ulteriori soluzioni pubbliche (anche col Fondo di Risoluzione, condivisione utili derivanti da REV) o privata da condividere con l’Acquirente. In tal senso abbiamo accolto positivamente la notizia di un prossimo incontro tra il CD di Ubi Banca Victor Massiah e i rappresentanti degli Azionisti e le aperture fatte su una eventuale condivisione futura degli utili derivanti dalla attività della REV.

Conclusioni. È entrata nel vivo una fase annunciata e complessa per il territorio, le istituzioni, la politica, le parti sociali, che dovranno essere tutte unite e consapevoli che, quanto sta accadendo, sarà fondamentale per determinare il futuro dei lavoratori, dei territori e della stessa Clientela. Il forte ancoraggio del Gruppo all’economia reale delle Marche e delle Regioni di storico insediamento è un valore aggiunto, che, consolidato e rilanciato consentirà una prospettiva positiva.

 (CGIL Marche – Fisac/Cgil Marche – Fisac/Cgil Nuova Banca delle Marche)

JESI / DIOCESI, SCUOLA E IMPRESA PER FAR DECOLLARE IL “PROGETTO POLICORO”: PERCORSI FORMATIVI ALLA RICERCA DEL LAVORO

JESI, 3 giugno 2017 – Avviato dalla Diocesi di Jesi il “Progetto Policoro, segnale concreto di rinnovamento e di esperienze che ha per protagonisti i giovani”. I particolari del “Progetto Policoro” sul territorio diocesano sono stati illustrati questa mattina (3 giugno) nei locali dell’ex seminario di via Lotto dal Vescovo, Monsignor Gerardo Rocconi, da Marta Santoni della Commissione Diocesana Sociale  e del Lavoro, nonché tutor referente diocesano del progetto, dalla prima Animatrice di Comunità della Diocesi, Letizia Taccaliti, e dal Direttore della Caritas Diocesana, Marco D’Aurizio.

Si tratta di una iniziativa ecclesiale già diffusamente collaudata nelle regioni del sud (è nata nel 1995 a Policoro, in Basilicata, espandendosi poi in quasi tutte le regioni del Sud e del Centro Italia) e fatta propria dalla Conferenza Episcopale Italiana. Volendo sintetizzare le finalità di questo progetto diremo che “è un modo di stare della Chiesa dentro un territorio, con un progetto di evangelizzazione concreto che non sia pura teoria e soprattutto risponda alle esigenze lavorative dei giovani; attraverso percorsi formativi si accompagnano i giovani nella ricerca attiva del lavoro e, laddove è possibile, nella creazione d’impresa”. Per non illudere i giovani che aderiranno al Progetto Policoro è bene precisare che questa “ricerca attiva del lavoro” non deve essere confusa con un singolare ufficio di collocamento.

Tre i soggetti coinvolti direttamente nel progetto: la Caritas Diocesana, l’ITIS Marconi e l’azienda Paradisi srl; tre realtà ognuna delle quali metterà a disposizione dei giovani le proprie personalità, conoscenze e potenzialità. A  questi si affiancheranno parrocchie, sindacati, patronati ed altri soggetti che hanno a cuore la crescita dei giovani della Vallesina. Un ruolo importante lo avranno le parrocchie che rimarranno “il punto di riferimento per entrare in contatto con il progetto in quanto luogo in cui i giovani trovano chi è disposto ad ascoltarli, accompagnarli ed orientarli”.

Le esperienze vissute dal Progetto nelle altre regioni hanno dimostrato che “Policoro è stato capace di innestare nella vita dei giovani un percorso virtuoso che passa attraverso un impegno di formazione culturale che culmina nella realizzazione di gesti concreti di solidarietà e di rapporto di reciprocità. Esprime impresa si rivela una caratteristica specifica del Progetto”.

(sedulio.brazzini@qdmnotizie.it)

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CHIARAVALLE / GIOVANI IMPRENDITORI A SCUOLA, COMUNE E CNA AIUTANO LE AZIENDE

CHIARAVALLE, 3 giugno 2017 – L’impresa è sempre più online. Sono ben 15, infatti, le aziende di Chiaravalle e 4 dei centri limitrofi che hanno aderito all’iniziativa “Guida al mercato elettronico della pubblica amministrazione”, organizzata dalla Cna Falconara-Chiaravalle e cofinanziata dall’assessorato alle attività produttive del comune. Si tratta di un corso, appena concluso, per orientare le piccole e medie imprese chiaravallesi verso uno strumento sempre più usato dalla pubblica amministrazione: il Mepa, un mercato digitale, operativo a tutti gli effetti, in cui le pubbliche amministrazioni possono agilmente acquistare beni e servizi per valori inferiori alla soglia comunitaria. In questo mercato virtuale fornitori e imprese abilitati espongono i loro prodotti in cataloghi previsti dal sistema, avendo così modo di mettersi in vetrina ed interfacciarsi direttamente con le amministrazioni. Un approccio diverso alla vendita e all’acquisto, rapido ed efficiente, ma che necessita di alcune competenze per un corretto utilizzo. “Abbiamo pensato di fare una cosa utile fornendo alle aziende chiaravallesi la possibilità di conoscere da vicino questo sistema – dice il sindaco Costantini – apprendendone le tecniche per utilizzarlo al meglio e per aprirsi a nuove opportunità di commercio. Un aiuto concreto da parte dell’amministrazione ai nostri artigiani che si unisce ad altre iniziative che abbiamo attuato, come la riduzione degli oneri di urbanizzazione e l’esenzione dalla tassa dei rifiuti per i giovani imprenditori che iniziano un’attività e per le imprese che assumono personale. Sono particolarmente contento del successo riscosso da questa iniziativa, che va ad intercettare il bisogno delle imprese di mettersi maggiormente in vista, imparando anche a muoversi in un campo che fornisce ulteriori opportunità oltre a quelle dei canali tradizionali. Con il Mepa il comune può effettuare acquisti mirati e con maggiore rapidità garantendo piena trasparenza e le aziende possono diminuire i costi commerciali, ottimizzando le tempistiche di vendita e valorizzando il proprio prodotto in un mercato concorrenziale. Le imprese iscritte al Mepa si pongono in una vetrina nazionale nei confronti delle pubbliche amministrazione, abbattendo la barriera delle distanze”.

(gianluca.fenucci@qdmnotizie.it)

LETTERE&OPINIONI / ARTIGIANATO, LAVORO E PARTITE IVA: L’ANALISI DELLA LISTA JANUS

FABRIANO, 25 maggio 2017L’incontro di venerdì organizzato dalla CNA ha certamente avuto il merito di portare in primo piano i problemi del lavoro anche se la formula delle domande con risposte di due minuti, efficace dal punto di vista della platea, lo è forse di meno per una disamina approfondita dei fenomeni.

Premesso che il lavoro è un problema generale che riguarda tutta la nazione e moltissimi soggetti che vivono di attività in proprio, il cosiddetto “Popolo delle Partite IVA”, a Fabriano, il problema è accentuato dato il contesto di gravissima crisi.  Va considerato inoltre che lo Stato si comporta con particolare accanimento nei confronti di queste attività autonome; esse non rappresentano, se non marginalmente, la base elettorale dei partiti al potere.

  • In una condizione di notevole riduzione del PIL e di lunga stagnazione, tutte le attività ne risentono inevitabilmente.
  • Con gli artigiani vivono una situazione analoga ed in alcuni casi peggiore i piccoli professionisti, gli agricoltori, gli operatori del commercio e dei servizi in generale, ciascuno alle prese con i problemi specifici così sintetizzati.

Tutti i settori citati sono asfissiati dalla burocrazia.Il nostro Comune non solo non fa eccezione ma tende ad aggiungere la propria dose di inefficienza ed incapacità di comprensione delle dinamiche lavorative. Quasi tutti i candidati a Sindaco (a parte D’Innocenzo) hanno parlato in maniera generica, nessuno ha il coraggio di dire “aboliamo tutta la marea (centinaia) di permessi o permessini con troppi moduli, spesso incomprensibili”; basta consultare la modulistica on line del Comune di Fabriano.

Si potrebbe formulare una semplice domanda il cui il soggetto interessato comunichi gli estremi della sua attività ed il rispetto degli adempimenti relativi alla Conformità Urbanistica, strutturale, impiantistica, sanitaria ed in materia di sicurezza. Pensate che nel programma del PD cittadino è prevista invece la creazione di ulteriori e nuovi regolamenti!

In sintesi la piccola partita IVA ha voglia di lavorare mentre è ostacolata in tutti i modi dall’apparato burocratico. E’ da rivedere completamente il tema delle sanzioni, troppo spesso sproporzionate rispetto alle mancanze ed inadempienze; in alcuni casi portano alla cessazione dell’attività stessa.

Altro grande problema è l’accesso al credito. Certamente il Comune non è una Banca ma le Banche locali hanno sempre avuto una funzione di appoggio alle attività produttive.

E sappiamo tutti cosa è accaduto agli Istituti del territorio. Ma la politica non è forse anch’essa responsabile di quanto accaduto? Le Fondazioni Bancarie, non hanno anche una funzione di controllo? Qui dobbiamo dire che le Associazioni di Categoria, non sempre si muovono con celerità ed incisività nell’assolvimento delle pratiche per i fidi agevolati specifici. Bisogna poi agire sul meccanismo di concessione dei fidi; non è accettabile che la semplice mancanza di un pagamento alla scadenza, per oggettive difficoltà, porti all’impossibilità di ottenerlo.

Difficoltà di riscossione dei crediti e paura dell’ostilità della macchina pubblica: quello dei crediti è un problema grave ed annoso: da una parte una giustizia lentissima e troppo spesso ingiusta e dall’altra le varie amministrazioni pubbliche che hanno tempi di pagamento biblici, circa le forniture di beni o servizi, la PAC per gli agricoltori, i risarcimenti per i danni causati dalla fauna selvatica e dalle calamità naturali.

Troppo spesso la piccola partita Iva ha paura di protestare o esporsi politicamente per timore di rappresaglie sotto forma di controlli e multe: che bella democrazia. I problemi vanno affrontati come primo passo, trovando la capacità ed il “coraggio” di analizzarli senza prendersi in giro, poi cercando di porre in atto i necessari rimedi. Certamente le soluzioni non consistono nei vari regolamenti, adempimenti ed infinite chiacchiere a vuoto.

Lista Janus