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CHIARAVALLE / INDIVIDUATO L’ANZIANO CICLISTA COINVOLTO IN UN INVESTIMENTO

CHIARAVALLE, 22 giugno 2018 –  Ha un nome l’anziano ciclista chiaravallese caduto ieri in via Saffi dopo un contatto con una Skoda Octavia condotta da L.P., cinquantenne residente a Morro d’Alba.

L’anziano Leandro B. ha 81 anni ed è di Chiaravalle, è pensionato e vive con la moglie nel quartiere del parco Primo Maggio.

Ha due figli che vivono vicino a lui e che, dopo aver parlato con la madre ieri sera di ritorno dal lavoro, si sono rivolti alle forze di polizia ed hanno raggiunto il reparto di rianimazione dell’ospedale di Torrette dove è ricoverato l’ottantunenne da ieri mattina dopo la caduta rovinosa sull’asfalto di via Saffi, vicino al bar della Torre.

I figli hanno così riconosciuto il padre e gli sono tutt’ora vicini.

Tutti sperano che l’anziano riesca a superare il momento di grave difficoltà e torni a vivere serenamente nella sua casa, circondato dall’affetto dei suoi familiari.

g.f.

JESI / INAUGURATO IL GIARDINO TERAPEUTICO DEL MURRI

JESI, 21 giugno 2018 – Inaugurato stamattina il nuovo giardino terapeutico del Parco Murri intitolato a Melvis Jones , fondatore del Lions.

Presenti tra gli altri Alessandro Marini , direttore Asur,  il presidente Luciano Goffi, la direttrice sanitaria dell’Asur, Nadia Storti , il consigliere regionale  Enzo Giancarli   la direttrice sanitaria del “Carlo Urbani”, Virginia Fedele , Marco Candela, direttore della medicina interna di Jesi e direttore del dipartimento medico dell’Area Vasta 2, gli architetti Sergio Bonelli e Clito Bartolini, progettatori del parco.

Un parco di 400 metri quadrati all’insegna del relax per pazienti ed operatori dell’ospedale, importante ed inalterato il numero e la qualità del verde piantato.

Nulla è stato aggiunto se non alcune piantine di melograni che però non vanno ad alterare la flora del parco.

“Siamo molto soddisfatti di aver raggiunto questo obiettivo ed è un primo importante passo per la costruzione della cittadella della salute così Enzo Giancarli che ha presenziato l’inaugurazione”.

Marini aggiunge “questo non è solo un intervento fine a se stesso  ma qualcosa che dona funzionalità all’intero ospedale, un gesto che sottolinea l’impegno e la cura con la quale ci adoperiamo al meglio per dare lustro a questo che è un motivo di vanto per la città. Ringrazio coloro che hanno lavorato al progetto ed auguro a loro un buon lavoro”.

c.ade.

JESI / RICONOSCIMENTO PER IL PROF FERRARA E PER L’UROLOGIA DEL CARLO URBANI

JESI, 20 giugno 2018 – Lunedì 18 giugno il prof. Vincenzo Ferrara, Direttore dell’U.O.C. di Urologia dell’Ospedale “C. Urbani” di Jesi – Area Vasta 2 – è stato nominato Presidente dell’Associazione Italiana di Urologia Laparoscopica (WeUro), fondata da massimi esperti nazionali e internazionali di urologia, di provenienza universitaria e ospedaliera.

Scopi prioritari dell’Associazione sono la formazione e la divulgazione di cultura urologica.

“La finalità dell’Associazione, la cui denominazione è l’acronimo di “Noi Urologi” – spiega il prof. Ferrara – è principalmente l’organizzazione di corsi post universitari e la trasmissione di conoscenze ed esperienze cliniche. In particolare, abbiamo in programma di organizzare corsi per approfondire tutti gli aspetti dell’urologia, dalla diagnostica (ecografia, biopsia prostatica stereotassica con tecnica “Fusion”) all’endourologia, alla chirurgia mininvasiva, laparoscopica, robotica”.

L’Urologia del ‘Carlo  Urbani’ si era già distinta per varie iniziative di carattere internazionale, quale la formazione di due specialisti Lettoni che si erano recati a Jesi l’anno scorso per approfondire le più innovative tecniche di laparoscopia negli interventi sui tumori alla prostata e al rene. I due medici avevano scelto l’équipe diretta dal prof. Ferrara come tutor internazionale per un aggiornamento professionale di alta specializzazione.

All’interno di una sala operatoria all’avanguardia, dotata di tecnologia 3D, i due professionisti dell’est europeo hanno potuto approfondire le più evolute modalità che permettono di intervenire sul paziente affetto da tumore alla prostata o al rene senza bisogno di ricorrere alla chirurgia open, ma avvalendosi della laparoscopia. WeUro, alla quale aderiscono urologi di tutta Italia e che, come Società Scientifica Nazionale, intrattiene rapporti con le principali università e aziende ospedaliere italiane, avrà contatti sia con Società Urologiche straniere che con gli atenei, con il fine di porsi al centro dell’Urologia internazionale. La società effettuerà momenti formativi in sala operatoria  che verranno trasmessi in tutta Italia, con una continuità di scambi formativi e di esperienze professionali.

LETTERE & OPINIONI / PRONTO SOCCORSO SEMPRE ALLA RIBALTA IN NEGATIVO E VIE DA INTITOLARE A ILLUSTRI CONCITTADINI

JESI, 18 giugno 2018 – Ancora una volta alla ribalta della cronaca cittadina abbiamo il nostro Pronto Soccorso.

Lo dice la parola stessa “Pronto Soccorso”,  dove ciascuno di noi, in un momento particolare della nostra vita,  a seguito di un incidente o di un malore siamo costretti a ricorrere  come pazienti o parenti dei degenti stessi ma in egual caso vorremmo e vogliamo cure immediate per Noi o il nostro congiunto. Anche gli stessi familiari arrivano sotto shock, ognuno di noi in quei momenti ha delle reazioni diverse, di pianto , di disperazione, di aggressivita’, quindi il personale medico ed infermieristico che ci accoglie deve essere  preparato sia professionalmente che psicologicamente. Non mi soffermo sulla professionalità del personale  ma troppo spesso ci troviamo di fronte a carenze del  medesimo e  ambienti non idonei ad accogliere con adeguata tutela il ricorrente aiuto per non parlare dell’ organizzazione dello stesso Pronto Soccorso su cui stendo un velo pietoso.

La mia famiglia gestisce da oltre venti anni il distributore di carburanti a Jesi in viale Papa Giovanni XXIII e ho raccolto sopratutto negli ultimi anni con il trasferimento del Pronto Soccorso al nuovo Ospedale le lamentele del Personale medico, infermieristico di tutti i reparti e di centinaia di concittadini, tutti concordi che il Pronto Soccorso proprio per la sua natura deve essere il Reparto Ospedaliero piu’ completo ed efficiente, capace di stabilizzare il paziente e smistarlo nei vari Reparti di competenza.

Chiedo alle  forze Politiche cittadine, tutte, in particolare al nostro Sindaco Dott. Massimo Bacci al Segretario Cittadino del PD Stefano Bornigia di adoperarsi di comune accordo con la Direzione Sanitaria Cittadina e Regionale, in buona parte espressioni del PD, di migliorare velocemente le condizioni del nostro Pronto Soccorso di Jesi dove prima o poi tutti noi capitiamo in veste di pazienti o di familiari o amici dei medesimi.

Colgo  l’occasione di questo  articolo per chiedere inoltre  alle forze politiche presenti in Consiglio Comunale  di intitolare  due strade o vie a due nostri illustri concittadini,  che nei loro rispettivi ambiti hanno fatto crescere economicamente la nostra Citta’ consolidandola nel ruolo storico di piccola Milano delle Marche.

Hanno aiutato,   migliaia di Aziende, famiglie jesine e marchigiane,  hanno consentito lo sviluppo di una economia locale fiorente e solida,  uomini a cui bastava una stretta di mano e la parola data per rendere solidamente e palesemente reale un qualsiasi investimento teso a far crescere aziende e territorio.

Parlo nello specifico  del Dott. Mario De Angelis, noto commercialista cittadino, che dal 1945 al 1973 ha ricoperto per 28 anni la carica di Presidente della Cassa di Risparmio di Jesi e del Comm. Luigi Bacci,  padre del nostro Primo cittadino, che ha ricoperto per circa 50 anni il ruolo di Direttore Generale e Presidente della Banca popolare di Ancona.

Uomini che se paragonati a chi oggi gestisce banche di qualsiasi tipo sembrerebbero giganti in un circo di marionette.

Per  questo ho scritto.

Vorrei sensibilizzare  i nostri politici ad esprimere con questo gesto  gratitudine verso due nostri concittadini che hanno fatto grande e rispettata la nostra  Citta’, i quali come altri in settori diversi dovrebbero essere ricordati , oggi più che mai, a futura memoria.

lettera firmata

JESI / PAURA AL “CARLO URBANI”: RICOVERATO DÀ IN ESCANDESCENZE E FERISCE CARABINIERE

JESI, 15 giugno 2018 – Attimi di paura nel primo pomeriggio di oggi, intorno alle 14 circa, quando un uomo (non di origine italiana) ricoverato presso il nosocomio jesino ha dato in escandescenze.  L’intervento dei Carabinieri ha ristabilito l’ordine e la sicurezza. Ancora da chiarire le cause che hanno scatenato la furia dell’uomo, ricoverato all’interno di uno dei repart del “Carlo Urbani.

Un Carabiniere è rimasto lievemente ferito durante l’intervento, ma è stato immediatamente dimesso.

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JESI / CON LA SUA AUTO CONTRO QUELLE IN SOSTA: 85ENNE AL PRONTO SOCCORSO

JESI, 14 giugno 2018 – Incidente in via Roma. Poco dopo le 9,45, un’Audi condotta da un uomo, U.F. 85 enne jesino, ha urtato nel tratto in discesa tre  auto in sosta.  Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco sono intervenuti che hanno estratto il conducente dall’abitacolo affidandolo al personale del 118 e successivamente hanno messo in sicurezza lo scenario dell’incidente.

L’uomo è stato trasportato al pronto soccorso del Carlo Urbani.

Sul posto anche la Polizia Municipale.

Il traffico ha subito rallentamenti.

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JESI / SANITA’: RIMBORSI IN CASO DI LISTE DI ATTESA FUORI TEMPO MASSIMO

JESI, 11 giugno 2018 – TDM subissato di richieste di chiarimenti da parte dei cittadini che vorrebbero saperne di più in merito ai contenuti della Legge 124/98 quella che “in caso ne ricorrano le condizioni – scrive il coordinatore TDM di Jesi, Dr. Pasquale Liguori – permette ai pazienti di essere rimborsati qualora l’ASUR non sia in grado di rispettare i tempi massimi di attesa per esami e visite”.

Su tale problematica il TDM ha ricevuto richieste di informazione anche da località fuori dalla Vallesina. “Vista la rilevanza regionale che la problematica potrebbe assumere – si legge ancora nella nota del Tdm – abbiamo ritenuto opportuno ed utile, con la nostra Segreteria Regionale di Cittadinanza, indirizzare alla Direzione dell’Asur Marche e al Servizio Sanità Marche, una richiesta di istituire un tavolo di confronto/lavoro regionale al fine di poter definire congiuntamente l’iter per l’attuazione del diritto sancito dall’Art. 3 Dlgs 124/98, in particolare per quanto riguarda la necessità e urgenza che la Regione si adoperi, anche dal punto di vista  economico/finanziario per la costituzione di una procedura ad hoc e quindi di un fondo a garanzia delle istanze di rimborso da parte di pazienti per i quali ricorrano le condizioni previste dalla citata legge”.

Il comunicato è stato diffuso sia dal Dr. Liguori, così come dal Segretario regionale di Cittadinanza Attiva Marche, avv. Monia Mancini, e dal coordinatore dell’Assemblea territoriale, Gianni Torresan.

JESI / EX OSPEDALE DI VIALE DELLA VITTORIA IN DEGRADO: RIFUGIO PER I SENZA FISSA DIMORA

JESI, 8 giugno 2018 – Incuria  degrado, abbandono e nessun  controllo all’ex ospedale di Viale della Vittoria.

vecchio ospedale viale della vittoria

A sottolinearlo sono dei cittadini che, grazie a facebook, segnalano situazioni gravi. Ed allora mano alla macchina fotografica e via.

Luci provenienti dall’interno dopo le 21 ed un andirivieni di senza fissa dimora, italiani e non che, passando dal piazzale interno creato come collegamento da corso Matteotti e il Viale, probabilmente si intrufolano tra i corridoi del vecchio nosocomio ormai abbandonato.

Tapparelle abbassate  e poi miracolosamente alzate, luci e schiamazzi. Troppo per uno stabile dismesso e vista anche la non manutenzione, forse in alcuni tratti pericoloso.

Foto alla mano si denunciano situazioni di degrado ma sembra che nulla si smuova.

Anche se sembra che tra un piano e l’altro siano stati posizionati dei cancelli di ferro massiccio dotati di lucchetto che impediscono di fatto  l’accesso ai piani superiori.

Che questi cancelli siano stati divelti o magari i lucchetti rotti?  Se non si sconfina troppo nella fantasia, scartando quindi eventi di natura paranormale, è facile credere che quelle luci e quelle tapparelle alzate ed abbassate siano gesta compiute da qualcuno che non si sà come è riuscito ad introdursi nella struttura.

Vista la calda stagione non pensiamo che qualcuno all’interno possa fare uso di fiamme libere come più volte capitato alle Filande Girolimini ma bisogna comunque evitare che possa succedere qualcosa prima dell’inizio dei lavori di smaltimento dei pavimenti di amianto fissati per settembre.

Forse, vedremo! Intanto come per il Carlo Urbani le parole tante, le promesse ancor di più, ma i fatti stanno sempre a zero.

Cristina Amici Degli Elci

cristina.ade@qdmnotizie.it

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JESI / OSPEDALE CARLO URBANI: SEMPRE LE SOLITE…PAROLE, FATTI NESSUNO!

Incontro tra l’assessore alla sanità Marialuisa Quaglieri ed i vertici dell’Asur

 

 

JESI, 7 giugno 2018 – Più passa il tempo e più la definizione “Ospedale modello” data alla struttura sanitaria del Carlo Urbani si avvicina alla realtà.

Non quella, però, che i cittadini della Vallesina auspicavano, ma modello di trascuratezza da parte delle autorità regionale che non la smettono mai di fare promesse, così come di disattenderle.

Questa considerazione viene all’indomani della diffusione, da parte del Comune di Jesi, di un comunicato relativo all’incontro tra l’assessore alla sanità, Marialuisa Quaglieri, ed i vertici dell’Asur.

Nel confronto la Quaglieri ha ancora una volta evidenziato le criticità nei reparti, il mancato espletamento dei concorsi, i tanti progetti fermi, la mancata copertura dei posti dirigenziali e del sempre più ristretto numero di personale sanitario. Per farla breve l’assessore ha posto sul tavolo del confronto tutte le magagne presenti nell’ospedale di zona. In risposta a queste lamentele l’Asur ha preso ancora tempo rimandando ancora una volta il riscontri a dopo la metà di giugno.

Come primo argomento discusso è stato scelto quello che al momento suscita le maggiori critiche, vale a dire il Pronto Soccorso.

La Quaglieri ha rilevato che, “per ospitare le barelle, sono state acquisite le due stanze dei medici, quando l’impegno era invece di ampliare lo spazio complessivo del reparto. Senza contare – evidenzia la nota – la carenza di personale, per il mancato espletamento dei concorsi pure indetti”. Ma la questione Pronto Soccorso non è l’unica che contribuisce a diminuire il valore del Carlo Urbani; altro reparto critico e quello di Pneumologia per il quale l’assessore chiede che “acquisisca di nuovo piena autonomia e riconoscibilità ed in tal senso ritiene che il trasferimento a Jesi della dottoressa Resedi, come da graduatoria presente in determina 44 del 12.01.2018, diventi fondamentale affinché l’unità possa essere ben strutturata e rispondere efficacemente alle esigenze dei cittadini”.

Altro reparto in crisi è quello di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dove, oltre alla carenza di personale si dovrà affrontare a breve la sostituzione del dott. Iantosca per raggiunti limiti. Per il regolare funzionamento di questo reparto necessiterebbero almeno due unità. Che dire, poi, della Chirurgia? “L’assessore Quaglieri ha sollecitato l’importanza del progetto Chirurgia Bariatrica destinato ai pazienti obesi , tenuto conto che di tale patologia soffre l’8% degli adulti, mentre un altro 34% è in sovrappeso. Una problematica, questa – sottolinea la Quaglieri – che non è solo estetica, ma che ha precise ripercussioni sanitarie da gestire con intervento multidisciplinari”.

Come detto in apertura l’assessore ha insistito molto sulla necessità di far svolgere i vari concorsi per la copertura dei posti da primario in quattro reparti (concorsi già banditi) oltre a bandire quello di Radiologia.

Dopo questo primo incontro si aspetta fiduciosi quello fissato tra una quindicina di giorni che, lo sperano gli amministratori locale e tutti i cittadini della Vallesina, possa dare concretezza a quella definizione di “Ospedale modello” coniata fin da prima che il Carlo Urbani fosse realizzato.

Sedulio Brazzini

sedulio.brazzini@qdmnotizie.it

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CHIARAVALLE / IL PADRE RESTA IN CARCERE, IL FIGLIO FERITO DA UN COLPO DI FUCILE RACCONTA L’EPISODIO

CHIARAVALLE, 6 giugno 2018 –  Renato Rosati è a casa, malconcio e frastornato, ma vivo.

Il padre, Mario, novantaduenne che martedì mattina voleva uccidere il figlio e gli ha sparato con una fucile da caccia da due metri di distanza, è ancora rinchiuso in carcere anche se per lui si apriranno, con ogni probabilità tra breve, le porte di una casa di cura.

Difficilmente tornerà nella casa di viale Marconi.

Renato Rosati, invece, è tornato lì, nella sua abitazione appiccicata a quella di un padre accecato dall’odio, che non aveva risparmiato nel corso degli anni botte alla moglie e violenze in genere.

Renato è ammaccato e addolorato. Abbraccia teneramente la moglie Rosa, con cui condivide un amore speciale e un feeling intenso, e ricorda i terribili momenti che ha vissuto martedì mattina.

«Stavo uscendo con la macchina insieme a Rosa – dice Renato – per recarmi in un centro riabilitativo vicino all’uscita autostradale di Ancona Sud. Erano le 9,30 quando ho visto la macchina di mio padre ferma nel vialetto che conduce a casa. Aveva lo sportello del lato del guidatore aperto e andavo a passo d’uomo perché in quella situazione due auto lì non passano. All’improvviso lui è saltato fuori dal nulla, si era certamente nascosto nella sua macchina, ha puntato il fucile e ha sparato, in un attimo, in un baleno. Non ho avuto nemmeno il tempo di fare una mossa, di provare a fare marcia indietro o accelerare. Fortunatamente il volante ha parato parzialmente il colpo e il proiettile non mi ha raggiunto se non in pochi punti: ho qualche pallino nel braccio e nell’addome oltre alle ferite che mi hanno causato i vetri. Dovrò tornare all’ospedale Carlo Urbani perché i medici devono ancora valutare l’evolversi della situazione».

Renato Rosati non può avere pensieri positivi sul padre anche se in lui non traspare odio o rancore verso l’anziano genitore.

«Un padre cattivo e violento – dice il sessantaseienne ex infermiere – che a mia madre ha causato tanti dolori. I problemi risalgono in particolare a 10 anni fa, quando i miei genitori si separarono perché mia madre subiva continue angherie e violenze. Lei chiese la separazione anche se a malincuore e noi figli ci schierammo totalmente al suo fianco: mio padre non ce la perdonò. Non ci sono questioni di eredità o di soldi né litigi alla base di ciò che è accaduto martedì. Mio padre non sopportava che il giudice avesse dato ragione a mia madre e lo avesse costretto a pagare una somma mensile di 400 euro più le spese legali. E dire che mia madre, che se è sempre stata una vittima, avrebbe anche voluto tornare a vivere insieme ma lui si era già messo con quella che avrebbe dovuto essere la sua badante e ha 30 anni meno di lui. E così mio padre non ha mai sopportato il fatto che io e mia moglie difendessimo mia madre. Non ce lo ha mai perdonato ma non potevo pensare che volesse uccidermi: è comunque un grande dolore».

La casa di Renato Rosati è immersa nel verde. Renato ci abita dal 1982 con la moglie Rosa, deliziosa compagna di vita, tenue e misurata. Formano una coppia indissolubile, inossidabile e singolare. Frequentano il teatro ed amano seguire gli spettacoli dalla prima fila, amano la musica e i concerti del Piccadilly, vestono in maniera colorata ed un po’ eccentrica a dimostrazione del loro animo poetico e artistico. In casa hanno tante piante e tante poesie. Il carme di Catullo dedicato all’amata Lesbia fa bella mostra su una parete tra colori e quadri, vetri e muri candidi. Una casa luminosa, dove Renato e Rosa trascorrono insieme la loro vita in serenità e dove regna la pace.

Una pace che martedì mattina è stata squassata dal colpo di fucile di Mario Rosati, il “Battente” come lo chiamano a Chiaravalle.

Quasi novantadue anni e un’esistenza dura, caratterizzata anche da violenze e di episodi di microcriminalità.

Chi lo conosce ne parla come di un tipo rozzo e volgare ma nessuno poteva pensare che potesse anche diventare l’assassino del figlio.

Fortunatamente il volante dell’auto di Renato glielo ha impedito.

Gianluca Fenucci