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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

IL LUPO, IL PELO E IL VIZIO

Oggi parleremo di una cosa fondamentale per il bene dell’umanità…ma che dico fondamentale, indispensabile…ma che dico indispensabile, vi-ta-le: LE CIABATTE. Siòre e siòri, le ciabatte non sono scarpette di serie B….noooo siòre e siòri.…non sono neanche banali accessori di servizio con cui si fa avantendrè per casa e nemmeno appendici scadenti indegne di attenzione…no-no-no. Chiamatele  babbucce, chiamatele pantofole, chiamatele pianelle oppure ciòce, ma loro, siòre e siòri, loro sono il ricovero per eccellenza dei nostri piedi, sono l’ostello sicuro cui affidiamo le fette dopo una lunga giornata di porche nonché madosche, sono la dimora cinigliosa dei nostri ditini (plurale maschile) sfiniti dalla quantità di chilometri fatti coi coglioni a strascigòne. Le ciabatte, siòre e siòri, ci accolgono, esse ci accarezzano, ci abbracciano, ci coccolano dopo ore di fregnacce del capufficio, dopo il muso indisponente della moglie cui niente batte paro, dopo le insofferenze dell’amante che, perdinda madòra, non se sa che madonna vòle. Ma vuoi mettere la soddisfazione, quando torni la sera stracco morto, de cavatte le calzature costrittive dove hai incamerato tutte le bastigne diurne e infilatte finalmente nella morbidezza suprema?? Vuoi mettere il gusto che ti straborda dalle viscere a strascinare stancamente le estremità per i corridoi della dimora?? Vuoi mettere la goduria orgiastica non appena che (“che” rafforzativo del concetto) il ditone nudo ti sfiora quel tripudio de bambagia? Che il còre te sospira “aaaah” e d’incanto il mondo attorno se cancella? Per non parlare, siòre e siòri, dei molteplici usi “esterni” al piede che ti può offrire una pantofola: 1) ci puoi acciaccare qualsivoglia insetto che ti importuna tra le mura domestiche 2) le puoi far rosicchiare al cane così che lui si trastulla e tu puoi guardare indisturbato la partita 3) ci puoi sculacciare a tempo il figlio piccolo per insegnargli la divisione in sillabe:  DE-VI-FA-BA-STA-SEN-NO-TE-MAZ-ZO. No, dico, adesso vi rendete conto della capitale importanza di questa calzatura chiamata volgarmente “ciabatta”?? Ecco quindi spiegato il motivo per cui, siòre e siòri, la babbuccia casalinga, nel 2017 dopo Cristo, costa un patrimonio. Una volta con 5 euro te ne accattavi due paia e ricevevi pure il commesso in omaggio. Adesso al supermercato (no, dico, al supermercato) 15 euro ti bastano a malapena per quella più economica. Se poi la vuoi chiccosetta, che so, con un boccò de tacco, un nastrino, ‘na perlina de lato, allora de euri gliene devi lascia’ almeno ‘na venticinquina. La salute ti fa difetto e ti serve la ciabatta sanitaria? Prepara il libretto degli assegni perché quella la mettono 100 euro all’etto come il tartufo. Brutta come la fame, tu la guardi e ti chiedi: ma potrà un sandalo ortopedico da donna con gli strappi modello San Francesco costare 90 euro? Ce sarà compresa la fisioterapia pe’ raddrizzatte i piedi, sennò non se spiega.  Beh, insomma, a capì che con la ciabatta ce se poteva fa ‘na barca de soldi non so’ stata solo io: dopo Fly Flot, Birkenstock, il dottor Scholl e mister Crocs, il signor Gucci una mattina s’è svegliato e ha esclamato: “Aho, ma io che so’ il più fregnone??”. E s’è inventato la zandulona fashion a 1.000 e rotti euro per tutte le occasioni: lavoro, seratina romantica, appuntamento mondano. Tratto distintivo della ciocia che non deve chiedere mai: IL PELO. Sì-sì, avete capito benissimo: Guccio Gucci ha messo pelo ovunque, a sbluso, a go-go, a catinelle, perché lui sa molto bene che tira più un pelo de marmotta che cento da pecora. Quindi ecco qua – per la donna “à la page”, la donna in carriera, la donna che fa tendenza – la pantofolona de zibellina! Ma ci pensi a quanto puoi sentirti figa ad andare a teatro con l’abito di gala e la babbuccetta de cricetona?? Se invece sei nana, hai bisogno di centimetri e non disdegni il look filo-olandese, allora puoi buttarti dritta-dritta sullo zoccolo. Sempre col pelo. Eh beh, una finezza. E che dire al donnino easy, il tipetto sciuè sciuè che si sente a suo agio solo co’ “nu ginz e ‘na magliett”? Beh, per lei c’è la ciabattona classica, bassa, tutto pelo e niente vizio. Per carità, a me sta bene tutto, se siete felici così, fate pure. Ma toglietemi una curiosità: che pelo ve mettete sui piedi? De lontra, de faina, de castoro? Perché il proverbio parla chiaro: fìdate della volpe e del tasso, ma non te fida’ della donna col procione basso.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

COMPLIMENTI EVA !

Tutti noi, romanticamente amanti della buona scrittura, possiamo esultare.

Nel tempo degli sms e delle brutture linguistiche, la giovane Jesina Eva Simonetti, studentessa del Liceo Scientifico “Leonardo da vinci”, si è aggiudicata il prestigioso concorso letterario “Scintille di Minerva”, organizzato dalla nota casa editrice Minerva Edizioni.

Eva, con già alle spalle altre esperienze da scrittrice, ha presentato il suo ultimo lavoro “Fili di pensieri”, che ora verrà pubblicato gratuitamente.

Una bella dimostrazione di come a Jesi si possa primeggiare indifferentemente con una punta di fioretto o di penna, con un pallone al piede o un libro sotto braccio.

Aspettiamo di leggere curiosi il suo racconto, con il desiderio di veder crescere tante piccole Eva.

A NATALE PUOI

L’aria del Natale è inebriante, e contagia grandi, piccini e Sindaci. Per i bilanci comunali, le vacche magre sono diventate proprio smilze, ma Valeria Mancinelli ha deciso che nel periodo natalizio in Piazza Cavour, nel centro di Ancona, sarà allestita una mastodontica ruota panoramica.

Costo complessivo per il Comune trentamila euro, mentre la nota fiumana di turisti che si riverserà ai piedi del Conero, sborserà cinque euro ad ogni magnifico giro di giostra.

Nel complesso un vero e proprio sproposito, oltre che un pugno in faccia alle arti visive.

Anche la sovrintendenza ai beni culturali, solitamente sollecita ad emettere sonore bocciature, per l’occasione ha dato il via libera all’iniziativa sulle note di “Jingle Bell”.

Noi Jesini vorremo essere da meno ai nostri cugini Anconetani ? Per una volta, spero proprio di sì.

GRANDE FRATELLO

Il “simpatico” vandalo che ha iniziato l’opera di imbrattamento del sottopasso della stazione, non solo ci ha fatto sapere che ama la sua loca, ma a sua insaputa ci ha portato a conoscenza di utili notizie. Il “grande fratello” non è presente soltanto sulle reti Mediaset, ma anche a Jesi è vivo e vegeto.

Le tante telecamere sparse per la Città sono perfettamente funzionanti, ma è importante tranquillizzare le Signore. Non serve che aumentino i loro passaggi dal parrucchiere, perché un addetto alla visione delle immagini, non c’è.

Dal comando dei Vigili Urbani possono vedere i filmati, soltanto se viene sporta una rapida denuncia; infatti, dopo sette giorni le riprese vengono perse.

Quindi, se la logica non provoca inganno, graffitari, usurpatori di spazi pubblici e bulletti di periferia, possono continuare a dormire sonni tranquilli.

Lasciando ad altri le discussioni sociologiche sull’utilizzo della telecamera come dissuasore di reati, direi che qualcosa nel nostro sistema di videosorveglianza andrebbe rivisto.

VIALE CAVALLOTTI

Proseguendo dall’Arco intitolato a Papa Clemente VII, si imbocca Viale Felice Cavallotti, uno spazio di Città che ho sempre adorato. Non so quanti chilometri ho macinato su quel cemento, ma dolci ricordi sono bene impressi nella mia mente.

I grandi alberi posti tra la strada e il marciapiede, scortavano il mio passeggio, e anche le automobili che sfrecciavano, sembravano poco rumorose. Da ragazzino “mangiavo” quel Viale che mi conduceva allo stadio, con la l’ansia e la speranza di veder vincere la mia Jesina. Invece dopo novanta minuti di passione, ha spesso raccolto le mie delusioni mescolate ad ira. Ci ho camminato mano nella mano con gli amori della mia adolescenza, quando progettare il futuro è un gioco, e un semplice bacio ti resta impresso sulla pelle per giorni interi. Guardavo quelle splendide ville antiche che si affacciano dalle alte ringhiere, e mi dicevo che un giorno avrei abitato lì.

Anche Best, il mio bulldog, perdendo il suo classico aplomb inglese, ha imparato ad apprezzarlo, e si diverte felice nelle aiuole, mentre saluta il passaggio degli altri cagnoloni. Gli anni passano, e decine di sogni sono svaniti in aria, ma il fascino di Viale Felice Cavallotti resta intatto.

SENZA VELI

La notizia di una mostra fotografica che ha come tema centrale “il nudo” , ha subito colpito l’attenzione generale.

Forse, molti cittadini non sanno nemmeno dove sia ubicato Palazzo Santoni, e l’ultimo quadro l’hanno acquistato  su Telemarket. Ma se poi si annuncia che ci sarà anche uno spazio espositivo vietato ai minori di 18 anni, ecco che gli uomini nostrani sono già con la lingua di fuori, come in una pellicola anni ottanta di Lino Banfi, pronti a sfoderare la cara e sempre ben nascosta, passione per l’arte contemporanea.

Altri stanno già cercando di costituire una cordata per riaprire il vecchio cinema Astra.

Cari Jesini, ricordiamoci che siamo quasi nel 2018, e soprattutto come cantava il Maestro Guccini: “ Tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent’anni fa”.

 

 

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

DOVE C’È CASINO C’È CASA

Avrei voluto scrivere qualcosa per voi. Avrei tanto voluto. Ma sono stata posseduta dal demone della pulizia. Che magò: finiti i tempi in cui Mastrolindo era in carne e ossa. Beh, insomma, m’è partito l’embolo della signora Luisa (che comincia presto, finisce presto e di solito ava-come lava) e…niente…non me so’ più fermata. Ogni singolo istante degli ultimi sette giorni l’ho speso a riassettare, aggiustare, sbarazzare, schiumare, asciugare, spazzare, sistemare. Dagli abissi del garage alle sommità del terrazzo e ritorno. Quindi il tempo per voi eccolo: 10 minuti di conto dopo una doccia purificatrice dalla sugna domestica, all’undicesimo minuto riparto di slancio perché non je la fo più a fermamme…perciò quel che esce-esce, piàte su brodo e acini. Perché, quando la casalinga disperata che alberga in me dice “basta”, non ce n’è più per nessuno e qualunque sostanza di forma solida, liquida, gassosa, animale o aliena risieda sotto il mio tetto viene rimessa a lucido. C’è stato un momento –  sommersa da grascia, scopettoni, strofinacci e prodotti disinfettanti di ogni tipo – in cui volevo scrivere a quelli di Real Time per invitarli da me a registrare una puntata sui matti delle pulizie, quelli che sterilizzano anche il culo delle formiche volanti. L’avete mai visti? Praticamente mandano ‘sti nazisti dell’igiene a pulire nelle case degli accumulatori seriali di immondizia…quelli che non buttano niente, manco la carta della caramella scartata nel 1982, e nel tempo hanno trasformato la loro abitazione in una autentica discarica dove non riescono più nemmeno a trovare la tazza del cesso. Ecco, in una puntata così, io da che parte starei? Da quella dei luridi zozzoni o quella degli odiosi perfettini? Perché la verità è che alterno periodi di inettitudine totale in cui qualunque oggetto finisca sotto il divano è perso per sempre, ad altri in cui mi sento la reincarnazione di mia nonna che lavava e rilavava persino gli straccetti di plastica della cucina. Casa sua era sempre immacolata, tende lavate, finestre lucide, pavimenti brillanti. Tutti i cassetti perfettamente assettati. Ogni ninnolo nel suo sacchettino profumato col fiocchetto. Mai visto neanche un fazzoletto fuori posto a casa di mia nonna. Ecco, forse è questo che inconsciamente vorrei: avere il serafico, soave, istintivo senso di armonia  di mia nonna, la sua composta leggerezza, quella capacità di planare piano sulle cose e sistemarle con candore, grazia e semplicità. Mia nonna si districava coi fatti della vita con la stessa naturale familiarità con cui appendeva gli strofinacci alle persiane. Sapeva tenere in ordine il mondo fuori e il mondo dentro di lei. Io invece quando pulisco ho la foga di chi è colto da un raptus isterico e deve ribaltare l’intero universo per sovvertirne lo stato precostituito. Giù…fino all’ultima galassia conosciuta rivoluziono qualsiasi roba…e, se comincio, dopo un po’ non so più distinguere dove sia la fine e l’inizio…anzi, a un certo punto mi perdo proprio e non ricordo neanche chi sono, come mi chiamo, che diavolo sto facendo. Perché finisco anche io tra le eliche dell’aspirapolvere, risucchiata, tritata, decomposta, sigillata, sfarinata. Ecco, vedete, anche adesso, io non lo so dove andrò a parare…sto andando a ruota libera…nel frullatore delle idee…e c’è un Folletto immaginario all’orizzonte che tra poco mi farà evaporare da questa pagina. E allora…che volete che vi dica? Adesso faccio la lavatrice, stendo i panni, tolgo i piatti dalla lavastoviglie, sbatto il materasso…sì…insomma…finisco di sbrigare quelle due/tremila faccende che mi rimangono da sistemare nella mia santissima vita e vediamo che succede. Ah, s’intende: se volete venire a farmi compagnia, io sono contenta. Portate uno sgrassatore universale e vi sarà aperto. E, naturalmente, anche un cd di bella musica. Perché nel marasma generale  –  almeno di questo sono incrollabilmente certa –  la cosa migliore che si possa fare è…mettersi a ballare.

“Così come laviamo il nostro corpo dovremmo lavare il destino,  per quell’estraneo rispetto per noi stessi che giustamente si chiama pulizia” (Fernando Pessoa).

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

BUS
Sarò sfortunato, ma alla mia vista gli autobus urbani sono sempre desolatanente vuoti. In larga parte sono mezzi di nuova generazione, di un bel verde speranza, non inquinanti, ma proprio non attirano il nostro popolo, cosi legato alle usanze di suonare il clacson e spingere il piedone sul pedale.

La pensa come me anche lo scrittore Paolo Giordano, che sembra stia per scrivere “la solitudine degli autisti dei bus Jesini”. Per invertire questa tendenza che ci vede travestiti quotidianamente da novelli Alain Prost e futuri Sebastian Vette,  la Giunta Comunale ha deciso di dimezzare il costo dell’abbonamento all’autostrada urbano, portandolo a soli 17,50 Euro mensili, facendosi carico di pagare la differenza. Iniziativa lodevole, e buon esempio di come spendere il denaro pubblico.

Adesso, bisognerebbe svegliare dal torpore il gestore del servizio, rivedendo le linee di tragitto con la collaborazione dei potenziali fruitori, visto che oggi in troppi casi, sono inutili e snervanti giri panoramici della città.

 

JIMMY
All’ingresso di un noto supermercato è solito stanziare Jimmy. Non so nemmeno se sia il suo vero nome di battesimo, ma le tante clienti lo adorano, così lo chiamano.

È un ragazzo di colore esile, con lo sguardo da buono e un sorriso che ispira simpatia. Sta seduto con il cappellino in mano in attesa di qualche spicciolo, e ogni volta si sincera delle tue condizioni di salute. Nessuna richiesta molesta, ma anzi, se stai entrando con qualcuno che non conosce, si fa ancora più piccolo per non arrecare disturbo. Su richiesta, aiuta le anziane a caricare la spesa, custodisce gli ombrelli in caso di pioggia, e da qualche giorno, tiene a bada anche i cani mentre i proprietari comprano la cena. Chissà dove dorme Jimmy, chissà se avrà una famiglia da mantenere, e quali sogni gli passeranno per la testa.

Mi piace tenermi il dubbio e la sua gentilezza, e ogni volta che passo, le monetine dentro le mie tasche diventano sue.

 

VIALE DELLA…VITTORIA ?
Quando transito per Viale della Vittoria, non ho mai ben preciso in mente se mi trovo ad attraversare New York, se sto’ in Viale Monza a Milano o in Via Stalingrado a Bologna. Poi sento gridare un “muntobe’” e capisco subito che non mi sono mosso da Jesi, ma la scena è sempre la stessa: macchine in ottava fila, camion di varie dimensioni con le quattro freccia accese letteralmente in mezzo alla strada, e la diffusa abitudine generale di partecipare al gioco “colpisci un ignaro ciclista”.

Il problema ciclicamente riemerge, e anche stavolta si cercherà di mettere una toppa colorando dei parcheggi in blu. Stupisce come la politica abbia smesso di provare a pensare ad un restyling completo del nostro Viale principale.

Un progetto a lungo termine, che possa dar luogo ad idee e nuovi sviluppi per l’arteria viaria principale della Città, in una visione ampia di movimento, provando a guardare al futuro. In fondo non ci sono nemmeno statue da spostare a complicare le cose.

 

QUA LA ZAMPA
Il Comune ha scelto di usare il pugno duro verso coloro che portano a spasso i propri amici a quattro zampe senza guinzaglio, e non rispettano l’apposito regolamento. Oltre ai Vigili, pronto con blocchetto e penna in mano ad elargire la simpatica multina, ha schierato in campi anche le “forze speciali”, ovvero i Carabinieri in pensione.

Da Piazza Indipendenza hanno l’obbligo morale e civico di far rispettare le regole, ma devono anche porre le condizioni affinché ciò avvenga. Voglio essere certe che entro breve tempo, verranno allestite delle aree attrezzate per far correre e giocare i cagnolini, e aumenterà il numero dei distributori di sacchetti per raccogliere i fisiologici “bisogni”.

Come pure si sanzioneranno i portatori sani di sporcizia negli spazi pubblici, e si metterà una museruola agli amanti degli schiamazzi notturni. E vissuto tutti felici e contenti; Amministratori, cittadini, controllori…e i nostri fratelli pelosi.

 

POESIA
Un ragazzo di seconda media,  Nicolò Mengucci, giovane promessa della pallanuoto, scrive una poesia che pubblico con grande piacere. Per sorridere e prendere la vita nel modo giusto.

SO’ JESINO DE ANCONA.
So’ nato a Jesi e me piace muntobe’,
ma n’tel core mio pure il posto per Ancona c’è.
Lo so è na cosa strana, ma metà della famiglia mia è tutta anconetana.
Vagliato a spiega’ a qualche persona,
che fo’ le vasche pel corso de Jesi con la maglia dell’ Ancona.
Me piace magna’ i moscioli, le vongole e pure il baccala’…
ma pure a Jesi non se rimane a dietro col magna’.
Se magna i maritozzi, le meringhe e la pizza de grascelli,
che piace a me, a quelli grandi e a tutti i monelli.
D’estate mi padre me porta a Portonovo,
per fa’ i tuffi giù dal molo.
Pure a Jesi non sai n’do guarda’,
tutto è bello se te giri de qua e de la’.
C’avemo il Teatro, l’Arco Clementino e Federico II l’imperatore,
che a me solo a nominallo me fa’ pia’ un tuffo al core.
Gente mia la distanza non è tanta,
ma nisciu’ accetta sta condanna.
So de Jesi tifo l’Ancona,
e per me non c’è differenza,
ma per tutti l’altri è fantascienza.

 

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

IL PISELLO NON È UNA VERDURA

Maschi, drizzate le orecchie, la notizia riguarda proprio voi. Il fagiolo nell’orto non vi cresce di un centimetro? L’usignolo canta sempre più svogliatamente? Il capitone delle feste è diventato un polipetto bollito? Niente paura: da oggi è disponibile in commercio la caramella per prestazioni ornitologiche marmoree. Eh già, il Viagra è storia vecchia. Adesso c’è la pasticchetta discreta nella sua pratica confezione mignon da portare comodamente in taschino. Pare una Zigulì, invece, all’occorrenza, te la ciucci e ti risveglia tutto il reparto ortofrutta dei piani bassi. Quale sarebbe la grande novità? Mentre con le vecchie pastiglie l’effetto Braccio di Ferro si faceva attendere anche una quarantina di minuti (col rischio che nel frattempo lei si era data alla macchia), questa “mentina dell’amore”, così l’hanno soprannominata, si scioglie subito in bocca e passa rapidamente all’azione. Praticamente dopo appena dieci minuti puoi darci dentro come un mandrillo in calore e, se ti avanza tempo, ci acciacchi pure qualche mandorlina. Inutile negarlo: i maschi ce l’hanno questa paura che le turbine restino ferme. Basta una piccola défaillance e rimangono svegli tutta la notte a pensare a come mai non gli funziona l’arnese: sarà stata la cena pesante? Il film dell’orrore? Il cane che ha pisciato sui gerani? Figuriamoci quando arriva l’inverno perenne con l’estinzione definitiva del tirannosauro. Certo che pensare a quanto ci tenete voi uomini a Jurassic Pork fa tanta tenerezza. Voglio dire: l’andropausa è una brutta bestia, lo capisco, e la affrontate come potete. C’è quello con più spirito di adattamento che il bigolo moscio lo usa come panno Swiffer per la macchina, quello che, invece, per distrarsi dal problema, si dà a uno sport di gruppo tipo il ciclismo domenicale su strada…e, sacrosantamente, quello che non si rassegna, l’Artù della marmottona che vuole infilare per sempre la spada nella roccia. Ecco, io questo cavaliere della foresta nera me lo immagino in una scena precisa: è al ristorante con una lei molto più giovane, quando, poco dopo l’ammazzacaffé, con nonchalance inizia a emettere ripetuti, forzati, spernacchianti colpi di tosse. “Uuuh…mamma mia bella…che brutta raucedine…fammi prendere una caramellina”. Quindi sfila dalla saccoccia quella che sembra una Ricola e invece è lei: la Golia del rondinotto. L’unico rischio è che la partner gli chieda: “Me ne dai una?”…perché lui sarebbe costretto a rispondere: “Eh no, minchia, non te la do, mangiati le tue!”, lei ci rimarrebbe di merda e addio esperanza d’escobar. Comunque c’è da starci attenti co’ ‘sta roba, non ci si può far trascinare dall’euforia suina, perché, come tutti i farmaci, ci sono effetti collaterali da non sottovalutare: intanto la mentina non va presa in piena estate perché la vasodilatazione si somma al caldo, si diventa paonazzi come un semaforo e si sfiora l’ebollizione. Traduzione: se ciufola solo d’inverno e a ferragosto tutti al mare. Poi bisogna evitare di mangiarci sopra cibi grassi perché riducono le potenzialità del medicinale del 30%. Traduzione: o te sbafi ‘na bella frittura mista de pesce o giochi a rubamazzo col missile. Per nessuna ragione al mondo vi venisse poi in mente di combinare le caramelle coi cerotti per il trattamento dell’angina, perché in quel caso si rischia addirittura il collasso. Traduzione: oltre al lampascione ti si irrigidisce tutto il resto e……FRAN, mòri, stecchito, caput. Ti infilano in una bella cassa di mogano e il ciupa-dance lo balli nell’aldilà. Capito? Ti si solleva l’ambaradan ma diventi una statua di gesso. Una ceramica di Capodimonte. Un Pinocchio a naso basso. Per carità, muori contento, però trapassare per un pelo di gnocca mi pare eccessivo. A questo punto la domanda nasce spontanea: io, femmina, morirei per la causa volatile? Voglio dire: la ingoierei una pasticca rosa per rinvigorire la cinciallegra? Tenterei il tutto per tutto anche in età avanzata pur di dar fiato alle trombe? Tra l’altro: cosa diavolo succederebbe se il Viagra lo assumessi io? Sì, insomma: se, domani, io, donna, mi piglio la “mentina dell’amore”, che effetto scateno? Mi si allungano i baffi della gattona? Comincio a parlare di Donnarumma e Buffon? La mattina c’ho l’alzabandiera delle tette? Beh, pensarmi “maschia” non è difficile: eccomi mentre non distinguo i vari usi degli asciugamani, mentre adopero il balsamo per capelli come bagnoschiuma, mentre non trovo i calzini se non chiedo dieci volte a chi vive con me, mentre chiamo il prete per l’estrema unzione se ho beccato l’influenza. Per carità, nulla di male, mi ci vedo alla grande con giacca e cravatta. Eppure non posso sfuggire da questa riflessione: se gli scienziati dedicassero la metà delle energie spese per la disfunzione del peperone allo studio del malfunzionamento cerebrale, non potrebbero inventare una pillola che il maschio la prende e per due ore ragiona con la testa anziché col pisello? Così tanto per provare.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

 

A.A.A. CERCASI VOLONTARI

I giardinetti delle ex carceri sono ben conosciuti e leggendari per tante generazioni di Jesini. Sulle panchine si consumavano le prime innocenti e goffe effusioni amorose. Ora quelle panchine sono vuote, e guardano sconsolate le impalcature montate nei palazzi adiacenti. Vi ricordate di quell’ impianto di risalita che doveva collegare le ex carceri appunto, con via Bersaglieri ? Ecco, l’opera è completata da anni, pur restando ben sigillata. Adesso si sta lavorando al contorno, mentre il parcheggio pubblico, anche se previsto dal progetto iniziale, è svanito nell’aria. Sull’ inutilità di questo ascensore, dubbi non sussistono, e il fatto che sia stato finanziato da un bando Regionale, non addolcisce la pillola. Massimo Bacci ha già dichiarato che non parteciperà all’inaugurazione. Neanche gli operai sembrano convinti, e si adoperano con la modalità moviola accesa, ma in tempo di VAR, ben presto dovranno cambiare passo, e tra qualche mese tutto sarà pronto.

Ma una domanda sorge spontanea: Chi taglierà il nastro, illustrando alla Città la magnificenza di questo ascensore ? Il casting è aperto.

 

SUCCESSO O FLOP ?

L’Amministrazione Comunale dà fiato alle trombe, e afferma soddisfatta che l’edizione 2017 delle fiere di San Settimio è stata un vero e proprio trionfo. Dall’altra parte, tutte le opposizioni parlano di tragedie sfiorate, disorganizzazione, e portano a galla lo scottante caso della porchetta rubata.

Ma nessuno si occupa dei veri problemi.

La grande maggioranza dei visitatori ha dovuto prenotare una visita urgente dal dentista, a causa di zuccheri, glasse e nocciole, che si sono accampate con zaino e tenda nei propri palati. Le piccole tartarughe d’acqua che i nonni hanno regalato ai nipotini, sono già diventate Ninja. I jeans blu accesi comprati dalle teenagers, dopo il primo lavaggio hanno assunto un colore azzurrino, e sono diventati a dimensione Barbie.

Per parlare di lotta all’abusivismo, primo soccorso e vie di fuga, l’appuntamento è al prossimo anno.

 

OFFERTISSIME

Il Comune ha deciso di snellire e modernizzare alcune norme tecniche di attuazione del piano regolatore, per favorire “ l’apertura e l’ampliamento di esercizi commerciali a servizio dei residenti, nonché la possibilità di realizzare piccoli supermercati di quartiere”. Nulla da eccepire da un punto di vista procedurale, ma la finalità lascia più di un dubbio. Certo, la nostalgia per i “Leoncini 1,2,9,15…”, o per le Cooper Risparmio può anche affiorare, ma va tenuto presente che nel frattempo sono prolificati i mercati super, iper,maxi, mega e via dicendo. Senza considerare che il numero dei volantini con offerte da leccarsi i baffi aumenterebbe a dismisura, creando code notevoli nei pressi dei contenitori per la raccolta della carta. Nel mio mondo ideale, avrei aggiunto questa postilla. “ I nuovi esercizi commerciali dovranno vendere esclusivamente prodotti lavorati in Italia, e valorizzare al meglio le eccellenze del nostro territorio. Se, a guidare l’impresa saranno ragazzi al di sotto dei 35 anni, il Comune provvederà nei limiti delle proprie competenze, ad abbassare al minimo la tassazione. Sarà severamente vietato l’uso di volantini a scopi pubblicitari “. Appunto, il mio mondo.

 

CIAO NELLO

Nei primi giorni di Luglio 2009, veniva a mancare Leonello Rocchetti. Un uomo che ha scritto pagine importanti nella storia di Jesi.

Agricoltore e sindacalista, da sempre orgogliosamente Socialista, viene eletto per la prima volta in Consiglio Comunale nel 1964. Sindaco ufficioso della “Coppetella”, diventa Assessore nel 1970, e manterrò la carica per ben 24 anni, Occupandosi di sanità, di commercio, di servizi sociali. Ma il segno veramente indelebile lo ha lasciato nel mondo dello sport. Sua l’idea di riunire tutte le società nella consulta. Sotto la sua guida, nel 1981 è stato installato l’impianto di illuminazione allo Stadio, e tre anni dopo fece costruire la nuova grande tribuna, a tempo di record; 78 giorni lavorativi, compreso il periodo di ferragosto.

Nel 1992 inaugurò il Palasport, che nonostante l’età, resta un gioiello. Tornò alla politica attiva e alla sua stanza da Assessore nel 2002, ma la sua lungimiranza andò a sbattere con i bilanci, così il suo sogno di realizzare una piscina Olimpica rimase nel cassetto.

A lui è intitolato il bocciodromo cittadino, ma la “ Città Europea dell Sport “ non dovrebbe mai stancarsi di ricordarlo, con gratitudine e affetto.

 

DUBBI

Consumare una sigaretta nel balcone di casa, non ha prezzo. Mi godo gli ultimi sprazzi di vita dei miei Hibiscus, e osservo con curiosità quello accade sotto. Alcuni passeggiano con il cagnolino, altri con le buste della spesa, e altri ancora … con la moglie. L’altro giorno, si sono fermati due giovanotti, appena maggiorenni credo. Occhiali da sole e barba incolta, chiacchierano qualche minuto e si salutano. Uno esclama: “ Bella Stè “, e l’altro: “ Ce beccamo domà “.

Sono rientrato in casa, e non appena ho visto mia madre le dico con voce squillante: “ Bella Mà “. Lei, per tutta risposta, ha telefonato al 118.

Sarà lei che non capisce il linguaggio dei giovani, oppure io non sono più credibile ?

 

 

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

DI SAN SETTIMIO E ALTRE PICCOLE COSE

A mio modesto parere, che peraltro condivido, c’è sempre un dirompente risvolto collaterale nelle cose che capitano e su quello bisogna puntare. Il bicchiere è mezzo vuoto? Accanto ci dev’essere la bottiglia. Ferie-mare-sole addio? Prova costume rimandata all’anno prossimo. L’estate è finita? Ci siamo tolti Despacito dalle palle. Quindi, dai, convinciamoci che tutto sommato l’autunno non è così male. Oggi è il 24 settembre e a Jesi camminiamo per le bancarelle della festa patronale: tra ombrelli, asciugamani e padelline antiaderenti, ecco i primi calzetti lunghi dopo mesi di zandule aperte. Apro una parentesi per un’urgente comunicazione di servizio: carissimi maschi dominanti, Adami senza costola, artigiani della qualità, sappiate che quando una donna vede un uomo con il fantasmino, il suo punto G emigra sotto i calcagni. Se poi, togliendovi i calzetti, avete dei piedi da cinghiale della Sila, allora il punto G diventa Z e tutto l’ecosistema ovarico interno si ricalibra su un alfabeto morse sottotitolato per i non udenti alla pagina 777 del televideo. Aho, i piedi so’ importanti anche per noi, mica solo per voi. Ci siete mai andati dall’estetista a farvi un pediluvio, una pedicure, un trattamento rigenerante alle ogne delle zampe posteriori?? Alzi la mano il maschio che con costanza e perizia si cura le fette da un professionista del settore. Ecco, nessuno, lo immaginavo. Cioè: noi…smalto ciliegia semipermanente su tacco dodici e voi…sandalo a strappo con micosi incarnita?? Poi dice che una se dà alla macchia! Comunque, su, non me fate incazza’ dopo dieci righe, che poi chi me legge dice che so’ la solita femminuccia esaurita, isterica e lamentosa…no no…per carità. Torniamo alle fiere (sì, a Jesi non è “la fiera” è “le fiere”, plurale, perché c’avemo l’imperatore e capimo un bel po’). Ahhh…San Settimio. La tradizione. Le fiere. La tombola. Eh già…la tombola. (Minuto di riflessione). Oh, a me la tombola m’ha proprio rotto i cojoni. Sì, lo so, non ho resistito, abbiate pazienza. Ma quella marsumaglia de gente che spigne…s’accalca…urla….oggettivamente: non se tollera più, dai. Come non bastasse, dopo n’ora che aspetti schiacciato come ‘na sardina, non fanno in tempo a sgaggià quei quattro numeri, che il solito culor…che il solito “fortunello” ha vinto. Aho: anni e anni, sempre lo stesso copione. Ma basta, cambiamo!…famo un rave, ‘na festa afro, chiamamo ‘na trentina de percussionisti brasiliani e scatenamo un mega carnevale del verdicchio dei castelli. Questa, sì, sarebbe una santificazione della festa come Dio comanda! Hai presente il sambodromo de Rio? Carri, chiappe nude, musica per strada per tre giorni de fila! Svecchiamo ‘sto mortorio! Damo aria al circondario! Coloriamo tutti i muri, case, vicoli e palazzi! Sempre a sta’ aggrappati come le scimmie alle stesse corde! E che madonna è?? Novità! Mutamento! Viva l’equinozio! A proposito di equinozio: lo sapevate che si rimane più incinte in questo periodo? Lo dico alle portatrici di tube di Falloppio che vogliono moltiplicare i pani e i pesci: sguinzagliate la marmotta, lucidate l’argenteria e, se è il caso, passate l’antiruggine. Che poi è un attimo che arriva l’inverno della roditrice, il Natale siderale dei follicoli castorini e bom: la tombola è fatta. Uuuh mamma…la tombola…il Natale…“Hai comprato i regali? Che fai a Capodanno? Anche a te e famiglia!”…no, m’arrendo, non je la posso fa’. La svolta collaterale delle cose oggi non la trovo. Eppure non chiedo tanto. Mi basterebbe la risposta a quei pochi basilari quesiti della vita: perché il piccione caga sul cofano sempre dopo che hai lavato la macchina? perché a Pasquetta piove? perché il carrello del supermercato va dove cazzo gli pare? perché appena esci dal dottore non ti ricordi più la posologia delle medicine allora leggi sul foglietto ma ti inculi alla grande perché sembra scritto da un sensitivo in trance? Perché quando ti chiamano e stavi dormendo continui a ripetere “no no…non stavo dormendo”? Ma soprattutto: al casello fai-da-te dell’autostrada, quale strana forza misteriosa – sebbene siamo adulti, vaccinati e assolutamente sobri – ci spinge a rispondere “Ciao” alla vocina registrata che ci dice “Grazie e arrivederci”??

Chi vivrà, vedrà (e io so’ miope).

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

SQUIT !

Rudolph Giuliani, nel periodo in cui era Sindaco di New York, decise di lanciare una crociata contro i ratti che invadevano impropriamente la metropoli. Spese ingenti somme di denaro, e chiamò esperti da tutto il mondo, ma alla fine dovette alzare bianca. Nulla da fare, la guerra fu miseramente persa. Jesi non è New York, e non le assomiglia nemmeno, ma la notizia di una donna morsicata da un topolino, riporta in auge il problema anche nella nostra città. Girando per i vicoli del centro storico, si può notare la presenza di tanti “simpatici” roditori ad ogni ora del giorno, e sembrano anche in buona salute, considerate le loro dimensioni extra large. La questione va presa di petto, per tutelare la salute dei cittadini, oltre che l’igiene e il decoro urbano. I gatti domestici, dopo aver gustato delle prelibate crocchette e con la poltrona che li aspetta, rimandano puntualmente la caccia al giorno successivo. I randagi, riunitisi in assemblea, hanno optato all’unanimità per una resa incondizionata. Assodato quindi, che non ci si può avvalere dell’aiuto dei felini, la missione per debellare la presenza dei topi deve comunque partire. L’elmetto passa al Sindaco Massimo Bacci, sperando che abbia maggior fortuna rispetto a Giuliani.

 

TI AMO IN TUTTI I MURI DEL MONDO

Nonostante facebook, whatsapp e simili, la pratica di scrivere sui muri delle città resta sempre di moda. Al compositore armato di bomboletta spray, non interessa se sta imbrattando una facciata barocca o quella di un alloggio popolare. Il suo obiettivo è quello di trovare uno spazio libero per farci sapere quello che gli passa per la testa. Conosciamo cosa pensa di Renzi e Berlusconi, sappiamo che ama una certa Claudia di turno alla follia. Quando invece vuole dar sfogo alla creatività, si esprime in caratteri simili al cirillico, oppure partorisce degli scarabocchi ignobili. A lui, voglio lanciare un messaggio: fai attenzione a quella Claudia, perché è amata da almeno altri otto tuoi colleghi. Ma soprattutto, se non riesci a fermare il tuo istinto dI “scrittore da muro” prima che passi un vigile a multarti, o esca un proprietario di quel palazzo che hai preso di mira ad assestarti un paio di ceffoni, fai un bel corso di grafia e studia un pochino di educazione all’immagine. L’occhio vuole la sua parte.

 

CENNI STORICI

Gli infuocati derby calcistici tra Jesina e Ancona degli anni 60/70/80 restano indelebili nella memoria di chi li ha vissuti, e suscitano magiche fantasie tra i più giovani. Ma non tutti sanno che la rivalità tra le due città nasce ben prima, ed esula da motivi sportivi.  A raccontarlo, tra gli altri, è lo storico Carlo Vernelli. “Una Domenica di settecento anni fa, sulla piana di Camerata Picena, viene combattuta una feroce battaglia, esito finale di una annosa contesa tra Ancona e Jesi. Da una parte Ancona, di tradizione guelfa a capo di una lega di città formata anche da Ascoli, Senigallia e Umana (oggi Numana). Dall’altra parte Jesi, da sempre schierata contro Ancona, anch’essa in testa ad una lega di cui fanno parte Osimo, Macerata e San Severino. Della battaglia non si sa molto, ma deve essere stata sanguinosa come tutte le lotte fratricide, al punto, si disse, che a causa del sangue che scorreva lungo la valle (oggi la zona industriale di Camerata), l’erba divenne amara. L’esito? L’esercito anconetano viene distrutto, e la città dorica perde anche carroccio e vessilli, i prigionieri vengono condotti a lesi e costretti a sfilare sottoposti al pubblico ludibrio, mentre le teste degli uccisi vengono portate in corteo sulla punta delle lance.” Tranquillizzo gli amici Anconetani: non ho alcuna velleità bellica, e vi aspetto come sempre a braccia aperte. Ho solo sfoderato un po’ di orgoglio Jesino.

 

SCUOLA DI CAMPIONI

Elena Tangherlini

Mentre Elisa Di Francisca passeggia felice lungo Corso Matteotti con il piccolo Ettore, le altre giovanissime ragazze del Club Scherma Jesi continuano a mietere successi in giro per l’Europa. Bravissime, Serena Rossini ed Elisa Tangherlini, che sono salite sul podio in Coppa del Mondo under venti, a Londra. La semina portata avanti con amore dal presidente Alberto Proietti Mosca e dai suoi maestri continua a regalare frutti d’oro, e lascia fare dolci sogni in visto di Tokyo 2020. A conti fatti, dal lontano 1984, quando Stefano Cerioni si impose a Seul, Jesi grazie alla scherma è sempre stata presente ai giochi Olimpici, ed ha puntualmente trionfato, regalandoci emozioni uniche. Aspettando il prossimo capitolo della saga vincente, propongo ufficialmente all’ Unesco di inserire la palestra di Via Solazzi tra i suoi patrimoni.

 

 

SCENDE LA PIOGGIA

Dopo un lungo periodo di assenza, la pioggia ha fatto capolino anche dalle nostre parti. Il fiume Esino ha ripreso vigore, e gli agricoltori hanno tirato un sospiro di sollievo. I nostalgici della battigia iniziano di già a sbuffare, ma nel complesso la Città ha retto bene all’urto di qualche millimetro d’acqua. Io, ho distrutto il primo ombrellino della stagione. Uno di quelli piccolini, comodo da mettere in borsa, ma alla prima folata di vento, è rimasto soltanto lo scheletro. Per non farmi trovare impreparato, ne ho subito acquistato un altro, questa volta grande, di colore rosso acceso, in modo che possa catturare la mia attenzione. Lasciare gli ombrelli dove capita è una mia peculiarità da quando era alto, più o meno come un puffo. Sono anche stato medaglia d’argento di “scomparsa ombrellifera” agli Europei di Tontopoli, con un record personale aperto di 3568 smarrimenti. Ora, ho deciso di impegnarmi per lasciare il mio posto nel Club degli sbadati ad altri aspiranti portenti, e proverò con tutte le mie forze a completare un inverno intero con un solo ombrello, ma ho bisogno del vostro aiuto. Se ne vedete uno rosso, abbandonato a se stesso, contattatemi. Sarà certamente il mio.

 

(Rubrica a cura di Marco Pigliapoco)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

AUTUMN IN JESI

Toc toc. Chi è? L’autunno. Eccolo qua: bombe d’acqua d’improvviso, quel freddino infingardo che te costringe alla canottiera, il cane del vicino che piscia frettoloso all’orizzonte…aah, quanto romanticismo nell’aria! Era estate fino a ieri, mi scolavo spritz ghiacciati al tramonto cullata dalle onde, adesso la mattina mi verrà a dare il buongiorno quel bel grigio-pirla stile risaia del Monviso sussurrandomi: “Vai…vai a lavorare, se ce la fai!” …quanto sei simpatico, umano e comprensivo, grigio-pirla che mi svegli la mattina. Ma sto resistendo, perché nelle mie vene scorre ancora qualche goccia di mare e perché il prossimo sarà un weekend lungo col ponte grazie alla festa del patrono. Certo, dopo il 22 settembre, tocca pensa’ seriamente al suicidio. Già vedo Halloween strizzarmi l’occhiolino in lontananza. “Dolcetto o scherzetto?” …“Eh?!”… “Dolcetto o scherzetto??”…Ma cosa vuoi da me, piccolo nano travestito da zombie, già sei brutto al naturale, pensa con la faccina pitturata da teschio. Ma perché non giochi alla playstation invece di disturbare la gente che cammina per strada? “Signora…signora…happy Halloween!”…Adesso ti faccio diventare davvero uno zombie e poi vediamo se mi chiami ancora “signora”! Ma si può far girare un figliolo in tunica nera con una falce in mano? Io mi immagino la scena: “Mamma-mamma voglio mascherarmi!” “Da cosa, tesoro?” “Da MORTE” “Va bene, amore di mamma”Voi non state bene, non state bene per niente. Sì, lo avete capito, la stagione delle castagne mi rende amabile e tollerante. Ho sempre un sorriso pronto per tutti: per te, vecchietto con la coppola che guidi la Panda a 20 chilometri orari in mezzo alla carreggiata…per te, cassiera con la prescia che mi lanci le vivande a razzo sul rullo…per te, postino con il casco giallo che mi citofoni alle 8 di sabato per portarmi l’avviso di scadenza della terza rata del condominio. Io vi amo, persone che componete i lunghi giorni grigio-pirla di questo autunno che incombe e lascerò che il mio buon umore scenda sui vostri volti silvani, sulle vostre mani ignude, sulla favola bella che ieri t’illuse, che oggi mi illude, oh Ermione. E piove, piove sul pineto, piove sul canneto, piove sulle porche madosche impestate, piove sui ciufoli sfranti. Vi prego, se anche voi un po’ mi amate, regalatemi una valigia piena di soldi e abbandonatemi su un atollo della Polinesia. Ecco, lettore bislacco della domenica col deretano incollato al divano, dopo queste righe un po’ così in cui sono passata dal cane che piscia ai ciufoli, se ti stai chiedendo: “Ma questa s’è svuotata un barattolo di psicofarmaci?”. La risposta è: “No, purtroppo niente droga”. Dico “purtroppo” perché la tentazione di farmi un fungo allucinogeno, lo ammetto, mi viene spesso. Ma questo delirio è tutta farina del mio sacco, modestamente. Per stordirmi solo metodi naturali. Ieri, ad esempio, mentre fuori pioveva che Dio la mandava, ho passato al setaccio Kiko, Acqua & Sapone e Tigotà. Lo shopping compulsivo di cosmetici mi dà un trip pazzesco. Perché in queste catene a buon mercato costa tutto poco e allora riempio buste e buste di roba e anche se prosciugo il conto corrente non mi sento affatto in colpa. In più parlare di trucchi con le commesse mi svuota la testa. Ma ci devo andare piano co’ sta fuffa cerebrale…aho, specie de ‘sti tempi per me è roba forte. Sempre ieri, infatti, nel reparto vegan, mentre la tipa mi descriveva le componenti vitaminiche della maschera bio-marina ristrutturante alla passiflora, sono caduta in catalessi. Il corpo era lì, tra lo shampoo anti-age e l’intimo lenitivo, ma lo spirito è volato via e la mente…aah, la mente…booh. Lei parlava e per un po’ ho fatto sì con la testa, poi le frasi hanno iniziato a galleggiare senza più arrivare alle orecchie, è piombato il vuoto e mi sono persa. In questo periodo a cavallo tra una stagione e l’altra sono così: rarefatta, falsamente perspicace e totalmente alla deriva…tipo Flavia Vento davanti a Zichichi che le spiega le origini dell’universo. Forse perché d’autunno si sta come sugli alberi le foglie…cioè: con una mano davanti, un Tigotà di dietro e un vecchietto con la Panda tra le palle. Ma domani è un altro giorno, diceva Rossella O’Hara mentre si spupazzava Clark Gable. E se l’ha data via col vento lei, chi siamo noi per non sbaruffarci un bel baffone?? Chi è contrario alla baruffa, chi francamente se ne infischia e chi si depila la baffona, parli ora o taccia per sempre. Signore pietà, Cristo pietà, amen.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

QUESTIONE DI TRASPARENZA

Umberto Domizioli

Per arginare la vulgata popolare che vuole la discarica Cornacchia nociva per la salute dei cittadini, il Sindaco di Maiolati Spontini Umberto Domizioli, ha scritto una lettera aperta, articolata e appassionata. Ne riprendo un breve stralcio: “I risultati e gli esiti dei controlli, le verifiche e le analisi stabiliti con livelli di sicurezza e frequenza maggiori di quelli previsti dalla legge, eseguiti dall’ASUR, dall’ARPAM, dall’Università Politecnica delle Marche, dal Comune di Maiolati Spontini, non hanno mai rilevato alcun impatto sulla salute dei cittadini e sull’ambiente”. E ancora: “In tutti questi anni mai, e sottolineo mai, si è verificato un episodio di inquinamento del terreno, dell’acqua o dell’aria”. Quindi, sgombrate dal campo le fondamentali pregiudiziali sulle tematiche ambientali, è necessario capire il motivo per cui diversi Sindaci di comuni limitrofi, vedi Castelbellino, Monte Roberto, Belvedere Ostrense, restano sulle barricate, e continuano a dichiarare guerra alla discarica. Motivi economici ? Vecchie ruggini di campanile ? Oppure, avranno nel cassetto soluzioni alternative e migliori ? Spero di ricevere ben presto anche le loro motivazioni. Domizioli parla di “un becero attacco al Comune di Maiolati Spontini”. Vorrei mi convincessero che si tratti di un roboante vittimismo, e non di una triste realtà.

 

ROBERT RENZEL

monumento Pergolesi

Nei mesi scorsi gli Jesini hanno riscoperto Giovanni Battista Pergolesi. Alcuni non conoscevano nemmeno il suo nome di battesimo, in pochissimi sanno fischiettare un aria delle sue opere musicali, ma la statua in suo onore ha diviso in due l’opinione pubblica. Da una parte l’Amministrazione Comunale, decisa a spostare di qualche metro la statua, per consentire di attuare il progetto di restyling su Corso Matteotti.  Dall’altra, cittadini più o meno noti riuniti in comitati e critici d’arte, uniti sotto il motto “Pergolesi non si tocca”. Si sono dati degli incompetenti e bugiardi a vicenda. Abbiamo assistito ai fuori onda del Sindaco, e alle piroette di Sgarbi. Come in una scena disegnata da Guareschi, con Peppone e Don Camillo, o come quando dalla radio, Mario Ferretti faceva accapigliare gli sportivi, tra i seguaci di coppi e i tifosi di Bartali. Ora, mentre i motori della diatriba stanno per riaccendersi, il neo Assessore Renzi dichiara candidamente che il progetto relativo a Piazza Pergolesi può essere tranquillamente rivisto. E no, così non si fa. Non si possono buttare a mare mesi di campagna elettorale. Non si può annientare il gusto di un voto Referendario.  In questo modo si mette in discussione quell’ordine costituito per cui, al di là dell’interesse generale, bisogna prendere una posizione, e portarla avanti strenuamente, anche di fronte alle evidenze contrarie. Caro Assessore, siamo a Jesi in Italia, non a Waiblingen in Germania.

 

ARRIVA LA FIERA

Corso Matteotti , fiere di San Settimio

La fiere di San Settimio sono alle porte, e la notizia è che le domande per l’assegnazione di un punto vendita sono state ben 631, rispetto ai 574 posti disponibili. Una controtendenza evidente rispetto agli ultimi anni, ma l’arcano è presto svelato.

La concessione è valida fino al 2029. Voglio sperare che i commercianti non vogliano propinarci la stessa merce per tutto questo tempo. Provate a mettere in bocca un “croccante” vecchio di dodici anni, e vi troverete del cemento armato tra i denti. La verità è che le fiere sono una cosa seria. Che Settembre sarebbe senza acquistare 16 mutande elasticizzate al prezzo di 15, un nuovo panno multiuso fatto con la pelle di muflone nano, e un cacciavite a stella con 23 punte e il bottone magico che lo fa diventare un comodo apri bottiglia ?  I nostri anziani, che accoglievano l’arrivo delle bancarelle con il cuore pieno di gioia, ma con il portafogli vuoto, ammonivano i piccoletti di casa con un consiglio, che allora avrebbe meritato il premio Nobel al commercio internazionale, ma che resta valido tutt’oggi: “al primo giorno di fiera si guarda, al secondo si tratta, e solo al terzo si compra”. Così mi prendo anche le maledizioni dei venditori, che però si sa, portano bene.

 

 

ALT! NON SI PASSA

‘nonni paletta’: attraversamento pedonale scuola

La riapparizione in strada dei “nonni paletta” ci consegna la percezione reale che l’anno scolastico è ricominciato.

Non so chi abbia coniato questa definizione, ma oltre che nonni, potrebbero essere chiamati anche zii, o cugini.

Il loro compito è quello di far attraversare in sicurezza bambini e studenti. Vestiti di arancione, tutte le mattine sono pronti a sfidare le intemperie climatiche, e soprattutto le imprecazioni degli automobilisti, che con cellulare in mano, cintura slacciata e occhi semichiusi, chiaramente non vorrebbero fermarsi qualche secondo davanti alle strisce bianche. Non hanno l’autorità del vigile urbano, ma svolgono la propria mansione con apprezzabile rigore; inoltre, redarguiscono il genitore che, con la macchina in terza fila, lancia il proprio figliolo dal finestrino, e provano a consolare quella bambina che di entrare in classe proprio non ha voglia. Dall’alto di questa rubrica, propongo di sperimentare il loro utilizzo anche in altri punti critici della città. Forse, leggeremo qualche brutta notizia in meno.

 

 

SERA D’OTTOBRE

foglie d’autunno

Ho sempre ritenuto l’Autunno una stagione particolarmente affascinante.

Sulle strade si posano strati di foglie dai colori unici. Le castagne appena arrostite, emanano quel calore che serve a compensare la prima brezza fresca.

La legna da preparare in vista del Generale inverno.

Mi viene in mente mio nonno, che mi insegnava con cura a mangiare il melograno.

Il gusto del primo sorso di vino novello.

Per accogliere al meglio l’autunno che verrà, e augurarvi di viverlo alla grande, questa volta mi affido alle parole di Giovanni Pascoli.

Lungo la strada vedi su la siepe,

ridere a mazzi le vermiglie bacche;

nei campi arati tornano al presepe

tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento

Passo tra foglie stridule trascina :

nei campi intuona una fanciulla al vento :

fiore di spina…

 

(Rubrica a cura di Marco Pigliapoco)

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