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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

SÈCCHESE EN’ DE SITI, EPISODIO 1: PENZIERI SCIORTI

– Amò, te posso dì le cose zozze?
– Tipo?
– Tipo che m’arraperebbe che nel mentre che metti su la cùccuma, er sottoscritto se avvicina da tergo e solleticamente ti accarezza le zinne, a seguire le mani scennerebbero insotta, verso la montagna de Venere, laddove s’ingrovigliano le faccenne e, dopo aver pomiciato q.b. (quanto basta), mentre che er caffè si abbrucia, le mie mano scavallerebbero le tue natiche e finalmente mi ritroverei nella tua selva oscura, indove, molto lentamente, andrei a denudarti. Che ne penzi?
– So’ ‘mpietrita, amò.
– A sua volta mi despoglierei pure io, indi, accarezzandoti sdraiatamente e pieno zeppo di ardore, ma stando anche attento a non rovesciare qualziasi cosa all’intorno di noi che scindò te ancazzi, introdurrei (ascusa la schiettezza) l’elemento A nel sito B. Che ne dici?
– Amò, dico che quanno che introduci A in B, non devi che da fare come ar solito.
– Cioè?
– Cioè ‘gna che impari a non cure a tutta callara, ma a procede co’ un certo andamento lento.
– Come Tullio De Piscopo?
– Esatto. Finiscitela de ingranà la quarta poi per S. Maria Nuova svoltare a destra. Nel dacce sotta del movimento pelvico, sì, inzomma, in questo tuo avanti e ‘ndrè Francia-Spagna, non estromette de corsa l’elemento A dal sito B, bensì devi che da prolungà la permanenza interna, intendi?
– Amò, co’ tutta ‘sta geografia, me so’ perzo.
– Dai, tesò, n’è difficile: ipotizzanno che er percorso dell’elemento A nel sito B si estenna in una retta immaginaria da 0 a 5 (e ritorno), l’inoltro me lo inserisci a 5, il trainaggio me lo assesti a 2,7 e poi svariati calibri, le discese ardite e le risalite e così via nei secoli dei secoli amen. Pertunque lo sanno anche gli alfabeti: in qualsivoja posizione suoni er ciufolo (sotto, sopra, de lato, a zainetto, stile libero, rana, farfalla, dorso, tuffo carpiato e doppio avvitamento mortale) è gradito l’incastro intenzo co’ le mano de lui che tìreno er corpo de lei attraverso l’acchiappo der deretano e/o anca sbilenca verso er corpo de lui medesimo. La visione è consigliata a un pubblico di soli adulti. Per i non udenti, pagina 777 di televideo. Grazie per l’ascolto. Buonasera.
– Amò, hai visto? Hanno interrotto er filme…porca troia, proprio adè che se stavano a ‘ngroppà.
– Che te spiego affà le cose vaginali sci guardi la televisiò e non me stai a sentì?
– Amò, ho capito, ho capito…quanno che faccio Francia-Spagna nel ritorno me devo da fermà poco dopo er confine, che ne so, in Andorra.
– Ecco, sei er solito fregnone.
– Pe’ forza, la tua intelligenza intellettuale me sfloscia er sentimento e pure la mutanda. Amò, c’ho n’idea: da oggi stamo sciorti e disinvorti, vabbè?
– Ma, amò, che vor dì? Che si ce scatteno la fottografia dovemo da ride?
– None, che dovemo da trombà ma manco tanto, scindò ce piamo troppo gusto.
– Ma se non ce piamo gusto che trombamo affà?
– Amò, e non sta sempre a sottilizzà, mettete prona e no roppe li cojoni.
– Ma posso da godè??
– Scine, ma non troppo.
– E come se fa?
– Devi da sta’ SCIOOORTAAA, ma no lo capisci l’itagliano??
– Accuscì a coscia larga sto abbastanza sciorta?
– No de più.
– Alluscì??
– No de meno.
– E ‘na madonna, amò, e decidete…te sei deciso?
– No. Sì. Forse.
– Amò, me pari un po’ confuso.
– Me sento strano.
– Sarà la peperonata de cozze de ieri.
– Poesse.
– Dai, amò, pitte un arcaserze e vattene a…dormì.
– Grazie amò, so’ tanto stanco.
– Notte amò.
– Notte.
– Oh amò…
– Eehh….
– Dormi sciorto, occhei??
– Cioè?
– Cioè che si te scappa da scureggià nun te trattenè che te fa male.
– Ok amò, grazie, sei un tesoro.
– Prego amò. Notte.
– Notte (Prrrrrrrrrrrrrrrrrr).

Ultimo fermo immagine prima dei titoli di coda: amò maschile russa co’ la bava alla bocca, amò femminile guarda attonita er soffitto e il pubblico nun capisce che ne sarà di noi. Ai postumi l’ardua sentenza.
DE ENDE.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

LA MOSCENZA

Entro in un bar. Ho una fame della Madonna. E quando dico “fame della Madonna” significa che ho i canini col filo di bava a spenzolo perché il mio stomaco è vuoto da 12 ore. Significa che in questo esatto momento esisto esclusivamente per cacciare roba solida nel mio apparato digerente. Significa che il mondo intorno a me è trasfigurato in molteplici forme di cibo: cannoli con la crema, sfilatini alla mortazza, quadratoni di lasagna. Significa che ho un solo imperativo nel cervello: magna. Significa che non me devi rompe i cojoni. Una mastodontica scritta al neon lampeggia nel mio cervello: “pizza”. Ho le idee molto chiare: una bianca con la cipolla, una rossa senza mozzarella. La bellezza sta nella semplicità. Negli opposti che si attraggono. Nella complementare perfezione degli incastri. Per fortuna non c’è nessun cliente a parte me al bancone, quindi penso: “Bene, il campo è sgombro da ostacoli”. Grandissima cazzata, perché alle mie spalle c’è la donna invisibile. Una vecchia nana, incollata al braccio della sua badante rumena, che sguscia direttamente dall’oltretomba, fa un magistrale dribbling alla Maradona e mi si piazza davanti. Sarà alta un metro e quindici, tinta henné  Chuck Norris featuring  Roberto Carlino, occhiali Al Bano 1961, ciabatta Defonseca col ditone valgo prensile. Noooo…la vecchia nooo. Anche il barista è spiazzato. L’attimo prima stava per servirmi, avevo i suoi occhi nei miei, la D di “Dammi la pizza” pronta a uscirmi dai denti, poi è apparsa la vecchia, come la Madonna di Medjugorje, e che cazzo fai? Non la fai passare avanti? Anche il peggiore dei cafoni, di fronte alla moscenza senile, cede. Moscenza: stato flaccido non solo del corpo ma anche dell’animo. Se sei moscente sei più che molle. Sei stanco, debole, scolorito, opaco, inconsistente, gelatinoso. Con sfumature di Alzheimer a intermittenza. Si può negare il primo posto della fila a una moscente? Quindi il barista sposta l’inquadratura su Lilliput e io, silenziosamente, rinculo. Seconda grandissima cazzata. Mai sottovalutare il nemico. La vecchia è moscente sì, ma la vastità del suo rincoglionimento scavalca qualunque barriera spazio-temporale per ficcarsi in modo granitico nella stanza. Il suo frastuono mentale riempie ogni angolo, traiettoria, anfratto, come una forza malefica, prima allargandosi a macchia d’olio, poi prendendo la forma di ogni singola cosa le sia attorno, per scivolare, occupare e infine stazionare definitivamente lì, nella mattonella dove l’hanno sospinta. E se prima era medusa ora è una statua dell’Isola di Pasqua. Non si sposta. È tungsteno. Nulla la muoverà da quella minuscola fetta di cosmo che è diventata la sua nuova casa, ci sta facendo le radici, la sta arredando col pensiero, si è seduta sul suo sofà color salmone, ha una copertina all’uncinetto sulle gambe e si è appena sintonizzata sulla centocinquantunesima puntata de Il Segreto. Non ho alcuna chance di riavere gli occhi del barista per me, a meno che lei non soccomba, ma Highlander, a dispetto dei cromosomi umani di cui è composta, non trapasserà. E infatti è lì, con la cataratta appannata davanti alla variopinta parata di vassoi e, nella prigione di un visionario limbo amletico, non sa quale brioche scegliere. Ha le dita uncinate al vetro e fissa un punto indistinto oltre quel confine trasparente, ma non sa neanche lei cosa sta guardando. La badante ucraina continua a ripeterle: “Cosa vuoi, Cesira? Il maritozzo? La girella??”. E lei non risponde. Perché non è qui. È insieme a Pedro e Dolores, a Puerto Escondido. Naturalmente è pure sorda, quindi è totalmente inutile continuare a farle domande, ma la moldava insiste: “Cesira…la girella o il maritozzo?”. E Cesira vaga con la mente…“sasso o forbici?”…è tornata bambina, sta giocando a morra davanti al portone delle scale, ha le treccine rosso-Mengacci fermate col fiocco bianco, adesso va a chiamare le amichette: Isolina, Nunzia, Raimonda…e poi l’altra…cosa lì…com’è che si chiamava?? Elvira? Noo, non è Elvira…ce l’ha sulla punta della dentiera…Francisca Espinosa? See…lallero. Francisca Espinosa è la governante zoccola de Il Segreto. Non se lo ricorderà mai con chi giocava. Sono passati 180 triliardi di anni. Era ancora vivo Ramsete II. “La girella o il bombolone?”. Ma che cazzo dai il bombolone co’ la crema alla vecchia incelofanata, ah slovacca?! Intanto il mio stomaco è diventato fuffa, aria, fluttua nell’etere. Ho perso ogni speranza di nutrirmi. Sono l’ombra di un orfano rinsecchito del Biafra, un colpo di vento mi spazzerà via e verrò cancellata dalla faccia della terra per sempre. Io. La vecchia ovviamente sarà ancora qui, tra un fantastiglione di secoli, a scegliere che minchia mangiare per colazione. Coi suoi vuoti autistici e il sorriso di circostanza incastonato tra le pieghe della faccia. Ci saranno le navicelle spaziali e i bastioni di Orione tra le porte di Tannhäuser e androidi bellissimi come Rutger Hauer quando se trombava pure le formiche sui muri. Vorrei far uscire a mo’ di desiderio estremo questo grido: Cesira, abbi pietà di me…sopprimimi! Ma non posso sprecare l’ultimo lembo di forza. Quindi scelgo di accogliere la mia agonia con dignità. E lentamente, inesorabilmente, porcatroiamente…muoio.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

PATONZA E DINTORNI

Metafisica della zibellina: parliamone. Ebbene sì: oggi andiamo a confrontarci con alcune circostanze surreali che, nel variopinto mondo di una donna, sono correlate al suo contenuto baffino. Non quello alto. Quello basso. Laggiù. Tra il lusco e il brusco. Sulla via dove volano le aquile. Il nido del cuculo. Ma un po’ più avanti del cuculo. Dalla parte opposta dell’emisfero boreale. The other side of the moon. Così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare. La passera, insomma. In particolare voglio parlarvi di quelle pubblicità assolutamente, indiscutibilmente, insopportabilmente ASSURDE che gravitano attorno alla gattona siamese. Certo c’è l’imbarazzo della scelta: la tv ci propone donne che non vedono l’ora di incastrarsi la gonna nell’ascensore per rimanere smutandate, signore soddisfatte dalla vita perché riescono a nascondere il fastidio dei tacchi alti e del mestruo, donzelle felici di mettere alla prova maschi beoti sui “misteri” di un tampax…Eppure io non ho dubbi: il premio oscar dell’imbecillità va a….(rullo di tamburi)…lo spot della crema VAGISIL. Io ve lo giuro, ogni volta che passa in tv, telefonerei a quello che l’ha inventato, per chiedergli che cazzo di droghe assume. Praticamente c’è ‘sta ragazzina in preda a uno sturbo non identificato che telefona alla madre e, senza mezzo preambolo (che so…Pronto, mà, me faresti la parmigiana al forno stasera?), spara a secco ‘sta frasetta: Ciao mamma, oggi ho un fastidioso prurito…intimo. E la madre, mica se scompone…noo. Che fa? Sorride tutta orgogliosa e le consiglia la cremina rinfrescante. Dunque: a parte il fatto che, se a 15 anni già te pizzica la patonza, non gimo tanto be’. Ma, in generale, a voi ve sembra una conversazione verosimile? no, dico, è CREDIBILE una scena del genere?? Intanto a 15 anni manco morta glielo dici a tua madre che là sotto c’hai ‘na grattugia, a meno che tu non abbia contratto le piattole e, in quel caso, con Vagisil ce fai i gargarismi. Ma, soprattutto, se a una madre italiana NORMALE, che c’ha talmente tanti cazzi da non sape’ da quale incomincia’, tu, a bruciapelo, je dici “me pizzica”, quella – sicuro – te risponde: 1) grattatela e non rompe i cojoni 2) ma se può sape’ che madonna combini a 15 anni?! (e c’è caso pure che te becchi un mal rovescio). Invece no, in pubblicità c’è la mamma iper “moderna” che non batte ciglio e seraficamente coinvolge la figlia nelle sue vicende ginecologiche: A volte succede anche a me, ma io uso Vagisil crema. Come a dire: A me lo dici che te pizzica?? Dopo che c’è passato babbeto, certe grattate! Ma tranquilla, te do la pomatina mia e te ‘rtorna come nova! Provare per credere, la pischella richiama giuliva e conferma: Hai ragione mamma, mi è passato tutto! Ed è talmente contenta che da un momento all’altro pare che aggiunga: …Stasera, oltre a Mario, tocca ‘ncora a Gino! Allora, io capisco che inventarsi qualcosa di originale per pubblicizzare certi prodotti non sia facile, però, porca zozza, almeno evitiamo la fantascienza! Ecco, sempre a proposito di cose che non stanno né in cielo né in terra, ricordo sui giornali anni fa la pubblicità della “Mooncup”. Cos’è? La versione ecologica degli assorbenti tradizionali ovvero un piccolo imbuto in silicone (lavabile, riciclabile e salva-ambiente) che si infila nella bernarda in quei giorni lì. Sì, insomma, lo pieghi come un origami e lo posizioni nell’apposita vaschetta, dove lui, riassestandosi a forma a “U”, raccoglie quello che deve raccogliere. Dopo qualche ora sfili, svuoti, lavi e rimetti. Beh, nella pubblicità insistevano a dire quanto fosse “comoda” ‘sta coppetta. Adesso, per carità, va bene tutto, dimmi che è igienica, dimmi che è innovativa, che rispetta la natura…ma comoda? COMODA?? Comode sono le pantofole di pelo, il minipimer che ti sminuzza la cipolla, i Sofficini Findus che li butti in padella e in 5 minuti la cena è pronta, ma la coppa UEFA nella passera NO, daaai, NON è comoda! Per carità, per me ti ci puoi ficcare anche il boccale della birra, la passera è la tua, ci mancherebbe, ma se dici che stai comoda è una bugia grossa come una casa! No-no, non fa per me ‘sto futurismo mestruale…e poi si vedrebbe lontano un miglio che nascondo il Sacro Graal perché sarei tesa come ‘na corda de violino. Hai presente quando a Capodanno vuoi fare la figa e ti metti i tacchi ma qualcuno ti appioppa il pentolone delle lenticchie e allora, per non rovesciarlo, cammini rigida come uno stoccafisso? Ecco, così. Ma chi l’ha inventata ‘sta roba? Sicuro un uomo. Lo stesso di Vagisil, convinto che noi femmine stiamo lì dalla mattina alla sera a scartavetrarci la gattoparda, quando in realtà siete voi maschi a sfregarvi continuamente la lampada di Aladino. MA IL GENIO…QUANDO ESCE??

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

UNITED STRATES OF FARDELLAS

Caro Dio,

ciao, come stai? Tutto bene? Sì, lo so, è un pezzo che non ci sentiamo e sono sicura che starai pensando “arieccola questa, adesso che cavolo vuole da me??”. Sì, è vero, ti cerco solo nei momenti del bisogno. Ma giuro, Altissimo, quello di oggi è un desiderio piccolo piccolo…se me lo esaudisci ti porterà via un’unghietta di tempo…guarda, ci metti un attimo, credimi. Ascolta a me: non è che potresti farmi provare per una volta nella vita la sensazione di essere SECCA?? Sì, hai capito bene: snella, smilza, asciutta, scarna, smunta…un’acciughetta insomma! Hai presente quelle che stanno su per sbaglio?…quelle che, se tira un soffio di vento di troppo, te le ritrovi in Bosnia Erzegovina?? Ecco, esattamente così. Prima di morire mi piacerebbe tanto sapere cosa si prova a infilarsi un tubino elasticizzato a righe ORIZZONTALI taglia XXS, specchiarsi ed esclamare: “Beh…mi sta un po’ larghetto qui sui fianchi…”. Mangiare e rigirare la roba nel piatto 25 volte e lamentarmi: “Nooo…non ho fame…mi si è chiuso lo stomaco…”. Signore: a me lo stomaco non mi si chiude manco se me ce dai un cazzotto! Ci sono donne che, dopo qualche preoccupazione, sono già calate 5 chili e poi ci sono io che, al primo giramento di coglioni, c’ho l’esofago dilatato a voragine…no, dico, te pare equo, Santissimo?! Allora anche io la voglio provare, almeno una volta, l’euforia di salire sulla bilancia e vedere la lancetta sì e no che se sposta! Voglio passare davanti a un bombolone con la crema e pensare “Uuh…che schifo…”…Voglio inghiottire due fogliette d’insalata e sospirare: “Mamma mia…quanto sono piena!”. Signore, fai uscire da questo corpo l’amore per il carboidrato. Sì perché io per il carboidrato provo amore allo stato puro. Amore con la A maiuscola. Per me il carboidrato è come il diamante: è per sempre. Solo che, sai com’è, magna il carboidrato oggi, magnalo domani, la fardella s’è stratificata. E mica c’ho più vent’anni, quando smaltivo anche i sassi de Montemarcia’! Adesso gli strati de fardella me se contano come l’età della cerqua! Ecco, Signore, un giorno senza fardella stratificata me lo concedi? Ma che ti costa?? Mica ti chiedo di cancellare la fame nel mondo…solo LA MIA! Certo…la mia di fame è impegnativa…ma per 24 ore lo potresti pure farlo ‘sto sforzo…un impercettibile, microscopico giorno, che cosa vuoi che sia al cospetto dell’immensità?? Lasciami provare il brivido de magna’ come un porco senza ingrassare. Sìììì….VOGLIO MAGNA’ E ESSE SECCA….ESSE SECCA E MAGNA’! Abbuffarmi di agnolotti con la panna e avere un culo piccolo come un francobollo! Ma quale sveglia alle 5 de mattina per andare a correre?? Ma quale dieta?! Quali sacrifici?!? Oh, mio Signore, senti che brutta questa parola…“sacrificio”!?? Padre nostro che sei nei cieli, liberami dal sacrificio e dammi la secchitudine suprema per un giorno. Fammi essere una di quelle femmine insopportabili che, proprio mentre stai inzuppando la patata fritta nella maionese piena di sensi de colpa, ti confessa: “Sai, io mangio qualunque cosa ma proprio qualunque e non ingrasso, è questione di metabolismo, brucio tutto….io”. E io invece adesso pio ‘na tanica de benzina e te do fòco, guarda un po’! Vedrai dopo come bruci, brutta stronza risecca che non sei altro! Scusa, Signore…hai ragione…le parolacce non si dicono…e non è per niente carino dare fuoco alla gente…ma se tu esaudirai questo mio umile desiderio, ti prometto che butterò via tutti i cerini. Allora, riassumendo: siamo d’accordo, ok? Domattina mi sveglierò e peserò 45 chili – ciabatte, mutande e cacca incluse. Certo, quando mi guarderò allo specchio senza manco una sfoglietta de lardo, un grande dilemma mi attanaglierà le meningi: DI TUTTA ‘STA SIMPATIA, MO’ CHE SO’ SECCA, CHE ME NE FACCIO?? Vabbe’, Signore, vorrà dire che mi toglierai anche un po’ di ironia, che sennò magra e pure simpatica SO’ TROOOPPO FIGA!!!

Certa di un Suo cortese riscontro e augurando tante belle cose a Lei e tutta la Sacra Famiglia, porgo i miei più

Distinti saluti.

PS: St’anno con la prova costume so’ messa così male che, se avvicino una conchiglia all’orecchio, sento: AHAHAHAHAHAH!

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

NON APRITE QUELLA PORTA

 

Ostia, 19 maggio 2017: Papa Francesco si presenta alle porte dei fedeli per benedire le loro case come un parroco comune. Leggo la notizia e mi chiedo se avrà suonato due volte come il postino. Poi mi immagino le reazioni di quei laziali che, con  la cornetta del citofono in mano, si sentono dire che dall’altra parte c’è il Pontefice: “Driiiin”.“Chi è?”. “Il Papa”. “Ma vaffanculo”. Oppure: “Toc toc”. “Chi è?”. “Francesco Primo”. “Sì…e io so’ Fracazzo da Velletri Secondo!”. O magari: “Dlin dlon”. “Chi è?”. “Francisco Bergoglio”. “Ah Peppì, smettila de fa’ er coglione e sali che è ora de pranzo!”. E qui mi torna in mente un episodio che mi è successo ai tempi dell’università, quando avevo ancora le energie, la voglia ma soprattutto il fegato per affrontare serate impegnative. Tirate fuori i popcorn perché è roba molto grossa.

Bologna, fine anni ’90. In compagnia di amici vado ad una di quelle feste in cui si fa baldoria come non ci fosse un domani né un dopodomani. Troppo provata per far ritorno a casa, decido di fermarmi a dormire da Valeria e Stefania, marchigiane come me, che abitano poco distante dal luogo dei bagordi. Quando ci corichiamo è tardissimo, adesso non ricordo esattamente l’ora, ma quelli erano tempi in cui si circumnavigava l’alba. Vi lascio immaginare in quale stato comatoso stiamo dormendo, quando, saranno a malapena le 9.30, suona il campanello. O meglio, il primo suono probabilmente neanche lo avvertiamo, tanta è la nebbia in corpo. Quasi certamente è il secondo che sentiamo, ma, ovvio, nessuna di noi ha intenzione di muoversi. Il terzo suono, decisamente più vigoroso, arriva invece bello nitido, ma rimaniamo comunque a letto: chiunque stia pigiando il campanello, non ottenendo risposta, prima o poi se ne andrà. Purtroppo non immaginiamo che aldilà della soglia c’è un tipetto ostinato, il quale, dopo breve pausa di riflessione, decide di attaccare il dito al bottone per un tempo indeterminato. Un suono unico, lunghissimo, insostenibile, di quelli che perforano i timpani e raggiungono direttamente il cervello. La mia amica Valeria, dopo tanta sfacciata insistenza, non ci vede più dai nervi: con scatto rabbioso si catapulta verso la porta, riempendo minuziosamente il tragitto dei peggiori improperi: “MA SE PUÒ SAPE’ CHI CAZZO È CHE ROMPE I COJONI DE PRIMA MATTINA?? E SÒNA ALLA FREGNA DE MAMMETA CHE LÌ C’È TRAFFICO, BRUTTO TESTA DE CAZZO CHE NON SEI ALTRO! MA VATTE AFFADANTELCULO TE E QUELLA ZOCCOLA DE TU’ SORELLA…PORCA MADOSCA IMPESTATA CULAROTTA!”. E via andare con frasette così, in cui l’epiteto più mite è “vammoriammazzato”. Dopo tale crescendo di insulti da scaricatore di porto, urlato a pieni polmoni affinché venga chiaramente percepito dal pianerottolo, Valeria arriva all’ingresso dove, in preda ai fumi dell’ira, commette un errore madornale: non controlla lo spioncino. Per cui, nel bel mezzo di un “vaffanculo” gigante, spalanca l’uscio e chi si trova davanti? IL PARROCO PER LA BENEDIZIONE PASQUALE. Vado ora ad illustrarvi la mise con cui Valeria si presenta al cospetto di un Pastore della Chiesa: maxi maglia di cotone fucsia (sporca) con la scritta “PORCAhontas”, nessun pantalone del pigiama, mutanda a pacca-persico delle migliori occasioni, capelli sbaruffati con residui di vodka sparsi, trucco sbavato tipo Panda del Nepal. Silenzio agghiacciante di alcuni interminabili secondi dopo il quale, a orecchie molto basse, Valeria viene a implorarci di raggiungerla in soggiorno, dove tutte e tre ci ritroviamo con lo stesso aspetto da mignottoni moldave, aggravato da gravi difficoltà cognitive, motorie e sensoriali. Il prete, per niente scoraggiato dall’essere di fronte alle figlie di Satana, come un novello martire della Fede, vuole comunque benedirci. Piccolo (si fa per dire) particolare: in quel soggiorno la sera prima abbiamo celebrato il compleanno di tale Federica, per cui in giro c’è di tutto: bottiglie di alcolici, cibo avanzato, piatti, stoviglie e bicchieri sporchi, nonché il “delicatissimo” regalo alla festeggiata: un cuscino gigante su cui è disegnato un albero dalle evidenti allusioni falliche e lo slogan SOGNI D’ORO COL TRONCHETTO DELLA FELICITÀ. Umili peccatrici in evidente flagranza di reato, cerchiamo (assolutamente invano) di darci un contegno con ‘sto foglietto delle preghiere in mano, mentre il prete ci cosparge il capo con energiche spennellate di acqua santa a mo’ di esorcismo. Poi, nel bel mezzo di un Padre Nostro, troviamo il coraggio di alzare gli occhi dal pavimento, ci guardiamo e, dopo qualche spernacchiamento mal trattenuto, esplode una fragorosa, sguaiata, incontenibile risata. Avete presente quelle risate in cui ti accartocci perché ti fanno male le budella e ti devi tenere la pancia mentre ti scendono le lacrime? Appunto, una roba dirompente così, tanto che il povero sacerdote è costretto a porre velocemente fine al rito e andarsene (amen), mentre noi rimaniamo ancora a lungo distese sul pavimento a ridere.

Ecco, a distanza di oltre vent’anni, oltre che rendermi conto che quel silenzio mortificato di Valeria è una delle cose più divertenti che abbia mai udito in vita mia, colgo l’occasione per dire a tutti gli operatori religiosi all’ascolto (Papa incluso) che, dopo un paio di scampanellate al massimo, è decisamente opportuno ritornare in parrocchia.

LA RUBRICA È FINITA, ANDATE IN PACE E BEVETE CON MODERAZIONE (“MODERAZIONE” CHI??).

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

LA SOGLIA DEL SELVATICO

La gente non se lava. Una roba inconcepibile. Eppure è così. Certi tanfi te arrivano nelle narici, come folate de bora, solo che, al posto dell’aria, tira il rancido. Lo so, è un argomento molto fastidioso, ma non posso non affrontarlo. Anche perché l’estate (nonostante i piovaschi estemporanei) è alle porte e, porca troia, l’estate è smanicata. Le persone oltre tutto si appropinquano…sai com’è: un aperitivo, una chiacchiera, una passeggiata. E quando se appropinquano…mamma miaaa!…ma quanto tempo è che non te fai un bagno?? No, perché, pe’ arriva’ a certi livelli de fetore, vuol dire che le manopole dei rubinetti non le giri da un pezzo, eh. Guarda, anche volendo essere comprensivi: io capisco che fa caldo, ok che si suda e ci sta – in quanto imparentati con le scimmie – che possiamo emettere odori sgradevoli. Ma c’è una soglia, fijo mio, C’È UNA SOGLIA…un limite oltre il quale no, io non te tollero più, TE DEVI SCANSA’, non la accetto la tua puzza! Anche perché, diciamolo, nel 2017 in farmacia trovi ogni rimedio possibile e immaginabile per contrastare l’ascella selvatica. E te, bello de zia, in farmacia non ce vai, non solo perché te piace a puzza’, ma perché evidentemente sei pure tirchio. Già te vedo, al supermercato, mentre butti un occhio allo shampoo, al dopobarba…e poi… eccolo lì, il deodorante stick Nivea For Men. “Prendo quello da 4 euro e 12 o questo da 3 euro e 40? Ampo’…c’è n’è uno da 2 e 38…questo-questo!”. MA SE SOTTO BRACCIO C’HAI LA DISCARICA DE MALAGROTTA, COSA CE FAI CO’ DUE EURO?? A TE MANCO UN DEPURATORE CERTIFICATO ISO:9001 TE BASTA…CIAMBOTTO! Che poi io me chiedo: ma non lo senti che affoghi de marcio? Il naso ce l’hai o no?? Io, veramente, non me capacito…Cioè, a me, quando capita di sudare “un po’ troppo”, mi prende d’un male, ma d’un male, ve lo giuro: finché non sono di nuovo in ordine mi vergogno come una ladra. Me lo spiegate come fanno ‘sti zozzoni a girare come niente fosse nella loro nuvola tossica?? Prendi l’altro pomeriggio: sono entrata in un bar per un bicchiere d’acqua e, non scherzo…se non mi sbrigavo a tracannarla e fuggire da quel bancone, morivo soffocata! Il barista, credetemi, APPESTAVA. Avete presente quelle zaffate de cipolla putrefatta da 5 generazioni che te se svortica i budelli e te manda in pappa il cervello? Ecco, esattamente quelle. Una roba oltre ogni ragionevole emissione umana, credetemi. Je volevo di’: “Guarda, Hiroshima, l’acqua non la bevo, te la lascio, così te ce dai ‘na sciacquatina e, anziché 30 centesimi, te la pago 5 euro…almeno col resto te ce compri un bagnoschiuma, occheeei?”. Ma che razza de mondo è questo dove o muori de sete o de asfissia?? Vogliamo poi affrontare l’argomento FIATELLA? Ah, qui davvero apriamo il capitolo delle armi chimiche. Io vi faccio solo questa domanda: MA CHE CAZZO SE MAGNA LA GENTE…I GABBIANI MORTI?? Per non parlare di quei geni del male che trangugiano aglio crudo a carrettate: ma se può sape’ che ve dice la testa? E soprattutto: non ce l’avete ‘na moje che ve sta vicino (o almeno ce prova) e, pur con velati giri di parole, vi fa capire che siete sulla via della decomposizione? Amore…abbi pazienza…amore…amore mio…amore grande…ma che madonna c’hai…eh?? Alcuni potrebbero obiettare che in certi casi non c’entra l’igiene: ci sono persone che soffrono di problemi di digestione. Embe’, a maggior ragione: se non digerisci, te magni l’aglio crudo, posci mori’ ‘rabbìto? Ma che vòi stermina’ l’umanità, brutto terrorista che non sei altro?? Insomma, alla fine della fiera, io, che la puzza NON LA TOLLERO PIÙ (e non voglio mori’ giovane), una cosa sola vi voglio dire: LAVATEVE, PORCA IMPESTATA LADRA. Sprecatela st’acqua e abbondate de sapone. Lavateve le ascelle, lavateve i denti, lavateve i piedi, fateve il bidet, lavateve i capelli, scrostateve gli angoli della bocca, scarcagnateve le ogne, scartavetrateve la sugna delle orecchie, sturateve le froge del naso, puliteve davanti, de dietro, de fianco, de sopra e soprattutto de sotto. Perché sennò fate schifo, lo capite?…ESSE CI ACCA…S C H I F O. E se co’ lo schifo v’arriva un boccatone, ve lo pigliate zitti e mosca, intesi? E adesso vai co’ lo scroscio sul piatto della doccia e la sigla de chiusura (Demo, ‘tacca “Fogn-boat”): Mare profumo di mare…dalle ascelle ti parte il fetore…è odore di mare, di pesce di mare…sento che sto lasciandomi andare…questo tanfo che cosa può fare?…io non ci credevo ma sto per morireee…vuoi vede’ che dal momento che de sberle ne pii cento…che poi te la finisci de puzzaaa’.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

BELLA CIAO…

Una mattina, mi son svegliata…oh bella ciao ciao ciao…ero piegata come un compasso. De botta e chioppo, come se dice a Montecarlo. Ganzo, eh?? Simpatica la vecchiaia, non c’è che dire. M’è successo martedì scorso: s’è incriccato qualcosa in mezzo alla schiena, non so quando, né come né perché (ma neanche cosa), fatto sta che me so’ spezzata in due come un giunco. Aho: un dolore bastardo porco…talmente porco che non potevo stare né in piedi, né seduta, né sdraiata…che cazzo fai, eh, me lo dici che cazzo fai in situazioni così?? E che vòi fa’… preghi. Ho pregato 5 giorni e 5 notti (certe preghiere al Signore…) e al 6° giorno, dopo 1500 tra anti-infiammatori e anti-dolorifici, il treno s’è rimesso nei binari e ho rivisto la luce in fondo al tunnel. Tu che leggi ti chiederai: ma perché ci dici tutto ciò?? Perché io ancora non so’ tornata intera e nemmeno dritta…tant’è che sto scrivendo un po’ seduta e un po’ in piedi, con lieve torsione del busto a sinistra, le gambe leggermente piegate e ogni 5 minuti devo prendermi una pausa per deambulare tra camera e cucina sennò me se rimbombisce le vertebre. Quindi, gente mia, io non lo so se c’arrivo alla fine de ‘sta paginetta…davvero…non assicuro. Scrivo una riga e me fermo, una riga e me fermo. Ma se può campa’ cuscì?? Dateme qualcosa…una droga legale…un bicchiere de vì…un dottorino de Grey’s Anatomy…uno qualsiasi…il biondino, il moretto, il roscio… tanto lì ndo coji, coji be’…aaaah…aaaaah! No…non so’ i dolori della schiena….so’ i sospiri pel dottorino…sospiri come chi non ce ‘riva più a piallo ‘sto dottore…porca puttanaccia eva…ma ndo vado? Eeh?? Me sapete di’ NDO VADO?? “Daje giù-daje giù”…l’ho scritto io, la settimana scorsa…e CRACK…me so’ crinata come un lavandì de ceramica. IO IL DOTTORE DE GREY’S ANATOMY NO’ LO ‘CHIAPPO PIÙ…avete capito?? P I UUUUÙ. È arrivato il tempo dei dottori veri…posci arde…osteopati, fisioterapisti, ortopedici, neurologi…che mago’, gente mia…e Grey’s Anatomy giusto in televisione lo vedo. Aho, è la duecentomilionesima replica che manda La7, ma tanto non te stufa mai ‘sta combriccola de bonazzi con lo stetoscopio. Che pezzo de stetoscopio tutti quanti, eh?!…te fa venì voja de scavalca’ l’oceano e andatte ad ammala’ in America! Pensa che goduria prenotare una visita col moraccione che adesso fa la pubblicità della Vodafone. Mi immagino la telefonata: “Grazie per aver chiamato il reparto neuro-psichiatrico del Seattle Grace Hospital. Se è ossessivo-compulsivo, prema ripetutamente fino allo spasmo il tasto 1. Se è affetto di personalità multipla, prema i tasti 2, 3, 4, 5 e 6. Se è paranoico, sappiamo già chi è lei, cosa fa nella vita e sappiamo cosa vuole, quindi rimanga in linea, finché non rintracciamo la sua chiamata. Se soffre di allucinazioni, prema il tasto 7 nel telefono rosa gigante che lei (e solo lei) vede alla sua destra. Se è schizofrenico, chieda al suo amico immaginario di premere il tasto 8. Se soffre di depressione, non importa quale numero prema, tanto non c’è niente da fare, il suo caso è disperato e non ha cura. Se soffre di amnesia, prema 9 e ripeta a voce alta il suo nome, cognome, numero di telefono, numero di conto corrente, codice bancomat, data di nascita, codice fiscale e cognome da nubile di sua madre. Se soffre di indecisione, lasci il messaggio dopo il segnale acustico oppure prima o anche durante il segnale, scelga lei. Se soffre di amnesie temporanee di breve durata, prema 0. Se soffre di amnesie temporanee di breve durata, prema 0. Se soffre di amnesie temporanee di breve durata, prema 0. Se vuole parlare con un operatore prema il tasto # seguito dal suo prefisso telefonico e attenda in linea”. TIC-TAC-TOC (pausa) TOC-TAC-TIC (pausa) TAST-TAST (canzoncina) BEEEEEEP. “Pronto dottore, buongiorno, ascolti, da un po’ di tempo a ‘sta parte sento come una tenaglia che mi chiude la bocca dell’esofago…che sarà? Guardi, mi prende all’improvviso, anche più volte al giorno, come quando non digerisco ma siccome mi capita anche a stomaco vuoto dev’essere per forza una roba psicologica…mentale…Dottore, parliamoci chiaro: io non ce sto più co’ la testa. Perché, vede, mi sveglio già coi sensi di colpa, con l’ansia da prestazione e anche con una certa invidia del pene. Noo…non fraintenda…non è che al posto della patata io vorrei il pene…la patata è sempre la patata…È invidia del maschio in senso metaforico: io vorrei la spensieratezza, il vostro approccio leggero alla vita senza questa tortura degli sbalzi d’umore, del non sapere mai dove andare e cosa volere, questo bisogno costante di appoggiarsi per sentirsi protetta…ma lei ce l’ha questo bisogno? Lei s’appoggia, dottore? Dottore…pronto?? Come sarebbe a dire che lei non è il dottore? Ma non è lo studio psichiatrico Pennelloni-Fischiotti?? Ah, scusi…scusi tantissimo…sono mortificata. Ma chi ho chiamato, abbia pazienza? PIZZERIA DA CICCIO OGNI OLIVA UN CAPRICCIO?? Senta…che me la porterebbe una 4 stagioni tra mezzora? Viale Verdi 58, 4° piano senza ascensore. Con una cassa di birra. Sì, ha capito bene, una cassa. E, per piacere, me la consegni al pianerottolo che, se faccio da sola, me se spezza la schiena…”.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

IL BAFFO IN FONDO AL TUNNEL

Oggi, giorno del mio auanagattesimo compleanno, sento il dovere di parlarvi di un argomento che attanaglia la psiche di molte donne, inclusa la mia, una questione troppe volte trascurata (eppure fondamentale), una faccenda di un certo impiccio che dopo  una mezza chilata de primavere fa cucù sotto il tavolino, da dietro il letto nonché in fondo al tunnel. Ne voglio parlare in scioltezza ma anche con una certa competenza, perché è un affare di notevoli dimensioni (questi sono gli affari che vogliamo affrontare!), quindi va scandagliato degnamente, approfonditamente, scientificamente come fossimo a una puntata di Superquark (ma molto più spettinati). E questo argomento è: LA MENOPAUSA. Compagne, concittadine, tardone: basta omertà. Dissertiamo, condividiamo, sbandieriamo sulla pubblica piazza…tiriamo fuori il marcio che c’è in noi! Sì, mi rivolgo a te, cara vecchiarda all’ascolto, ma anche a te, maschione inconsapevole che vuoi conoscere i meccanismi della ruota panoramica, ecco come funziona: da st’altra parte della barricata esistono equilibri profondissimi incastrati perfettamente tra di loro che a un certo punto…PUF….se ne vanno affanculo. Ti fanno ciao-ciao con la manina e non c’è niente da fare: è l’inizio della fine delle attività baffine. Adios. Bye-bye. Aufidersen. Ma come?? Senza due paroline di commiato? Una spiegazione? Un avvertimento? Ma che razza di modo è questo?? È il modo della patonza: ‘gnorante, truce, a tratti vetriolitico, come solo l’essenza di una vera patonza sa essere. Per cui dopo anni e anni in cui le robine, laggiù in Val di Susa, sono scorse sempre in un certo modo, tutto se ne va ramengo per i fatti suoi, così, alla cazzo di cane (no, per dire, i paradossi della vita), senza più una regola fissa, un libretto delle istruzioni da seguire, niente. L’interruttore interno fa clic e non puoi far altro che accettare il fatto che nella Grotta del Vento c’è qualcosa che non quaglia. E questa intermittenza si porta dietro uno strascico umorale di merda, per cui, tanto per essere espliciti, a picchi ormonali in cui ti sembra appetibile persino Beppe Vessicchio, può capitare, che so, che se ti suona il campanello Pierce Brosnan lo mandi a cagare perché ti girano i coglioni a mulinello: “Pircy, guarda, non è aria, adesso voglio solo dormire…to sleepunderstand??”. Cioè: il due di picche a Pierce Brosnan, capisci il livello di malattia mentale che ti si scatena nella capoccia??? Eh, lo so, so’ cose che fanno male tanto. Però, femmina che leggi, io sono qui per questo: per infonderti ottimismo e rassicurarti. Non è la fine del mondo: con un pizzico di disinvoltura possiamo farcela. L’importante è cogliere i segnali che lancia il corpo per avvisare che l’anzianitudine è dietro l’angolo. Segnali impercettibili, eppure inequivocabili: 1) nelle fotografie noti che la ciccia delle braccia ti spenzola a dindolo; pensi: “Stavo sotto una luce di merda, ecco perché lo scatto è venuto male…”. No, bella mia, non è la luce 2) ti cresce un pelo nero, uno solo, in mezzo al mento come la strega di Biancaneve; pensi: “Accidenti, questa crema idratante Cera di Cupra è troppo grassa…”. No, frescona de zia, non è la Cera di Cupra 3) al supermercato ti accucci per prendere i biscotti nell’ultimo scaffale in basso e non riesci più a rialzarti; pensi: “Non ho riposato bene stanotte, mi sa che devo cambiare il materasso…”. No, fagiana frollata, non è il materasso 4) nella posta ti giungono messaggi pubblicitari tipo Velocizza il tuo metabolismo…Prenditi cura della tua pelle matura…Osteoporosi e incontinenza: che fare?...Pensi: “È tutta spam che arriva a casaccio”. Nooo, gobbetta de Notre Dame, non arriva a casaccio. Niente arriva a casaccio, lo capisci sì o no?? Il corpo cambia, il tempo passa e la gervasona, sulla quale per 40 anni hai sincronizzato l’orologio, a ‘na certa molla gli ormeggi e la randa non la cazza più. Per cui, amica mia, alla fine de tutto ‘sto popò de discorso, io fondamentalmente questo te volevo di’: prima che vada tutto in malora, DAJE GIÙ. A pacca’, a rotta de collo, a massacroni. E ricorda: co’ la patata lessa non ce fai solo il purè, ma pure gli gnocchi… aprijela ‘sta porta a quel ragù de manzo de Pierce Brosnan, understand??

Nota di servizio: se all’ascolto ci fosse qualche sosia di Pierce Brosnan interessato a suonare il campanello de casa mia, parli ora o taccia per sempre. Cordiali compleanni a tutti. Buonasera.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

COME FIUMI

 

Un amico ci ha lasciati per proseguire da un’altra parte. Quindi adesso non mi va di scrivere stupidate. Ci sono momenti in cui bisogna fermarsi e rimettere “in ordine” le cose. Capita anche a voi, sì? Oggi voglio prendere in prestito le parole di Alessandro Baricco mentre prova a intendere questo nostro straordinario viaggio. Forse l’unica cosa da capire è che dobbiamo amare la vita, amarla davvero, e non dimenticarci mai di darle un senso pieno e profondo. Sembra tutto assurdo eppure ne vale la pena. Ogni singolo istante. Ogni singolo istante. Io ci credo. Non sono sicura di cosa ci sia dopo…ma sono sicura che fin qui è stupendo. Stupendo.

“Mi viene in mente quella storia dei fiumi e il fatto che si son messi lì a studiarli perché, giustamente, non gli tornava ‘sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scegliesse, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo. C’è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c’è da non crederci, è che qualsiasi fiume, prima di arrivare al mare, fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto… sbalorditivo, se ci pensi! Ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario e tutto a furia di curve…e quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza è che i fiumi non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco. Non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno. Il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c’è una regola per loro, vuoi che non ci sia per noi? Voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso e che tutto questo sbandare da una parte e dall’altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza, perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire…cosa volevo dire?…ah, sì, questa storia dei fiumi…è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, e voglio che tu vada e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, sei un fiume, non ti perderai…”.

Ciao Raffaellì.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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COTTO E MANGIATO / LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

CARO DIARIO

DIARIO DI LEI

Caro diario,

ieri sera Marco era tanto strano. Mi è venuto a prendere come al solito, ma sì e no mentre guidava mi rivolgeva parola. Ho provato a capire cosa avesse, ma lui più volte ha detto “niente”. All’inizio pensavo fosse colpa mia perché ero un po’ di ritardo, poi quando siamo arrivati al bar per l’aperitivo mi sono distratta e ho lasciato cadere la cosa. Fin quando abbiamo salutato gli altri per andare al ristorante, perché da qui in poi l’atmosfera si è spenta di nuovo. Sulla strada la conversazione è stata molto fiacca e ho cominciato a preoccuparmi sul serio. Durante la cena le cose non sono migliorate. Praticamente ho parlato sempre io. Ho cercato in tutti i modi di rallegrarlo, di raccontargli della mia giornata, di farlo ridere, ma non è servito a niente: lui era mogio, quasi assente. Allora gli ho chiesto se era colpa mia, se c’entravo io nel suo stato d’animo, se c’era qualcosa che non andava nel nostro rapporto. Lui ha continuato a ripetermi che non c’era niente, che tutto andava come sempre e che non dovevo preoccuparmi, ma secondo me mentiva. Gli ho buttato le braccia al collo, pregandolo di cacciare quella malinconia, ma lui non ha fatto una piega. Allora ho cominciato a pensare che volesse mollarmi ma non avesse il coraggio di dirmelo. A cena finita siamo tornati a casa e lui si è messo in silenzio davanti alla tv. Ogni tanto prendeva il cellulare e ho notato che scriveva qualcosa. Caro diario, io credo che abbia un’amante e che voglia mollarmi. Sì, ne sono sicura: ha un’amante. Dopo averlo visto con quel cellulare in mano, sono corsa a letto e dopo poco lui mi ha raggiunta. Una volta sotto le coperte ha allungato una mano sul mio corpo, allora ho capito che mi desiderava, che mi voleva un’ultima volta e non potevo certo sprecare questa possibilità per riconquistarlo. Abbiamo fatto l’amore e ho fatto tutto quello che potevo per fargli capire la mia passione, la mia devozione per lui, che non volevo perderlo. Eppure continuavo a sentirlo distaccato, meccanico, stanco. Per questo una volta terminato, senza farmi vedere, mi sono chiusa in bagno e ho pianto per un’ora. Oh, caro diario, sono disperata: sono convinta che lui pensi a quell’altra, che non mi ami più, che voglia porre fine alla nostra relazione per mettersi con lei. Come farò? Proprio adesso che avevamo tanti progetti…dopo tutti questi anni insieme…ora che sentivo di potermi fidare completamente di lui! Sono sconvolta, angosciata, ferita, delusa. La mia vita senza Marco non ha più senso. Ti prego…oh mio Dio… ti prego…aiutami…io lo amo tanto….non voglio che mi lasci…non voglio assolutamente…lo amo da morire!

DIARIO DI LUI                                                                                            

Caro diario,

il Milan giovedì ha perso. Meno male che poi ho trombato.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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