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ANCONA / Contrasto violenza di genere, la Provincia tra i firmatari del protocollo

«Strumento di fondamentale importanza, quella a cui stiamo assistendo è una strage senza fine»

ANCONA, 25 novembre 2021 – La Provincia di Ancona tra i firmatari del Protocollo d’Intesa inter-istituzionale provinciale per la creazione di una “Rete antiviolenza provinciale per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere contro le donne e conseguentemente contro gli eventuali figli/e”.

La sottoscrizione è avvenuta questa mattina in Prefettura, in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” indetta dall’organizzazione delle Nazioni Unite nel 1999. 

A firmare il vice ppresidente Andrea Storoni e la consigliera di Parità, Bianca Maria Orciani che sottolineano l’importanza del Protocollo, che vede il coordinamento della Prefettura e il coinvolgimento di tutte le istituzioni e autorità del territorio della provincia di Ancona.

«Solitamente si affrontano le questioni come fossero emergenze, ma sulla violenza di genere il problema è strutturale, ce lo dicono i numeri. In genere affrontiamo le questioni con la forza, ma sulla violenza di genere il problema è principalmente sociale, ce lo dicono i costi pagati da chi è coinvolto – afferma Andrea Storoni -. Per fare un esempio: dove c’è una denuncia, e sono poche rispetto alla totalità dei casi, perché la risposta, normativamente, deve essere allontanare la donna e i figli dal contesto in cui sono radicati, in cui c’è un lavoro, la scuola, relazioni e non il contrario? Cioè rafforzare queste alleanze, irrobustire quello che c’è anziché reciderli? Ecco che, ai miei occhi, il Protocollo rappresenta una prima risposta a questi interrogativi».

Andrea Storoni e Bianca Maria Orciani

A rimarcare l’importanza di presidiare i luoghi di lavoro per contrastare la violenza di genere è la consigliera di Parità della Provincia di Ancona, Bianca Maria Orciani.

«Si tratta di uno strumento di fondamentale importanza nella lotta contro la violenza di genere – afferma -. Quella a cui stiamo assistendo è una strage senza fine che tradisce il carattere radicale di una cultura violenta e prevaricatrice. Una cultura che permea non solo l’ambiente domestico ma anche i luoghi di lavoro. Secondo i dati Istat almeno 1 milione e mezzo di donne ha subito nel corso della vita una molestia fisica e circa più di 1 milione ha subito ricatti sessuali. La paura di non ricevere adeguata tutela rappresenta il principale motivo che spinge le donne al silenzio».

«Il timore, oggi, – sottolinea la consigliera –  è che i numeri siano destinati ad aumentare. I costi della pandemia si sono scaricati soprattutto sulla componente femminile del mercato del lavoro. Il disagio economico e sociale, l’isolamento, la precarietà delle condizioni lavorative aumentano il rischio delle donne di essere vittime di molestie e ricatti. Per questo occorre presidiare i luoghi di lavoro, mettendo in campo tutti gli strumenti che oggi esistono e che devono diventare pratica quotidiana. Testimoniare con i fatti l’impegno contro la violenza di genere è l’unico modo per rendere giustizia alle vittime di femminicidio, il resto è solo retorica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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