Attualità
Ancona Declassificazione Comuni montani, «la Regione volta le spalle all’Appennino»
Bocciata la mozione del centrosinistra a sostegno dei 29 Sindaci i cui territori sono stati esclusi dalla qualifica: «Comunità senza tutele di fronte a una decisione che rischia di compromettere servizi essenziali e prospettive di sviluppo»
Ancona – «Nella seduta di lunedì del Consiglio regionale, il centrodestra ha bocciato una risoluzione della minoranza a sostegno dei 29 Sindaci, di centrosinistra, centrodestra e civici, i cui Comuni sono stati esclusi dalla qualifica di territori montani».
«Il testo riprendeva integralmente l’appello rivolto da questi ultimi alla Regione Marche per chiedere una revisione dei criteri varati dal Governo Meloni. Un voto che segna un punto di non ritorno: la Giunta Acquaroli ha scelto di non assumere alcuna posizione, lasciando mano libera al Governo nazionale e abbandonando i territori a una declassificazione che ignora la realtà geografica, sociale ed economica di molte aree interne marchigiane».

A dirlo è una nota congiunta dei gruppi assembleari di opposizione che siedono in Consiglio regionale (Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Lista Ricci, Progetto Marche Vive).
Al termine della votazione, gli stessi hanno incontrato i primi cittadini giunti ad Ancona per assistere al dibattito, i quali hanno espresso forte delusione e amarezza per l’esito del voto. I Sindaci hanno ribadito con forza la necessità di una risposta istituzionale unitaria da parte della Regione, sottolineando come il silenzio della Giunta lasci le loro comunità senza tutela di fronte a una decisione che rischia di compromettere servizi essenziali e prospettive di sviluppo.
Opposizione e Sindaci hanno ribadito di essere pronti a continuare la lotta, uniti per tutelare le risorse e i diritti di chi vive e lavora in montagna.
«Ribadiamo con forza – affermano i gruppi di minoranza – la volontà di continuare la battaglia a fianco dei Sindaci e dare loro il nostro appoggio affinché si rivedano i criteri che hanno determinato questa inaccettabile situazione. Non si tratta, infatti, di una questione di colore politico, ma del futuro di tante comunità e dell’intero Appennino marchigiano: la posta in gioco è la tenuta demografica, sociale ed economica di un vasto territorio che rappresenta una risorsa fondamentale per tutta la regione».
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