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ANCONA / In ipotermia profonda per rimuovere una neoplasia

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L’eccezionale intervento eseguito da un team multidisciplinare degli Ospedali Riuniti su un uomo di 69 anni, solo 25 minuti a disposizione

ANCONA, 23 febbraio 2021 – Un team multidisciplinare sotto l’egida degli Ospedali Riuniti (Lancisi e Umberto I) ha eseguito l’intervento su di un uomo di anni 69, affetto da neoplasia che origina dal rene si estende nella vena renale e si sviluppava nella vena cava fino a raggiungere il cuore (atrio e ventricolo destro), ove misurava circa 5 cm.

Si è manifestata con difficoltà respiratoria e palpitazioni perché la lesione occupava buona parte del lato destro del cuore. La decisione dell’intervento è stata condivisa con i cardiologi e oncologi e anestesisti sulla base della biopsia, l’intervento non era differibile. La malattia è stata studiata con Tc total body e caratterizzata mediante biopsia, che ha permesso di stabilire l’esatto tipo istologico della neoplasia; la biopsia è stata eseguita in un modo particolare: attraverso una sonda introdotta nel cuore direttamente attraverso una vena del collo.

L’intervento si è svolto mercoledì 17 febbraio dalle ore 10 fino alle 19.30. L’inizio, dopo un’incisione addominale e toracica, consisteva a livello cardiaco di preparare tutti i vasi sanguigni per la circolazione extracorporea, mentre la parte addominale iniziava con lo spostare tutti i visceri addominali, identificare e preparare i due reni e i vasi sanguigni (aorta e cava) per poi procedere alla nefrectomia sinistra e la vena renale malata e i linfonodi. Completato questa delicata fase si preparava al tempo chirurgico successivo, che iniziava con l’attivazione della circolazione extra-corporea con arresto di circolo, ovvero abbassamento della temperatura corporea fino a 20° gradi, per prevenire lesioni di organi vitali tra cui il cervello.

Il cuore si ferma e tutto l’organismo viene raffreddato per preservare le sue funzioni, ma il tempo a disposizione è di soli 25 minuti. In questo frangente è possibile agire in contemporanea con 2 equipe: i cardiochirurghi rimuovono la massa cardiaca e i chirurghi vascolari aprono la vena cava. L’azione combinata di entrambi consentiva di asportare completamente la lesione e ricostruire i tessuti aperti. L’operazione è stata completata in 17 minuti per riattivare la circolazione e progressivo aumento della temperatura corporea fino a 36 gradi. Questa manovra è eseguita nelle sale operatorie della Cardiochirurgia del Lancisi che sono provviste di macchinari guidati da tecnici specializzati (perfusionisti) che guidano le macchine di circolazione extracorporea.

Diverse equipe di medici sono stati coinvolte nell’operazione: 8 chirurgi (cardiochirurghi, urologi e chirurgi vascolari) e due anestesisti. Per l’equipe di urologia il professor Galosi Andrea, direttore della Clinica Urologica, Università Politecnica delle Marche e la dottoressa Erika Palagonia, medico Specializzando in Urologia. Dottor Marco Tiroli, urologo. Per l‘equipe di cardiochirurgia il professor Marco Di Eusanio, direttore della Cardiochirurgia, Università Politecnica delle Marche. Il cardiochirurgo dottor Mauro Borioni, il cardiochirurgo dottor Michele Pierri e il cardiochirurgo dottor Carlo Aratari. Per l’equipe chirurgia vascolare il dottor Luciano Carbonari, direttore della Chirurgia Vascolare, Azienda Ospedali Riuniti e il dottor Gabriele Pagliariccio, chirurgo Vascolare. Per lequipe anestesisti il dottor Christopher Munch, direttore della Terapia Intensiva Post-operatoria Lancisi, dottor Simone Massaccesi e il dottor Zahedi M. Hossein. Per l’equipe Lancisi-Umberto I, due tecnici Perfusionisti, 10 tra ferristi e Infermieri di sala operatoria e un tecnico di radiologia.

Altre equipe che hanno collaborato: Cardiologia Lancisi: dottor Gian Piero Perna, direttore della Cardiologia del Lancisi, che è stata una figura molto importante nell’inquadramento Cardiologico e Clinico. Consapevole della situazione clinica particolare, ha rapidamente centralizzato il paziente provvedendo ad eseguire tutti i numerosi accertamenti pre-operatori necessari per un intervento così delicato. La biopsia è stata eseguita in Emodinamica sotto guida ecocardiografica. Per la clinica oncologica, il dottor Luciano Burattini, della Clinica Oncologica, esperto in neoplasie uro-genitali maschili.

Non è il primo intervento che si esegue con questa tecnica ma recentemente si sono utilizzate tecniche innovative per quanto concerne in particolare la parte urologica e chirurgica addominale. I rischi di questo intervento sono principalmente due: il primo, di tipo neurologico. Per poter rimuovere la massa neoplastica dalla vena cava è necessario arrestare completamente la circolazione del sangue. Il cervello, l’organo più sensibile all’ischemia, viene protetto con l’ipotermia profonda (20°C) ottenuta dai cardiochirurghi con la circolazione extracorporea.

Il secondo rischio è di tipo emorragico. Infatti, per avviare la circolazione extracorporea è necessario iniettare Eparina (forte anticoagulante) ad alte dosi. Il rischio di emorragia è quindi elevato a livello addominale. Le particolari tecniche adottate dal professor Galosi sono state una delicata manipolazione dei vasi addominali e l’uso di particolari bisturi che saldano i tessuti prima di tagliarli. Contestualmente è stata eseguita linfadenectomia. La particolarità di questo caso è che la neoplasia aveva origine dal rene sinistro invece che destro e questo ha reso necessaria la manovra di rotazione completa dell’intestino.

La direzione generale ringrazia il direttore Generale della Azienda Ospedaliera, Michele Caporossi Michele, che ha consentito di organizzare tale intervento nonostante il periodo Covid e per aver supportato la crescita di un gruppo chirurgico multidisciplinare super-specialistico e ibrido. Infatti, anche sotto l’egida della Univpm si è costituito un Centro per la Chirurgia Retroperitoneale (Il retroperitoneo è lo spazio che è compreso tra la cavità addominale e la schiena). Questo centro è unico in regione e si occupa di chirurgia complessa urologica e non solo.

«Un’azienda Ospedaliero Universitaria integrata, dove cresce un team di esperti con professionalità multidisciplinari – afferma il Rettore, professor Gian Luca Gregori – permette di essere un centro di formazione e ricerca oltre che di assistenza e cura, di alto livello, come dimostrato dalle attività del Centro per la Chirurgia Retroperitoneale, unico nelle Marche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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