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Ancona La protesi all’anca “migra” verso l’addome, intervento di sei ore

Il dorror Raffaele Pascarella alla guida del Reparto di Ortopedia di Torrette: «Noi cerchiamo di arrivare dove per altri non ci sono margini di manovra, qui non mandiamo a casa nessuno senza averle provate tutte»

Ancona – Dalle fragilità alle complessità, ecco come la Divisione di Ortopedia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche segue la sua mission.

Una delle specialità ospedaliere storicamente più attive, non solo per gli aspetti legati alla traumatologia, negli ultimi anni è cambiata in maniera esponenziale sotto il profilo delle tecniche e delle buone pratiche. A guidare uno dei reparti più attivi dell’Aou delle Marche dal 2012 c’è il dottor Raffaele Pascarella (foto in primo piano).

«Siamo una delle due anime dell’area ortopedica insieme alla Clinica Ortopedica diretta dal professor Antonio Gigante. La Divisione di Ortopedia e Traumatologia si occupa di due aspetti principali, appunto le fragilità e le complessità. Da quando sono alla guida dell’unità operativa del presidio di Torrette tanto è cambiato, dall’approccio al paziente alle tecniche chirurgiche, passando per le tecnologie messe a disposizione».

Valentino Rossi e Francesco Bagnaia sono solo due dei pazienti che si sono affidati alle cure della Divisione di Ortopedia dell’Aou delle Marche. Il pluricampione del mondo della MotoGp è stato operato a tibia e perone a Torrette nel 2017.

«Quella sera mi trovavo a Bologna, alla festa d’addio di un mio vecchio direttore che andava in pensione», racconta Pascarella. Erano circa le 23 quando uno dei medici dell‘entourage di Valentino Rossi lo ha contattato a seguito delle fratture che aveva riportato. Doveva essere operato subito.

«Sono salito in macchina e poco dopo l’una di notte il paziente speciale è entrato in sala operatoria. L’intervento è perfettamente riuscito e il giorno successivo ha camminato e iniziato il percorso riabilitativo».

Nel 2019 poi si è presentato Francesco Bagnaia (altro campione del mondo di MotoGp) per una frattura del piatto tibiale, anch’essa trattata con successo:

«I risultati ottenuti, non solo per i campioni dello sport, ma per tutti i pazienti che si rivolgono alla nostra unità operativa, siano il frutto di un lavoro di gruppo», prosegue il dottor Pascarella. 

Le fragilità e le complessità, appunto: «Le prime riguardano, ad esempio, le fratture su base osteoporotica dei pazienti anziani, la cui frequenza di arrivo nel nostro ospedale è in continua crescita, come una ultracentenaria che nel 2024 è stata operata, con successo, al femore. Noi cerchiamo di arrivare dove per altri non ci sono margini di manovra e di intervento. Qui non mandiamo a casa nessuno senza averle provate tutte».

A seguire, «le complessità chirurgiche e cliniche rappresentate sia dall’aspetto traumatologico che da quello squisitamente ortopedico».

Come a esempio, una donna 56enne con una protesi d’anca impiantata anni prima che a causa di un’artrite reumatoide si era mossa, migrando in addome fino a sfiorare organi vitali.

«Siamo dovuti intervenire chirurgicamente attraverso un accesso anteriore al bacino per rimuovere la coppa acetabolare e le viti e ricostruire la colonna con una placca che impedisse un eventuale ulteriore spostamento della nuova protesi», racconta Pascarella, evidenziando come l’intervento molto complesso sia durato oltre sei ore.

«La donna ha iniziato a camminare e fortunatamente nella fase post-chirurgica non si sono presentate complicazioni. Non era una nostra paziente, è stato il collega di un ospedale fuori regione a chiedermi di intervenire, a conferma della qualità attrattiva della nostra struttura. Credo che i risultati ottenuti, non solo per i campioni dello sport, ma per tutti i pazienti che si rivolgono alla nostra Unità operativa, siano il frutto di un lavoro di gruppo. Una collaborazione condivisa con i medici e il personale infermieristico del reparto, gli anestesisti, gli strumentisti e tutto il personale del blocco operatorio a cui devo la mia gratitudine. Perché siamo stati scelti noi? Si erano informati sulla qualità del reparto e sulle skills»

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