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ANCONA / Manca poco per il bando “La poesia che si vede”

manca poco per il bando la poesia che si vede

Un concorso di videopoesia per rilanciare un genere letterario poco commerciale. 

La poesia è il salvagente cui mi aggrappo quando tutto sembra svanire” scriveva Khalil Gibran, il poeta libanese più conosciuto nel mondo occidentale.

E in questo periodo difficile, anche dei versi appesi sulla vetrina di un negozio – com’è accaduto a Jesi, per quelli di Maria Teresa Chechile durante le festività natalizie – possono dare sollievo e speranza. 

Così un nuovo concorso di poesia diventa una scelta coraggiosa. L’idea è di Corto Dorico, festival di film e cortometraggi dal respiro internazionale, giunto alla sedicesima edizione; il nome del concorso è “La poesia che si vede”, dedicato a Franco Scataglini.

Si concorrerà con videopoesie che riescano a unire uno degli strumenti espressivi più antichi, come la poesia, con la modernità del linguaggio video. 

Tempi e modalità

Nel rispetto della modalità innovativa, la partecipazione viene tramite Filmfreeway e Festhome,  i cui link si trovano nel bando di concorso sul sito: www.cortodorico.it

Il regolamento consente ad ogni candidato di inviare non oltre due videopoesie di 20’ ciascuna, previo pagamento di un contributo di sei euro.

Le opere selezionate verranno poi presentate il 24 e 25 marzo. Il primo classificato vincerà 500 euro. 

La poesia

Nel 2015, l’editore Nicola Crocetti, dava l’allarme: in Italia nessuno compra più libri di poesie. Un appello condiviso da tante case editrici nostrane, come l’einaudi: 

Il fatto che le grosse case editrici, che si basano sul profitto, smettano di fare collane che non sono più redditizie – aveva proseguito Crocetti – denuncia una condizione di crisi. Viviamo in un Paese di gente che scrive ma non legge. È questa la tragica realtà“.

Se Alessandro Carrera, nel suo “I poeti sono impossibili”, raccontava che a leggere poesie non vi è nemmeno chi le fa, la situazione negli ultimi anni si è trasformata grazie ai social.

Ora i poeti nascono su instagram o facebook, come Rupi Kaur, che dal digitale passano al cartaceo ed arrivano a vendite da best sellers, perché i loro follower li seguono.

E anche i poeti più citati sulla Rete, vengono riscoperti in libreria: come Alda Merini o Wislawa Szymborska.

I video

Nel mondo degli instapoeti, le videopoesie diventano perfette per veicolare il proprio pensiero. Si realizzano in due modalità: la prima è quella che vede le parole protagoniste assolute.

Si inseriscono foto sullo sfondo mentre vanno avanti i versi letti o visti del componimento. L’altro metodo è quello della lettura diretta da parte di un attore o un influencer, che si prepara anche esteticamente attraverso l’uso di makeup sobri, che utilizzano correttori per rimuovere le occhiaie fastidiose davanti alla telecamera, e ombretti con colori neutri o di terra per esaltare i tratti espressivi del volto.

Esempi di questo tipo si sono visti durante il lockdown con gli attori Alessio Boni e Alessandro Gassmann. Il concorso “La poesia che si vede” si inserisce sul solco di questa novità e forse, chissà, scoverà qualche talento. 

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