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il parere dell'esperto

BENESSERE / ALIMENTAZIONE E IPERTENSIONE ARTERIOSA

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

Chiara Picardi, Biologa Nutrizionista

 

 

ALIMENTAZIONE E IPERTENSIONE ARTERIOSA

 

Molte persone soffrono di sbalzi della pressione del sangue (ipertensione arteriosa) per lo più dei valori della pressione arteriosa sistolica o massima (rilevabile durante la sistole che è la fase di contrazione del cuore) e della pressione diastolica o minima (rilevabile nella fase di riposo). Se l’ipertensione non viene curata, il sangue continua a scorrere nei vasi con una pressione elevata e, nel tempo, compaiono i danni, coinvolgendo anche gli organi nei quali scorrono.
La cura dell’ipertensione è molto più semplice di quanto si possa pensare: nella maggior parte dei casi (circa l’80-90%) è sufficiente riequilibrare le proprie abitudini alimentari ed il proprio stile di vita per far rientrare i valori pressori in un range di normalità. Infatti, la cosiddetta ipertensione primaria si inserisce in un contesto di eccesso di peso e di sindrome metabolica. Correggendo la propria alimentazione e facendo attività fisica mirata è possibile ottenere una riduzione della pressione sia minima che massima senza la necessità di alcun intervento farmacologico.

L’ipertensione secondaria, dovuta a patologie gravi già in atto o ad effetti collaterali di farmaci, rappresenta solo il 10% dei casi totali, e non è risolvibile esclusivamente attraverso l’ottimizzazione della dieta.
L’uomo, che per costituzione tende ad accumulare grasso a livello addominale, è più a rischio di ipertensione della donna; tuttavia questo vale solo fino alla menopausa, ossia fino a quando la donna risulta maggiormente protetta dall’azione esercitata dagli estrogeni. Passata la menopausa anche la donna avrà un rischio di ipertensione aumentato.
IPERTENSIONE ED ALIMENTAZIONE
Esiste un vero e proprio protocollo dietetico studiato appositamente per diminuire la pressione senza necessità di un intervento farmacologico: si chiama DASH diet (Dietary Approaches to Stop Hyertension). Il piano DASH è essenzialmente una dieta mediterranea, ricca di frutta, vegetali, cereali integrali, carne bianca, pesce, legumi e frutta secca. La dieta si basa su 3 regole fondamentali:
– Mantenere il peso corporeo entro valori ragionevoli e secondo età, sesso, attività fisica e lavorativa;
– Ridurre l’utilizzo di sodio cloruro (NaCl sale da cucina) che collabora al rialzo della pressione;
– Aumentare l’assunzione di ortaggi e frutta, (meglio se ricchi di potassio – K).
È importante bere acqua in abbondanza per favorire le funzioni renali e la circolazione del sangue, facendo però attenzione a non eccedere

IL SODIO
La dose quotidiana di sodio dovrebbe oscillare tra i 1,500 mg fino ad un massimo di 2,300 mg ovvero circa
un cucchiaino da caffè di sale da cucina. Per abituarsi gradualmente a eliminare il sale da cucina si può utilizzare:
– Aromi naturali (aglio, cipolla, prezzemolo, timo, erba cipollina, scalogno, maggiorana, alloro, rosmarino, salvia) e spezie (pepe bianco in polvere, paprica, peperoncino rosso) succo di limone e aceto, sempre con moderazione.
– Utilizzare il sale a elevato contenuto di potassio che si acquista in farmacia (solo se il medico lo consiglia).
– Evitare di salare l’acqua di cottura della pasta e delle verdure.
– Evitare l’assunzione di alimenti particolarmente ricchi in sodio.
– Leggere attentamente le etichette poiché la maggior parte di sodio si trova in tantissimi alimenti conservati e/o trattati, ma anche in prodotti come il lievito, i dadi da cucina, i cereali lavorati e nel glutammato.

L’IMPORTANZA DEL POTASSIO:
E’ opportuno aumentare l’apporto di POTASSIO solo da fonti alimentari e non attraverso l’integrazione. Il potassio favorisce l’eliminazione del sodio con le urine. Il potassio si trova principalmente nei liquidi intracellulari, dove esercita le stesse funzioni svolte dal sodio all’esterno della cellula: regola l’eccitabilità neuromuscolare, la ritmicità del cuore, la pressione osmotica, l’equilibrio acido-base e la ritenzione idrica. Variazioni anche minime possono portare a difetti della trasmissione nervosa e della contrazione muscolare. Il potassio contribuisce anche al mantenimento della densità minerale ossea. E’ quindi importante aumentarne gli introiti consumando alimenti che ne contengono discrete quantità quali:

  • LEGUMI E ORTAGGI RICCHI IN POTASSIO: fave, piselli, fagioli freschi, ceci, lenticchie, soia, barbabietola rossa, carciofi, funghi, cavolfiori, cicoria, finocchi, indivia, pomodori, prezzemolo, spinaci, patate, alghe.
  • CEREALI INTEGRALI e FRUTTA ricchi in POTASSIO: albicocche (fresche e secche), fichi secchi ed uvetta (da consumare con moderazione per l’elevato contenuto calorico), prugne secche, datteri, avocado, banane, castagne, kiwi, melone, olive nere, frutta secca oleosa: pistacchi, mandorle, pinoli, semi di girasole.
    Il CALCIO ed il MAGNESIO devono essere presenti nella dieta per la loro azione preventiva sulle contrazioni della muscolatura liscia delle arteriole. La vitamina C aiuta a mantenere sani i vasi sanguigni messi sotto sforzo dalla maggiore pressione esercitata su di essi a causa dell’ipertensione.

Attenzione a diarrea, vomito o sudorazioni intense e prolungate che possono comportare ipokalemia ovvero
una diminuzione della concentrazione sanguigna di potassio; può essere indotta anche da un consumo eccessivo di liquirizia

CIBI DI CUI MODERARE L’UTILIZZO:
– Alimenti ricchi di grassi saturi: carni rosse, frattaglie, grasse e i derivati (salumi e insaccati).
– Bevande zuccherate e dolci
– Sodio
– Condimenti di origine animale (burro, strutto, panna, mascarpone).
– Le cotture troppo elaborate (fritti, soffritti, stufati) o che richiedono l’aggiunta di creme o salse a base di uova, untuose e troppo salate.
– Alcolici e superalcolici (non più di mezzo bicchiere di vino rosso ai pasti).
– I dadi da brodo e le salse a base di soia (sono ricchi di sale).
– Gli alimenti conservati in salamoia e inscatolati o precucinati.

Dott.ssa Chiara Picardi

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PAGINE DI STORIA / IL SENTIERO DELL’ORTICA

Uno spazio dedicato alla Storia, quella della Vallesina, raccontata attraverso i personaggi, le vicende e le curiosità.

 

Rubrica a cura di Riccardo Ceccarelli

 

 

 

IL SENTIERO DELL’ORTICA

L’antico viottolo saliva dal Fosso del Maltempo o della Caciampa – nella sua parte superiore – fino alla Torre, piccolo agglomerato di case attorno ad una fortezza del XIV secolo, dove incrociava la strada bianca, contrada Torre appunto, che da Castelplanio scendeva verso Macine, frazione del paese che nel suo nome secolare ricordava non solo un molino del XV secolo ma anche un’attività manifatturiera protrattasi fin oltre l’Ottocento. Lo chiamavamo “l costaró”. Era sconnesso il viottolo con sassi e pietre non squadrate, qualcuna addirittura si muoveva sotto il calpestio dei passi e bisognava stare attenti a non inciampare e cadere: chi lo percorreva tutti i giorni sapeva dove mettere i piedi, in particolare lo sapevano quelle lavandaie che scendevano dal paese con in testa le ceste di biancheria delle famiglie più benestanti, e si fermavano sul fosso nei pressi di un ponticello formato da quattro tavole, dove un lavatoio con l’acqua sempre corrente facilitava il loro lavoro. Anche mia nonna paterna, Gentile, trovava il tempo di lavare la biancheria della famiglia Romagnoli, dopo aver atteso al marito, nonno Adamo, e ai figli, undici ne ebbe, uno ogni due anni in media.

Altri tempi, altre tempre di donne. Ai lati del viottolo una vegetazione spontanea, siepi di spini, biancospini, scanci, roverelle e altre specie più o meno infestanti e invadenti che in certi punti, di primavera, minacciavano di coprire il viottolo se il quotidiano passaggio delle persone non lo rendessero più accessibile e aperto. Non mancava l’ortica, anzi a primavera inoltrata era più folta e arrivava sulla zona di calpestio del viottolo. Non avevamo allora né scarpe da ginnastica né da trekking, ma sandali aperti da aprile ad ottobre, e l’ortica sui piedi pungeva come pungeva le gambe scoperte qualche rametto di ortica più cresciuto che non riuscivi ad evitare. Sì, perché allora si aveva, noi bambini o ragazzi, i pantaloni corti tutti i mesi dell’anno. Si era nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, frequentavo quel viottolo per andare a messa in paese alla domenica con mia madre, mia sorella e altre donne del vicinato, ma l’ho frequentato tutti giorni da febbraio a giugno nel 1954 per recarmi dalla maestra Ribichini che preparava alcuni di noi di quinta elementare all’esame di ammissione alla scuola media. Dopo le ore di lezione del mattino, andavo di fretta su a Castelplanio senza pranzare con i miei: mia sorella, a poco più di mezzo chilometro da casa, prima di incominciare la salita per il paese mi portava il pranzo, due fette di pane con quello che mamma vi aveva messo dentro (spesso piccole porzioni di lonzino di fichi), mi consegnava la cartella con libro e quaderni, le riconsegnavo quella della scuola, e via. Mentre camminavo consumavo il pranzo attento alle pietre del viottolo e a non urtare con i piedi o le gambe scoperte l’ortica che già conoscevo.

L’incontro con l’ortica era quotidiano, cercavo di evitarla e spesso ci riuscivo. A volte poteva capitare di urtarla, si sopportava il forte prurito, e… pazienza! Quando però si voleva cogliere un fiore che magari aveva nei pressi piante di ortica, ci si passava le mani sui capelli, e se per caso si toccava l’ortica, non si percepiva alcun fastidio: la protezione veniva dal sebo dei capelli che aveva creato sulla mano un’invisibile quanto utile interstizio tra le foglie di ortica e la pelle della mano stessa. Il viottolo pietroso con spini e ortica: lo conobbe bene anche mia sorella quando appena concluse le elementari si recava anch’essa ogni giorno in paese dalle suore per apprendere cucito e ricamo. Un viottolo rimasto nei nostri ricordi con i suoi biancospini, ortica e pietre sconnesse. Percorrerlo in salita o in discesa era sempre una piccola avventura rimasta viva nella memoria, anche se il tempo ne scolorisce i contorni: immagini lontane delle quali a volte si sente nostalgia come dell’allora spensieratezza di ragazzi.

Riccardo Ceccarelli (storico e componente della Deputazione di Storia Patria per le Marche)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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MEDICINA PER ME / OCCHI E SOLE, I CONSIGLI DEL DOTTOR MASSIMO CONSOLI

Medicina per Me è uno spazio affidato ad esperti di settore che spiegano con un linguaggio semplice e comprensibile le diverse patologie.

 

 

Rubrica a  cura di Agnese Testadiferro

 

 

OCCHI E SOLE, I CONSIGLI DEL DOTTOR MASSIMO CONSOLI

Lo spessore cutaneo palpebrale è il più sottile di tutto il corpo e come tale più suscettibile alle aggressioni esterne. No ad una eccessiva e inadeguata esposizione alla luce solare.

Proteggersi con buoni occhiali da sole è la migliore difesa per la salute dei nostri occhi. Soprattutto al mare e in montagna indossare sempre lenti protettive.

In condizioni particolari stare all’ombra non è sufficiente perché i raggi Uv vengono riflessi dal mare, dalla sabbia e da altre superfici. Per questo gli occhiali da sole sono fondamentali, purché abbiano un filtro per gli UV. Per avere maggiori garanzie di qualità e sicurezza, è meglio acquistare presso negozi specializzati, scegliendo occhiali certificati.

Ok alle lenti a contatto al mare, ma meglio utilizzarle per meno ore rispetto al solito e preferire, per evitare infezioni, quelle monouso. Le lenti con protezione UV non proteggono l’intero occhio, ma solo la cornea; dunque, il loro uso è sempre consigliato in associazione a un buon paio di occhiali da sole.

A luglio e agosto meglio sospendere interventi laser di correzione miopia, ipermetropia, astigmatismo e blefaroplastica. Ok, con i giusti accorgimenti, ad interventi ala cataratta.

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MEDICINA PER ME / ICTUS, I CONSIGLI DEL DOTTOR EMANUELE MEDICI

Medicina per Me è uno spazio affidato ad esperti di settore che spiegano con un linguaggio semplice e comprensibile le diverse patologie.

 

 

 

 

Rubrica a  cura di Agnese Testadiferro

 

 ICTUS, I CONSIGLI DEL DR EMANUELE MEDICI

Cinque le regole da seguire per ridurne il rischio d’insorgenza: non fumare, bere acqua, mantenere il peso giusto, fare regolarmente esercizio fisico e mangiare equilibrato.

Esistono due tipi di ictus. L’ictus ischemico che è il più frequente ed è caratterizzato da un’arteria che si chiude e il sangue che deve arrivare in quella specifica area al cervello non arriva. Nell’ictus emorragico si ha la rottura di un’arteria che determina quindi un’emorragia.

I sintomi dell’ictus sono differenti: il soggetto perde la forza da una parte del corpo ed ha la bocca storta; non riesce a dire cosa ha in mente o cade all’improvviso perché non ha più equilibrio e da un momento all’altro non è coordinato nei movimenti. Talora, e questo più nell’ictus emorragico, si puó  anche avere nausea e vomito. Un’emorragia cerebrale in sedi non tipiche potrebbe rappresentare un inizio di una demenza.

Le cause dell’ictus sono: età che avanza, fumo, ipertensione, diabete, ioercolesterolemia patologie cardiache.

Importantissimo il fattore tempo per limitare le conseguenze: prima si arriva alla struttura ospedaliera competente per malattie cerebrovascol meglio è;  questo perché se un paziente ha un ictus ischemico e soddisfa particolari requisiti, può essere curato tramite metodiche ultraspecialistiche che hanno come fine quello o di sciogliere il trombo che chiude un’arteria (fibrinolisi venosa) o rimuovere addirittura il trombo meccanicamente (tombectomia meccanica).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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