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Castelplanio Dialogo, spiritualità e memoria: un libro speciale con un ospite speciale
Il volume firmato da Anna Maria Vissani che racconta il rapporto di amicizia intercorso con il “medico della Sars”, Carlo Urbani, commentato da Giacomo Galeazzi, vaticanista de La Stampa, il giornalista ne ha scritto la prefazione
Castelplanio – Un pomeriggio dal forte respiro umano e spirituale quello del 17 luglio scorso, promosso dal Centro di Spiritualità Sul Monte con l’incontro dal titolo “Le parole sono ponti” ha raccolto voci e sguardi intorno a un libro speciale: Un dialogo d’anime oltre le frontiere. Carlo e Anna Maria, ricordi di un’amicizia ancora viva, firmato da Anna Maria Vissani che racconta, appunto, il rapporto d’amiciza intercorso con Carlo Urbani, il medico della Sars.

L’evento si è svolto nella Sala comunale polivalente alla presenza dell’autrice, del giornalista vaticanista de La Stampa, Giacomo Galeazzi (foto in primo piano) autore della prefazione al volume, del vescovo mons. Paolo Ricciardi e del vescovo emerito don Gerardo Rocconi.
A moderare, con garbo e profondità, Cristiana Filipponi, che ha saputo guidare un dialogo intenso, mai scontato.
Un’amicizia che attraversa tempo e distanza
Giacomo Galeazzi, da anni attento osservatore del mondo religioso e sociale, ha raccontato il suo primo incontro con il testo.
«Quello che mi ha colpito subito – ha spiegato – è stata la voce limpida, sincera, non filtrata da retorica. Anna Maria non scrive per spiegare Carlo, ma per continuare a parlargli. È una scrittura che non si impone, ma invita».

«Quando leggi qualcosa che ti fa rimanere in silenzio per un attimo, capisci che ha qualcosa da dire. Ho sentito il bisogno di accompagnare questo libro proprio per la sua autenticità. La vera responsabilità, nel mio caso, era non coprire quella voce, ma lasciarla risuonare».
Una storia che ci riguarda tutti
Il dialogo è poi entrato nel cuore del rapporto tra Carlo Urbani e Anna Maria Vissani: una relazione intensa, fatta di lettere, di silenzi, di parole vere.
Cosa rende questa storia universale? ha chiesto Cristiana Filipponi.
«Credo sia proprio il fatto – ha spiegato Giacomo Galeazzi – che non nasce da un intento celebrativo. È una relazione che si muove dentro la storia, ma la trascende. È l’incontro tra due persone molto diverse – un medico laico e una guida spirituale – che però si riconoscono nell’essenziale: il desiderio di bene. Questo ci tocca tutti, perché ci interroga sul senso delle relazioni autentiche».

Le parole che curano
Si è parlato anche di comunicazione, citando Marshall Rosenberg per il quale“le parole possono essere finestre, oppure muri”.
«È una frase che condivido profondamente – ha affermato il giornalista – . Oggi assistiamo a un uso della parola spesso violento, aggressivo, divisivo. Invece questo libro ci ricorda che parlare può essere un atto d’amore. Le parole che Anna Maria e Carlo si sono scambiati non cercavano di convincere, ma di capire. Ecco, questa è la comunicazione che costruisce ponti».
Francesco e Leone: due modi di abitare la parola
Il confronto si è poi spostato sulla Chiesa e sui diversi stili dei pontefici. Galeazzi, da vaticanista, ha offerto una lettura lucida.
«Papa Francesco ha fatto della parola un gesto concreto, quasi corporeo. Le sue parole arrivavano perché nascevano dall’esperienza, dalla strada. Papa Leone, che ora muove i primi passi, sembra scegliere un tono più contemplativo, più legato al pensiero. Ma entrambi hanno un intento comune: non parlare al mondo ma parlare con il mondo. È questa la sfida del linguaggio spirituale oggi.»
La scrittura come dialogo che resiste
In un passaggio particolarmente toccante, la moderatrice ha letto una frase chiave del libro: “Non ho scritto per spiegare chi era Carlo. Ho scritto per continuare a parlargli.”
«È forse la frase che più mi ha colpito – ha affermato Galeazzi – . Perché ci dice che ricordare non è guardare indietro, ma restare in relazione. In un’epoca in cui tutto viene archiviato in fretta, scrivere può essere un atto di resistenza affettiva. E Anna Maria lo fa con una delicatezza che emoziona».
L’ascolto come riva del dialogo
L’ultima riflessione ha riguardato l’ascolto, oggi sempre più raro.
«Non si può scrivere nulla di vero se prima non si ascolta. E non solo le parole, ma i silenzi, i contesti, i gesti. Da giornalista, da credente, da cittadino, credo che oggi abbiamo la responsabilità di custodire quella riva fragile dell’ascolto. È lì che i ponti si costruiscono, o si spezzano».
Alla domanda finale – “Se dovesse scegliere una sola parola da lasciare al lettore?” –, Galeazzi si è soffermato sul «custodire. Una parola semplice, ma potente. Custodire relazioni, memoria, parole vere. È ciò che fa questo libro, e ciò che siamo chiamati a fare anche noi».
La terra canta e le parole la accompagnano
Dopo la parte letteraria, il pubblico si è spostato nella chiesa del Crocifisso per l’inaugurazione della mostra “La terra canta il suo Creatore”, curata dal gruppo La Notte. Un’esposizione fotografica naturalistica che ha completato il pomeriggio, offrendo uno sguardo contemplativo sul creato.
Un’eredità da non disperdere
A chiudere l’incontro sono stati il sindaco Giuseppe Montesi e la vicesindaco Ilaria Cascia, che hsnno sottolineato il valore culturale e comunitario dell’evento
Tommaso Urbani, figlio di Carlo, ha ringraziato l’autrice con parole sentite.
«Questo libro è un dono. Racconta non solo mio padre, ma la sua capacità di stare dentro le relazioni con autenticità. E Anna Maria ha saputo custodire tutto questo con rispetto e verità».
(foto in primo piano, Giacomo Galeazzi)
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