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Castelplanio Il volto di Dio nell’arte: Romina Quarchioni al Centro di Spiritualità

Un viaggio a ritroso nei secoli per ripercorrere la rappresentazione di Gesù nelle diverse epoche storiche con la responsabile dell’Ufficio Musei Cultura e Turismo del Comune di Jesi

Castelplanio – La funzione dell’arte come strumento che apre lo spirito umano all’infinito.

Si è svolto all’insegna della ricerca di Dio nell’arte, il quarto incontro della rassegna Domeniche di spiritualità – Il tuo volto io cerco, al Centro di Spiritualità Sul Monte, diretto da suor Anna Maria Vissani.

Relatrice della serata.Romina Quarchioni, responsabile dell’Ufficio Musei Cultura e Turismo del Comune di Jesi, introdotta dal parroco don Mariano Piccotti che ha aperto l’incontro indicando il percorso che nasce dallo sguardo sulla realtà e la sensibilità del momento che stiamo vivendo, richiamando la nostra angolazione cristiana, «Dio nessuno lo ha mai visto!», e il Salmo 27 che insiste sulla ricerca del volto di Dio.

Proprio sull’evoluzione del volto di Dio nell’arte si è basato l’intervento di Romina Quarchioni, che ha condotto il viaggio tra le rappresentazioni pittoriche di Gesù nei secoli (tra le fonti: Il volto di Gesù, di F. Cairoli) evidenziando come la sua immagine sia cambiata ripercorrendo i diversi periodi storici. A partire dai primi graffiti nelle catacombe, dove Gesù veniva rappresentato con il volto d’asino – e la religione cristiana era definita la religione dell’asino – poi la rappresentazione con le lettere – perché le parole sono eterne – e le prime raffigurazioni umane: un Gesù di etnia palestinese con capelli e barba lunga, iconografia che poi prevalse in occidente, alla quale si affiancò anche quella di Gesù adolescente, fanciullo apollineo, associato appunto al dio Apollo.

Fino al sesto secolo si sviluppò l’immagine del Gesù buon pastore come troviamo nei dipinti ravennati. Mentre nel Medioevo Gesù si fa uomo e viene descritto come tale, Giotto fu il capostipite di questa nuova tradizione, Gesù è raffigurato negli ambienti laici ed è tangibile la partecipazione emotiva. L’arte si immerge nella cultura del tempo e del luogo.

Così l’arte si apre a nuove raffigurazioni del volto di Gesù fra i tratti del classicismo rinascimentale – La Resurrezione di Piero della Francesca – e quelli dell’espressionismo nordico che risentono dell’influenza della riforma luterana, al centro resta Dio come massima rivelazione dell’arte, un Cristo di cui si esalta la dimensione umana e la volontà di far partecipare l’uomo alla divinità di Dio.

Se il mondo nordico indulge nel realismo estremo – Il Cristo Morto del Mantegna -, con Leonardo nasce la teoria dei moti dell’animo. Dio è nel volto degli uomini che da Lui si fanno interpellare – rappresentato nell‘Ultima cena -, l’arte va a raffigurare il Dio che è dentro di noi, maestro dell’introspezione è Lorenzo Lotto, attraverso la gestualità e i volti si accentua il rapporto di intimità con Dio che riverbera dalle persone, sulla scia dell’evoluzione anche i dipinti del Caravaggio, poi Van Gogh e Millet, che ha rappresentato Dio nelle immagini di vita quotidiana dei contadini. A parlare di Dio non sono solo i dipinti ma anche le geometrie dei luoghi sacri, i giochi di luce nei rosoni e negli angoli delle chiese.

Il percorso per immagini si è concluso con l’opera del preraffaellita William Hunt, Gesù luce del mondo, un chiaro invito a rovesciare la prospettiva di chi cerca e trasformarsi in chi è cercato, è Dio che cerca l’uomo, con la lanterna in mano, e l’uomo non deve fare altro che essere pronto, accorgersi di Lui e rispondere alla chiamata.


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