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Bassa Vallesina

CHIARAVALLE / Annalisa Bocale volata in cielo a 39 anni

Malata da tempo, era una giovane donna coraggiosa e forte che lottava per i diritti dei disabili e non cercava pietismi, la città l’amava e la stimava

CHIARAVALLE, 28 aprile 2020«Ora sei un Angelo bellissimo e puoi correre libera nel cielo».

È il pensiero dolce che un’amica ha dedicato a Annalisa Bocale, splendida ragazza coraggiosa, morta questa mattina a Chiaravalle, nella casa di via Rossini dove viveva col marito Massimo.

Annalisa Bocale aveva 39 anni, li aveva compiuti e festeggiati il 28 gennaio insieme agli amici anche se da tempo stava combattendo una battaglia impari e durissima col male. Se n’è andata lottando come solo lei, donna battagliera, tosta, curiosa e vitale, sapeva fare.

Annalisa e il marito Massimo

Un male cattivo non le ha lasciato scampo e negli ultimi mesi l’ha fatta soffrire molto e poi annientata.

Eppure lei non si è mai arresa, solo negli ultimi giorni soffriva così tanto che non riusciva più a mangiare, a parlare. Annalisa Bocale era originaria di Cagnano Varano in Puglia, dove la salma sarà tumulata.

La vita non era stata tenera con lei, affetta da spina bifida fin dalla nascita. A Chiaravalle Annalisa Bocale era amatissima e molto stimata. Si era ben integrata nel tessuto sociale cittadino e col marito Massimo, cinquantenne veneto di Negrar, formavano una coppia indissolubile.

Annalisa non mollava mai, lottava per i suoi diritti: prima delle elezioni aveva organizzato una passeggiata per la città con i candidati Sindaci per sensibilizzarli all’abbattimento delle barriere architettoniche che un disabile incontra nel suo cammino e che gli rendono la vita ancora più ardua.

E, anni fa, aveva alzato il suo grido di protesta perché cercava un lavoro dignitoso e adeguato per lei e per il marito Massimo, affetto dalla sindrome di Klinefelter.

Annalisa viveva a Chiaravalle da molti anni e nel 2008 si era diplomata all’istituto Podesti, nell’indirizzo grafico-pubblicitario. Con Massimo si erano conosciuti a Lourdes nel 2006.

Annalisa con alcuni amici e il vescovo di Jesi, monsignor Gerardo Rocconi

Lei guidava la macchina, puliva la casa, faceva tante cose. Sui social era molto attiva e amava la vita. Solo pochi giorni fa aveva postato una poesia di Alda Merini, “Anche se il corpo cede”, che faceva capire il suo immenso dolore.

“Anche se il corpo cede, ho il dovere di insistere nella mia difesa?”.

«Difficile trovare una persona splendida come te», scrivono i tanti amici che lascia nel dolore e anche «amore dolcissimo la tua perdita lascia un vuoto incolmabile in chi ti ha conosciuto; sei stata e resterai sempre nei nostri cuori».

“L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci – ha scritto qualcuno – soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino”.

E quando si era vicini ad Annalisa si stava bene!

Gianluca Fenucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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