Opinioni
Chiaravalle Consorzio Agrario, non è «una storia di ordinaria urbanistica»
Gianni Aquili: «Qui non stiamo parlando di dove mettere la cuccia di Fido, ma di un pezzo importante, tra gli altri, del nostro passato, e di quello che rappresenterà per l’oggi e nel futuro»
Chiaravalle – Niente di nuovo: «una storia di ordinaria urbanistica», così sintetizza in un suo intervento su “Notizie da Chiaravalle” l’assessore Alcalini.
Non capisco se si riferisce al passato o al presente, comunque per entrambi i periodi non condivido. Ora quello che a me e penso ad altri interessa è come affrontare e risolvere allo stato di oggi la vicenda Consorzio Agrario.
Significa trovare una soluzione chiara, e disponibile, per dare un segnale di apertura al confronto e non chiudersi in atti amministrativi che per loro natura non possono aiutarci più di tanto sulle proposte ed al rispetto delle sensibilità e degli interessi materiali. In questi giorni, ho cercato di racimolare nei miei ricordi e nel piccolo archivio alcuni atti e momenti che ho in parte vissuto, in parte subito.

Tuttavia ho ripreso qualche contatto con esperti di serietà e di valore in campo urbanistico ed in parte legislativo riguardante la questione. Ciò mi ha confortato perché dai documenti riguardanti in particolare la Variante Generale al Prg di Chiaravalle approvata definitivamente dalla Regione Marche con delibera n. 2199 del 29/07/1996 stabilisce, raccomanda e soprattutto prescrive, come amministrare l’urbanistica in tutti i suoi aspetti tecnici, giuridici, culturali.
Consiglio a chi di dovere di leggere le pagine 2 e 3, la 4, dove si parla della torre dell’acquedotto e del Consorzio Agrario, interessante anche le 5, 6 e 7 e poi le pagine 22-23 del Consorzio Agrario e alle pagine 88 e 89.
Inoltre, consiglio la delibera della Giunta regionale n.157 del 22/01/1996 pagina 89. Per comprendere meglio ciò che è accaduto in questi ultimi 35 anni sulla pianificazione territoriale locale invito a leggere e quindi a confrontare e verificare ciò che è avvenuto con approvazione da parte del Consiglio comunale di una ventina di atti e di modifiche sostanziali attraverso vari strumenti urbanistici del nostro territorio, tra i quali, oltre i Piani particolareggiati e successive varianti, sono circa 15, compreso il Piano Programma e poi la parte riguardante la vicenda ex Cral e altri atti che invito ad approfondire anche in considerazione di quanto può essere utile a valutare con serenità ciò che è accaduto.
Esposto quanto sopra descritto, gli effetti di questa pianificazione li abbiamo visti e criticati, ricordo quando alcuni si appellavano a me, (non essendo più amministratore) denunciando ciò che avveniva con quelle scelte pianificatorie: gli edifici vicino Piazza delle Erbe, la grande ex casa colonica della Famiglia Gigli, l’ex capannone autocorriere tra via Rinascita e il parcheggio dietro la biblioteca, l’ex officina Sarzani ed altre ancora.
Se non sbaglio tutte quelle scelte hanno saltato la partecipazione democratica (assemblee, incontri con i cittadini), tutto si risolveva tra Amministrazione comunale e privati con passaggio in Commissione edilizia e quella in quella urbanistica e poi Consiglio comunale.
Si chiamava edilizia contrattata, un passo indietro. Ora siamo arrivati al punto che chi decide è la Commissione urbanistica comunale e lì si chiude. Una corretta interpretazioni delle leggi e della prassi democratica da ripristinare, se si crede nella democrazia e nella partecipazione questi atti insieme alle convenzioni devono passare in Giunta e poi per l’approvazione al Consiglio comunale perché sono loro i titolari giuridicamente preposti!
Ecco perché avevo scritto l’articolo su Notizie da Chiaravalle per avvertire che c’è il rischio di quanto sta accadendo a Milano. Inoltre, e spero di sbagliarmi, sarebbe da controllare, mi risultava che precedentemente la presidenza della Commissione urbanistica comunale era a tutti gli effetti responsabile in solido degli atti approvati! Se ancora esiste è da togliere, le responsabilità sono di altri, Sindaco, Giunta e Consiglio comunale.
L’altra e più importante questione da rispettare è la seguente: “In linea generale, una variante generale al Prg (Piano regolatore generale) con prescrizioni ha un valore gerarchico superiore rispetto a un Piano particolareggiato successivo, specialmente se quest’ultimo è in contrasto con le disposizioni della variante”.
“Questo perché il Prg, con le sue varianti, definisce gli indirizzi generali di assetto del territorio, mentre il Piano particolareggiato è uno strumento di attuazione che deve rispettare le previsioni del Prg”.
Nelle delibere sopra indicate della Regione questo concetto è ribadito in modo netto e senza nessuna ambiguità! Mi sono permesso di illustrare queste cose per dare un contributo di verifica, controllo e di approfondimento.
Qui non stiamo parlando di dove mettere la cuccia di Fido, ma di un pezzo importante tra gli altri, del nostro passato, e di quello che rappresenterà per l’oggi e nel futuro.
Gianni Aquili
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