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Bassa Vallesina

CHIARAVALLE / Morire a 18 anni sui binari: dramma impossibile da prevedere

Il ragazzo non aveva mai dato segni di disagio, né all’Ipsia di Jesi la sua scuola, né con i suoi amici di Chiaravalle, una famiglia devastata dal dolore

CHIARAVALLE, 7 aprile 2021 – Forse, su quei binari, aspettava che un raggio di sole gli asciugasse le lacrime o che una mano amica gli accarezzasse il volto. O forse voleva solo andarsene, voleva dissolversi in cometa, perché questo mondo non gli piaceva più o, forse, non gli era mai piaciuto davvero.

E allora si è sdraiato sul primo binario questa mattina dopo le 9, ha atteso poco, ha chiuso gli occhi e se n’è andato così, nel silenzio di una stazione vuota e deserta, dove i treni passano veloci e spesso neppure si fermano, un silenzio rotto solo dallo stridente, acuto, sibilo di freni che mordevano le rotaie cercando di fermare la corsa del treno merci carico di trattori della New Holland. Ma lui quel sibilo non deve averlo neppure sentito.

Aveva 18 anni e la vita gli si spalancava davanti. Eppure, dietro quel viso sereno, quell’animo buono doveva per forza celarsi altro. Doveva nascondersi un dolore profondo e ferite e cicatrici. Doveva nascondersi un’adolescenza complessa, come quella di tanti diciottenni, doveva celarsi una sensibilità spiccata che magari a quel ragazzo causava traumi che altri non avvertono.

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Era arrivato alla stazione prima delle 9 con le idee drammaticamente chiare: a casa aveva lasciato una lettera per i genitori e il fratello, in chat aveva scritto ad alcuni amici e alla fidanzatina non ancora maggiorenne. E i messaggi erano sibillini e preannunciavano le sue intenzioni e tanto dolore per tutti.

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Erano messaggi in cui il ragazzo toglieva ogni responsabilità agli altri e si diceva dispiaciuto di non essere riuscito ad aprirsi con nessuno, a farsi capire neppure dai coetanei più vicini.

E poi il post su Instagram, drammaticamente definitivo: “L’apparenza inganna, grazie a tutti quelli che hanno provato ad esserci, non è colpa di nessuno se non mia”.

Un messaggio scritto su uno sfondo nero ma che reca impresso un cuore rosso. Segno di una sensibilità profonda e di un amore autentico per tutti quelli che lo conoscevano. Frequentava l’Ipsia a Jesi e nessuno ci crede ancora che sia volato via così, né tra i compagni di scuola né tra gli amici con cui condivideva pomeriggi e serate a Chiaravalle.

«Era solare, sereno – dicono in coro gli amici che hanno raggiunto affranti la stazione dopo aver letto il messaggio telefonico del diciottenne – e nulla lasciava presagire tutto questo».

Il dolore invade tutto e tutti: una famiglia distrutta dalla morte del figlio minore, devastata da un dramma impossibile da prevedere. La mamma cerca conforto nei parenti, il padre e il fratello del diciottenne, che lavorano entrambi all’Api, piangono a dirotto.

Carabinieri e operatori del 118 non possono che prendere atto della morte del giovane e cercano di dare conforto ai familiari. Il piazzale della stazione si anima di persone: parenti, amici, qualche curioso. Tutti a chiedersi il perché di un gesto definitivo e così cruento. Tutti a non capire cosa potesse nascondersi nel cuore e nell’anima di quel ragazzo d’oro, sereno e gioviale.

Il treno merci si muove lentamente e riparte; i necrofori ricompongono la salma e la portano via. Nel secondo binario passa un treno passeggeri; la vita sembra ricominciare.

Ma non per quel ragazzo, non per quella famiglia distrutta da un dolore troppo grande.

Gianluca Fenucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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