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CONFARTIGIANATO / Riaperture bar e ristoranti, criteri ingiustificati

Discriminatorie le regole che privilegiano le imprese con spazi all’aperto: variabili non prevedibili, come il maltempo, potrebbero vanificare gli investimenti

ANCONA, 24 aprile 2021 – «I criteri e le condizioni imposte per le riaperture di ristoranti, bar, gelaterie, pizzerie – sottolinea Giuseppe Mazzarella presidente di Confartigianato Marche – appaiono ingiustificati nei confronti di attività che hanno investito in prevenzione e sicurezza e dimostrato di non incidere in alcun modo sull’andamento dei contagi».

Giuseppe Mazzarella Confartigianato Marche
Giuseppe Mazzarella presidente di Confartigianato Marche

«Lavorare in sicurezza sottolinea Luigi Tempera presidente degli Alimentaristi di Confartigianato Marche – è il principio al quale si sono ispirate in tutti questi mesi le imprese della ristorazione che hanno investito per garantire le condizioni di tutela della salute, fornendo anche indicazioni, nel confronto con il Governo e le autorità sanitarie, per rafforzare le già severe cautele per la prevenzione del rischio. Le decisioni assunte dal Governo per le riaperture non sembrano aver recepito questo nostro impegno».

Confartigianato Alimentazione, in rappresentanza delle piccole imprese della ristorazione, sintetizza così il giudizio sul Dl Riaperture.

«E appaiono ancora più incomprensibili se si considera che lo scorso anno le attività di ristorazione furono fatte riaprire il 16 maggio, senza vaccini e vaccinati. Chiediamo pertanto l’allungamento dell’orario di chiusura oltre le 22».

Confartigianato Alimentazione giudica discriminatorie le regole che privilegiano le imprese che dispongono di spazi all’aperto. E, anche in questo caso, la somministrazione è soggetta a una serie di variabili non prevedibili, come il maltempo, che potrebbe vanificare il consumo sul posto e gli investimenti sostenuti per le riaperture.

«Tutto questo senza tener conto che la ristorazione è pressoché chiusa da ottobre 2020 e quindi non ha avuto effetto sulla curva dei contagi. Confartigianato Alimentazione chiede anche indicazioni per lo svolgimento di cerimonie civili e religiose, evitando di aggravare la situazione delle attività di catering, e in generale, le imprese della filiera degli eventi».

Le aziende artigiane dell’alimentare nella nostra regione sono 2.930. L’occupazione delle micro e piccole imprese della food economy (comprendente alimentari, bevande e ristorazione) nelle Marche, secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato è di 40.984 addetti. Le Marche sono tra le regioni con il maggiore peso dell’artigianato della food economy sull’economia del territorio, gli 11.921 addetti rappresentano il 2,7% dell’occupazione dell’intera economia regionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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