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COTTO E MANGIATO LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

LA FORTUNA DI CHIAMARSI DONNA

 

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Il mio nome è Donna, ma per gli amici sono “Altalena”. “Altalena” perché cambio umore oscillando con l’aria, così, non so neanche io perché. Un momento sono fatta di amore e armonia tipo Lucia di Fatima, l’attimo dopo voglio sganciare scie chimiche a zig zag per il pianeta. La gente la chiama “sensibilità”, ma per me è esaurimento nervoso a tutta randa. Ho sempre questa borsa piena di emozioni pronta a strariparmi nel petto…mi basta un niente e…PAF…quella esplode. Vedo la pubblicità di Intimissimi, mi sento un cesso dell’autogrill, corro in camera e piango. In radio c’è un pezzo che mi riporta al primo filarino, corro in camera e piango. In tv a tradimento danno Haichiko, il film con Richard Gere che muore e il suo cane che continua ad aspettarlo in stazione per anni (cazzo, Haichiko è tremendo, non guardatelo mai)…e prima rido, perché adocchio quel pennellone di Richard Gere, poi il pennellone trapassa, corro in camera e piango. Già, in quanto Donna piango molto. Mi si aprono i rubinetti e ciao…chiudili tu, se ci riesci. Quando l’astinenza pelvica si trasforma in castità monacale in cui dimentico di che sesso sono, pulisco. E quando pulisco, non è che mi limito a una passatina di straccio, io smantello tutto l’appartamento centimetro per centimetro, rastrellando pareti, piastrelle, sanitari, pannelli elettrici, tubature delle fogne fino a Rossano Calabro. Appena finito, guardo con orgoglio la mia casa sperluccicare, mi commuovo, corro in camera e piango. Poi, una volta al mese, ci sono “quei giorni lì”: mi sveglio e sono indecisa se buttarmi dal balcone o ammazzare qualcuno. Trovando più divertente la seconda opzione, vado a lavoro cercando un pretesto qualsiasi per inforcare il primo che mi contraddice. Se lo trovo e lo inforco, naturalmente poi ho i sensi di colpa, quindi mi nascondo dietro un armadietto e piango. Ho sempre questa lacrima latente pronta a traboccare nelle situazioni quotidiane più disparate, nonché quando lascio salire a galla dall’inconscio quelle riflessioni universali che mi tormentano ciclicamente. Quali riflessioni? Mah, tipo che la vita fa schifo, che non c’è niente che abbia senso in questo Universo, che il futuro non porterà mai soluzione a nessun problema, che tutto andrà sempre nel peggiore dei modi possibile. Sì, in quanto Donna sono più che pessimista: io vedo catastrofi ad ogni angolo. Quindi, a parte quando dormo, campo perennemente nell’ansia. Che culo, eh? E, come se questa robetta non bastasse, mi fa giornalmente compagnia la simpatica sensazione di non essere mai all’altezza, mai giusta, mai “abbastanza”. Abbastanza preparata, abbastanza forte, abbastanza coraggiosa, abbastanza intelligente, abbastanza bella. “Bella”: questo aggettivo merita un capitolo a parte. Un’intera esistenza passata sotto la lente di ingrandimento: misurata, pesata, centellinata, calibrata, scannerizzata, squadrata al millesimo. “Eh…ma c’è ritenzione idrica nella caviglia, non va bene…” “Mi scusi, non l’ho fatto apposta, adesso vado a fustigarmi…”….e naturalmente corro in camera e piango. Secondo i dettami sociali io, a qualunque età, dovrei apparire come perfetta strafiga al top, con la pelle di pesca, la quarta di reggiseno e le chiappe alte fino alle scapole. Poi, per non farmi mancare niente, dovrei essere anche comprensiva, paziente, accogliente, generosa, materna, rassicurante, allegra, dolce ma anche determinata, pudica ma all’occorrenza anche molto porca. Altro?? Sì: è gradita l’eleganza, fuori casa, tra le mura domestiche, sotto le lenzuola. Ah però…e quando mi riposo? Mai. Va bene, d’accordo. Allora provvedo subito a un restyling  del look casalingo, dove in effetti mi lascio un po’ andare. Ecco: un secondo capitolo a parte lo merita il negozio di intimo femminile. Un luogo in cui la merce a disposizione è per due tipologie di Donna: 1) la cerebrolesa infantile 2) la tigre della Malesia con marcate tendenze alla ninfomania. Non esiste una via di mezzo: o ti becchi i pigiamoni scafandrati di flanella col canarino Titty disegnato sul davanti (ma potrò alla mia età girare con Titty sulla maglietta??), le pantofole coi baffi di Gatto Silvestro e le mutande semi ascellari di cotone stile prima Comunione, oppure le sottovesti nere di pizzo trasparente, naturalmente coordinate al reggiseno push-up leopardato e al perizoma col filo interdentale di seta traslucida tra le chiappe, che fa molto “una volta ero una brava ragazza ma oggi sono a mio agio come puttanone di periferia”. Ma un pigiama normale, tinta unita, che non mi faccia sentire né una ritardata mentale né un’assatanata di salsiccia, esiste sulla faccia di questa Terra? Ovvio che poi, tra i due stili, mi tocca optare per Gatto Silvestro, se non altro per non morire di freddo sotto le coperte. Il mio lui mi vede, scuote la testa sconfortato perché gli spengo il battito animale, mi dice che gli faccio sangue quanto Anna Moroni della Prova del Cuoco, io corro in camera e piango. L’uomo…già. Capitolo a parte numero tre: quest’essere che mi guarda continuamente il culo, quest’essere che mi guarda e non mi capisce, quest’essere che non capisce. Uomo, mistero della fede, io te la do (la mia anima), ma tu prendila con tenerezza e pazienza, sopporta le mie nevrosi, sii il balsamo delle mie ferite. Perché quando ti prendi cura di me con gentilezza, ho il respiro che si scioglie in gola, il cuore lastricato di felicità, vedo il mondo pieno di luce e, naturalmente, corro in camera e piango.titti

Aho, per stasera ho preparato un completino intimo…che già immagino la faccia del mio piumone.

(gioia.morici@qdmnotizie.it)

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