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COTTO E MANGIATO LA RUBRICA DI GIOIA MORICI

PENSIERI SUL CARRELLO

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Centro commerciale Oasi. Ore 18,45. Famiglie, confusione, bambini posseduti, voci dall’altoparlante, vecchi indecisi, panettieri stanchi. Voglia di fare la spesa: meno centoquarantamilionidimiliardi. Perché non ho un maggiordomo filippino? Correggo: perché non ho un maggiordomo cubano? Correggo: perché non ho un maggiordomo cubano di trent’anni che mi sbriga le faccende domestiche e mi fa trovare tutto pronto?? Ah, già: perché sono povera. Spingo il carrello verso le bibite (prima indiscutibile tappa degli acquisti) ma per raggiungerle devo attraversare 15mila metri quadri di addobbi natalizi. Palle su palle di palle con palle da palle in palle tra palle: no, daaai, le palle no. L’albero no. Il presepe no. Il pandoro no. I canditi no. La neve no. Il Capodanno no. I Re Magi no. Le canzoncine no. Il Natale no-no-no. Ansia, sconforto, angoscia, depressione cosmica. Viaaa…di corsa verso gli alcolici. “Ma è vero che la risposta a tutte le tue domande è la birra?” “Birra”. Quanta ne prendo?? Due cartoni, poi mi infilo nel corridoio dei farinacei. Più o meno a metà, tra le orecchiette De Cecco e i rigatoni Barilla, c’è una bionda appariscente tirata a lucido come la Maserati di uno sceicco, che esamina scrupolosamente le confezioni sugli scaffali. La osservo: minigonna rossa di pelle, camicetta attillata con vistoso spacco su Poccia-Land, capello cotonato della serie “Farah Fawcett mi fa un baffone spaziale”, stivaletto nero con tacco a spillo e borchiette fetish che sdingolano a ogni maliarda sculettata. Non faccio in tempo a pensare “Ammazza, che tigre della Malesia!”, che lei agguanta un pacco di pasta tra le mani, lo sventola vittoriosa in aria e, rivolgendosi a una signora poco distante, grida con marcata cadenza dialettale: “Ah ma’, ampo’…c’è ‘ncora le CÒNCOLE!”. L’ultima volta che ho sentito il termine “còncole” (ovvero vongole) per chiamare i conchiglioni che si fanno al sugo, è stato nel 1983 dalla viva voce di mia nonna (pace all’anima sua), classe 1909, jesina DOC. Altro che Malesia…questa è de Borgo Garibaldi! Svolto, ridendo, nella corsia a lato, dove mi aspetta una bimba simpatica come una colica renale, che urla e saltella per il reparto solo per il gusto di rompere i coglioni al prossimo. La madre, genuflessa nello spirito, la rincorre con una bottiglietta in mano, chiedendole tremante: “Vuoi il succo alla pera o alla pesca a mamma? Dillo a mamma…la pera o la pesca? Eeeh…a mamma…??”. E più la figlia, cibosbraitando, la ignora, più lei ripete a litania “a mamma…”. È una specie di disco rotto: “Aaaaaaah!!!”-“A mamma….”-“Aaaaaaah!!!”-“A mamma….”-“Aaaaaaah!!!”-“A mamma….”. Vorrei dare a entrambe una mazzata tra capo e collo con il succo d’ananas da 3 litri, ma, onde accelerare la spesa, tiro dritta fino a uno slargo a metà strada tra verdura, salumi, carne, formaggi e manicaretti del giorno. “Iole, la vòi la lonza de maiale??”. “El pecorino stagionato, me raccomando, tajato fino…”. “Damme ‘na vaschetta de vincesgrassi, anzi, famo due”. “Nte la svizzera me ce metti un etto e mezzo de macinato de vitella e ‘na salsiccia Tomassoni”. “Come lo vedete a Trans?”. “A chi??”. “A Trans”. “Ah, a me de ‘sta robba sessuale non me ne frega proprio nie’, ognuno va a letto con chi je pare”. “Ma no, dicéo el novo Presidente amerigano!”. “Aaah…TRUMP! Eh, me dite Trans, chi càzziga ve capisce!”. “E va be’, quanto la fate pajosa, Tran-Trans…è uguale! Que ne pensàde??”. “E que n’ho da pensa’?? C’emo già tanti ‘ncialampi in Italia…ammo’ ho da preoccupamme pure pe’ quel’altri?? Signorì, vado ‘n po’ de prescia: quanto la fàde la bresaola?”. Ecco, pure al supermercato me tocca sopporta’ i commenti elettorali: non sanno manco se nell’amatriciana ce va la cipolla, adesso so’ tutti esperti de politica estera! Signore, famme sta’ calma, che sennò non c’arrivo a magna’ el panetto’. “Oh, scappi stasera pe’ San Martì?”. “Boh, miga cel so’ sci me ne va, so’ stracco morto…”. Ah, già, è San Martino, la festa dei cornuti. Ecco, questa sì che è una vera ricorrenza, altro che Natale! Una commemorazione VERA che ci affratella tutti in un unico grande abbraccio solidale. Raga’, inutile continua’ a raccontasse le cazzate: le corna ce l’avemo tutti. TUTTI. Cornuti se nasce, punto. L’elica del DNA, è scientificamente provato, si attorciglia assumendo la forma di un corno. Il quale corno è pertanto cosa insita nella nostra natura. Sdoganiamole, quindi, ‘ste corna, su. Nel terzo millennio siamo ancora incastrati in questo stadio primordiale dei legami basato sull’esclusivismo. Ma rilassiamoci, gozzovigliamo, buttiamoci nella mischia, amiamoci con generosità e smettiamola con ‘ste manie persecutorie di possesso. Che saranno mai due antennine sulla testa! L’importante è portarle con distinzione, signorilità, finezza. Parola d’ordine del 2017: eleganza. Perché una sola cosa fa la differenza in tutto nella vita: LA CLASSE. “Signora, sono 82 euro e 23 centesimi”. “Porco cazzo!” “Prego?” “No, dico, questo tempo è proprio pazzo…mi dà gentilmente tre buste? Grazie”.

  • Amore, posso chiederti una cosa particolare?
  • Dimmi pure, cara.
  • Ma tu…mi tradiresti?
  • Va bene.

 (gioia.morici@qdmnotizie.it)

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