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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

ANTON

Anton è nostro figlio, fratello, amico, e lo rivogliamo al più presto tra noi. Chissà se il desiderio di indipendenza, insito nei suoi diciassette anni, sarà mescolato alla paura, al senso di smarrimento ? Quell’idea di essere padroni assoluti della propria vita, che troppe volte si imbatte in un mondo ricolmo di insidie. Domande e pensieri che invadono la nostra mente e non lasciano indifferenti, in un clima di ansia e preoccupazione. Come colpisce la compostezza e la dignità con cui la sua famiglia, da nove giorni, sta affrontando questo dolore lancinante. Jesi si sta mobilitando per ritrovare una “sua” creatura, e sui social si moltiplicano gli appelli, a dimostrazione di come un insieme di singole persone, in certi momenti possa riscoprirsi comunità. Ricordiamoci che non serve travestirsi da investigatori, ma ogni possibile avvistamento va segnalato con tempestività alle forze dell’ordine. Non ci fermiamo ora, perché il giorno in cui Anton ritroverà di nuovo il sorriso, tra le braccia dei suoi genitori, il sole splenderà sopra tutti noi e sarà finalmente Primavera.

 

IL PONTE

ponte fiume Esino

Certo, non ha il fascino del Ponte Vecchio di Firenze, o di quello di Rialto a Venezia, ma il nostro Ponte San Carlo ha la sua imprescindibile utilità. Ma gli anni passano, il Fiume Esino si esibisce in bizzarrie come natura vuole, ed ecco che improvvisamente vengono svelate tutte le criticità del caso, e la decisione di obbligare Autobus e mezzi pesanti a transitare altrove, non aiuta di certo a far dormire sonni tranquilli. Peccato davvero, che meno di un anno fa, tutti i Politici locali, impegnati nel tour elettorale a Minonna, promettevano piste ciclabili, Piazze, e aree con tutte le tonalità del verde, da quello asparago financo al marino, passando per il pastello e il mimetico, dimenticandosi del vecchio caro ponte, unico collegamento tra la Città e il Borgo. In ogni caso non basteranno operazioni di “rattoppo”, ma si dovrà provvedere ad abbattere e ricostruire, al modico costo di 4 milioni. Considerato che rompendo tutti i salvadanai, in Piazza Indipendenza si arriva ad una disponibilità di circa 280 Euro, un problemino si pone, e il Ministero ha già detto no alla domanda di finanziamento. Con il nuovo governo sul punto di nascere, i parlamentari Jesini, vecchi e nuovi, sono chiamati ad una prova di forza, incisiva e continua,  con Ministro, sottosegretari e funzionari vari per far aprire il cordone della borsa. Grazie.

 

IL PALIO

Che Palio di San Floriano sia ! Gli stemmi sono appesi e l’araldo ha dato ufficialmente il via alla manifestazione, e gli Jesini si dividono tra chi mostra i trentadue denti e i portatori sani di musi lunghi. Molti pensano sia una delle kermesse più riuscite nelle Marche e non solo, grazie ad una organizzazione complessa ma impeccabile, e a guardare i numeri resta difficile sostenere il contrario. Altri, in particolar modo gli abitanti del Centro, la ritengono una rumorosa e poco suggestiva scopiazzatura di altri eventi. In realtà basterebbe considerarla una ben curata rievocazione Medioevale per iniziare un ragionamento che abbia una logica. Sicuramente a quell’epoca non si usava rullare sui tamburi per ore ed ore, i fuochi di artificio non erano stati nemmeno inventati e per mangiare una zuppa con un crostino non era necessario pagare tante monete, ma è anche vero qualche volta si potrebbe dare un morso a pane e pazienza. Oppure, sarebbe opportuno e necessario, aprire un tavolo permanente tra Ente Palio e residenti del Centro Storico, coinvolgendo anche Associazioni e chiunque possa aiutare ad arricchire e rendere il “San Floriano” gradevole per tutti, senza dover affrontare una frettolosa discussione nei primi giorni di Maggio. Buona festa, a chi la ama, e a chi sta già imprecando.

 

CIAO “LISBONA”

Da qualche ora è giunta la notizia della scomparsa di Luciano Bocchini, meglio conosciuto da tutti come “Lisbona”.

Ci lascia un vero e proprio “monumento” della Città”.

Impossibile non avergli voluto bene. Un gigante buono, sempre pronto a raccontare aneddoti e a dispensare buon umore.

Leader della tifoseria negli anni d’oro della Jesina, ha poi legato il suo nome al Largo Europa, di cui è stato anima e cuore. Ritroverà il suo amico di mille avventure sportive Gianfranco Gagliardini, mentre insieme a Stè Forcò passeranno giornate intere a scambiarsi i ricordi dei leoncelli che furono, con il pensiero verso lo spareggio salvezza del 20 maggio. Ciao mitico Lisbona. Jesi non si dimenticherà mai di te.

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

BENVENUTI A PIACENZA

Giorgio Benvenuti

Piacenza è una Città che non è mai entrata nelle mie simpatie. Durante le interrogazioni di Geografia, il dubbio se fosse un capoluogo dell’Emilia o della Lombardia era sempre presente.

Nessuno sul globo terraqueo ha mai rivendicato di esserci andato in vacanza.

Il suo clima si contraddistingue per nebbia e umidità, con le zanzare che in estate la eleggono a luogo di villeggiatura ideale.

Non vi è nato neanche un Imperatore, e di Archi in onore di un qualche Papa nemmeno l’ombra. Nonostante questi inconfutabili dati di fatto, Giorgio Benvenuti ha scelto di andare a dirigere la Polizia Municipale proprio a Piacenza, rinunciando brutalmente all’incarico nella nostra Jesi. L’unico motivo plausibile per addolcire la pillola, sarebbe scoprire che il Comandante nel tempo libero ama trastullarsi nella nobile arte della briscola, e ha voluto rendere omaggio alla terra che detiene il brevetto delle carte per tutti i giocatori del centro-nord Italia. In ogni caso, speriamo che qualcuno gli “stacchi” una bella multa per aver strappato un contratto già firmato, e soprattutto aver mancato di rispetto ad una Comunità.

 

TRISTEZZA

Mentre il mondo degli umani piange la giovanissima Rebecca, morta a causa di un trauma cranico avvenuto mentre si divertiva nel giocare a Rugby, sui social gli imbecilli trovano il modo di farsi notare.

Per commentare questa tragica fatalità, in una pagina con quasi 2500 seguaci, che si occupa salute, benessere, bellezza naturale e compagnia cantante, compare questo post: “Le donne devono tornare a fare le donne… nella vita come nello sport come in tutto altrimenti andrà sempre peggio…”.

L’autore di questa genialata, non solo dimostra di non conoscere l’uso delle virgole, e cosa ben più grave, dileggia una vita spezzata, ma lancia un messaggio forte e chiaro: la donna ha bisogno di tenersi in forma, mangiare sano e curare il proprio corpo, ma solo per esser stimolante verso l’uomo, del quale deve essere subalterna e genuflessa. Sarò ingenuo, ma nel bel mezzo del 2018, cotanta bestialità mi colpisce e travolge. A te Rebecca, splendido pilone, invio un bacio e una preghiera laica: Ovunque tu sia, aiutaci a sconfiggere l’ignoranza.

 

BENE, MA NON BENISSIMO

Riassunto della situazione Politica Italiana dopo che sono passati due mesi esatti da quel “maledetto” 4 Marzo: La Lega aumenta i propri consensi anche quando si vota a Paperopoli, e Salvini è già sopra una ruspa in direzione Palazzo Chigi, con tanto di Elisa Isoardi e un fusto di birra. Silvio, spera ancora in una grande ammucchiata; chi lo avrebbe mai detto ? La Meloni continua a parlare, ma nessuno se ne accorge. Di Maio, prima a flirtato con la Lega, poi ha amoreggiato con il PD; ora è passato all’autoerotismo. Di Battista aveva promesso di andare in esilio, ma lo ritrovi sempre In qualche trasmissione televisiva, da medicina 33 a melaverde. Renzi continua di soppiatto a dirigere i Democratici, ma ha messo Martina a fare il reggente, che però deve vedersela con Rosato, che a sua volta deve respingere le critiche di Cuperlo, che intanto attacca Franceschini, che non sopporta Orfini…. che al mercato mio padre comprò. La Sinistra è impegnata in una non stop per risolvere i problemi del Guatemala; non disturbare, grazie. In questo contesto, l’escalation delle esclamazioni del Presidente Mattarella è stata la seguente: serve pazienza, troveremo una soluzione, porca pupazza, ma chi me lo ha fatto fare, cacchio, sto perdendo la pazienza, bastardi. In vista delle consultazioni di Lunedì, si andrà a confessare preventivamente. A.A.A. buonsenso cercasi disperatamente.

 

SOLO IL FATO LI VINSE

«Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. Il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”.» Scrisse così una delle “penne” più famose d’Italia, Indro Montanelli, sul Corriere della Sera. Il 4 maggio 1949 scomparve in toto una squadra leggendaria, capace di dominare per anni il calcio italiano.  Tutto cominciò qualche mese prima, quando la nazionale italiana, piena zeppa di giocatori granata, affrontò il Portogallo. Fu la prima partita del dopo Pozzo: il ciclo dell’indimenticato C.T, che l’11 maggio del 1947 schierò dieci granata d’azzurro contro l’Ungheria, era giunto al termine. La Nazionale era stata affidata a Ferruccio Novo, vale a dire il presidente del Torino. Proprio in quell’occasione, il capitano del Portogallo, Ferreira, in cerca di un team all’altezza per la sua partita d’addio, convinse Valentino Mazzola a portare il Torino a Lisbona, per giocare contro il suo Benfica. Novo non era affatto contento, poiché la trasferta portoghese si sarebbe accavallata con la parte finale del campionato. Si arrivò così ad un compromesso: se non si fosse perso contro l’Inter, diretta concorrente al titolo, la squadra avrebbe avuto l’ok della società. San Siro era una bolgia per la partita più importante dell’anno. Finalmente c’era la possibilità di combattere quegli undici marziani, che l’anno prima avevano vinto il campionato con sedici punti di vantaggio sulla seconda. L’Inter voleva a tutti i costi spezzare l’egemonia granata, mentre il Toro dalla sua, voleva confermarsi campione per l’ennesima volta, ma doveva fare a meno di un febbricitante Mazzola, indubbiamente il giocatore più forte. Ma alla fine fu 0 a 0, così la squadra partì quasi al completo per Lisbona. Una delle poche volte, forse l’unica, dove i tifosi, a posteriori, avrebbero preferito una sconfitta.

Restarono in Italia solo il portiere Gandolfi, il terzino Toma, il telecronista Nicolò Carosio e il presidente Ferruccio Novo, a letto malato. Neanche Mazzola era ancora del tutto guarito dall’ influenza, ma come poteva rinunciare a quella trasferta che proprio lui aveva organizzato? Invano un altro grande giornalista, Carlin Bergoglio, aveva cercato di convincerlo: «Non andare, sei ancora malato». «I campioni e lo sport vanno onorati degnamente», sosteneva capitan Valentino. Uomini d’altri tempi… La partita la vinsero i portoghesi, poi subito il ritorno in Italia. Nonostante fossero giunte dall’Italia notizie poco rassicuranti (pioveva a dirotto, il Po straripava), l’aereo del Toro era decollato lo stesso in direzione Malpensa. A Barcellona, dove aveva fatto scalo per il rifornimento, il comandante Meroni era stato avvertito delle critiche condizioni meteorologiche di Torino. Eppure, chissà perché, aveva deciso di ignorare il previsto arrivo a Milano per atterrare proprio nel capoluogo piemontese. Evidentemente Il destino aveva deciso così. L’aereo si schiantò sul monte Superga. Erano le 17:03. Quel drammatico pomeriggio ci lasciarono tutti i presenti sull’aereo. La notizia si sparse velocemente e la strada per Superga diventò subito preda di centinaia di persone. Appresa la notizia, anche Pozzo corse subito sul posto. L’ex CT conosceva alla perfezione quella squadra… «Su un lato, spazzando i rottami, qualcuno aveva già disposto quattro o cinque cadaveri. Erano i corpi di Loik, Ballarin, Castigliano… Li riconobbi, e li nominai. Li conoscevo, oltre che dal viso, dagli effetti personali, da tutto. Fu allora che mi accorsi che un carabiniere, mi seguiva e prendeva nota di quanto dicevo. “Nessuno meglio di lei…”, sussurrò. Mentre rovistavo fra i resti di ciò che giaceva al suolo, ricordo che un uomo mi mise una mano sulla spalla e mi disse in inglese: ‘Your boys”… Era John Hansen della Juventus, anche lui accorso fin lassù. Non so se piangessi, in quel momento. Dopo scoppiai in lacrime…» Ricorderà dieci anni dopo Pozzo in un’intervista. A poche ore dall’incidente, in tutta Italia è già lutto nazionale: il Grande Torino era l’orgoglio di tutti gli italiani, non solo dei tifosi granata. Ma in un attimo era finito tutto. Gli invincibili purtroppo non erano immortali. Nessuno ora si fidava più dell’aereo. Il trauma sarà così grande che un anno dopo l’Italia partirà per i Mondiali brasiliani in nave invece che in aereo. Proprio quei Mondiali che una generazione così forte avrebbe dovuto giocare dal 1942 al 1950, e chissà, magari vincerne almeno uno, vista la forza indiscussa e inarrivabile. Ma prima la guerra, poi la tragica morte, non glielo permetteranno.

Oggi, 4 maggio 2018, giorno del 69° anniversario della tragedia, i cuori di tutti gli italiani si tingono di granata. “Forse era troppo meravigliosa questa squadra perché invecchiasse; forse il destino voleva arrestarla nel culmine della sua bellezza.” Tutte le squadre hanno una storia, ma solo il grande Torino è Leggenda.

* Tratto da Romanzo Calcistico.

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

UNA PAGLIACCIATA INUTILE

A Macerata, in occasione delle celebrazioni per il 25 Aprile, qualche buontempone ha appeso in Piazza un mega fantoccio raffigurante Il Duce, e ha invitato i bambini presenti a spaccargli la testa penzolante, in cambio di appetitose caramelle.

Una prova di “forza” infantile e controproducente, una goliardata idiota, aggravata dal voler coinvolgere dei ragazzini, che avrebbero di certo preferito correre o tirare due calci ad un pallone in un bel parco.

La storia, come sempre, ha distinto con nitidezza gli oppressori da coloro che hanno lottato per la libertà.

Il Regime nazifascista e la conseguente Resistenza non possono essere catalogati a burla. La rappresentazione farsa di quanto accaduto a Piazzale Loreto, è stata una ignobile mancanza di rispetto verso i nostri connazionali che il sangue l’hanno versato davvero. Alle generazioni nuove e nuovissime, chiamate a vigilare affinché l’inferno non abbia mai più posto sulla terra, sarebbe stato utile regalare un libretto dal titolo “Lettere di condannati a morti della Resistenza Italiana” , ma evidentemente gli organizzatori di questa messa in scena pagliaccesca non sanno nemmeno leggere.

 

UN’OCCASIONE PERSA

Suggestivo il terzo murales comparso nei grandi palazzoni di Via San Giuseppe.

Una corda rossa che passa attraverso finestre e terrazzi, a celebrare e rendere attuale l’antico mestiere dei cordai.

Arte, idee e colori come punto di partenza per un quartiere che necessita di un riscatto.

Semplice e genuina la festa che accompagnato l’inaugurazione della nuova opera, con la musica fatta partire direttamente dai balconi, e le piccole attività commerciali protagoniste insieme agli abitanti del rione, a rimarcare un senso di appartenenza che viene intaccato, ma non distrutto, dagli assilli quotidiani. Spazio anche a “Jesi in Comune”, che di sorridere non aveva proprio voglia, e ha posto l’accento sulle tante criticità esistenti. Largamente condivisibile il contenuto del volantino, da rivedere la tempistica della sua distribuzione. Ma in un contesto gioioso e inclusivo, non è passata inosservata l’assenza quasi totale di famiglie straniere. Un’occasione inspiegabilmente persa per coltivare quei rapporti umani fondamentali ad annodare i fili di un discorso, già di se complesso. I rappresentanti delle varie Comunità sono chiamati a riflettere.

 

LE RECITE DI FINE ANNO

L’anno scolastico sta volgendo velocemente al termine, e nelle scuole dell’infanzia si stanno ultimando i preparativi per la recita finale.

Un appuntamento immancabile, che ha le proprie regole.

I babbi devono puntualmente saltare la finale interaziendale di calcio a 8, mentre le mamme sono costrette ad estenuanti sedute di manicure.

Generalmente i frugoletti iniziano la loro festicciola nel pomeriggio, ma già dalle prime ore del mattino iniziano le diatribe per occupare la prima fila, con Nonna Crudelia a difendere con unghie, denti e cinghia della borsa, i posti per due alberi genealogici, e la vicina di casa che non ha una mazza da fare. Tutti seduti, lo spettacolo può iniziare, ed è obbligatorio fare il video al pargoletto mentre ci canta le gesta del coccodrillo che sorseggia camomilla, per poi farlo vergognare quando avrà vent’anni e si presenterà a casa con Miss Intimissimi. Applausi a scena aperta, e via con la carrellata delle foto. Una volta le istantanee polaroid volavano in aria come coriandoli, ora si acquista appositamente il nuovo Samsung S148. Si narra che qualche genitore, per maggior sicurezza, abbia direttamente contattato Oliviero Toscani. La merenda all’aperto è la giusta conclusione di una bella giornata, e tutti a fiondarsi sulla cicerchiata preparata dalla bidella Filomena, già riconosciuta dall’ONU come arma di distruzione di massa, mentre zia Nandina, giunta appositamente da Roma, offre a chiunque un pezzetto di abbacchio per “sciacquarsi la bocca”. Chi se ne importa se abbiamo obbligato i figlioli a mangiare per tutto l’anno, pasta di semi integrale, cremina di piselli e farro in brodo vegetale.  Una mamma pulisce con le lacrime la strisciata d’erba sui pantaloni bianchi appena comprati del proprio cucciolo, intanto il marito è impegnato in una sfida all’ultimo balzo di corsa con i sacchi. Scene di ordinarie recite di fine anno.

 

PRIMO MAGGIO

“Dove andiamo il primo Maggio ?”.

Questa è la domanda più ricorrente in questi giorni, ed alla fine tra concerti, natura, arte, passeggiate al mare rigorosamente con dei passeggini, le proposte non mancano di certo. Anche se la Società è stata corrosa da precariato, jobs Act e porcherie affini, spero abbia ancora un senso ricordare che si tratta della festa del lavoro, e voglio farlo con le parole di Giorgio Gaber.

“Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un garofano è spuntato d’un sol colpo fra le dita
ma sicuro che sbadato oggi è maggio che ci invita
ad unirci fino a sera per la nostra primavera
forza amici in allegria questa nostra festa sia.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Via di corsa tutti in piazza tutti fuori ad applaudire
c’è persin la mia ragazza sotto il sol dell’avvenire
Le officine oggi son vuote dorme il tram nel capannone
rosso maggio le tue note della strada son padrone.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Questo giorno è tutti i giorni tutto l’anno vi è racchiuso
primo maggio tu ritorni a dar forza a chi è deluso.
Questa festa è una gran festa non ce l’hanno regalata
su leviamo alta la testa noi l’abbiamo conquistata.

Un giorno per chi vive nel lavoro
un giorno per chi spera nel futuro
un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.

Un giorno per chi lotta con coraggio
è il nostro giorno è il primo maggio.”

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

IL DUCA

Un Collegio Docenti con uno schioccar di dita, propone di cancellare una storia lunga settanta anni.

scuola duca amedeo di savoia

La scuola media “Duca Amedeo di Savoia” dovrebbe cambiare denominazione ed essere intitolata a Paolo Borsellino. Alzo subito le mani, sono ex “Duchino” orgoglioso, e pur consapevole che i problemi da affrontare sono ben altri, la notizia mi turba parecchio. Sarò forse l’ultimo dei romantici, e forse persino un po’ nostalgico, ma credo che le scuole, come le Piazze o le Vie, dietro ad un nome abbiano anima, frammenti di vita, e sfugge il motivo per cui debbano essere geneticamente modificate. Provate ad immaginare se il Liceo “Giulio Cesare” di Roma cantato da Venditti, o la Via Paolo Fabbri di Guccini, improvvisamente cambiassero nome.

Sapevamo di non avere laboratori all’avanguardia e le palestre erano ex magazzini, ma avevamo fierezza nel frequentare la scuola che era stata dei nostri padri, quella nel cuore della Città. Epiche le sfide a Pallavolo con i “Leopardiani”, ovvero quelli della Jesi nuova, e i “Federiciani”, generalmente stanziati a Sud-Est, con noi “Duchini” ingiustamente considerati un pochino snob. Oltre alla tempestiva necessità del cambio di denominazione, non si capisce neanche il criterio con il quale sia stato scelto il Giudice Borsellino. Lungi da me non considerare rilevante e fulcro della civiltà la lotta alle mafie, ma allora perché non considerare Giovanni Falcone o Rosario Livatino, solo per citarne due. In ogni caso dal Comune, nonostante i mal di pancia e la tardiva retromarcia dell’Assessore Butini, hanno dato il proprio assenso. Ora, la decisione definitiva spetterà a qualche funzionario di un freddo ufficio Regionale. Ma cosa vogliono saperne se non hanno frequentato “il Duca” ?

 

VERSO IL 25 APRILE

lapide via xx settembre

Forse non tutti lo sanno, ma a Jesi, in Via XX Settembre, in prossimità di una curva, si trova una targa con su scritto “Qui nei giorni 8 e 9 Febbraio 1944 furono fucilati dai fascisti della Repubblica di Salò i partigiani Magnani Armando e Panti Primo combattenti per la libertà d’Italia”.

Magnani (7.10.1891 – 8.2.1944), elettricista di Belvedere Ostrense, fu accusato di di aver sottratto grano all’ammasso di Staffolo per distribuirlo alla popolazione civile.

Venne fatto prigioniero insieme ad Augusto Bernacchia, in favore del quale intervennero i sacerdoti Don Arduino Rettaroli e Don Gino Paoletti. Grazie a loro riuscì a salvarsi , ma dovette assistere all’esecuzione di Magnani, il quale corpo restò abbandonato sul luogo, sotto la pioggia, fino a sera.

Primo Panti (28.12.2011 – 9.2.1944), muratore di Jesi, fu catturato durante un rastrellamento, e a nulla valse l’intervento del Vescovo Mons. Falcinelli. Nel muro sono ancora visibili i segni dei proiettili. Al di là delle convinzioni di ognuno, in questi giorni di avvicinamento al 25 Aprile, trovare il tempo di un passaggio davanti a questa lapide, e magari lasciare un fiore, significherebbe riconoscere le radici della nostra Città, rendendo omaggio ad una storia drammatica ma reale.

 

TUTTI AL MERCATO

Nella breve ma splendida gita a Firenze ho avuto modo di rimanere a bocca aperta entrando nel mercato coperto del centralissimo quartiere San Lorenzo, a due passi dal Duomo.

 

Il Mercato delle Erbe

Un insieme di colori armoniosi a far da culla alle tipicità locali, con bistecche, lampredotto e finocchiona sugli scudi, e la possibilità, dopo aver fatto brillare gli occhi, di dar soddisfazione anche al palato, in spazi accoglienti.

Anche Jesi, pur se in dimensioni ovviamente più ridotte, ha la struttura da sempre idonea ad ospitare il mercato in Piazza delle erbe, che con idee, volontà e qualche soldo da investire, troverebbe il suo riscatto diventando una vera e propria perla.

Ortolani, macellai e panettieri che si mescolano a produttori biologici e apicoltori.

Un esposizione di ciò che sappiamo fare con esperienza e abilità, a partire da “Sua Maestà” il Verdicchio, autentico Ambasciatore Jesino nel Mondo, fino all’olio, passando per i formaggi dei nostri splendidi caseifici.

Spazio alle botteghe artigianali, per riscoprire l’utilità di quei mestieri in via di estinzione, come il calzolaio, il piccolo falegname o l’arte della sartoria. Un luogo di incontro, di specialità enogastronomiche e cultura popolare. Per ora, al netto delle chiacchiere, tutto ciò sembra restare un sogno.

 

RUSSIA 2018

Gli azzurri passeranno l’estate a organizzare trenini nei villaggi turistici, e Gian Piero Ventura forse starà ancora con i piedi a bagno in quel di Zanzibar, ma i Campionati Mondiali di calcio 2018 si disputeranno ugualmente.

notti magiche Totò Schillaci

In Russia l’organizzazione procede spedita, e sta per essere ultimata la cerimonia di apertura, con l’obiettivo di stupire.

Le indiscrezioni raccontano di un orso, vero e vivo non un peluche, che consegnerà il pallone ufficiale all’arbitro. Speriamo che Putin abbia il senso del limite e non voglia colorare il cielo con qualche missile.

Intanto in terra Italica, gli adepti del “Dio Eupalla” si stanno scatenando nel mostrare le innate conoscenze tecnico tattiche ed indovinare la squadra che alzerà la Coppa. Sarà ancora la Germania, rinfrancata dall’assenza di spaghetti e mandolini Italiani, la Spagna, pronta a sfoderare i nuovi gioiellini delle cantere, o i galletti francesi, tanto altezzosi quanto massicci ? Ma no, trionferà il Sud America, con il Brasile che riproporrà il football toda joia toda beleza, o l’Argentina di Leo Armando Maramessi.

Ma la vera sfida è per neofiti, principianti, antipallonari e mogli con le scatole piene, nel trovare la squadra da simpatizzare, tifare, e spingerla fino a farla diventare la Nazionale rivelazione. La gamma di scelta si presenta molto vasta: Per le classi più abbienti si suggerisce di puntare su Panama, che ricambierà il sostegno ricevuto aprendovi un conto corrente fittizio. Per chi ama distinguersi è ben presente l’opzione Islanda, sapendo che l’originalità dell’azzardo sarà apprezzato dalle ragazze in cerca di originalità. Chi invece si vuole affidare al vecchio metodo “n’do coglio coglio” può indossare un chimono e sorridere senza apparenti motivi, per diventare un vero supporter del Giappone. Se si vuole sfidare la cabala, pronti con le note di Cielito lindo e forza Messico, squadra che partecipa praticamente sempre, ma l’unico segno che di solito lascia è l’odore di peperoncino in aria. Per narratori e sognatori ogni compagine Africana può essere quella giusta: Dal Senegal  al Marocco, dalla Nigeria fino all’Egitto, la simpatia è assicurata, il risultato finale un po’ meno.  Va bene, forse non saranno “notti magiche”, ma è comunque un gioco che vale la pena vivere.

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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