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Jesi

di VENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

TUTTO SUL 2 GIUGNO TRA STORIA E CORBELLERIE DEI GIORNI NOSTRI

Anche se il “maledetto” calendario 2018 si è beffardamente divertito a tirarci un tranello, domani si celebra la festa della nostra Repubblica.

Il 2 giugno 1946, gli Italiani scelsero di chiudere dopo ottantacinque anni con la dinastia Savoia, per abbracciare la Repubblica Costituzionale. La prima votazione a suffragio universale, un referendum istituzionale dal risultato non scontato, in un Paese sfibrato dalla dittatura Fascista, unito solo dalla geopolitica e tutto da ricostruire. In favore della Repubblica i voti furono 12.717.923, contro i 10.719.284 per la Monarchia, con polemiche e accuse di brogli diradate soltanto dal passar degli anni. Una vittoria non piena, che evidenziò la lacerazione della Nazione, con i Monarchici sconfitti ma forti dei risultati ottenuti nel Sud, dove toccarono punte altissime a Napoli con il 78%, Lecce 75%, Catania 68%. I dati definitivi vennero comunicati il 10 Giugno: considerati i tempi per lo spoglio che si impiegano ancora oggi in qualche seggio, di passi in avanti da questo punto di vista, ne abbiamo fatti pochini.

Jesi partecipò in massa all’appuntamento, con oltre il 93% degli aventi diritto che si recarono alle urne, e anche il risultato finale fu a suo modo importante. La lunga lotta di Liberazione che vide protagonista la Città, con tanto di sangue e proiettili lasciati per strada, portò i sostenitori della Repubblica all’ 87%, ben oltre al dato complessivo di tutte le Marche (allora definite come Circoscrizione di Ancona), che si attestò intorno al 70%. Anche nelle elezioni congiunte per l’elezione dell’Assemblea Costituente, Jesi mostrò la propria originalità. Il Partito Repubblicano risultò essere la prima forza politica con un clamoroso e roboante 32,9%, rispetto al magro 4.3% ottenuto a livello Nazionale. Andò bene il Partito Comunista al 29,5, mentre la D.C. si fermò al 16,4%, quasi 20 punti in meno al risultato nella sua interezza. La democrazia iniziò a gettare le sue fragili radici, e nel tempo questa ricorrenza ha iniziato a perdere smalto nel cuore degli Italiani,  svuotata del suo significato politico,culturale e simbolico.

Addirittura negli anni settanta, con un decreto si decise di sopprimere il giorno di festa collegato ad essa, spostando le celebrazioni in modo generico, alla prima Domenica di Giugno.

Soltanto nel 2001, il Presidente Ciampi restituì dignità a quel giorno del 1946, facendolo tornare festivo, ma  i sussulti sono soltanto per gli amanti di sfilate Militari e Frecce Tricolore.

Il 2018 poteva essere l’anno della svolta, ed invece nulla da fare.

Il generoso Luigi Di Maio ha provato a rendere viva questa giornata, convocando a Roma una grande manifestazione per difendere il Paese dal quel pericoloso dittatore di Sergio “Pinochet” Mattarella, ma quel diavolaccio di Salvini ha fatto saltare tutti i piani.

Quindi “peace & love”, e tutti insieme a salutare il nuovo Governo, con palloncini e bandiere Italiane, ricordando che vanno bene anche quelle con “Ciao”, l’ oscena mascotte di Italia 90, o la scritta “Nutella”.

Delusa Giorgia Meloni che aveva già iniziato a raccogliere le firme a supporto della richiesta di impeachment verso Mattarella, e ora dovrà usarle per impedire l’apertura di un centro massaggi a Tor Pignattara. Aveva avuto uno scatto di orgoglio anche il Partito Democratico, con la bellezza di due esponenti della Direzione nazionale che facevano la stessa proposta in vista di elezioni anticipate. Non preoccupatevi, sono già tornati a darsele con la roncola.

Sarà una semplice giornata di lavoro per il Professor Conte, impegnato a preparare i primi provvedimenti da emanare con urgenza. Per lui, solo una fugace festicciola in famiglia, a festeggiare il decimo anniversario della sua laurea in “millanteria applicata”, ottenuta alla Duquesne University di Casalpusterlengo.

L’unico che non dimenticherà  questo 2 Giugno sarà Carlo Cottarelli. Doveva essere Presidente del Consiglio, e invece rimane un noioso snocciolatore di numeri. Entrato a Palazzo Chigi con zainetto e un trolley carico di pigiama, biscotti con le gocce di cioccolata, ciabatte infradito e una caffettiera, è uscito in un batter di ciglia, tra ali di folla che esclamava a voce alta: “Cottaaa…chi ???”.  Wl’italia !!!

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

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