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di venerdì

diVENERDÌ / PENSIERI E PAROLE IN PILLOLE

JESI, 23 febbraio 2018 – Sono ufficialmente in vacanza. In viaggio verso il Trentino, Val di Fassa.

Qualche giorno di relax, a prendere quella che i nostri nonni chiamavano “aria buona”, mangiando qualche gustosa polentina accompagnata da un genuino calice di rosso.

Mi lascerò alle spalle i problemi che la quotidianità terribilmente impone, e anche il Burian che molto probabilmente soffierà su Jesi. Avendo nella memoria i flash del clamoroso 2012, quando il bianco coloro’ tetti, strade, e le nostre abitudini, l’idea di “cazzaggiare” laddove la neve e il freddo sono nobili padroni di casa, e non sgraditi ospiti, non mi dispiace affatto. È vero forse perderò le code dal ferramenta per contendersi l’ultima pala disponibile, la visione di donne che non sanno rinunciare al tacco 18 e camminano come papere imbolsite, e uomini che provano a montare le catene, scambiando le gomme per delle lonze da stagionare, ma ho deciso che me ne farò una ragione.

Stacherò la spina da una delle campagne elettorali più demenziale della storia Repubblicana. Niente contatto umano e poche idee, ma solo slogan vecchi e nuovi, sondaggi artificiali, e le lame dei nostalgici che rispuntano in modo vigliacco.

Qualche giorno di vacanza appunto. Avrei potuto evitare di scrivere le mie strampalate parole settimanali, ma ho scelto di non “abbandonarvi”. Tra la complessa compisizione della valigia, e gli sguardi ai bollettini meteo, i social mi hanno fatto imbattere in una lettera che mi ha colpito, e che condivido con tutti voi pazienti lettori.

Chi scrive è la figlia di un ex lavoratore della Tecnowind, azienda dichiarata fallita. Perché “mentre tutto scorre” è necessario ricordare che la dignità degli uomini non ha mercato.

La Tecnowind è fallita. Insieme a lei sono falliti i sogni di mio padre e di tutte le persone oramai grandi che lavorasno lì. Con lei è fallita anche una parte del mio cuore, che vede i miei genitori spaventati, tristi, amareggiati. La Tecnowind è fallita. Io sarò una sognatrice, ma ancora non ci credo. Non posso credere che 240 famiglie da oggi non hanno più un lavoro, un obiettivo, un motivo per mettere la sveglia alle 6,40 per poi andare frettolosamente a lavoro. No, non ci credo, ma oggi sono costretta a crederci. La sirena non suonerà più, mio padre da oggi è disoccupato, forse sente di aver fallito tutto nella sua vita, ma non è così. Papà è il mio eroe, papà mi ha regalato i momenti migliori con le sue lacrime, il suo sudore, la sua fatica, i suoi dolori per crescere nel migliore dei modi. Vorrei far sapere a mio padre, e alle 240 famiglie, che non hanno fallito niente. Da oggi, questi operai vedranno la notte fonda, e non per colpa loro. Alzate la testa e cercate le stelle più luminose, perché domani sarà un giorno migliore”.

 

Marco Pigliapoco

marco.pigliapoco@qdmnotizie.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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