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Elezioni / Gian Mario Mercorelli: «Vogliamo rappresentare, non comandare» (video)

Continua il confronto con i candidati alla presidenza della Regione Marche, Gian Mario Mercorelli del Movimento 5 Stelle ha risposto alle nostre domande

JESI, 17 settembre 2020 – In vista delle elezioni regionali del 20 – 21 settembre la redazione  di QdM Notizie ospita i candidati presidente. Questa volta è stato il turno di Gian Mario Mercorelli, candidato del Movimento 5 Stelle.

Nonostante le spinte che sono arrivate a livello nazionale, non avete costruito l’alleanza con il centrosinistra ma avete scelto la strada dell’autonomia. Quali le motivazioni?

L’unica regione in cui M5S e Pd corrono insieme è la Liguria, dove erano entrambe all’opposizione. Noi abbiamo fatto la proposta di apertura di un tavolo in tempo utile, chiedendo la scelta di un candidato di assoluta garanzia e di conseguenza la discussione sui temi, per valutare i punti di contatto. La risposta fu che il candidato Mangialardi era intoccabile, e da quel momento la chiusura è stata totale. La narrazione mediatica del Pd è stata un’invenzione, sotto la regia del Sindaco di Pesaro, Matteo Ricci.

Nell’ultima legislatura il M5S ha avuto tre fuoriusciti tra gli eletti. Cosa è successo, e pensa sia una situazione che si potrà ripetere?

Quelle persone sono sempre state marginali rispetto al Movimento. Il problema è stato nel percorso di selezione. Gianni Maggi e Romina Pergolesi, scegliendo il centrosinistra, sono semplicemente tornati in una casa da cui non si sono mai allontanati, mentre Sandro Bisonni non ha voluto dare nemmeno spiegazioni. Di questo ci scusiamo con gli elettori. Io posso garantire che non accadrà più, perché il tenore è radicalmente diverso. La base del Movimento si è ravvivata dopo questi eventi, con voglia di partecipazione e rilancio. Questa è la cosa più importante, anche al di là del risultato elettorale.

In questa campagna elettorale lei ha girato le Marche in lungo e in largo. Ha trovato realmente il malessere che viene dipinto da molti, o siamo di fronte a un riflesso politico?

Rispedisco al mittente le posizioni della destra, tipo quella di Giorgia Meloni, che viene nelle Marche a dirci che tra qualche mese entreremo nel sottosviluppo. Una lettura superficiale e non reale. Ci sono delle difficoltà evidenti, ma i marchigiani hanno sempre saputo reagire con la schiena dritta, lavorando in silenzio senza aggrapparsi a nessuno che li traini, penso al terremoto, o alla crisi del 2008. Abbiamo il dovere di aiutare le persone, ma le risorse umane ci sono. Le cose da fare sono centinaia, visto che siamo stati totalmente abbandonati dalla sinistra. Noi ci candidiamo non per andare a comandare, ma per rappresentare, offrendo la possibilità di innovare.

Il Covid ha estremizzato problematiche importanti, come la ricostruzione post terremoto o la questione Sanità. Quali le vostre posizioni?

Io sono di Tolentino, e da quattro anni sono fuori casa. Il problema è stato palese fin dall’inizio, con Vasco Errani che ha voluto utilizzare il modello Emilia-Romagna, in una realtà come la nostra che invece è molto diversa, anche morfologicamente. Ora si può e si deve sburocratizzare, potenziare le Usr, alleggerire il sistema.  Sulla sanità legata al tema Covid, mi viene subito in mente il Covid Hospital di Civitanova Marche. Un’opera da 12 milioni di euro, facendo passare i soldi dai Cavalieri di Malta. Un ospedale che è stato aperto una settimana, ospitando tre pazienti. Ora per lo smantellamento servono altri 2 milioni, soldi prevalentemente pubblici. Questa è stata “ l’abilità gestionale”  di Ceriscioli e compagnia per quanto riguarda l’emergenza, con un piano pandemico lasciato dentro al cassetto.

La sanità pubblica ha sostenuto tutto il peso della pandemia, nonostante nel pre Covid si sia strizzato spesso l’occhiolino verso quella privata. Quale la vostra idea di Sanità?

Veramente pensiamo che nel 2020 non ci sia la possibilità di organizzare il servizio pubblico per non fare aspettare un anno un esame? No, io alle favole ho smesso di crederci da un pezzo. La volontà è quella di dare la sensazione che il privato è efficace, efficiente, veloce,mentre il pubblico no. Questo serve a creare sfiducia verso gli ospedali pubblici, che invece nonostante le difficoltà, sono enormemente superiori rispetto a quelli privati. La Sanità pubblica va rilanciata.

Palazzo Raffaello viene percepito dai cittadini come una struttura molto “lontana”. Quali gli strumenti per farli avvicinare?

La partecipazione vera e propria verso il discorso amministrativo e legislativo della Regione, con il coinvolgimento attivo nella stesura delle leggi. Poi serve investire nella digitalizzazione, per sentire il Palazzo più vicino per quanto riguarda le necessità. Un portale pubblico, con spazi specifici per ogni categoria, da cui si possono espletare tutte le necessità burocratiche.

Come avviene in ogni tornata elettorale riappare il concetto di “voto utile”, e dagli schieramenti di centrodestra e centrosinistra parte l’attacco al M5S. Come rispondete?

La verità è che centrodestra e centrosinistra parlano lo stesso linguaggio, quindi torna il discorso del voto utile, ma non rispondono nel merito delle questioni. Il voto utile invece è per chi si vuole occupare del popolo marchigiano, ovvero il M5S.

Qual è il “cuore” del vostro programma?

Ricostruzione post sisma e del sistema sanitario. Poi c’è il discorso dei soldi in arrivo con il Recovery Fund, che necessitano di una pianificazione accurata e attenta, sedendosi con le associazioni di categoria e i vari portatori di interessi, per evitare al massimo il rischio di commettere errori.

Dove pone l’asticella di soddisfazione rispetto al risultato elettorale?

Al primo posto. Vogliamo vincere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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