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Alta Vallesina

FABRIANO / ALDO MORO RACCONTATO AGLI STUDENTI DAL DIRETTORE DE “L’ESPRESSO” DAMILANO

L’intervista a Marco Damilano

 

FABRIANO, 9 novembre 2018 – La musica di una radio che viene spezzata da una voce incredula. Edizione straordinaria per il giornale radio di Radio 2, con il giornalista Cesare Palandri a raccontare l’incredibile: “l’Onorevole Moro è stato rapito”.

La voce del giornalista spaccata dall’emozione come punto di partenza per un raccont che si lega all’infanzia del Direttore de L’Espresso, di bambino di quinta elementare con una scuola a pochi passi dalla strada dove trovarono la morte i 5 uomini della scorta si Aldo Moro. Edizione straordinaria drammatica ed intensa nella sua rapidità, dove ancora non si parlava di rivendicazioni, ma si temeva per la sola che tutti immaginavano: Brigate Rosse.

Una voce che si inceppa quella in radio, e che conclude “C’è da aggiungere che la scorta dell’onoevole mora era composta da 5 uomini. e sarebbero tutti morti”. Da via Fani alla Renault di via Caetani, passando attraverso quei 55 giorni che cambiarno l’Italia e la politica italiana.

Con i ragazzi a teatro

Seconda giornata fabrianese per Marco Damilano, chiamato in città dall’Associazione Giuridica Fabrianese ‘Carlo Galli’ che, ricordando il giurista Aldo Moro, professore universitario di diritto e procedura penale, ha promosso una riflessione più ampia sulla sua figura di statista e di uomo politico e sull’eredità del suo pensiero.Dopo l’incontro di ieri all’interno dell’oratorio della Carità oggi il dialogo con quasi 400 studenti delle superiori fabrianesi a teatro.

Direttore, perché ricordare oggi ai ragazzi la vita e l’attività politica di Aldo Moro?

Perché è necessario colmare una sorta di vuoto di conoscenza per quanto riguarda la storia recente d’Italia. I programmi scolastici si fermano alla seconda guera mondiale e la storia della Repubblica è cosa nebulosa. Questa carenza deve richiamare alla responsabilità le agenzie educative ed il mondo dell’informazione e del giornalismo. Noi siamo appiattiti sul presente e non raccontiamo il passato come chiave di comprensione proprio per il presente. Ecco perché io credo che sia importante dire ai ragazzi che non si può capire il presente senza conoscere il passato. Inoltre vedo l’attenzione e lo stupore dei ragazzi ogni volta che incontro le scuole, li vedo interessanti quando di racconta l’Italia non molti anni fa ha vissuto un fenomeno di terrorismo che possiamo paragonara agli ultimi anni di terrorismo di matrice islamica. Perché Aldo Moro? Perché è stato il politico più dimenticato in quanto la sua immagine è stata schiacciata da quella del “prigioniero Moro”. Tutti lo conoscono come “il politico rapito ed ucciso”, senza riconoscere i meriti della sua politica e degli obbiettivi che la sua politica perseguiva. Aldo Moro è stato il politico per eccellenza. Raccontando lui si racconta un’idea di politica. Probabilmente smarrita, ma certamente da raccontare.

Moro come ministro degli esteri comprese la “fine dei muri”. Ora con la corsa a costruirne di altri, sia americani che europei attraverso nazionalismi sempre più esasperati, quanto sarebbe utile la sua intuzione politica?

Moro era un politico del dialogo. Cercava le ragioni della verità anche nel fronte avversario. Un modo di agire portato avanti sia in politica interna, si veda l’esperienza dei governi con il Partito Socialista e la stessa faticosa operazione che stava portando avanti con il PCI prima del rapimento e dell’asssassinio. Lo fece anche da uomo di Stato dal punto di vista internazionale, con particolare attenzione ai paese del “blocco est” e con i paesi dell’Africa del nord appena uscita dal colonialismo. Lui intuì il ruolo dell’Italia: cerniera e frontiera come fornte di opportunità. Moro era un “uomo – ponte”, tutto l’opposto di certi politici attuali che vogliono costruire muri. Ora sembra quasi inattuale, ma è attualissimo come base per costruire un pensiero alternativo.

Moro il politico della lentezza. Oggi come si adatterebbe ad una politica fatta tramite social network?

Chiedersi come sarebbe Moro oggi sarebbe anacronistico, ma già al suo tempo era a disagio anche con i mezzi dell’epoca, ovvero la televisione. La sua era una formazione da professore universitario. Un personaggio assolutamente alternativo e per questo credo con forza che sia necessario studiarlo per comprendere la profondità e la sinfonia del suo pensiero.

Un libro a 40 anni dal rapimento e dall’assassinio. Nel 2018, quasi 2019 quanto è importante ora ricordarlo?

La categoria del politico passa attraverso la figura di Aldo Moro. Moro è stato “il” politico. Il governante di una stagione di sviluppo economico, sociale e democratico. Era il simbolo di un paese che costruiva benessere, ma al tempo stesso non dimenticava diritti sociali e civili. Due dimensioni non sganciate. Le generazioni successive hanno visto una involuzione in tutto questo: dimissioni, arretramenti ed involuzioni dal punto di vista democratico. Studiare e ritrovare il pensiero di Aldo Moro significa ritrovare una stagione per ritrovare lezioni per il presente. Una chiave che ci permette di immaginere delle prospettive future.

 

foto di copertina ed all’interno dell’articolo concesse da Photo Studio Cico
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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