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Fabriano

FABRIANO / Elica, la pressione del coordinamento unitario

«Risulta incomprensibile come non sia arrivata alcuna risposta o smentita alle voci di delocalizzazioni»

FABRIANO, 13 marzo 2021 – Risulta incomprensibile come, nonostante tutte le pressioni e le sollecitazioni fatte dal Coordinamento, ad oggi ancora non sia arrivata alcuna risposta da parte di Elica né alcuna smentita alle voci di delocalizzazioni che stanno incessantemente girando nel territorio: ci domandiamo come sia possibile.

Oltre un decennio di rapporti sindacali di alto profilo sembrano diventati ormai un ricordo, abbiamo sempre riconosciuto ad Elica la correttezza di saper affrontare i problemi, partendo da posizioni diverse e riuscendo sempre a trovare soluzioni, tenendo conto dell’interesse dell’Impresa e delle persone che ci lavorano. Oggi questo non lo ritroviamo più, sembra quasi che anche le relazioni industriali si siano infettate nella fase pandemica, un virus che sembra stia intaccando irreversibilmente i valori della stessa azienda ed il legame con il territorio, se le voci ed i sospetti che non possono non sorgere, dovessero essere confermati.

Siamo venuti a sapere dalla stampa della riorganizzazione della Corporate, con il Management che al successivo incontro garantiva che si poteva considerare così conclusa, ma ci sono ancora persone in cassa integrazione a zero ore, persone che hanno dedicato una vita al progetto di Elica, che oggi sono tenute alla canna del gas, parcheggiate a casa ed invitate al licenziamento volontario, visto che i licenziamenti sono bloccati per legge.

Persone che improvvisamente non trovano più spazio in azienda, magari perché oggi tutto quello che hai dato sembra non contare più niente in nome di logiche finanziare finalizzate a non sappiamo cosa, almeno fino al prossimo CdA. Abbiamo l’impressione che le “Persone” non siano più messe al centro dei Valori aziendali, perché centrale sembra rimasto solo il profitto.

Crediamo fortemente che l’unico percorso da seguire sia quello di garantire loro il lavoro e su questo avevano condiviso il precedente piano strategico ed affrontato difficilissime situazioni, in nome di una garanzia di prospettiva, dopo oltre un decennio di riorganizzazione delle fabbriche e di sacrifici chiesti alle persone: riempire di produzioni gli stabilimenti sarebbe davvero profittevole per l’impresa.

E il lavoro c’è, solo che si è deciso in passato di non farlo più in Italia e non vorremmo che questa fosse la strada che Elica voglia adottare anche per il futuro: significherebbe non riconoscere quanto fin qui condiviso, non valorizzare le persone ed i loro sacrifici, significherebbe tradire il territorio in una strategia di abbandono e di desertificazione industriale che a nostro avviso, invece Elica dovrebbe contrastare e farsi carico affinché non avvenga.

Cinquanta anni di presidio industriale sono un patrimonio che non può essere sacrificato sull’altare del mondo finanziario, è un lusso che le persone ed il territorio non possono più permettersi, sarebbe una scelta di un Management che rinnegherebbe la storia della stessa Azienda ed il motivo per cui è nata.

Il Coordinamento Unitario del Gruppo Elica

(Redazione)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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