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Fabriano “Esseri a malapena immaginabili”, l’arte contemporanea entra in Elica

L’opera è stata realizzata per gli spazi aziendali di Elica, che negli anni sono diventati un museo d’arte contemporanea visitabile su appuntamento

Fabriano – Fondazione Ermanno Casoli ed Elica hanno inaugurato all’interno della sede fabrianese della multinazionle “Esseri a malapena immaginabili”, opera site-specific realizzata da Numero Cromatico insieme alle persone di Elica.

“Esseri a malapena immaginabili” è il risultato del lavoro sviluppato a partire dai contenuti emersi durante il workshop condotto dal collettivo con le persone del Gruppo Elica, svoltosi il 3 e 4 marzo 2026 nella sede Elica di Fabriano.

Il percorso ha coinvolto 18 persone, tra manager e collaboratori, in un’esperienza di esplorazione creativa volta a connettere l’eredità storica di Fabriano con l’arte contemporanea e le nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale.

Francesco Casoli Presidente di Elica: «Per chi fa parte di Elica, l’arte è sempre stata molto più che una compagna di viaggio: nel tempo è diventata un linguaggio comune, un’attitudine, un modo di osservare e interpretare la realtà. La Fondazione Ermanno Casoli, in questo senso, non è solo un presidio culturale verso l’esterno, ma un motore silenzioso che continua a nutrire dall’interno la nostra capacità di innovare, di rischiare, di immaginare il futuro. Il mondo dell’impresa vive di processi, governance, misurazioni, ma ha altrettanto bisogno di spazi di esplorazione, di contaminazione, di quel “caos creativo” che genera nuove prospettive».

L’opera è stata realizzata per gli spazi aziendali di Elica, che negli anni sono diventati un museo d’arte contemporanea visitabile su appuntamento.

L’opera realizzata da Numero Cromatico, collettivo romano, entra a far parte della collezione nata grazie a E-straordinario, il progetto di formazione curato da Marcello Smarrelli per la Fondazione Ermanno Casoli, che da oltre vent’anni porta l’arte contemporanea nelle aziende come strumento di crescita e innovazione.

«Da queste riflessioni – spiega Marcello Smarrelli – nasce l’idea di creare un bestiario che rappresenti la vita in azienda e quella delle persone che la animano, ognuno con la propria creatura: il bestiario funziona come uno spazio simbolico condiviso in cui i partecipanti possono rinegoziare il proprio posto nel mondo del lavoro e, più in generale, nella contemporaneità. Il risultato finale non è un’opera conclusa, ma mappe immaginarie: dispositivi che rendono visibile come oggi siamo tutti, in modi diversi, creature ibride che abitano sistemi complessi fatti di persone, macchine, narrazioni e desideri».

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