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FABRIANO / GIUSTIZIA È LIBERTÀ, INTERVISTA A GIAN CARLO CASELLI

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FABRIANO, 5 maggio 2019 – Un viaggio nella storia italiana, un percorso segnato dal pool antimafia e dalla lotta per sconfiggere la criminalità organizzata.

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Una strada illuminata da Gian Carlo Caselli durante il secondo giorno di “Giustizia è Liberta”, manifestazione organizzata dalla Associazione Giuridica “Carlo Galli” di Fabriano.

Caselli, ex magistrato, dalla metà degli anni settanta fino alla metà degli anni ottanta affrontò il terrorismo delle brigate rosse e prima linea a Torino, per poi diventare (a seguito della sua richiesta di trasferimento) Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio.

Attentati che uccisero – in una manciata di mesi – Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini della scorta.

L’intervista nella giornata dedicata ai ragazzi delle scuole superiori di Fabriano, quarte e quinte classi, che hanno riampito la platea del “Gentile”.

Dottor Caselli, perché parlare ai ragazzi delle scuole di Fabriano raccontando la storia di un periodo storico italiano così drammatico?

La storia di Falcone, Borsellino e del Pool Antimafia creato da Rocco Chinnici e Nino Caponnetto è una storia paradigmatica per quanto riguarda il contrasto alla mafia. Se ci si organizza, ed il Pool era estremamente ben organizzato, i risultai arrivano. Il maxiprocesso è stato un capolavoro investigativo e giudiziario, con il risultato che per la prima volta i mafiosi vennero portati alla sbarra, processati e condannati,. Prima i processi erano molto pochi e quei pochi finivano con assoluzioni per insufficienza di prove.  Fino a quando gli obbiettivi erano i mafiosi di strada non c’erano problemi, ma quando le indagiani hanno iniziato ad intaccare i rapporti tra mafia e politica, mafia ed economia e mafia ed economia ecco la tempesta di calunnie, l’eliminazione del pool e la cacciata di Falcone dalla Sicilia. Perché tutto questo? Perché i nostri ragazzi devono conoscere la loro storia senza dimenticarla.

Quindi il rischio potrebbe essere quello di una commemorazione sterile?

Fare memoria non è celebrare un rito, ma vuol dire capire quello che è successo. Significa fare in modo che quando vengono analizzati dei lati negativi, questi non accadano mai più.

Ma cos’è davvero il sistema del malaffare in Italia secondo la sua esperienza?

La corruzione è una declinazione della illegalità economica che comprende l’evasione fiscale e la mafia. Queste tre parti producono un business di 330 / 350 milioni di euro l’anno di ricchezza sottratta a tutti, anche ai ragazzi in platea a teatro. Una quantità spaventosa di ricchezza che ci viene rapinata, una montagna di risorse rubate ed una ricaduta perfida sulla qualità della nostra vita e dei ragazzi in un futuro non troppo distante. Ecco perché dobbiamo parlare agli studenti della corruzione, perché blocca lo sviluppo del paese e le loro possibilità future. Non è un problema di “guardie o ladri”, ma è un problema di sistema.

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Un problema che in una regione considerata “refrattaria” al fenomeno mafioso come le Marche, deve essere però attenzionato con maggiore forza?

I ragazzi devono partecipare, devono farsi coinvolgere e non rimanere alla finestra. Devono essere sentile e non devono delegare perché la legalità e la giustizia sono cose che riguardano la qualità della nostra vita. Il mio invito ai ragazzi di Fabriano è quello di “Darci dentro, tirarsi su le maniche e partecipare”.

-foto di copertina ed all’interno dell’articolo concesse da Foto Studio Cico-

(Saverio Spadavecchia)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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