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Alta Vallesina

FABRIANO / Il valore ed i valori del 25 aprile

Le parole del presidente dell’Anpi di Fabriano per celebrare il 25 aprile

FABRIANO, 27 aprile 2021 – In questo momento della nostra vita siamo molto provati, stanchi, oscilliamo tra speranza e paura, per cui posso comprendere come questa condizione di precarietà abbia agito come un vero e proprio rapimento emotivo che ci ha reso intenti solo al nostro esistere. Ciononostante non dobbiamo pensare che questa sarà la nostra storia, la nostra storia è una storia di lotta e di diritti, il nostro destino è batterci per superare le avversità, memori di un orgoglioso passato di resistenza e di rinascita.

Provo una sconfinata gratitudine verso quelle donne e quegli uomini che ci hanno concesso di vivere in libertà, sappiamo bene quanto tutto ciò possa essere importante per la qualità delle nostre vite. A volte mi chiedo quali siano quegli elementi che potrebbero dare il valore che merita quel tempo di speranza e di lotta chiamato resistenza. Poi provo ad immaginare in che modo quella splendida pagina di storia, che è stata la liberazione, vorrebbe essere onorata oggi.
 
Dobbiamo impedire che questo splendido accadimento storico si allontani da una società che non riesce più a farsi interprete di quei valori, di quegli ideali che rendono alla vita la pienezza che merita. Dobbiamo reagire, prendere le distanze da quella rassegnazione che ci impedisce di ritornare a coltivare le nostre ideali aspirazioni che sono splendidamente descritte dalla nostra Costituzione.

Se vogliamo rendere il dovuto omaggio alla resistenza e alla liberazione dobbiamo vedere questo accadimento storico non cristallizzato in un tempo ormai lontano, ma proiettato ai nostri giorni.
Perché oggi sappiamo cosa significa resistere, vivere sotto una continua minaccia, sappiamo quanto sia doloroso cercare un equilibrio tra libertà, sicurezza e salute. Come i nostri partigiani ci battiamo contro nemici che non meritiamo, alcuni invisibili, altri solo subdoli.

Dobbiamo avere la forza di resistere a questa pessima condizione e nel contempo guardare ad un futuro che sembra voler istituzionalizzare, portare a profitto, la nostra docile obbedienza. La resistenza ci insegna che non dobbiamo accettare il perenne stato di bisogno, ci ha insegnato che le disuguaglianze e le ingiustizie non vanno subite ma combattute.

Sono certo che i padri costituenti ci inviterebbero a discutere di lavoro, di nuovi modelli di sviluppo, di una ridistribuzione della ricchezza tutto ciò manterrà viva la resistenza, non solo nel ricordo storico, ma in un insegnamento estremamente attuale. La contingente situazione pandemica ha innegabilmente acuito le disuguaglianze sociali e decuplicato le situazioni di totale penuria economica. Jean Paul Sartre affermava: “Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire”.

Sono certo che per diventare esageratamente abbienti serve molta furbizia, molta scaltrezza e altrettanta stupidità per desiderarlo. Si, perché non è in questo ipertrofico egoismo che abita la felicità; la gioia vive nel desiderio di creare un mondo migliore, nella volontà di far vivere le donne e gli uomini nella dignità e nel diritto; questo è ciò che è stata la resistenza e la liberazione. Credo che nessuno possa ignorare l’insostenibilità dell’attuale condizione: questa devastante ingiustizia ha creato miliardi di persone che non possiedono nient’altro che discriminazione, povertà e disperazione.

È tempo che la politica combatta, prima per ragioni morali e poi per ragioni funzionali, queste assurde divaricazioni antieconomiche.

Perché la ricchezza non è un’assurda opera di avidità; la è ricchezza è creare lavoro, la ricchezza è realizzare la propria personalità, la ricchezza è ricostruire una economia reale, la ricchezza è vivere in uno stato di diritto, questa è la ricchezza.

Non dobbiamo renderci complici di questa silente voracità, di questa dittatura scientifico-affaristica. La resistenza ha provveduto a difendere la nostra terrà, la nostra patria, la nostra libertà. A noi spetta difendere ciò che rimane, dobbiamo difendere le nostre imprese, il nostro lavoro, la nostra dignità; questa non è più terra di conquista ma di lotta, andiamo allo scontro con chi pretende ciò che non merita, con chi vuole sottrarci anche l’anima. Insieme, fianco a fianco perché continuando con queste sterili ed isolate polemiche è come se litigassimo in tribuna, probabilmente per una partita già venduta da tempo. Credo di aver individuato chi non crede nella resistenza e vi dico che di sicuro non sono coloro che vivono di lavoro e sognano un futuro felice per i propri figli, i miei nemici sono gli sfruttatori, quelli che mettono a profitto il dolore altrui, quella manciata di uomini che credono nella sopraffazione e nelle gerarchie economiche. La ricchezza nasce, secondo la nostra costituzione, con l’espressa finalità di essere distribuita. Essa ha un’enorme funzione sociale in tal senso.

Quindi dico che possedere grandi patrimoni, alla luce di una società sempre più povera, è anticostituzionale, e non lo dico solo io, ce lo dice l’articolo 43 della nostra carta fondamentale. Tutto questo è inaccettabile!!! Per quanto tempo ancora potremmo tollerare queste assurde disuguaglianze? Io dico che il momento è adesso, oggi è il giorno perfetto per sognare un futuro migliore. E non servono beneficenze e offerte, qui si accettano solo diritti inalienabili.

Viva l’Italia libera, viva il 25 aprile e viva la resistenza.

Giacomo Scortichini – Presidente Anpi Fabriano

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