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Alta Vallesina

FABRIANO / La Fase 3 degli eventi tra dehors e Remake

Il sindaco Santarelli fa il punto sulla stagione estiva appena iniziata e delle iniziative in cantiere

 

FABRIANO, 4 luglio 2020 – Non è nemmeno davvero finita l’emergenza sanitaria che questa estate 2020 già sembra volersi prospettare come un’estate normale, quantomeno nella percezione di molte persone. La realtà però dice qualcosa di diverso. Abbiamo parlato con il sindaco di Fabriano Gabriele Santarelli per avere una panoramica su questa stagione appena iniziata.

Sindaco, già da qualche tempo abbiamo visto dei dehors all’esterno di alcuni bar e ristoranti. Come è stata l’organizzazione a Fabriano?

«Noi avevamo già pensato di consentire l’apertura dei dehors prima che intervenisse il governo con la misura apposita in cui hanno permesso ai commercianti di non pagare l’occupazione del suolo pubblico. Questo perché dal 2017, a causa del sisma, da noi questa tassa non si paga e quindi avremmo potuto muoverci senza l’aiuto del Governo. Avevamo pensato di permettere di aprire questi spazi all’aperto in modo da poter far recuperare a bar e ristoranti quei posti che sono stati perduti negli interni a causa delle norme di distanziamento. Il Governo ci è venuto incontro in questo senso perché ci ha fornito di linee guida precise alle quali noi ci siamo attenuti, senza dovercele inventare in qualche modo. Penso che ormai tutti coloro che avevano intenzione di approfittare di questa iniziativa l’abbiano fatto. Abbiamo ricevuto una decina di richieste ed alcune sono già state attivate, altre si stanno organizzando perché probabilmente vogliono renderle uno spazio permanente e non solo legato all’emergenza. Ci sono arrivate poi delle richieste che abbiamo dovuto trattare con alcuni gestori in quanto avrebbero intralciato il traffico o non avrebbero rispettato delle norme di sicurezza. Non abbiamo avuto però particolari problemi e abbiamo raggiunto un accordo con tutti.»

Cosa ne pensa di questa iniziativa?

«Ritengo che questa sia una misura che va nel verso giusto, ovvero aiutare le attività che sono entrate in difficoltà durante il periodo di chiusura e nel contempo andare incontro agli utenti che più degli altri anni hanno esigenza, obbligati dalle norme anti-CoVid19, di restare in spazi aperti. Ho visto che alcuni gestori si sono organizzati con iniziative carine nel centro storico e spero che questo possa essere ripetuto nei prossimi anni se lo vorranno, così da trasformare questi momenti in un appuntamento fisso.»

Parliamo del cinema. Questa estate molti cinema si sono trovati nella condizione di non poter riaprire, tra cui il nostro Movieland. Sono previsti appuntamenti di cinema all’aperto?

«Sì, come l’anno scorso abbiamo portato avanti l’iniziativa del cinema all’aperto a Fabriano e nelle frazioni. Già in questo frangente, parlando con la ditta che ci aveva installato le attrezzature, ci è venuta in mente l’idea di un drive in. Abbiamo cominciato quindi a pensare a questa ipotesi. È chiaro che con quello che sta accadendo ora l’ipotesi drive in sarebbe potuta essere la più semplice per realizzare un evento all’aperto. Prima di muoverci però abbiamo voluto attendere le comunicazioni ufficiali da parte dei cinema perché non avremmo voluto sovrapporre questa iniziativa alla programmazione cinematografica, già molto in difficoltà. Il Movieland poi ci ha comunicato che non avrebbero aperto le sale e abbiamo cominciato a lavorare a questo evento. Abbiamo indetto una gara d’appalto per il cinema all’aperto che si è chiusa la scorsa settimana per la distribuzione del servizio. Questo ripeterà la formula dell’anno scorso. Avremo cinque proiezioni a cadenza settimanale nella piazza avanti il Comune e quattro proiezioni nel mese di agosto nelle frazioni. Stiamo scegliendo i titoli da proiettare con la Pro Loco. Poi in un secondo momento penseremo anche di attivare il drive in, un paio di proiezioni al massimo perché non conosciamo la reazione del pubblico. Se vediamo che è una cosa che piace possiamo pensare di proporlo di nuovo. Ci restano da decidere le location delle frazioni, ma il cinema all’aperto vi sarà sicuramente. Inoltre questo ci permette di integrarlo con il Fabriano Film Fest per cui inizialmente volevamo utilizzare il Cinema Montini. Abbiamo quindi iniziato una collaborazione con gli organizzatori e quindi i martedì vi sarà la proiezione del cinema all’aperto, dal mercoledì alla domenica invece le proiezioni dei cortometraggi del festival. Approfittiamo per aiutare anche questa iniziativa che altrimenti avrebbe avuto problemi a svolgersi.»

Parliamo di questo drive in.

«L’idea del drive in era nata l’anno scorso anche per portare persone da fuori città, magari con l’idea che potessero soggiornare una notte. Inizialmente, nella nostra idea, era un evento destinato alle macchine d’epoca. Era una formula carina per invitare i proprietari di auto d’epoca della regione e della zona limitrofa per vedere una proiezioni all’aperto e approfittarne per visitare la città. Nella situazione attuale invece quello che ci interessa è offrire qualcosa di nuovo alla città.»

Per quanto riguarda altri eventi come si sta muovendo la città? Penso soprattutto a Remake, a fine estate.

«Abbiamo già fatto diversi sopralluoghi con l’Amat ai Giardini del Poio e in altre location per vedere se era possibile realizzare qualcosa. In effetti qualche idea sta nascendo. A fine luglio dovrebbe esserci uno spettacolo a teatro, molto probabilmente un monologo, inserito nel circuito dei teatri storici. Qualche evento iniziamo ad incasellarlo, come il FabriJazz che rimane seppur con qualche modifica rispetto a come era stato programmato. Più cose di queste non riusciremo a fare a meno che non riceveremo delle idee che saremo pronti a finanziare. Sotto questo punto di vista le risorse ci sono perché gli eventi che sono saltati ci hanno permesso di avere più finanze a disposizione. Per il Remake invece stiamo cercando di essere più elastici possibile. Abbiamo la base che era pronta già da prima dell’emergenza. Durante la chiusura abbiamo cambiato rotta ed abbiamo iniziato ad organizzare una versione Remake più informatizzata, a distanza e online. Con la riapertura siamo tornati sulla traccia della prima idea. Siamo pronti per qualsiasi situazione. Se le cose dovessero restare così possiamo partire con la prima formula, magari con meno presenze dal vivo nei workshop

Un ultimissimo commento sulla situazione generale. Come si stanno comportando secondo lei i fabrianesi in questo momento di riapertura?

«In linea generale ho sempre detto che il comportamento dei cittadini è stato molto corretto. Durante la chiusura totale io sono andato in ufficio tutti i giorni ed ho avuto modo di girare per Fabriano. Perlopiù i fabrianesi si sono comportati bene. Il timore è sempre stato quello che dal momento in cui le misure fossero state allentate ci sarebbe stata una velocizzazione estrema del ritorno alla normalità. Inoltre si temeva che passando il tempo ci si lasciasse andare un po’ troppo. Questo è quello che sta avvenendo adesso. Manca la percezione che basta poco a riattivare un focolaio, in altre città è accaduto. È sufficiente una persona che viene da fuori. Attualmente l’ultimo positivo a Fabriano è stato rilevato il 3 maggio, quindi a Fabriano il CoVid in teoria in circola più. Con la riapertura delle frontiere però cominciamo ad avere un flusso di persone provenienti dall’estero e dal nord. Non sappiamo che persone arrivano e quindi occorre comunque stare attenti. Basta vedere ciò che sta accedendo in altre città italiane. La mia preoccupazione al momento non è tanto l’emergenza sanitaria in sé, ma quella economica. Vorrei scongiurare possibili nuove chiusure che metterebbero definitivamente in ginocchio le attività. Da parte mia ogni tanto viene un richiamo alla cittadinanza, che penso sia dovuto anche se controllare tutto non è possibile. Dobbiamo contare sul senso di responsabilità di ognuno che in questo caso diventa responsabilità collettiva. I miei richiami possono sembrare antipatici e duri, a me non piace farli, ma penso sia mio dovere richiamare alla responsabilità e alla coscienza collettiva perché le regole sono ambigue e scaricano tutto sui sindaci che non hanno i mezzi per poterle attuare. Si richiede che almeno la maggior parte delle persone si comportino bene.»

Danilo Ciccolessi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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