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Alta Vallesina

FABRIANO / La strada degli Scout: talento e capacità

Un viaggio nello scoutismo fabrianese: scoperta, competenza e responsabilità

 

FABRIANO, 20 gennaio 2020 – A Fabriano vi sono due gruppi scout di Agesci, Fabriano 1 e Fabriano 2 con sedi rispettivamente nei pressi di San Benedetto e Santa Caterina. Abbiamo parlato con alcuni responsabili di entrambi i gruppi, Emanuela Ferretti, Andrea Coser e Adolfo Maccari per farci raccontare le loro attività.

Numericamente parlando, entrambi i gruppi partono da un ampio bacino d’utenza: Fabriano 1 attualmente conta 38 bambini (8-10 anni), 62 ragazzi (11-15) noviziato e clan altri 13. Gli adulti sono una quindicina. Fabriano 2 invece 52 bambini, 33 ragazzi e 7 per il clan.

«Sin da piccoli – ci raccontano – facciamo scoprire agli scout realtà di servizio di cui potrebbero avere bisogno. I bambini fanno cose più semplici, tramite il gioco, ma intanto scoprono realtà importanti.

I ragazzi, invece, vivono quasi tutto l’anno incentrato sulle imprese, ovvero delle attività da realizzare in piccoli gruppi, le squadriglie, che essi stessi scelgono in base alle proprie capacità e alle proprie indoli. Così si allenano a perseguire piccoli traguardi e ad affrontare pro e contro della vita».

Alcuni esempi: l’anno scorso Fabriano 1 ha realizzato una ruota panoramica, una zattera con bottiglie, delle canoe, un libro di carta fatta a mano con tanto di attrezzi. In quest’anno stanno lavorando, tra le altre cose ad un alzabandiera. Fabriano 2 invece si è concentrata particolarmente nel rimettere in sesto la propria sede è il mobilio interno.

«Queste cose – spiegano – non servono solo ad assumere competenze manuali. Quello che c’è dietro è la progettualità. Fare un progetto di un’uscita, gli obiettivi, gli strumenti e i mezzi relativi. Imparano ad essere fantasiosi e ambiziosi. Tutto è. realizzato con l’auto finanziamento di inizio anno, come ad esempio la vendita dei calendari».

I clan, di età 16-21, sono orientati su un’azione più politica di presa di posizione su certi argomenti. L’anno scorso Fabriano 1 ha realizzato un’escape room sul commercio delle armi. Degno di nota anche il percorso fatto sulla violenza contro le donne in seguito al quale i ragazzi hanno realizzato un video di sensibilizzazione sull’argomento. Molto interessante anche l’iniziativa proposta da Fabriano 2 che ha organizzato un incontro con dei migranti che hanno raccontato le loro storie e il loro viaggio.

In questo evento aperto a tutti, hanno poi cercato di far rivivere ai presenti tutto il percorso in modo esperienziale, per garantire una maggiore immedesimazione. Sempre per il gruppo di Fabriano 2, è stata una bellissima esperienza l’incontro mondiale degli scout negli USA.

Durante il nostro colloquio, abbiamo avuto modo di incontrare un clan di Fabriano 1 intento nei suoi lavori e ci siamo fatti raccontare le loro attività.

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«Il clan fino a Natale ha lavorato sulla loro comunità e ora stiamo scegliendo un percorso da seguire. Ogni anno abbiamo dei punti fissi le rut, uscite di qualche tempo con le quali concludiamo un tema. L’anno scorso abbiamo lavorato sulla carta di clan, un documento in cui si rappresenta chi siamo, l’idea di comunità e come diventarlo. Comunità, servizio, fede e strada, queste le parole d’ordine. Ora facciamo un capitolo sul marketing per capirlo e vedere come influenza le nostre vite anche psicologicamente. Arriveremo alla route di Pasqua e poi da lì alla route estiva con un altro tema. Concludiamo tutto con un’azione rivolta alla cittadinanza o al resto della comunità. Alla fine del percorso clan c’è la scelta che si concretizza o con la partenza o con il saluto: O si continua come educatore come i capi restando nel mondo scout o si lascia questo ambiente».

Sul senso di fare scout i responsabili sono molto chiari.

«Lo scoutismo ti permette di esprimere e tirare fuori talenti e capacità. Scoperta, competenza e responsabilità. Tutto ciò nella comunità, grazie e per essa. Una volta scoperta la propria abilità poi si diviene competente e la si mette a servizio degli altri. Il senso è formare buoni cittadini in questo continuo approfondire questi tre aspetti. Noi diamo tanta responsabilità ai ragazzi proprio per questo. La natura è un mezzo per scoprire questa identità: è scomoda e tremendamente bella allo stesso tempo. Viene apprezzata e attraverso essa ritroviamo la nostra identità di persona».

Danilo Ciccolessi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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