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Alta Vallesina

FABRIANO / SPORTELLO ANTIVIOLENZA, 31 CASI TRA LE MURA DOMESTICHE

La vittima viene convinta dall’uomo che nessuno la crederebbe se denunciasse l’episodio

 

FABRIANO, 9 marzo 2019 – È dal 2015 che è attivo lo sportello antiviolenza di Fabriano, e fino a oggi sono state 31 le donne che si sono fatte seguire nel percorso di uscita dalla violenza “Sembrano poche” dice Daniela, che oggi è presente allo sportello insieme a Giuseppina “ma in realtà il numero è in linea con la media nazionale e regionale”.

Tengono a precisare che lo sportello non è una sede istituzionale, come il commissariato o l’assistenza sociale, ma semplicemente un luogo in cui la donna viene ascoltata e poi accompagnata verso l’uscita dalla violenza. “Senza il consenso della vittima noi non possiamo fare nulla” prosegue “ma da un anno e mezzo ci siamo attivate per fare rete, per sensibilizzare chi accoglie vittime di violenza e fare formazione su come rapportarsi. È stato un progetto proposto dall’ambito ai quali hanno partecipato le forze dell’ordine, i medici, gli assistenti sociali.”

L’accoglienza nei confronti di una vittima di violenza domestica deve essere delicata: bisogna ascoltare senza giudicare, a volte la vittima è confusa e non riesce a mettere in ordine cronologico gli eventi, oppure è convinta che denunciando la violenza gli assistenti sociali possano intervenire togliendole i figli.

Sottolineano poi di cosa si tratta quando si parla di violenza sulle donne: “Quello che è venuto fuori dai corsi di formazione è che la violenza di genere è una violenza di tipo culturale, che si presenta soprattutto nell’Europa del sud. Una violenza di tipo patriarcale, in cui l’uomo pensa che la donna sia una cosa da possedere e di livello inferiore”.

Spesso la vittima racconta di venire offesa, o convinta che nessuno la crederebbe se denunciasse il fatto. A disposizione dello sportello ci sono anche un’avvocata e una psicologa, che assistono gratuitamente le vittime, consigliando loro il percorso migliore verso la denuncia. A far parte dell’associazione sono tutte donne, perché il progetto è quello di creare un luogo sicuro in cui la vittima, ascoltata da altre donne, possa confidarsi e prendere coscienza che ci può essere una via d’uscita.

Sara Marinucci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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