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Alta Vallesina

FABRIANO / Un documentario su YouTube per raccontare la storia del salame

Il documentario ideato da “Fabriano Insolita e Segreta” in collaborazione con Fabriano Storica

 

Il dettaglio dal dipinto di Puccio di Simone: il maialino nero con fascia bianca ai piedi di Sant’Antonio Abate

FABRIANO, 3 maggio 2020 – I segreti del salame, le sue origini e le sue particolarità raccontate nel nuovo video di “Fabriano Insolita e Segreta” in collaborazione con Fabriano Storica.

Una città che va oltre la carta e l’industria del bianco, per un video che vuole ricostruire i momenti più importanti della storia dell’insaccato fabrianese.

Un racconto complesso che parte da un askos etrusco (antica forma vascolare greca in ceramica usata per versare piccole quantità di liquidi oleosi, utilizzata come unguentario o per riempire le lampade ad olio) a forma di maialino con fascia bianca che sarà poi usato per produrre il salame di Fabriano, oggi presidio Slow Food.

Il Presidio, nato per far conoscere questo prodotto, si è inoltre posto il problema della materia prima. I salami sono sempre stati prodotti con maiali pesanti (150-180 chili) allevati in zona.

«I produttori del Presidio – si legge nelle note sul sito di Slow Food – garantiscono un prodotto eccellente perché la materia prima è di origine locale, allevata dai produttori stessi».

Norcineria che diventa storia e che si lega alle abbazie e agli ospitali fioriti durante il medioevo, ma che si lega anche all’arte come nella rappresentazione del “Sant’Antonio Abate tra i devoti” di Puccio di Simone. Nel dipinto del 1353 infatti ( originariamente situato all’interno dell’ex convento di Sant’Antonio fuori porta Pisana) ai piedi del santo ben due maialini neri con fascia bianca, come l’askos etrusco.

Il salame di Fabriano è anche legato ad una figura centrale per l’unità d’Italia: l’insaccato è infatti citato in una lettera firmata da Giuseppe Garibaldi e, nel 1877, l’intellettuale marchigiano Oreste Marcoaldi scrive: “Il salame è una specialità fabrianese, come di Bologna è la mortadella e di Modena lo zampone”.

(redazione)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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