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Cronaca

FABRIANO / UNA CITTÀ IN MARCIA PER LA PACE E L’INTEGRAZIONE

FABRIANO, 2 gennaio 2018 – Freddo, vento e pioggia non hanno fermato la marcia della pace, organizzata per il quarantunesimo anno dall’Azione Cattolica e partecipata dalle associazioni che aderiscono a Sconfiniamo (tavolo di lavoro permanente promosso dall’Ambito Sociale Territoriale) e dalle comunità straniere e religiose che animano la quotidianità della città della carta.

A legare questa nuova marcia è stato il messaggio del Santo Padre pensato per la 51esima Giornata della Mondiale della Pace:  “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. E da lì 4 tappe di un anello per legarsi a 4 momenti di riflessione. “Accogliere” con partenza da largo Fratelli Spacca, con il Sindaco a ricordare la necessità di far prevalere la cultura dell’accoglienza su quella della paura. E poi il secondo momento probabilmente quello più intenso nei pressi di viale Zobicco, con migranti e richiedenti asilo a raccontare le loro esperienze. Dolore, sofferenza, soprusi nel passaggio libico prima di attraversare il Mediterraneo ed arrivare a lambire i confini italiani. Un racconto pieno di gratitudine ed impegno, per un futuro che si vuole costruito in tempo e nazioni di pace. Terza tappa: l’interno della Domus Mariae, luogo simbolo di integrazione dove si tengono corsi di lingua italiana volti all’integrazione organizzati dalla Cooperativa Cooss Marche.

Quarta tappa: integrazione. In piazza del Comune ecco le testimonianze delle comunità islamiche di Fabriano e Cerreto D’Esi rappresentate da Mekri Abdelkader e Omar Lumani. Uomini, donne e bambini in cerca di pace hanno spiegato che ormai per molti questa è la nazione del loro cuore, dei loro sogni e della loro famiglia. Una casa dove le radici sono affondate con profitto. Ecco quindi la richiesta di dare la stessa possibilità di trovare “pace” anche ai richiedenti asilo, per nuove radici ed integrazione. Ultimo momento di riflessione in piazza Giovanni Paolo II con le comunità Sikh e Pentecostale, con il Pastore Nosa a ricordare che l’amore è la cosa più importante per cui pregare, oltre ogni differenza di credo religioso, colore della pelle e tradizioni.

Ultime parole di pace pronunciate dal Vescovo Stefano Russo: “Se siamo realmente innamorati di Dio allora siamo autenticamente innamorati degli esseri umani. E attraverso questo sentimento è possibile crescere nella tolleranza e nel rispetto reciproco – ha spiegato – e quindi chi è innamorato di Dio è come un migrante, un cittadino del mondo. Ed ogni terra è la sua terra”.

(s.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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