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Falconara Bimbo molestato al Dream Day, il sospettato inseguito e fermato

Il padre del ragazzino di 10 anni: «Ho denunciato, ora andremo sino in fondo per impedire che quanto accaduto a mio figlio possa ripetersi», al Parco Kennedy aveva chiesto aiuto e descritto con precisione il molestatore, decisivo il rapido intervento dei Carabinieri avvertiti da Selena Abatelli

Falconara – Avrebbe avvicinato e molestato un bambino di 10 anni mentre il Parco Kennedy era affollato per il Dream Day, la grande festa dell’inclusione.

È quanto accaduto sabato, intorno alle 19.30, in pieno evento. Poco dopo i Carabinieri hanno rintracciato e fermato un trentenne, poi portato in caserma, si tratterebbe di un bengalese, riconosciuto dal bambino.

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A raccontare pubblicamente l’episodio è stata Selena Abatelli, tra le organizzatrici dell’iniziativa all’Arena Parco Kennedy, che ha spiegato di essere stata raggiunta dal padre del bambino, visibilmente scosso, chiedendo aiuto a lei e ai ragazzi dell’organizzazione presenti, dopo quanto riferito dal figlio. Il presunto responsabile si era nel frattempo allontanato.

Selena, in costante contatto con i Carabinieri della locale Tenenza, e i ragazzi presenti, dopo la segnalazione hanno iniziato a cercare l’individuo nelle vie circostanti, «voglio davvero ringraziarli, sono stati straordinari», afferma.

«I Carabinieri sono rimasti al telefono con me raccogliendo in tempo reale le indicazioni sugli spostamenti e poi inviando una pattuglia sul posto».
Fondamentale è stata la lucidità del bambino. «È stato esemplare, ha gestito il tutto benissimo, è scappato, e prima di farlo ha fatto con la mano il segno di aiuto alla sorella e soprattutto ha parlato», racconta Selena.

Il ragazzino, infatti, ha raccontato il momento dell’approccio con l’uomo, le sue avances, descrivendolo con precisione, focalizzando anche l’abbigliamento, la corporatura e gli altri particolari utili alle ricerche del pedofilo. Nel giro di meno di mezz’ora, anche grazie all’aiuto dei presenti, i militari hanno mostrato una fotografia al bambino che lo ha riconosciuto.

Il trentenne è stato quindi individuato e i genitori hanno sporto denuncia. Gli accertamenti dovranno ora ricostruire ogni aspetto dell’accaduto e definire le responsabilità dell’uomo chiamato in causa, deferito in stato di libertà all’Autorità giudiziaria.

Proprio su questo punto insistono Selena Abatelli e il papà del piccolo, che rilancia un appello rivolto a tutta la comunità.

«Un bambino è stato ingannato in pieno giorno, in un luogo pubblico, sotto gli occhi di tutti e nessuno se n’è accorto. Questo è il punto: quanto sia facile fregare un bambino, soprattutto uno meno attento, anche in mezzo alla gente. Ecco perché dobbiamo parlare, fare rete, fare informazione, non restare indifferenti. Perché se uno denuncia, chi vuole fare del male ci pensa due volte, se invece stiamo tutti zitti, chi delinque si sente libero di agire. Lasciamo perdere le vendette personali, non facciamo i leoni da tastiera con frasi del tipo “lo lo ammazzo“: chi lo dice adesso è lo stesso che non si è accorto di niente mentre succedeva. Non è di violenza che c’è bisogno, ma di attenzione, comunicazione ed educazione. La priorità è una sola: tutelare i bambini».

«Abbiamo sporto denuncia e stiamo seguendo tutte le vie legali previste -, spiega il papà amareggiato -, con l’assistenza di un avvocato, perché venga fatta chiarezza e giustizia in quanto il soggetto in questione non possa più commettere gesti simili».

«Non voglio che episodi come questo vengano tenuti nascosti. Continuare a sentirsi dire che chi denuncia ha tutto da perdere provoca rabbia e sconforto. Credo invece che sia importante parlarne, affinché altre famiglie possano essere più attente e consapevoli. La cosa più difficile da accettare è sapere che ora dovremo affrontare un percorso lungo, anche dal punto di vista economico, mentre vorremmo soltanto proteggere nostro figlio e impedire che quanto accaduto possa ripetersi. Questa vicenda non finisce qui. Faremo tutto quello che sarà necessario per tutelare nostro figlio e perché venga fatta piena chiarezza Queste persone devono essere fermate, perché altrimenti nelle famiglie cresce un senso di paura, impotenza e sfiducia».

E ancora Selena: «Dobbiamo insegnare ai bambini a riconoscere le situazioni di pericolo, chiedere aiuto e raccontare subito ciò che è successo, senza paura e senza vergogna, la prontezza di questo bambino deve essere di esempio per tutti».

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