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Cronaca

Femminicidio Il cordoglio dei Sindaci di Jesi e di Cupramontana

Lorenzo Fiordelmondo: «Sintomo di una cultura malata, bisogna incidere nel modello culturale», Enrico Giampieri: «Una ferita aperta nella nostra terra, una malattia culturale che ci riguarda tutti»

Vallesina – Parole di dura condanna e profondo dolore, quelle dei sindaci di Jesi e Cupramontana, Lorenzo Fiordelmondo e Enrico Giampieri, all’indomani del femminicidio che si è consumato ieri mattina a Pianello Vallesina, provocando la morte di Sadjide Muslija.

Vedi: Pianello Vallesina «Sperava che lui cambiasse, invece doveva lasciarlo» – Video

Le dichiarazioni di Lorenzo Fiordelmondo

«Il brutale femminicidio avvenuto a Pianello Vallesina, nel nostro territorio, è il sintomo di una cultura malata. Abbiamo bisogno di incidere nel modello culturale che estirpa il senso delle nostre relazioni, che confonde il possesso con il consenso e che produce violenza e femminicidi».

«Penso che l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole sia imprescindibile: insistere sull’educazione al rispetto e alla parità di genere sin dalla più tenera età è indispensabile. Assisto con preoccupazione a come, su questo tema, nel nostro Paese si stiano, per timore o irresponsabilità, chiudendo ancora porte e finestre».

L’intervendo del sindaco Enrico Giampieri

Come uomo. Come Sindaco. Come cittadino non violento.

«Parlo oggi con la voce più difficile, quella che non cerca consensi ma coscienze.
Parlo come uomo che rifiuta la violenza.
Parlo come Sindaco, che sente su di sé la responsabilità morale della propria comunità.
Parlo come padre, come figlio, come essere umano».

«Quello che è accaduto ieri a Pianello Vallesina non è solo un fatto di cronaca.
È una ferita aperta nella nostra terra.
È l’ennesima vita di donna spezzata da una brutalità che non possiamo più chiamare emergenza, perché è un fenomeno strutturale, una malattia culturale che ci riguarda tutti».

«Il femminicidio non nasce all’improvviso. Non è un raptus. Non è follia.
È il prodotto avvelenato di una mentalità che confonde l’amore con il possesso, la forza con il dominio, la relazione con il controllo.
Una mentalità barbarica, che noi uomini dobbiamo avere il coraggio di dire pubblicamente: non ci rappresenta».

«È arrivato il momento — e lo dico senza ambiguità — che noi maschietti smettiamo di stare zitti. Il silenzio non è neutralità: è complicità. Non possiamo continuare a dire “io non sono così” e voltarci dall’altra parte.
Non si tratta di colpa individuale. Si tratta di responsabilità collettiva».

«Responsabilità quando lasciamo correre una battuta sessista. Quando minimizziamo la gelosia. Quando giustifichiamo il controllo. Quando insegniamo, magari senza volerlo, che un uomo perde valore se accetta un no».

«Come uomini dobbiamo guardarci allo specchio e dirci la verità: la violenza maschile contro le donne è un problema degli uomini.
E quindi la soluzione deve partire anche da noi».

«Come Sindaco di Cupramontana mi impegno a promuovere e sostenere momenti pubblici forti, aperti, partecipati. Incontri in cui gli uomini — padri, figli, lavoratori, amministratori — non si accaniscano contro qualcuno, ma siano pronti a combattere per qualcosa: per la dignità delle donne, per relazioni fondate sul rispetto, per una cultura dell’ascolto, per l’educazione affettiva,
per la responsabilità».

«Per questo raccolgo con convinzione e gratitudine l’invito che arriva da Ranieri Sabatucci e da tanti uomini non violenti:
servono gesti visibili, simbolici e concreti.
Servono parole pronunciate in piedi, a voce alta. Serve una manifestazione pubblica in cui siano gli uomini, per primi, a dire: “Noi rigettiamo questa cultura. Noi non vogliamo essere complici. Noi scegliamo il rispetto”».

«Alle donne voglio dire una cosa con assoluta chiarezza: non siete sole. La vostra libertà non è una concessione, è un diritto. La vostra voce deve essere ascoltata, creduta, rispettata..La violenza che subite non è mai colpa vostra. Mai».

«Agli uomini voglio dire: il coraggio oggi non è alzare la voce o stringere i pugni. Il coraggio è educarsi ed educare. È chiedere aiuto. È dire a un amico fermati. È insegnare ai nostri figli che amare significa rispettare, non possedere».

«Se non cambiamo noi, non cambierà nulla.
Se non partiamo da qui, continueremo a piangere nomi e storie. E ogni mai più resterà una frase vuota».

«Scegliamo di essere una comunità che non gira lo sguardo. Scegliamo di rompere il silenzio. Scegliamo di stare dalla parte della vita».

«Perché la violenza non è amore. Perché l’amore non uccide. Perché una donna viva vale più di qualsiasi falsa idea di mascolinità».

«E perché il futuro — il futuro vero — si costruisce solo così: insieme, con coraggio, con umanità, con rispetto».

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