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Cronaca

Femminicidio La Veglia per Sadjide: «Dobbiamo essere portatori di vita»

La comunità raccolta in preghiera su invito del vescovo Paolo Ricciardi a una settimana dalla morte della donna, esortazione alla capacità di non voltarsi dall’altra parte di fronte alla violenza

Pianello Vallesina – A una settimana dal femminicidio di Sadjide Muslija, (leggi l’articolo) la 49enne trovata senza vita nella sua abitazione di via Garibaldi, il dolore attraversa ancora l’intera comunità mentre il presunto responsabile, l’ex marito, è in carcere e la giustizia degli uomini sta seguendo il suo corso.

In un clima di cordoglio collettivo in tanti hanno accettato l’invito e hanno partecipato alla veglia di preghiera in memoria di Sadjide, concelebrata dal Vescovo di Jesi, mons. Paolo Ricciardi, affiancato dal parroco don Alberto Balducci e dal diacono Marco D’Aurizio, nella sera di ieri, mercoledì 10 dicembre, alla chiesa di San Benedetto Abate, proprio nel giorno della festa della Madonna di Loreto. Un momento di raccoglimento in cui il pensiero è volato non solo a Sadjide ma a tutte le vittime di violenza.

Durante la preghiera il Vescovo ha richiamato il simbolo della casa, «uno spazio di custodia, di affetto e di relazione, in contrasto con ciò che troppe volte oggi accade tra le mura domestiche».

Il riferimento a Sadjide è stato diretto: «Quello che è accaduto una settimana fa ha scosso sicuramente la vostra comunità e anche la nostra Diocesi. Quando una notizia riguarda un posto vicino a casa, siamo tutti molto più colpiti».

«L’atteggiamento giusto – ha sottolineato – è sicuramente quello del silenzio. In questi giorni ci siamo fatti tante domande. Qui non stiamo a giudicare o a condannare o a trovare i colpevoli. Siamo qui per metterci davanti a Dio con umiltà, nel rispetto per questa persona, per la sua famiglia, per quanti l’hanno conosciuta e chiamata sorella».

Al centro della riflessione anche il rischio di abituarsi alla violenza: la tendenza è quella che dopo un breve periodo ci porta a non pensarci più, di considerare normale una sequenza di notizie che parlano di maltrattamenti e femminicidi.

Al termine, mentre le luci della chiesa si sono in parte spente, in un religioso silenzio ogni presente ha acceso un lumino ai piedi del Crocifisso. Piccole fiammelle che «messe insieme, possono fare una grande luce, come ogni piccolo gesto nel nostro quotidiano», ha spiegato don Alberto Balducci.

«In una cultura di morte, dobbiamo essere portatori di vita», il messaggio del vescovo Paolo.

Un compito che passa attraverso i gesti quotidiani, le relazioni curate, la capacità di non voltarsi dall’altra parte di fronte alla violenza.

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