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il parere dell'esperto

GIURISPRUDENZA / SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA (M.A.P.)

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

 

L’avvocato Nicoletta Cardinali tratta in ambito penale e civile. Custode Giudiziario nelle esecuzioni immobiliari  presso il Tribunale di Ancona

 

SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA (M.A.P.)

 

L’istituto della messa alla prova per l’imputato “maggiorenne” è stato introdotto dal legislatore nel 2014. Analoga fattispecie, infatti, era già presente nel diritto minorile dal 1988.

Può essere richiesta nei procedimenti per reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore nel massimo a 4 anni (da sola, congiunta o alternativa ad una pena pecuniaria) o per quelli indicati dall’art. 550 co 2 c.p.p. ove l’esercizio dell’azione penale avviene con citazione diretta a giudizio, senza lo svolgimento dell’udienza preliminare.

La messa alla prova consiste nella possibilità per l’imputato di beneficiare dell’estinzione del reato attraverso l’affidamento all’U.E.P.E.(ufficio esecuzione penale esterna) e lo svolgimento di attività di volontariato presso enti pubblici o organizzazioni di assistenza sociale e/o sanitaria, anche internazionali, operanti nel territorio nazionale.

L’imputato è, altresì, tenuto in base a quanto sancito dall’art 168 bis c.p.p. ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose del reato commesso nonché al risarcimento del danno causato alla persona offesa.

L’elaborazione del programma viene effettuato dall’U.E.P.E. che può imporre anche l’osservanza di determinate prescrizioni relative ai rapporti con il servizio sociale o strutture sanitarie, alla dimora, alla libertà di movimento, al divieto di frequentare luoghi o persone.

La messa alla prova può essere richiesta dalla parte personalmente o tramite difensore munito di procura speciale (trattasi di una procura rilasciata ad hoc per compiere un determinato atto) prima della formulazione delle conclusioni nell’udienza preliminare o sino all’apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo o nel procedimento di citazione diretta a giudizio.

Viceversa nel caso di notifica all’imputato di giudizio immediato, la richiesta di messa alla prova va esperita entro 15 giorni dalla notifica del decreto che dispone il giudizio immediato.

Nel caso di decreto penale di condanna con la richiesta di opposizione sempre nel termine di 15 giorni dalla notifica dello stesso.

Il Giudice, quando reputa idoneo il programma di trattamento elaborato e ritiene che l’imputato si asterrà dalla commissione di altri reati, sospende il procedimento sino all’esito della messa alla prova.

Decorso il periodo di sospensione, acquisita la relazione conclusiva dell’U.E.P.E. che ha preso in carico l’imputato, se la prova ha avuto esito positivo dichiara l’estinzione del reato.

In caso contrario dispone la prosecuzione del processo ordinario.

L’importanza della messa alla prova è data, appunto, dalla declaratoria di estinzione del reato che estingue la punibilità in astratto ovvero interviene prima che sia pronunciata una sentenza di condanna.

Da non confondersi con l’estinzione della pena che, invece, estingue la punibilità in concreto ovvero interviene bloccando l’esecuzione di una pena già inflitta con una sentenza di condanna.

Con l’estinzione del reato a seguito di esito positivo della M.A.P. l’imputato, pertanto, eviterà una sentenza di condanna e la relativa menzione nel casellario giudiziale.

Per tali ragioni può considerarsi uno strumento vantaggioso nel caso di commissione occasionale di reati minori.

La positività della messa alla prova rileva, inoltre, anche nella finalità rieducativa della stessa: molti imputati che hanno svolto volontariato presso organizzazioni di assistenza sociale e/o sanitaria o enti pubblici hanno avuto modo di sentirsi utili alla collettività, consapevoli di riparare un danno arrecato, hanno ampliato le loro conoscenze e proseguito anche successivamente alla declaratoria di estinzione del reato.

Avvocato Nicoletta Cardinali, studio legale

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MEDICINA PER ME / ICTUS, I CONSIGLI DEL DOTTOR EMANUELE MEDICI

Medicina per Me è uno spazio affidato ad esperti di settore che spiegano con un linguaggio semplice e comprensibile le diverse patologie.

 

 

 

 

Rubrica a  cura di Agnese Testadiferro

 

 ICTUS, I CONSIGLI DEL DR EMANUELE MEDICI

Cinque le regole da seguire per ridurne il rischio d’insorgenza: non fumare, bere acqua, mantenere il peso giusto, fare regolarmente esercizio fisico e mangiare equilibrato.

Esistono due tipi di ictus. L’ictus ischemico che è il più frequente ed è caratterizzato da un’arteria che si chiude e il sangue che deve arrivare in quella specifica area al cervello non arriva. Nell’ictus emorragico si ha la rottura di un’arteria che determina quindi un’emorragia.

I sintomi dell’ictus sono differenti: il soggetto perde la forza da una parte del corpo ed ha la bocca storta; non riesce a dire cosa ha in mente o cade all’improvviso perché non ha più equilibrio e da un momento all’altro non è coordinato nei movimenti. Talora, e questo più nell’ictus emorragico, si puó  anche avere nausea e vomito. Un’emorragia cerebrale in sedi non tipiche potrebbe rappresentare un inizio di una demenza.

Le cause dell’ictus sono: età che avanza, fumo, ipertensione, diabete, ioercolesterolemia patologie cardiache.

Importantissimo il fattore tempo per limitare le conseguenze: prima si arriva alla struttura ospedaliera competente per malattie cerebrovascol meglio è;  questo perché se un paziente ha un ictus ischemico e soddisfa particolari requisiti, può essere curato tramite metodiche ultraspecialistiche che hanno come fine quello o di sciogliere il trombo che chiude un’arteria (fibrinolisi venosa) o rimuovere addirittura il trombo meccanicamente (tombectomia meccanica).

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BENESSERE / SCOPRIAMO I CEREALI IN CHICCO: IL GRANO SARACENO

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

 

Chiara Picardi, Biologa Nutrizionista

 

 

 

SCOPRIAMO I CEREALI IN CHICCO: IL GRANO SARACENO

Il Grano Saraceno (Fagopyrum esculentum) è una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Poligonacee, ad accrescimento indeterminato con una fioritura continua che comporta una raccolta scalare. Il grano saraceno non fa parte della famiglia delle Graminacee ma per le sue caratteristiche nutrizionali, tecniche e per il suo impiego in cucina, viene definito pseudocereale (come la Quinoa).

Il grano saraceno viene coltivato essenzialmente per ricavarne dai suoi chicchi farina ad uso alimentare. I chicchi vengono anche utilizzati insieme alla pianta per foraggiare gli animali d’allevamento e non solo per l’alimentazione dell’uomo.

Il grano saraceno viene coltivato in zone molto fredde, dove gli altri cereali non riescono a crescere e fruttificare. Dalle foglie e dai fiori è ricavata la rutina (vitamina P) usata nel trattamento della fragilità dei capillari e dell’ipertensione. Il suo contenuto in D-chiro-inositolo, legato alla produzione di insulina, lo rende interessante per il trattamento del diabete.

Un’alimentazione prolungata con grano saraceno può però provocare una malattia nota come fagopirismo dovuta alla presenza di una sostanza fotosensibilizzante, la fagopirina, che causa eruzioni cutanee determinate da un’abnorme sensibilità della pelle.

A livello nutrizionale (fonte INRAN) 100 gr di grano saraceno apportano circa 314 calorie suddivise in: 12,4 grammi di proteine, 3,3 grammi di lipidi, 13,1 grammi di acqua e 62,5 grammi di carboidrati di cui 6 g di fibra totale. Ovviamente tra i lipidi non è presente il colesterolo.

Questo pseudocereale è anche un’ottima fonte di sali minerali tra cui: potassio, magnesio, calcio, zinco, selenio, fosforo e ferro.

Il grano saraceno come già visto per l’avena ha un elevato valore biologico delle sue proteine con un buon quantitativo degli 8 aminoacidi essenziali tra cui lisina, treonina e triptofano.  La lisina, è presente in percentuali elevate, superiori a quelle dell’uovo e di tutti gli altri cereali.

Il grano saraceno non contenendo glutine può essere tranquillamente utilizzato da chi soffre di celiachia e di intolleranze al glutine, ricordatevi sempre però di controllare l’etichetta dei prodotti che acquistate e se fossero riportate eventuali contaminazioni con altri cereali.

Dott.ssa Chiara Picardi Biologa nutrizionista

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FISCALITÀ / “BONUS MOBILI”

Un nostro spazio quotidiano affidato ad esperti di settore. La rubrica “Il parere dell’esperto” si interesserà di Fiscalità, Medicina, Psicologia, Giurisprudenza, Osteopatia e Nutrizione.

 

Michele Paolucci, Dottore Commercialista e Revisore Legale

 

 

“BONUS MOBILI”

Si può usufruire di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. L’agevolazione è stata prorogata dalla recente legge di bilancio anche per gli acquisti che si effettueranno nel 2018, ma potrà essere richiesta solo da chi realizza un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato a partire dal 1° gennaio 2017.

La detrazione va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro. Il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto al beneficio più volte: l’importo massimo di 10.000 euro va, infatti, riferito a ciascuna unità abitativa oggetto di ristrutturazione.

A titolo esemplificativo, rientrano tra i mobili agevolabili letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.

Non sono agevolabili, invece, gli acquisti di porte, di pavimentazioni (per esempio, il parquet), di tende e tendaggi, nonché di altri complementi di arredo.

La realizzazione di lavori di ristrutturazione sulle parti comuni condominiali consente ai singoli condòmini (che usufruiscono pro quota della relativa detrazione) di detrarre le spese sostenute per acquistare gli arredi delle parti comuni, come guardiole oppure l’appartamento del portiere, ma non consente loro di detrarre le spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici per la propria unità immobiliare.

L’acquisto di mobili o di grandi elettrodomestici è agevolabile anche se i beni sono destinati ad arredare un ambiente diverso dello stesso immobile oggetto di intervento edilizio.

Per avere la detrazione occorre effettuare i pagamenti con bonifico o carta di debito o credito. Non è consentito, invece, pagare con assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento. Se il pagamento è disposto con bonifico bancario o postale, non è necessario utilizzare quello (soggetto a ritenuta) appositamente predisposto dalle banche per le spese di ristrutturazione edilizia.

La detrazione è ammessa anche se i beni sono stati acquistati con un finanziamento a rate, a condizione che la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo con le stesse modalità prima indicate e il contribuente abbia una copia della ricevuta del pagamento.

Michele Paolucci dottore commercialista

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