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Tendenze

IFAB, dove va il calcio: i cambiamenti sul tavolo e cosa c’è davvero in discussione

Negli ultimi mesi l’IFAB, il “custode” delle Regole del Gioco, ha riaperto alcuni dossier che toccano il cuore del calcio contemporaneo: offside, VAR, gestione del tempo, comportamento verso gli arbitri e sicurezza dei calciatori. Qui analizziamo i principali cambiamenti in discussione nelle riunioni più recenti e nei gruppi consultivi IFAB, evidenziando per ciascuno possibili benefici e criticità.

Offside “daylight”: la proposta più “rumorosa”

Il “daylight” (un minimo di luce netta fra attaccante e difendente) è tornato sul tavolo. Il fascino della proposta è noto: rendere l’offside più leggibile anche “ad occhio umano”, ridurre i freeze frame, e ridurre il numero di gol annullati “al pixel”. Chi la promuove ritiene che questo non solo libererebbe l’attaccante, ma ridurrebbe anche l’isteria collettiva sulle linee tirate a computer.

Il rischio però è doppio: alterare eccessivamente la distribuzione degli expected goals (sia per modelli analitici sia per strutture difensive reali) e creare paradossalmente nuovi margini grigi, perché si dovrebbe definire (di nuovo) quale parte del corpo è “valida” per l’offside.Per gli standard IFAB è un cambiamento “pesante”. Ma rimane un dossier vivo.

VAR sul secondo giallo: il vaso di Pandora

Una delle frontiere più discusse: far intervenire il VAR anche sul secondo giallo.

Sulla carta è elegantissimo perché corregge errori che decidono stagioni e carriere. I dirigenti pro-espansione dicono: o rendiamo coerente la logica di “correggere l’errore chiaro” o allora siamo ipocriti.

Ma l’obiezione più forte non è politica, è operativa: questa espansione potrebbe rendere l’uso VAR ancora più lento e ancora più intrusivo. Numerosi operatori broadcast e più di un board confederale dicono che sarebbe un “allargamento a cascata”: ogni contatto diventerebbe potenzialmente “da review”. Qui l’IFAB sa benissimo che basta una virgola per cambiare i tempi TV e la qualità narrativa del prodotto.

Rigore parato = palla morta?

Questa idea è esplosa mediaticamente perché è facilissima da visualizzare: rigore parato e l’azione finisce lì.

Chi la sostiene dice: si evitano risse e polemiche inutili durante l’assegnazione dei calci di rigore, si taglia via un pacchetto di situazioni borderline, si riduce uno dei territori più litigiosi per il VAR (encroachment). Chi la critica dice: è un tradimento della natura del penalty in gioco dinamico. E soprattutto crea problemi di edge case: se il tiro va sul palo? Se il portiere tocca e poi palo? Se c’è una deviazione “imperfetta”? Non è una norma approvata. Ma il fatto stesso che sia entrata nelle discussioni vuol dire che la pressione sulla “semplificazione delle aree” è reale.

Time wasting “hard cap”: dopo il portiere, tocca a rimesse e rinvii?

Il cambiamento già approvato sugli 8 secondi del portiere ha aperto un varco: ora si discute se introdurre “hard cap” temporali anche su rimesse laterali e rinvii.

Chi spinge dice: è coerente con l’idea di aumentare il tempo effettivo e si è visto che un limite chiaro (come gli 8 secondi) funziona proprio perché è comunicabile. Chi frena dice: attenzione a non trasformare la partita in un esercizio di compliance, perché più hard cap metti, più aumentano fischi, interruzioni e situazioni litigiose fra panchine.

“Only the Captain” – la norma culturale più importante

IFAB ha già introdotto in molti documenti tecnici la logica “solo il capitano parla all’arbitro” e ora sta valutando se “indurire” questa regola.

Molti arbitri e molte leghe dicono che in campo si vede l’effetto: meno assedio fisico, meno pressione tossica, meno “tribunale ambulante”. Il possibile rovescio è che la rigidità rischia di punire anche situazioni sensate (un giocatore che ha subito un fallo brutto vuole spiegare cosa ha sentito). È un cambio culturale: IFAB sa che servono anni di normalizzazione.

Il cartellino blu sospeso nel limbo 

È stato il tema più “pop”, ma in realtà a livello élite è stato neutralizzato e la sperimentazione vera continua solo in contesti selezionati. I pro sono evidenti: è una “pena intermedia” che permette di colpire falli tattici e dissenso senza uccidere la partita. I contro sono altrettanto evidenti: serve definizione chirurgica dei confini – e nel calcio i confini sul dissenso sono i più difficili di tutti, perché l’arbitro deve processare intenzione, contesto emotivo, importanza della situazione.

Concussioni: la partita più importante

La sostituzione permanente per sospetta commozione è ormai realtà. Chi vuole spingere ulteriormente sostiene che bisognerebbe armonizzare procedure e ampliare la formazione specifica per todo il sistema arbitrale / medico. Chi è più prudente teme che modelli troppo rigidi possano trasformarsi in “attori che recitano” per forzare sostituzioni in contesti borderline. La direzione però è netta: la testa vale più di tutto.

“VAR light”: tecnologia come diritto, non come privilegio

Il progetto di un “VAR light” è (politicamente) più grande di quanto sembri: consente anche a campionati meno ricchi di avere un supporto video. È inclusivo, e spinge verso una standardizzazione globale. Ma crea anche un paradosso: si rischia di avere due livelli qualitativi di review, e cioè due “piattaforme normative” diverse per ricchi e poveri. E questo per l’IFAB è un problema etico e reputazionale. Di certo però il VAR continua a far discutere e non è un caso che si stia discutendo seriamente del VAR a chiamata per il futuro.

In una stagione dove i massimi tornei per club e nazionali sono in costante sovrapposizione, l’eventuale cambio di regolamenti resta sempre importantissimo. Anche perché le narrazioni parallele influenzano il percepito: expected goals, metriche di intensità, grafiche SAOT in tempo reale e persino riferimenti ai modelli previsionali e alle quote delle scommesse in tempo reale. È un ecosistema che amplifica ogni deviazione dall’atteso, qualsiasi intervento regolamentare deve tenere conto di questa ecologia.

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