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Lettere & Opinioni

INTERPORTO / Trent’anni d’attesa di una verità

Il commento di Nazareno Garbuglia: «Ho assistito a cose che voi cittadini, estranei a vicende giudiziarie, neanche immaginate»

JESI, 26 febbraio 2021 – Dopo circa 30 anni ritorna alla luce e alla verità un problema che ha creato a tante persone disagio e sofferenza, impedito alla città di Jesi e all’economia di questa regione di trarre beneficio dall’Interporto di Jesi che rimane ancora un’opera incompiuta.

Il 15 febbraio 2021, la Cassazione 1^ sezione, ha depositato l’ordinanza n. 3628, con la quale cassa la sentenza della Corte d’Appello di Ancona n. 862 del 3 agosto 2015 che aveva dichiarato prescritta la richiesta di erogazione dei contributi regionali di Lire 8 miliardi (Euro 4.131.655,19) in favore del Cemim stanziati con Legge regionale di bilancio n. 13/91 e deliberati dalla giunta regionale il 30 dicembre 1991.

La Cassazione, dichiarando fondato il secondo motivo di ricorso della società Cemim in liquidazione, fa decadere la supposta prescrizione, rinvia ad un diverso collegio della Corte d’Appello di Ancona, affinché provveda a decidere nel merito dell’erogazione della somma liquidata – oltre interessi e rivalutazione – alla società Cemim con delibera n. 7210 del 30 dicembre 1991.

Sono trascorsi oltre 28 anni da quando la Regione Marche si era obbligata ad erogare questi contributi che ostinatamente si è sempre rifiutata, oltre ogni ragione, determinando illegalmente la liquidazione della ScpA Cemim e poi il suo fallimento.

La Corte d’Appello di Ancona – il 19 settembre 2009 con sentenza n. 557/09 – ha così statuito la revoca di quell’assurdo fallimento: «… Ciò anche senza contare il credito che il Consorzio vantava (come sopra richiamato) per ulteriori circa 8 miliardi di lire nei confronti della Regione (in base a contributi già deliberati). È dunque di solare evidenza il fatto che, in capo al Consorzio, non sussistevano i presupposti per la emanata dichiarazione di fallimento, che va dunque considerata illegittima e revocata».

Dunque, gli 8 miliardi di lire illegalmente mai erogati ed oggi da erogare, compresi interessi e rivalutazioni, costituiscono, se mai ce ne fosse stato bisogno, il nesso di causalità più probante per attribuire, al di là di ogni dubbio, ovvero, senza neanche doversi avvalere del principio civilistico del più probabile che non, la responsabilità assoluta, determinata, fuorilegge della Regione Marche alla dichiarazione di fallimento ingiustificato e revocato della ScpA Cemim.

Anche di questo mi attribuisco il merito con l’istanza che ho depositato il 19 febbraio 2002, riservandomi in difetto di adempimento ogni successiva azione nelle opportune sedi giurisdizionali. Di fronte al silenzio assoluto degli organi fallimentari, ho presentato di nuovo istanza, il 30 aprile 2002, e poi il 18 luglio 2002 in un incontro con il giudice delegato sempre per sollecitare la messa in mora della Regione. Quest’ultima istanza l’ho inviata in copia, il giorno successivo, al Presidente del Comitato dei Creditori, Avv. Luigi Remia, sollecitando anche il suo intervento nell’interesse dei creditori. Intervento che sicuramente ci fu e con esito positivo.

Il termine di scadenza decennale ha avuto quale riferimento la lettera dell’Avv. Paoli su incarico del Presidente Ferranti, notificata alla Regione Marche il 19 ottobre 1992.

In data 12 ottobre 2002, 7 giorni prima la scadenza decennale, il Tribunale Civile Sez. fallimentare di Ancona, con ordinanza cron. N. 4671, autorizza il curatore fallimentare, recalcitrante, alla messa in mora della Regione Marche e il 16 ottobre 2002, appena tre giorni prima della scadenza che avrebbe giustificato la prescrizione, ed oggi sarebbe andato tutto in fumo, il curatore notifica l’atto.

La Regione non risponde, il giudice delegato non autorizza, il curatore non procede in tribunale chiamando in giudizio la Regione Marche.

Il 1° giugno 2006, di fronte alla inerzia assoluta degli organi fallimentari, per iniziativa di un creditore della ScpA Cemim ammesso allo stato passivo, con atto di surroga degli avvocati Fernando Nino Triggiani e Giovanni Bonadies, viene citata in giudizio la Regione Marche per l’erogazione dei contributi – delibera di Giunta regionale n. 7210/91 – per la somma di € 4.131.655,19 (8 miliardi di lire). 

Il creditore chiude transattivamente con la Regione Marche ricevendo €. 1.000.000,00 – delibera Giunta regionale del 3 aprile 2009 – e rinuncia a proseguire la causa. La ScpA Cemim in liquidazione, costituitasi nell’udienza di p.c., prosegue la causa e con l’ordinanza della Cassazione sopra richiamata, tutto dovrà essere ricondotto in cifre, interessi e rivalutazioni.

Posso dire, di questa mia odissea trentennale nelle diverse giurisdizioni italiane, con ragione e sofferenza, di aver assistito a cose che voi cittadini, estranei a vicende giudiziarie, neanche immaginate, senza andare su Orione.

Nazareno Garbuglia  

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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