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JAZZ / Andrea Molinari e il suo album plurinominato ai Grammy

Presentato “51”  dal musicista jesino al Fano Jazz Festival 

FANO, 21 gennaio 2020 – Eravamo quattro amici al jazz, nel fine settimana a Fano, e per essere più precisi al Fano Jazz Club, location fantastica, si chiama Osteria “Il Chiostro” e merita più di una visita.

Tanto è vero che abbiamo fatto il fioretto di ritornare, insieme o con altri compagni di viaggio, più o meno precari, ai prossimi appuntamenti del Festival, che durerà fino ad aprile, con cadenza bisettimanale.

Anche perché si mangia e beve bene. Atmosfera, dicevamo, da “cave” francese o da cantina antica dei nostri trascorsi giovanili. Il sottoscritto, Mario Sardella, Giancarlo Di Napoli, deus ex machina del jazz marchigiano, e Roberto Pisciotto, un appassionato di jazz e vino, non so in quale ordine, faccia tagliata alla Chet Baker, abbiamo assistito all’avvio del Festival e alla presentazione del disco “51” dello jesino Andrea Molinari, davanti a tavolini imbanditi, vino e cibarie che distraevano nell’attesa del concerto.

Due ore di assoluto coinvolgimento, un jazz che sta scavando, come una talpa, la montagna dello stereotipo e si butta sulle ali dell’improvvisazione. Ma l’improvvisazione non è mai improvvisata, lo sa anche un bambino. E il bello è che tutti i brani del disco, edito dalla prestigiosa etichetta statunitense Ropeadope Records, sono, a ogni esibizione, diversi l’uno dall’altro.

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Ricordate, gente, Dave Brubeck, quando, scrivendo “Take five” (non so se prima o dopo …) disse: «Il jazz è sinonimo di libertà. Deve essere la voce della libertà: vai là fuori e improvvisi, e corri dei rischi, e non sei un perfezionista – lascia che lo siano i musicisti classici».

In sostanza un grande concerto, in cui la Gibson di Molinari si alternava, negli assolo che nascevano dalle menti e dalle mani dei suoi compagni di viaggio, con la matura e straordinaria tromba di Alessandro Presti, il prestigioso fenomeno del piano Enrico Zanisi, il vocione del basso Matteo Borsone e la batteria, libera, indipendente di dettare i suoi tempi, di Bernardo Guerra.

Jesi, scusate se è poco, ha fatto capire di esserci, con questa presentazione e prestigiosa presenza del gruppo di Molinari e con l’esibizione che ha concesso un bis con un pezzo, “Bob Rock”, indimenticabile.

C’erano anche altri jesini a riempire (tutto esaurito!) questa intima e accogliente Osteria, che ospita il Festival che ha preso il via nel migliore dei modi.

Molinari e il suo gruppo arriveranno a Jesi prima o poi? Forse, nel frattempo sono stati a Milano e a Radio3 Rai per intervista ed esibizione avvenuta proprio sabato scorso. Ricordo che l’album “51” è stato candidato in quattro categorie alla 62a edizione dei Grammy Awards.

E poi rotta verso casa, annebbiati… dalla nebbia! Nessuno dei quattro, visto che avevamo bevuto un unico calice di vino, ha guidato l’auto sulla strada del ritorno.

Siamo rientrati col pilota automatico.

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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