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Cronaca

Jesi Addio a José, il senzatetto salvato da Asp e Caritas dove ha incontrato la solidarietà

L’Asp Ambito9: «Il tuo viaggio si è concluso accompagnato, riconosciuto, con un nome, una storia e delle relazioni ritrovate», la Caritas: «La tua chitarra è al sicuro, risuonerai nell’aria come una delle tue canzoni cantate in strada»

Jesi – Si è spento dopo un periodo di cure, il sorriso mite di Josè Maria Saez Ibanez, il senzatetto che, arrivato a Jesi dalla Spagna, dopo una fase di vagabondaggio aveva accettato l’aiuto e le cure di Asp e Caritas, seguendo un percorso di assistenza con i servizi sociali, che lo aveva portato ad avere di nuovo una casa, attenzioni e amore, anche a riavvicinarsi alle figlie.

«Ciao Josè, sei arrivato a Jesi in silenzio, con una chitarra e poco altro. Venivi da lontano, dalla Spagna, dopo tanto vagare, e per mesi la tua casa è stato il sagrato di una chiesa. Lì hai dormito, lì hai resistito, lì hai incontrato la solidarietà di tante persone che ti hanno portato cibo, coperte, attenzione. Senza clamore, come piaceva a te», scrivono dall’Asp Ambito 9.

«Poi qualcuno si è fermato davvero a guardarti. La Caritas ti ha avvicinato, i servizi sociali hanno iniziato a camminare accanto a te. Ti abbiamo proposto di fermarti, di entrare nel progetto Housing First, di avere finalmente una casa, un luogo stabile, cure, ascolto. Hai accettato. Ti sei lasciato aiutare. E insieme alla rete Asp–Caritas hai potuto avere assistenza, dignità, protezione».


«Quando le tue condizioni si sono aggravate, quella stessa rete non ti ha lasciato solo. Grazie a questo lavoro condiviso hai potuto ritrovare le tue figlie, arrivate dalla Spagna per salutarti, per ricucire legami che il tempo, la distanza e la vita di strada avevano spezzato. Un incontro prezioso, che ha dato senso e pace agli ultimi giorni».

«Sognavi di morire in un paese arabo. Non è stato possibile. Ma a noi piace pensare che il tuo viaggio, che avrebbe potuto portarti a morire da solo in strada, si sia invece concluso in modo diverso: accompagnato, riconosciuto, con un nome, una storia e delle relazioni ritrovate. Sei morto in maniera dignitosa, Josè, e questo per noi conta. Buon viaggio».


«Buon viaggio viandante, la tua chitarra è al sicuro! – ha scritto sui social la Caritas -. La tua memoria è nei nostri cuori. Sei arrivato a Jesi sulle note della tua chitarra scordata e te ne vai nel silenzio di una mattina di primavera. Fa buon viaggio, tu che sei stato sempre un viandante. Fa buon riposo, ora che non c’è più sofferenza nel corpo. Trova la pace Josè, risuonerai nell’aria come una delle tue canzoni cantate in strada sul bordo di un marciapiede. Adiòs».

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