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JESI / AGLI ORTI PACE LA RICORRENZA PER L’ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE

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Esattamente 75 anni fa, nelle prime ore del mattino del 20 luglio 1944, entravano in città i bersaglieri e gli alpini del Corpo Italiano

 

 

Il monumento agli Orti Pace

JESI, 19 luglio 2019 – È un anniversario importante, quello che sarà ricordato domani 20 luglio. Tre quarti di secolo fa, nelle prime ore del mattino, il Corpo Italiano di Liberazione (CIL) entrava a Jesi, liberando la città dal giogo nazifascista. A distanza di 75 anni è ancora presente il ricordo di quell’episodio, soprattutto c’è chi, pur non avendo (fortunatamente) vissuto quei tempi di dittatura, intende commemorare un episodio che ha segnato la fine di una occupazione e di un regime e i tanti italiani deceduti per riportare libertà e democrazia in Italia.

La cerimonia evocativa dell’evento è fissata per la sera del 20 luglio, alle ore 21, nei giardini degli Orti Pace dove, il 26 maggio del 1985, fu inaugurato il monumento al Bersagliere,   “in memoria – si legge sul fronte del monumento – delle valorose truppe del Corpo Italiano di Liberazione, i Bersaglieri e la cittadinanza di Jesi grati in eterno per la riconquistata libertà”. Il monumento è stato realizzato da Giuseppe Campitelli su ordinazione dell’Associazione Nazionale Bersaglieri che con quest’opera ha voluto ricordare i commilitoni deceduti il giorno prima – 19 giugno 1944 – nella battaglia di Montegranale. Prenderanno parte alla commemorazione il sindaco Massimo Bacci e Aurelio Barchiesi, classe 1930, che ricorderà quel giorno e, più in generale, gli anni bui della guerra e le speranze dopo la liberazione. Con loro anche il consigliere straniero aggiunto, Islam Kazi Fokhrul, per una condivisione del ricordo insieme alla popolazione straniera residente nel quartiere. Quello che accadde il 20 luglio 1944 lo ricordò molto bene lo storico locale Giuseppe Luconi nel suo libro “L’anno più lungo”.
“La notte fra il 19 e il 20 luglio 1944 è veramente la più lunga e la più sofferta, perché la popolazione rimasta in città si rende conto che ci si trova ormai all’ultimo atto, quello decisivo. Si cerca disperatamente una risposta all’interrogativo che, nei rifugi, negli scantinati, dove si veglia, si legge negli occhi di tutti: cosa faranno i tedeschi? Resisteranno sull’Esino, difenderanno Jesi o lasceranno la città senza combattere, evitandole nuovi e più grossi sacrifici? Data la posizione di Jesi, i più propendono per un disimpegno da parte tedesca, e la cosa appare certa quando agli scoppi provocati dai tiri delle opposte artiglierie si frammischiano le esplosione dei guastatori nazisti, che fanno saltare il ponte San Carlo, il ponte Pio, i ponticelli di via Marconi, via Colocci e via XXIV Maggio, e il ponte sulla Granita, in via Garibaldi, con il chiaro scopo di ritardare l’avanzata degli alleati e favorire lo sganciamento delle truppe tedesche…All’alba il generale Utili si trova sul crinale fra il Musone e l’Esino per vedere da dove tirano gli “88” tedeschi. Poi l’ordine: Avanti gli alpini. Sono le 6 del mattino. La 3ª compagnia del battaglione alpini “Piemonte”, comandata dal capitano Barbieri, attraversa per prima il fiume ed entra a Jesi… I pochi abitanti che sono rimasti a Jesi – riferisce Il Piave, settimanale dei soldati italiani dell’Ottava Armata – rimangono dapprima stupiti di trovarsi di fronte ai nostri gagliardi fanti della montagna. Essi non immaginavano che la conquista della città potesse essere così repentina, non solo, ma che fossero proprio reparti italiani a liberarla. Però, dopo il primo attimo di sbalordimento, la loro gioia si manifesta in pieno ed i nostri soldati vengono letteralmente portati in trionfo mentre dalle finestre cominciano a sventolare i primi tricolori”.

In realtà i primi “Liberatori” che misero piede a Jesi furono gli alpini che facevano parte del CIL che scelsero una strada diversa per entrare in città; mentre i bersaglieri scesero da Montegranale, incontrando la resistenza dei tedeschi, gli alpini percorsero la strada principale senza incontrare resistenza.

Domani sera, come detto, chi ama la libertà e vuole ricordare quanti si sono sacrificati per assicurarla, sono attesi agli Orti Pace, in via del Setificio, alle ore 21.

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