Segui QdM Notizie

Jesi Ale Gabrielloni: «Felicità? La gioia del gol la domenica e i pranzi con la famiglia»

Dopo la sua prima rete in serie A il bomber jesino del Como: «Torno appena posso, Jesi mi manca molto, soprattutto mi mancano le persone»

Jesi – «Ale è come un grande albero cresciuto con calma e con l’affetto della sua famiglia. La sua chioma equivale alle sue radici, ciò che si vede è proporzionato a ciò che ha dentro. Per tanti ragazzi è un esempio di come si possa arrivare in alto rimanendo radicati a terra. Eppure oggi si ha tanta fretta nelle scuole calcio, nelle famiglie, nelle aule come se il traguardo fosse l’unico, ansioso motivo di vita, senza accorgersi che è solo una conseguenza e non la causa della crescita dei ragazzi».

Le definizioni migliori di Alessandro Gabrielloni le regala il fratello Tommaso, anche lui bomber di razza, che ora insegna filosofia e storia a Fabriano. Alessandro Gabrielloni è “l’uomo della provvidenza”, come l’hanno ribattezzato i tifosi del Como, che lo chiamano anche Gabrigol.

In serie D con la Jesina, allenata dal sottoscritto, esordì vincendo 2-0 contro la Sambenedettese il 13 marzo 2011 al Riviera delle Palme. Sono passati più di 13 anni e Gabrielloni di gavetta ne ha fatta molta fino ad arrivare a Como, dove ha inanellato 3 promozioni, contribuendo alla splendida cavalcata dalla D alla A.

Sul lago è il giocatore più amato, è una bandiera.

«Sì, mi piace pensarlo – dice il 30enne che domenica scorsa ha segnato il suo primo gol in serie A contro la Roma – in me i tifosi vedono tanto attaccamento alla maglia e mi sono sempre stati vicini anche nei momenti più difficili».

Un ragazzo semplice Alessandro che non perde l’umiltà ma che ha sempre mostrato tanto orgoglio e tanto coraggio.

«Non sono elegante né in campo né nell’abbigliamento – scherza – non conosco nulla del dialetto comasco ma tutto di quello jesino. La felicità è la gioia del gol la domenica e i pranzi con la famiglia».

Già la famiglia, i genitori Mario e Maria e i fratelli Michele, Giorgio, Marta e Tommaso.

«E’ grazie a loro se ho fatto un salto di qualità in più nella mia carriera. Mi sono sempre stati vicino. La gioia vera è stare a tavola la domenica con tutti loro: siamo molto numerosi e mi danno tanta forza. Torno appena posso, di Jesi mi manca molto, soprattutto mi mancano le persone».

E Jesi ricambia tanto amore. In questi giorni in pizzeria è spuntata la pizza Gabrielloni.

«Ne sono orgoglioso e felice anche se non ho ancora avuto modo di assaggiarla. Mi dicono sia condita con funghi, pomodorini e prosciutto: ingredienti che mi piacciono».

Alessandro Gabrielloni si è laureato in Economia a Macerata con una tesi sul “Cambiamento demografico e le implicazioni macroeconomiche in Italia” quando giocava ancora in serie C.

«Era durante il lockdown – ricorda sorridendo – ero in collegamento dal pc e sotto avevo i pantaloni del Como».

Ama leggere l’uomo della provvidenza del Como e sul comodino tiene qualche libro: quello scritto da suo fratello Tommaso, il filosofo della famiglia, che si intitola “Con gli occhi dell’anima”, considerazioni sul senso della vita e della morte, sull’amore e l’amicizia e “1984” di Orwell. Ma qual è il pregio migliore che si riconosce Gabrielloni?

«La perseveranza. Sono sempre positivo e cerco di adattarmi a chi ho vicino, ai compagni di squadra e alle categorie. Ho sempre cercato di colmare le lacune con il lavoro, senza lamentarmi».

Lunedì prossimo c’è Inter – Como.

«Non vedo l’ora, giocare a San Siro è un sogno. Spero di poter giocare anche se io so attendere il mio momento e darò tutto in ogni caso».

Il fratello Tommaso ci offre la chiosa.

«Ale è l’esempio di come sia più importante essere più che apparire calciatori, di come sia fondamentale allenarsi, vivere in modo sano, reagire agli insuccessi piuttosto che lamentarsi, pretendere, smettere, atteggiarsi con tatuaggi e pugni sulle panchine. Ale è la testimonianza di come se insegui solo i soldi prima o poi sarai in saldo, cercato solo dal miglior cinico offerente. Che il calcio possa imparare ciò che lo tiene in vita: la passione di chi lo fa e di chi lo guarda, non la speculazione di chi lo compra. Più Gabrielloni e meno Icardi».

(foto in primo piano, Alessandro Gabrielloni con il suo ex allenatore alla Jesina, Gianluca Fenucci)

© riproduzione riservata