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Jesi Andrea Cardinaletti alla serata del Club Nova Aesis

Il presidente della Fondazione Gabriele Cardinaletti Ets: «Non ci dobbiamo porre l’obiettivo di fare tutto, ci dobbiamo porre sempre l’obiettivo di fare qualcosa per il futuro dei nostri giovani»

JesiAndrea Cardinaletti, presidente della Fondazione Ets che porta il nome del fratello Gabriele, è stato l’ospite dell’appuntamento mensile del Club Nova Aesis che si è svolto la scorsa settimana all’hotel Federico II.

L’organizzazione di volontariato che “si fonda sulla promessa di tutti i suoi soci di impegnarsi per garantire pari opportunità a tutti e sviluppare i talenti, in ambito sportivo ma non solo, che sono in ognuno di noi”, poggia su tre valori fondamentali: solidarietà, uguaglianza, integrazione.

La Fondazione Gabriele Cardinaletti Ets sviluppa e coordina progetti nel campo dello sport con il Premio l’Amico Atletico e con la Città Atletica, del sociale con Atletico Scuola – lo Sport per tutti, della cultura con Jesi e il ‘900.

E sostiene Still I Rise, organizzazione internazionale non profit creata dal giovane cremonese Nicolò Govoni (al quale è stata conferita la cittadinanza onoraria di Jesi il 3 dicembre 2024 con una cerimonia nella sala consiliare del Comune), che offre istruzione di eccellenza ai bambini profughi e vulnerabili di tutto il mondo. Proprio di recente è stata inaugurata la butterfly pool, a Nairobi nella scuola di Still I Rise, grazie alla raccolta fondi lanciata dalla Fondazione.

Tutto questo è stato al centro dell’incontro durante il quale il Presidente è stato affiancato dai due giovani ed entusiasti – oltre che molto motivati – volontari Ulises Vazquez Priel e Munsur Nadim Mamtaz.

«Una serata importante – ha affermato Andrea Cardinaletti al termine – nella quale la Fondazione si è presentata all’associazione Nova Aesis: abbiamo raccontato un po’ la nostra storia, in particolare ci siamo soffermati sugli eventi più recenti, a partire dalla mostra Jesi e il ‘900 verso il 2050, che abbiamo realizzato nel 2024, e sulla raccolta fondi per l’associazione Still I Rise organizzata nel 2025».

«L’occasione è stata utile per parlare dei nostri progetti, della necessità di continuare a investire sul futuro attraverso i nostri giovani, di credere nella possibilità di realizzare anche un sogno, progetti che in partenza non sembrerebbero possibili e invece abbiamo voluto dimostrare che, nel nostro piccolo, offrendo la nostra attenzione, tutto si può fare. Se un ragazzo ci propone un’iniziativa, non è giusto respingerla a priori, dobbiamo fare di tutto per accogliere la sua richiesta, almeno mettersi seduti e vedere come si può fare per realizzarla, senza partire subito con il dire non ci sono soldi, non si può fare».

«L’incontro con Stili I Rise, l’associazione che sosteniamo, è stata un’occasione che proprio la mostra Jesi e il ‘900 ci ha consegnato, perché loro avevano uno stand all’interno della stessa, da lì abbiamo conosciuto il progetto di Nicolò Govoni e capito che nulla è più coerente rispetto al nostro tentativo che non quello che Still I Rise sta cercando di fare nel mondo».

«Ovviamente noi non possiamo fare niente di equiparabile a ciò che fa Still I Rise ma possiamo metterci a disposizione, aiutare con iniziative come quella della piscin: la risposta che ha dato la città nel raccogliere tutti i fondi che servivano per costruirla è stata importante. Anche sul piano del metodo, perché quando è finita la raccolta fondi e la piscina è stata completata abbiamo comunicato alla città che gli ultimi 1.000 euro spediti sono stati utilizzati per mettervi l’acqua».

«Questo per dire che riportare immediatamente a chi dona il risultato del proprio contributo e della propria generosità ci ha dato una grande forza, quindi continueremo questa relazione soprattutto perché stare vicino a una realtà come questa per noi e per i nostri giovani significa dimostrare che si può fare, ancora una volta».

«E se si può fare in India, in Kenia e in Siria, come hanno fatto loro, lo possiamo fare anche nella Vallesina. La nostra è una mission che mette al centro la persona e in particolare i sogni dei giovani affinché possano diventare realtà».

«Potrà diventare l’Italia un paese per giovani come lo era una volta? Io penso di sì, nel senso che la ricetta che pure stasera abbiamo in qualche modo condiviso, è proprio quella che forse i giovani non ci piacciono quando noi non li mettiamo in condizione di poter esprimere le loro idee, perché forse ci mettono in difficoltà, ci propongono qualcosa che per noi è un po’ difficile da interpretare».

«Credo che, invece, ci sia la possibilità di costruire un futuro, di costruirlo migliore rispetto a come vediamo il nostro mondo adesso e, come abbiamo ripetuto in questa importante serata di condivisione, non ci dobbiamo porre l’obiettivo di fare tutto, ci dobbiamo porre sempre l’obiettivo di fare qualcosa perché spesso il teorema del “non possiamo fare troppo” porta a non fare niente e questo è un nemico che dobbiamo assolutamente combattere».

(foto in primo piano, Andrea Cardinaletti riceve il gagliardetto del Club dal presidente Aldivano Ferrucci)

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